English Version
Auguste Rodin
Les Cathédrales de France
Introduzione di Charles Morice
Parigi, 1914, Libraire Armand Colin, 164 pagine
Recensione di Francesco Mazzaferro. Parte Prima
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| Fig. 1) La prima versione di Les Cathédrales de France del 1914, nel sito elettronico della Bibliothèque nationale de France |
A volte la letteratura artistica ci riserva autentiche
sorprese: ci sono artisti che hanno scritto testi di natura molto differente
rispetto a quanto ci aspetteremmo sulla base della valutazione delle loro
opere. La grande retrospettiva parigina dedicata nel 2017 ad Auguste Rodin
(1840-1917), in occasione del centenario della morte, ne offre un’immagine
tutta proiettata verso il futuro, facendone il caposcuola della statuaria
moderna e persino contemporanea. Sarebbe Rodin il primo artista a trattare la
figura umana in modo moderno. In lui si vedrebbe l’avvio di una plastica capace
di catturare tutte le ansie e le anomalie di una nuova era. L’immagine di Rodin
che ne risulta è quella di un artista globale, capace di creare legami estetici
con artisti in tutt’Europa e di servire ovunque da modello. È una mostra
avvincente (e con un catalogo davvero pregevole), che offre paralleli con
scultori dell’epoca, francesi o no (Aristide Maillol, Georg Kolbe), ma
soprattutto con Giacometti, Brancusi e l’intera scultura a metà del Novecento.
Senza Rodin – è questo il messaggio implicito del centenario parigino – non si
possono comprendere persino i contemporanei come Lüpertz e Baselitz.
Una seconda mostra, che si tiene in questi giorni sempre a
Parigi al Museo Rodin, è tutta dedicata al modo in cui Anselm Kiefer ha
reinterpretato il libro di Rodin su Les
Cathédrales de France, producendo sull’argomento una nuova serie di sue
opere. È qui che ho scoperto l’esistenza dell’unico libro firmato dallo
scultore: un'opera che non appartiene certo al novero delle opere della letteratura artistica più note al grande pubblico (non
ne esiste, fino ad ora, una traduzione
in italiano, anche se la pubblicazione della prima versione nella nostra lingua
dovrebbe essere imminente). Tuttavia proprio la lettura di quel libro, uscito
nel 1914, rivela l’immagine di Rodin come artista tutto rivolto al passato,
radicalmente anti-moderno e platealmente sciovinista. Com’è possibile un contrasto simile tra il testo del primo Novecento e la lettura attuale dell’opera
scultorea (e letteraria) di Auguste Rodin?
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| Fig. 2) Manifesto della mostra per il centenario di Rodin a Parigi |
I molti punti
interrogativi intorno alla prima versione
Iniziamo con alcune considerazioni sul testo. La versione
originale di Cathédrales de France
del 1914 [1] viene pubblicata con una struttura che non comparirà più in
alcuna versione successiva (salvo una ristampa del 1983). Si compone di tre parti: un lungo saggio introduttivo
(quasi un centinaio di pagine) sull’arte gotica da parte di Charles Morice
(1860-1919), lo scritto di Rodin vero e proprio e un centinaio di suoi disegni
di tema architettonico – fuori testo – che fino ad allora non erano stati mai
pubblicati. La preoccupazione principale dell’editore è di spiegare che,
nonostante il titolo, l’insieme non è un testo scientifico sulle cattedrali in
Francia: “Questo libro non è un’opera di
scienza, un trattato di archeologia o di architettura. Il punto di vista
dell’autore, le sue procedure d’osservazione, i suoi mezzi di espressione sono ben
diversi da quelli di un erudito; se l’artista e gli eruditi finiscono per
incontrarsi attorno alle medesime conclusioni, vi sono arrivati, infatti, attraverso
percorsi diversi. Ma si dovrà riconoscere che una simile consonanza conferisce
a tali conclusioni un valore ed un significato incomparabili” [2]. Lo
scritto di Rodin, in particolare, è una testimonianza di natura puramente
personale: è un racconto delle emozioni provate dallo scultore mentre visita le
cattedrali romaniche e gotiche del suo paese (in un lungo arco di anni).
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| Fig. 4) Tavola I, Avallon, Fonte: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k65835520/f137.image |
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| Fig. 5) Tavola LXXII, Studio Tavola: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k65835520/f137.image |
Vi sono alcuni punti interrogativi che si pongono
immediatamente. I primi riguardano i 100 disegni. Con l’eccezione delle prime
tavole, non si tratta infatti di ricognizioni di cattedrali gotiche o
romaniche, ma di studi sugli ordini architettonici e di schizzi tratti da
costruzioni di stile rinascimentale. Forse, ciò si spiega con la convinzione di
Rodin che in Francia l’architettura rinascimentale fosse direttamente derivata
da quella gotica (e non da quella italiana). Rodin parla infatti di
‘gotico-rinascimento’, espressione che almeno a mia conoscenza non si trova
altrove. Non è tuttavia da escludere che la pubblicazione dei cento disegni, nonostante l’eterogeneità del tema architettonico, non sia stata una consapevole
scelta estetica. Gli editori potrebbero aver deciso di usare tutti i materiali
disponibili fino ad allora inediti, pubblicando un centinaio di disegni di
argomento architettonico indipendentemente dal fatto che si riferissero a
cattedrali oppure no.
Il secondo interrogativo riguarda Charles Morice. Letterato
e poeta, nel 1900 Morice aveva già pubblicato una monografia su Rodin. Non solo:
era noto nell’ambiente per aver curato la pubblicazione di Noa-noa di Paul Gauguin nel 1901. L’uomo era perennemente
indebitato a causa della propria dipendenza da alcol e donne [3]. Sembra
proprio che sia stato Morice a offrirsi (in un momento imprecisato che Haskell
fissa nel 1908 e Duouis-Labbé nel 1911) di aiutare Rodin a dar forma all’opera.
Il rapporto non deve essere stato privo di tensioni, se Rodin lo sostituisce in
fine d’opera – come scrive Dominique Dupuis-Labbé – con Louis Gillet (1876-1943), “storico dell’arte e collaboratore
della Revue de deux mondes” [4]. Un aspetto, comunque, sembra chiaro: Rodin
doveva avere in mano una serie di scritti compilati fra 1877 e 1906 (si veda
Parte Seconda) per loro natura poco omogenei e ricchi di ripetizioni e
incoerenze. Ciò rendeva assolutamente necessario l’opera di un revisore.
Il ruolo di Morice, insomma, sembra non essere rimasto
confinato alla pur ampia introduzione, ma essersi allargato alla correzione e
parziale riscrittura (non è chiaro in che misura) dei testi di Rodin. Ne dà
conferma Marcelle Tirel, ultima segretaria (e una delle molti amanti)
dell’artista, in un libro di memorie del 1923, significativamente intitolato “Rodin intimo o l’inverso della gloria”
[5]: “Io scrivevo a macchina (tantissime volte
e senza che lui [n.d.r. Rodin] fosse
mai contento) il manoscritto delle Cattedrali, che Charles Morice poi aggiustava [n.d.r. remaniait]. Per mesi e mesi fu un infinito e faticoso fare e disfare. Io riproducevo testualmente
le sue note sull’architettura. Ma era lui a voler guidare e spesso, quando io
rileggevo un passo che si teneva a malapena, egli esclamava: ‘oh che bello! …
che bello!’ Rodin, d’altra parte, aveva dubbi sul proprio valore di scrittore e
molto spesso confessava: ‘Io non sono completo’. Ma scrivere, per lui, era
un’ossessione e allo stesso tempo lo divertiva. Un giorno, venuto a sedersi nel
mio ufficio, ha riconosciuto: ‘Fare un libro è difficile‘ e ha aggiunto
immediatamente: ‘È come fare una scultura’.” [6] Che
Rodin abbia la sensazione di aver perso il controllo del proprio manoscritto
diviene chiaro quando la Tirel riferisce queste sue parole, in cui si lamenta
dell’ampiezza delle revisioni di Morice: “Charles
Morice mi ha letto un capitolo delle Cattedrali e non ho capito nulla. Mi fa mentire su ogni cosa. D’altra parte è un
critico. I critici non comprendono nulla dell’arte, sia in pittura sia in scultura
” [7]. Poco più avanti, la Tirel ricorda il giorno della conclusione della
revisione delle bozze presso la casa editrice Colin. Rodin sembra deluso e
spossato, e rivela alla segretaria: “Abbiamo
lavorato molto ed è rimasto assai poco di mio… È lo stesso di quel che succede
con Charles Morice. Mi cambiano tutto. Io volevo solamente che questi signori
mi correggessero gli errori d’ortografia e loro cambiano le mie idee. Non sono
neppure riusciti a trovare un titolo che mi piacesse” [8].
Torniamo per un momento all’avvertenza iniziale
dell’editore. Si precisa – come detto -
che Cattedrali di Francia non
è altro se non una serie di appunti, note e considerazioni personali. Eppure si
negano (come logico) interventi di terzi. “È
dunque l’opera di un artista che noi presentiamo qui al pubblico, di un artista
cui non si potrà contestare il senso della bellezza. Di giorno in giorno, in
occasione delle visite che fa periodicamente alle cattedrali, Rodin ha preso
nota delle sue osservazioni e motivato la sua ammirazione per esse. Sono queste
note che noi pubblichiamo, tali e quali, nel loro disordine apparente,
nonostante esse si armonizzino e compongano tra loro; ne abbiamo rispettato
scrupolosamente la forma che – evitando ogni organizzazione – lascia al
sentimento e alle idee tutta la loro spontaneità, tutta la loro forza
persuasiva” [9]. Da quel che si è detto in precedenza, credo che queste
parole nascondano forse un rapporto difficile della casa editrice con l’autore
e tra quest’ultimo e Morice.
Il momento storico
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| Fig. 7) La cattedrale di Reims danneggiata dai bombardamenti tedeschi nel 1916. Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5e/France%2C_Reims_and_its_cathedral%2C_1916.jpg |
Le Cattedrali di
Francia vedono la luce nel tardo autunno del 1914, qualche mese dopo che la
cattedrale di Reims è stata danneggiata dal bombardamento dell’esercito tedesco
nel settembre dello stesso anno, ovvero appena all’inizio della Grande guerra. Il caso vuole dunque che lo scritto (che era in
preparazione da anni) veda la luce in un momento in cui la Francia intera si
riconosce nel simbolo della cattedrale. Il bombardamento di Reims suscita in
Francia un moto di sdegno, provocando un’enorme sollevazione delle coscienze
contro quelle che sono ritenute le false pretese del mondo tedesco di
rappresentare il mondo della cultura europea: come possono questi ‘barbari’
arrogarsi il diritto di difendere la ‘Kultur’?
A loro volta, in Germania, 93 esponenti del mondo della cultura rispondono,
nell’ottobre del 1914, con un manifesto (intitolato Aufruf an die Kulturwelt!) che giustifica l’uso della forza in
guerra anche contro i monumenti storici, in nome della supposta superiorità
della cultura tedesca. Siamo dunque nel mezzo dell’intreccio perverso tra mondo
della cultura e militarismo nazionalista. `
Una traduzione
tedesca a guerra ancora in corso
Eppure, il libro di Rodin conosce una sua fortuna che
travalica i confini di paesi fra loro belligeranti. A testimonianza dell’enorme
notorietà dell’artista in Germania (nel 1903 Rainer Maria Rilke aveva
pubblicato un saggio a lui dedicato che aveva riscosso grande successo), una
traduzione tedesca della prima edizione di Le
cattedrali di Francia (con 32 tavole) compare a Lipsia nel 1917, a guerra
ancora in corso, a opera di Max Brod (1884-1968) [10]. È un atto davvero
coraggioso, se si pensa che uno dei temi ricorrenti nel libro è la
rivendicazione della “supremazia della
razza francese” (i passi non vengono censurati).
Per compiere un passo così eversivo nei confronti dello
spirito militarista che domina la cultura tedesca di quegli anni vi è bisogno
di uomini di grande statura. Max Brod è un cosmopolita: cittadino di
nazionalità ceca (ma di lingua tedesca), è, fra l’altro, amico fraterno e
grande mecenate di Franz Kafka e di molti altri letterati e musicisti nel mondo
asburgico (Franz Werfel, Leoš Janáček). L’editore di Lipsia, Kurt Wolff, è una
delle figure mitiche della cultura tedesca: tra 1910 e 1930 pubblica
praticamente tutti i grandi testi della letteratura moderna e dell’arte di
stile espressionista, fino a quando la casa editrice non viene chiusa dai
nazisti per ragioni sia ideologiche sia razziali (fugge allora negli Stati
Uniti, dove crea la casa editrice Pantheon Books, ancora attiva). L’edizione
tedesca delle Cattedrali del 1917 si
limita al solo testo di Rodin: ignora totalmente il saggio introduttivo di
Morice, né lo sostituisce con altra versione.
Sarebbe stato peraltro difficile spiegare ai lettori di un paese in guerra
con la Francia le ragioni per le quali veniva pubblicato un testo contemporaneo
proprio di uno dei maggiori artisti francesi. Subito dopo la guerra, durante la
Repubblica di Weimar, il libro dello scultore francese è considerato
soprattutto come un pezzo di letteratura sperimentale: le pagini sulle
impressioni notturne nella cattedrale di Reims (memorie che si riferiscono
ovviamente a una fase precedente la guerra, e dunque a cattedrale ancora
intatta) impressionano fra l’altro il premio Nobel della letteratura Gerhard
Hauptmann, che scrive di trovare in esse una manifestazione perfetta della
letteratura onirica [11].
Una seconda edizione francese
Il testo francese delle Cattedrali cambia volto nel 1921,
quando la seconda edizione [12] è pubblicata a cura di Léonce Bénédite
(1859-1925), storico dell’arte e direttore del Musée du Luxembourg a Parigi,
nonché forse il più grande amico in vita dello scultore e suo esecutore
testamentario dopo la morte. L’editore Colin di Parigi non cambia. E, tuttavia,
scompaiono sia le parole dell’avvertenza originaria con cui l’editore del 1914
intendeva tutelarsi da eccessive aspettative sia il saggio di Morice; vengono
sostituite da una breve, ma densa, introduzione di Bénédite: “Nel 1877, quando lasciò Bruxelles per
stabilirsi definitivamente a Parigi, Rodin intraprese un viaggio nelle regioni
settentrionali della Francia. Voleva visitarne le cattedrali” [13].
Bénédite spiega che – due anni dopo il suo viaggio in Italia dove si era
rapportato a Michelangelo e a Donatello – Rodin volle “rendersi conto dei mezzi impiegati dai nostri antichi illustratori
francesi per associare in modo così stretto e potentemente decorativo le figure
dei loro porticati, dei loro fregi e dei loro campanili alla grande massa architettonica
dei loro edifici” [14]. Se, dunque,
nel 1914 il testo era considerato soprattutto un’opera poetica, nel 1921 è
visto invece da Bénédite come un passaggio fondamentale per consentire al
pubblico di comprendere appieno, ad esempio, la Porta dell’Inferno e I
borghesi di Calais, alcune tra le opere più famose dell’artista, cui lo
scultore lavorò praticamente per tutta la vita. Il testo sulle cattedrali è una
testimonianza, scrive ancora Bénédite, dell’amore dello scultore per
l’architettura, che Rodin considera la più “cerebrale
e sensibile delle arti” [15]. Insomma, la nuova prospettiva offerta al
lettore è quella di un testo importante per comprendere le convinzioni
estetiche dell’artista. Scompaiono anche le tavole illustrate, e ci si
concentra invece sul testo. L’editore pubblica questa versione ancora nel 1925, 1931, 1941 e 1946.
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| Fig. 11) Auguste Rodin, La porta dell’inferno, 1880-1917, nella versione in gesso del 1917 al Museo d’Orsay, Parigi |
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| Fig. 12) Auguste Rodin, I borghesi di Calais, versione in gesso del 1889, Museo Rodin, Parigi |
Ancora in Germania, ai tempi di Hitler
Il continuo interesse nel mondo tedesco per il testo di
Rodin è testimoniato da una nuova traduzione [16] ad opera di Arthur Seiffhart
(1880-1959), un linguista cui si devono, fra l’altro, un dizionario
franco-tedesco e molte traduzioni di letteratura francese (e inglese).
L’editore Genius di Berlino la
pubblica nel 1935 in pieno nazismo, ed è probabilmente concepita per sostituire
quella precedente dell’editore Wolff, che è stata requisita e tolta dal
commercio dalla Gestapo nel 1933. Evidentemente nel mondo nazista il testo di
Rodin non è considerato affatto un manifesto anti-germanico (tant’è che la
traduzione di Seiffhart viene ripubblicata nel 1941), e il suo conservatorismo
estetico si rivela in linea con il regime. Non a caso Rodin è molto apprezzato
dagli esteti nazionalsocialisti (Arno Breker, il maggiore scultore di regime,
lo considera suo maestro) e il centenario della sua nascita, nel 1940, viene
festeggiato nella Parigi occupata dalla Wehrmacht con una mostra dedicata a lui
e a Monet. È una conferma che il testo dello scultore può essere letto in modi
diversi.
Traduzioni in
spagnolo (1935 e 1943) e in inglese (1965)
Nel mondo di lingua spagnola l’editore El Ateneo pubblica una prima traduzione [17] delle Cattedrali a Buenos Aires, nel 1935, ad
opera di Roberto Ledesma (1901–1963), poeta cui si deve anche la traduzione in
spagnolo del saggio di Rainer Maria Rilke su Rodin. Nel 1943 lo stesso editore
affida una seconda traduzione allo storico dell’arte Angel Osvaldo Nessi (1914-2000)
[18]. Entrambe le edizioni sono commentate da José R. Destéfano.
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| Fig. 13) Le due versioni in spagnolo del 1935 e del 1943, con le traduzioni di Roberto Ledesma e Angel Osvaldo Nessi |
La prima traduzione in inglese [19] è, invece, del 1965, a
cura di Elisabeth Chase Geissbuhler (1901-2001) e con prefazione di Herbert
Read (1893-1968), un famoso storico della scultura e grande estimatore di
Rodin. Anche la traduttrice è stata autrice di numerose monografie dedicate
all’artista francese, e ha acquisito fama di specialista su di lui negli Stati
Uniti.
In linea con Léonce Bénédite, Read legge il testo come un
saggio sulla scultura. “Paradossalmente,
questo è un libro sulla scultura. È anche un libro sul grande scultore che lo
ha scritto, Rodin. Egli ha compreso, come nessun altro scultore aveva fatto dal
Medio Evo, che le caratteristiche formali della scultura e dell’architettura sono
identiche. La scultura non aveva origini separate; l’architettura non aveva
origini separate. Dall’epoca della preistoria, le due arti sono integrate come
il grembo materno e il feto. La vita all’interno e la nicchia senza di essa
sono state modellate dallo stesso destino, lo stesso desiderio. Rodin è stato
il primo scultore moderno a comprendere la connessione vitale tra le due arti e
la grandezza del suo lavoro è una conseguenza diretta di tale comprensione”
[20].
La traduzione inglese del 1965 è recensita da Francis Haskell, il padre della storia sociale dell’arte, sulla New York Review of Books [21]. A differenza di Read, Haskell non
cela un tono fondamentalmente critico nei confronti di un artista che egli
considera sostanzialmente sopravvalutato, perché espressione di ambiguità
irrisolte: l’artista, infatti, si pone un compito (quello di esaltare la figura
umana) che, a parere di Haskell, è incompatibile con il progresso dell’arte del
suo tempo (impressionismo e post-impressionismo). Rodin si cimenta, dunque, con
compiti impossibili e contraddittori. L’esaltazione mistica delle cattedrali
operata dall’artista è, a parere del critico, parte di un’eccitazione mentale
che corrisponde a una fase della sua vita in cui egli è da un lato osannato
come nessun altro scultore dai tempi di Michelangelo, e dall’altro vive una
crisi profonda: quando lo scritto viene pubblicato, nel 1914, Rodin è un uomo
malato, circondato da sfruttatori che vogliono carpirne le ricchezze e ancora
prigioniero di morbose ossessioni erotiche che lo hanno perseguitato tutta la
vita. Le Cattedrali (e
l’eroticizzazione dell’architettura che esse propongono) rivelerebbero dunque -
secondo Haskell - tutte le
contraddizioni della personalità e dell’opera dell’artista: “Non è mai successo che un’apoteosi abbia
avuto luogo tra tanto squallore e pathos” [22].
Tuttavia – prosegue Haskell, qui in linea con l’interpretazione
di Read – la lettura delle Cattedrali
offre elementi utili per comprendere le sue categorie estetiche, non solo per
quel che riguarda l’architettura, ma soprattutto la scultura. “Le primissime righe del libro, quelle che
intendono spiegare che ‘le cattedrali impongono un senso di fiducia … grazie
alla loro armonia… e all’effetto di bilanciamento delle loro grandi masse’
fanno eco a una definizione dei suoi principi teorici in scultura che egli
aveva dato ad un visitatore alcuni anni prima. Quando – una o due pagine dopo –
ci imbattiamo nella frase ‘non dimentichiamo che il potere crea la grazia; vi è
una perversione del gusto nel cercare la grazia nella debolezza’, è naturale
ricordare come nel 1903 Rilke avesse definito uno degli elementi essenziali
dell’arte di Rodin: la ‘grazia delle grandi cose’. Il libro intero, infatti, è
pieno di tale eco e nonostante l’eloquenza di molte pagine – e la reale
bellezza di alcune di esse – la nostra capacità di apprezzarlo dipende da
quanto siamo preparati ad accettare la personalità soverchiante di Rodin e i
pregiudizi che egli esprime in questo scritto, usando un mezzo – la scrittura –
che non era per lui naturale. E infatti tutto quel che noi possiamo trovare
inquietante anche nella sua scultura è mostrato qui con la massima visibilità:
la retorica che spesso assume la forma di uno sciovinismo pomposo; la
stucchevole sessualità di alcuni dei suoi ultimi lavori (…); la ripugnanza
brutale per il mondo moderno” [23].
Traduzioni moderne delle Cattedrali
Nel mondo francese del secondo dopoguerra, dopo il successo
ininterrotto della seconda edizione tra 1921 e 1946, seguono alcuni decenni di
silenzio. Probabilmente molti aspetti del testo (forse proprio il tradizionalismo
culturale) non si sposano bene con le esigenze di rinnovamento della cultura
francese. Il silenzio si interrompe nel 1983. Quell'anno si verificano due iniziative. Da un lato viene pubblicata una
riproduzione pregiata per bibliofili della prima edizione a cura di Charles
Morice (compresa la sua introduzione di cento pagine e le cento tavole di
Rodin); dall'altro compare una versione tascabile della medesima edizione (ma con un numero ridotto di tavole), per i tipi del parigino Denoël.
Infine, nel 2010 compare l’edizione tascabile più recente
(quella che ho materialmente letto nella riedizione del 2012), con una nuova
introduzione di Dominique Dupuis-Labbé. La studiosa colloca la pubblicazione
dei testi di Rodin sulle cattedrali nel quadro di un più vasto movimento
estetico in Francia che, tra l’ultimo quarto del 1800 ed i primi decenni del
1900, riscopre in esse il simbolo più prezioso del patrimonio culturale del
paese. Sono citate in merito opere di Victor Hugo, Paul Verlaine e Paul Claudel
tra i letterati francesi, la traduzione della Bibbia d’Amiens di Ruskin a opera di Marcel Proust, Claude Debussy e il suo preludio per piano Cathédrale engloutie tra i musicisti e,
naturalmente, la serie delle Cattedrali
di Rouen di Claude Monet [24].
È ovvio che il tema della cattedrale domina l’interesse dei
contemporanei di Rodin. In realtà – scrive Dominique Dupuis-Labbé – Rodin si
considera piuttosto l’erede di una tradizione centenaria di valorizzazione
della tradizione gotica, che vede in Jean-François-Félibien il suo primo
esponente a partire dal 1699. Nella storia del gusto in Francia, il gotico è
oggetto di amore e odio: le cattedrali vengono deturpate durante la rivoluzione
del 1789 e riscoperte nella prima metà dell’Ottocento. Nonostante Rodin parli
di ‘morte delle cattedrali’, non vi è affatto un oblio storico nei loro
confronti: nell’età del nazionalismo, dopo la sconfitta ad opera dei prussiani
nel 1871, le cattedrali assurgono anzi a simbolo identitario della Francia,
nonostante le politiche repressive nei confronti della religione della Terza
Repubblica. Dunque, in questa nuova interpretazione fornita da Dupuis-Labbé, le
pagine di Rodin divengono soprattutto testimonianza di come la società francese
abbia riconosciuto simboli identitari nella propria storia architettonica.
Attualmente sono disponibili in commercio versioni in
inglese [25] (1981), tedesco [26] (1988), russo [27] (2002), cinese [28] (2008)
e spagnolo [29] (2014). L’editore Castelvecchi ha annunciato la prossima
pubblicazione della prima versione in italiano, forse già nel 2017.
NOTE
[1] Rodin, Auguste - Les cathédrales de France.
Introduzione di Charles Morice, Librairie Armand Colin, Parigi, 1914, pagine
CXI, 164 piú 100 tavole fuori testo.
[2] Rodin, Auguste - Les cathédrales de France (…) 1914, citato, p. 6.
[3] Haskell, Francis – The Cathedrals of Rodin, in The New
York Review of Books, 9 Dicembre 1965.
[4] Rodin,
Auguste - Les cathédrales de France. Introduzione di Dominique Dupuis-Labbé,
Bartillat, Parigi, 2012, pagine 249. Citazione a pagina 8.
[5] Tirel, Marcelle - Rodin intime: ou l'Envers d'une
gloire. Lettera-prefazione di A. Beuret, allieva e figlia di Rodin. Disegni di
Jeannine de Saint-Cyr, Aux éditions du Monde nouveau, Parigi, 1923, 224 pagine.
[6] Tirel, Marcelle - Rodin intime: ou l'Envers d'une
gloire (citato), pp. 87-88.
[7] Tirel, Marcelle - Rodin intime: ou l'Envers d'une
gloire (citato), pp. 87-88.
[8] Tirel, Marcelle - Rodin intime: ou l'Envers d'une
gloire (citato), p. 90.
[9] Rodin, Auguste -
Les cathédrales de France (…) 1914, citato, p. 6.
[10] Rodin, Auguste -
Die Kathedralen Frankreichs: mit Handzeichnungen Rodins auf 32 Tafeln.
Traduzione a cura di Max Brodt, Kurt Wolff Verlag, Lipsia, 1917, 207 pagine più
32 tavole fuori testo.
[11] Sprengel, Peter - Die Wirklichkeit der Mythen:
Untersuchungen zum Werk Gerhart Hauptmanns, S + W Steuer- und
Wirtschaftsverlag, Friburgo, 1982, 418 pagine. Citazione a pagina 159.
[12] Rodin, Auguste - Les cathédrales de France.
Introduzione di Léonce Bénédite, Librairie Armand Colin, Parigi, 248 pagine.
[13] Rodin, Auguste - Les cathédrales de France (…) 1921, citato, p. V.
[14] Rodin, Auguste - Les cathédrales de France (…) 1921, citato, p. V.
[15] Rodin, Auguste -
Les cathédrales de France (…) 1921, citato, p. VII.
[16] Rodin, Auguste - Die Kathedralen Frankreichs.
Traduzione a cura di Arthur Seiffhart. Geniusverlag, Berlino, 1935, 206 pagine.
[17] Rodin, Auguste - Las Catedrales de Francia,
prefazione di José R. Destéfano. Versione spagnola di Roberto Ledesma, Librería
y Editorial El Ateneo, Buenos Aires, 240 pagine.
[18] Rodin, Auguste -
Las Catedrales de Francia, prefazione di José R. Destéfano. Versione
spagnola di Ángel Osvaldo Nessi.Librería y Editorial El Ateneo, 1943, 242
pagine.
[19] Rodin, Auguste – Cathedrals of France. Country
Life, Translation by Elisabeth Chase Geissbuhler, Preface by Herbert Read,
Beacon Press, Boston, USA, 1965, 278 pagine.
[20] Rodin, Auguste – Cathedrals of France, (citato), p. V.
[21] Haskell, Francis – The Cathedrals of Rodin,
citato.
[22] Haskell, Francis – The Cathedrals of Rodin,
citato.
[23] Haskell, Francis – The Cathedrals of Rodin,
citato.
[24] Rodin,
Auguste - Les cathédrales de France, 2012, citato, p. 10.
[25] Rodin,
Auguste - Cathedrals of France. Traduzione di Elisabeth Chase
Geissbuhler, Black Swan Books, Redding Ridge, 1981, 278 pagine.
[26] Rodin,
Auguste - Die Kathedralen Frankreichs, Traduzione di Max Brod, Postfazione di Beat
Wyss, Verlag für Architektur Artemis, Zurigo e Monaco, 1988, 215 pagine.
[27] Роден, О - Завещание. Беседы об искусстве.
Французские соборы. Письма, Азбука, 2002, 624 pagine.
[28] 奥古斯特·罗丹著;法国大教堂, Rodin, Auguste - Fa guo da jiao tang, A
cura di Luo dan. Traduzione di Ye xiao hong. Tianjin education Press, 293
pagine.
[29] Rodin, Auguste -
Las Catedrales de Francia, Traduzione di Yago Barja de Quiroga Losada,
Abada, Madrid, 2014, 344 pagine.


















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