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Giovanni Mazzaferro
Imola nella letteratura artisticaCon fotografie di Elena Bacchilega
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| Imola, Rocca Sforzesca. Foto Elena Bacchilega |
Julius von Schlosser dedica un intero capitolo della sua Letteratura artistica a quella che definisce ‘letteratura dei Ciceroni’, intendendo con quest’espressione l’insieme delle guide per i forestieri (ma anche di descrizioni di singole città e del loro patrimonio artistico) che conosce un’autentica esplosione nel corso del Settecento. Il mondo dell’erudizione ha in ogni centro abitato uno o più referenti, quasi sempre religiosi o esponenti dell’aristocrazia locale, che si occupano di disseppellire i documenti dagli archivi, di metterli in fila e di renderli pubblici ai potenziali interessati. Non si deve credere che tutti questi personaggi agiscano in maniera totalmente isolata; quasi sempre si mantengono in contatto epistolare con i referenti di altri centri e danno vita a un proficuo scambio di dati e di informazioni.
In Italia, peraltro, la raccolta
erudita di informazioni sul patrimonio artistico locale è fortemente
sollecitata dallo spirito di rivalsa che si viene a creare dopo la pubblicazione
di relazioni di viaggio straniere (soprattutto francesi) destinate al pubblico
del Grand Tour, in cui si mettono in discussione gerarchie artistiche
consolidatesi da secoli e si esprimono giudizi secchi su alcuni dei grandi
dell’arte italiana. È il caso, ad esempio, della guida di Charles Nicolas Cochin o di quella del de Lalande. È noto come alcuni storiografi italiani
(primo fra tutti Luigi Crespi, i cui comportamenti furono peraltro assai discutibili) progettarono la redazione di una serie di resoconti estesi da
eruditi locali proprio per controbattere alle tesi francesi [1].
In questo quadro va considerate il
materiale dedicato ad Imola, accomunato da un elemento: redatto a cavallo fra
Sette ed Ottocento, composto di guide o appunti di viaggio, nonché di biografie
di artefici, non ha mai portato alla stampa di una qualsiasi pubblicazione. Mi pare giusto esaminare tutti gli scritti in un unico post per evidenziare l’importanza dell’attività
svolta dall’Associazione per Imola storico-artistica che, nell’arco di una
quindicina d’anni, ha patrocinato e portato alla pubblicazione di queste fonti.
Ciò permette di cogliere la ricchezza culturale di un territorio che per secoli
è vissuto in termini amministrativi nel cono d’ombra bolognese (pur
riconoscendosi, in termini di appartenenza, nella realtà romagnola). Passato
attraverso due diversi editori, il progetto, nella molteplicità d’impianto
degli scritti, è comunque tenuto insieme dalla realizzazione di un apparato di
indici volto a garantire la migliore fruibilità delle opere ai fini della
consultazione. Ad essere presi in considerazione sono, in ordine cronologico di
redazione originale, gli scritti di Marcello Oretti, Giovanni Nicolò Villa,
Gaetano Giordani e Pietro Antonio Meloni.
Le pitture della città d’Imola ![]() |
| Imola. Chiesa di Santa Maria dei Servi Foto Elena Bacchilega |
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| Imola, Campanile della Chiesa di Santa Maria in Regola Foto Elena Bacchilega |
descritte da Marcello Oretti nell’anno 1777
A cura di Cristina Castellari
Imola, La Mandragora, 2009
Giovanni Nicolò Villa
Pitture della Città d’Imola
A cura di Claudia Pedrini
Imola, La Mandragora, 2001
Raccolte da Gaetano Giordani nell’anno 1826
A cura di Matteo Bacci e Francesca Grandi
Coordinamento scientifico e introduzione di Donatella Biagi Maino
Imola, La Mandragora, 2006
Pietro Antonio Meloni
Memorie delli pittori, scultori, ed architetti della città, e diocesi d’Imola (manoscritto del 1834)
A cura di Cristina Castellari
Imola, La Mandragora, 2009
Il bolognese Marcello Oretti (1714-1787)
è la classica figura di erudito del Settecento. La biblioteca
dell’Archiginnasio rigurgita di suoi manoscritti dedicati al mondo dell’arte.
Oretti curò nel 1776 la pubblicazione della nuova edizione delle Pitture di Bologna di Carlo Cesare Malvasia, la prima guida a stampa di Bologna (1686). Il suo progetto principale
fu la redazione delle Notizie de’
professori del disegno bolognesi e forestieri di sua scuola, a cui attese
per decenni, salvo poi essere preceduto dal Crespi sopra citato (gli ambienti
eruditi vivono anche di gelosie: i due si odiavano) che nel 1769 non si fece
troppi scrupoli a dare alle stampe le Vite
dei pittori bolognesi non descritte nella Felsina Pittrice
(autoproclamandosi sin dal titolo diretto erede del Malvasia). In Archiginnasio
è conservato anche un manoscritto (segnatura B. 165II) intitolato Notizie artistiche di diversi luoghi
d’Italia raccolte da Marcello Oretti in cui è a sua volta conservato un
fascicolo di una decina di pagine dal nome Le
Pitture della Città d’Imola descritte da Marcello Oretti nell’anno 1777. Si
tratta, nella sostanza, di un resoconto di un viaggio effettuato ad Imola
nell’agosto del 1777, rielaborato successivamente con un indice dei luoghi e
dei nomi.
Come capita assai spesso in
queste situazioni, l’attenzione dell’autore si concentra quasi esclusivamente
sui luoghi di culto e i palazzi pubblici; sono assai rari i riferimenti alle
collezioni dei palazzi nobiliari (per la difficoltà ad accedervi) e di fatto
inesistenti quelli alle opere d’arte medievali. Altro elemento da non
tralasciare è come, dal regesto di Oretti, appaia che, salvo eccezioni come
Innocenzo da Imola, gli artisti operanti in città siano tutti bolognesi.
Quest’aspetto da un lato testimonia come la cittadina sul Santerno subisse
ormai da secoli l’egemonia culturale e del gusto felsinei; d’altra parte
conferisce maggiore importanza alla scelta della curatrice di inserire in appendice
le biografie degli artisti redatte da Oretti contenute nelle inedite Notizie purché presenti almeno con
un’opera nella rassegna imolese dell’erudito. Stiamo parlando di oltre duecento
pagine di materiale (sulle 288 del libro) che a noi risulta sostanzialmente
inedito e su cui spicca, fra tutte, la biografia di Ludovico Carracci, che,
secondo una precisa scuola di pensiero del classicismo bolognese (di cui un
riscontro anche nell’epistolario di Alessandro Maggiori: cfr. Anna Maria
Ambrosini Massari, Una scoperta nel Fondo
Ricci di Macerata: manoscritti e disegni di Alessandro Maggiori in ‘Dotti amici’. Amico Ricci e la nascita della storia dell’arte nelle Marche) Oretti ritiene senz’altro superiore ad
Agostino, ma soprattutto ad Annibale.
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| Imola, Basilica Cattedrale di San Cassiano Foto Elena Bacchilega |
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| Imola. Campanile della Basilica di San Cassiano Foto Elena Bacchilega |
Pitture della Città d’Imola
A cura di Claudia Pedrini
Imola, La Mandragora, 2001
Non c’è scritto più dissimile
rispetto a quello di Oretti in termini quantitativi, eppure sostanzialmente
analogo nell’impianto erudito, delle Pitture
della Città d’Imola del sacerdote imolese Giovanni Nicolò Villa (1740-1814).
Un manoscritto di 1400 pagine, anonimo ma chiaramente riconducibile al
religioso, datato 1794, ma che contiene materiale relativo al primo decennio
dell’Ottocento, e quindi di volta in volta aggiornato, ampliato, esteso a
dismisura dall’autore. Quella di Villa doveva essere la vera guida di Imola,
scritta non in tre giorni da un bolognese, ma in vent’anni da un imolese
erudito. Se non che il reale problema che ne impedì la pubblicazione è facilmente
intuibile sin dal titolo integrale che è il seguente: “Pitture della Città
d’Imola ossia un Guazzabuglio composto di varie cose Pittoriche,
Architettoniche anche estranee, Ove lusingasi, che un’amatore [sic], o un
Principiante Avrà un’Idea del più bello, che trovasi fatto nelle tre bell’arti
del Disegno per imitarlo, E anche del più brutto per ischivarlo. Tomo primo E
unico anche vantaggiosamente. Imola In nessuna Stamperia 1794”. Villa, insomma,
non ha il dono della sintesi, né la capacità di selezionare le informazioni.
Direi di più: non ne ha nessuna intenzione. La sua guida è redatta (sono parole
sue) per divertimento e per servire di aiuto ai suoi (poveri) scolari, nonché
perché “m’è venuto altresì l’umore in testa di ricattarmi di quella stizza grande
che presemi per l’amor patrio in leggendo la franchezza d’un viaggiatore che
asserì essere questo un paese da trapassarsi ove nulla era da osservarsi”
(Pedrini segnala che si tratta della guida del de Lalande). Partendo dall’esame
del bello e del “brutto” Villa redige una guida che segue sì un percorso
topografico, ma continuamente si allarga in trattazioni collaterali di decine e
decine di pagine che nulla hanno a che fare con Imola stessa, ma molto con la
formazione intellettuale e l’erudizione dell’autore. Un esempio per tutti, uno
dei più indolori: avviandosi verso la conclusione (siamo a p. 1268, ne mancano
appena 150) Villa parla del ponte degli Alidosi a Castel del Rio: “Nella nostra
Diocesi abbiamo un bel ponte di pietra; egli è quello di Castel del Rio
fabbricato dicesi dagli Alidosi una volta padroni di Imola e di quel castello
quindi. È d’un occhio o a volta sola in forma ovale […]. De ponti d’un arco
solo se ne troveranno forse molti, ma due soltanto per ora ne trovo citati dal Chambers:
quello cioè di Venezia nominato Rialto, di cui si parlerà in appresso; e
l’altro nella città di Mostar nella Bosnia, ch’è molto più ardito di quello di
Rialto”. E da qui parte una divagazione di parecchie pagine sul ponte di
Rialto, e poi sul modo di costruire i ponti prescritto da Vitruvio e così via.
È appena evidente che orientarsi
in questo magma erudito è impresa impossibile. Per questo motivo il volume
curato da Claudia Pedrini si rivela particolarmente prezioso: perché non
presenta la trascrizione dell’opera, ma gli indici della medesima. Passo tutti
i Ferragosto a Castel del Rio. Secondo voi avrei mai potuto trovare i luoghi
del manoscritto in cui se ne parlava senza un indice affidabile in mano?
Rientra quindi nella categoria del puro eroismo (a cui la curatrice viene
ascritta di diritto) la redazione di un repertorio onomastico suddiviso fra
indice degli artisti e indice degli scrittori d’arte (a cui Villa attinge a
piene mani), nonché di un indice topografico. Il testo del manoscritto è
comunque reso disponibile e consultabile su Cd-Rom, anche se qui va fatto
presente che esiste un problema (del tutto indipendente dall’editore) di
obsolescenza tecnologica, per cui oggi la consultazione di un Cd-Rom pubblicato
nel 2001 è disagevole.
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| Imola. Chiesa del Suffragio Foto Elena Bacchilega |
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| Imola. Portale della Chiesa dei Santi Niccolò e Domenico Foto Elena Bacchilega |
Ciò detto, con tutti i limiti
possibili e con l’avvertenza di stare attenti alle attribuzioni, con
l’indicazione che spesso i quadri sono solo citati e non descritti e che manca
sicuramente una capacità critica peraltro difficile da trovare in quei tempi,
tutti allineati sul “bello ideale” di pieno neoclassico, il manoscritto di
Giovanni Nicolò Villa risulta di consultazione imprescindibile per chiunque si
occupi di storia della città, e si rivela di particolare interesse per gli
avvenimenti sostanzialmente coevi all’autore. Nel caso specifico, trattandosi
della demolizione e della ricostruzione della cattedrale, avvenuta nel secondo
Settecento, è evidente che si tratta di informazioni non trascurabili. Allo
stesso modo non trascurabile è l’attenzione che Villa dimostra nei confronti
delle cosiddette arti minori; un’attenzione non so fino a che punto dettata da
consapevolezza e volontà (che sarebbero molto moderne) di descrivere un
“contesto” e non la singola opera d’arte, o piuttosto dall’esigenza compulsiva
di raccontare tutto, senza nulla farsi sfuggire; ma comunque oggi preziosa per
chi legge.
Le Pitture della Città d’Imola sono conservate presso la Biblioteca
Comunale di Imola, con segnatura Manoscritti Imolesi, n. 43. Nel 1925 ne è
stata pubblicata una versione fortemente accorciata, ma soprattutto che ne
stravolge l’impianto di guida suddividendo le opere fra pitture, sculture e
architetture (G. Gambetti, Guida
pittorica d’Imola dell’Abate Giovanni Villa (1794) in Documenti e Studi della R. Deputazione di Storia patria per le province
di Romagna, V (1925)). Per gli insofferenti è disponibile (manoscritta) una
versione ridotta intitolata Zibaldone
artistico compilato e scritto dal fu Canonico Gian Nicolò Villa Imolese
intelligente delle belle arti (Biblioteca Comunale di Imola, Manoscritti
Imolesi, n. 167). Il lettore se la cava con 700 pagine.
Memorie manoscritte intorno alle vite ed alle opere de’ pittori scultori architetti eccetera d’Imola![]() |
| Imola. Palazzo Sersanti Foto Elena Bacchilega |
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| Imola. Loggia del cortile interno di Palazzo Monsignani Foto Elena Bacchilega |
Raccolte da Gaetano Giordani nell’anno 1826
A cura di Matteo Bacci e Francesca Grandi
Coordinamento scientifico e introduzione di Donatella Biagi Maino
Imola, La Mandragora, 2006
Il manoscritto è conservato con segnatura B. 1809 presso la biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. “Si tratta di una sorta di dizionario enciclopedico dei più importanti artisti di origine imolese per i quali Giordani oltre a fornire qualche significativa annotazione dal punto di vista biografico, redige una sorta di elenco delle opere da essi realizzate. L’elenco dei personaggi trattati non sempre rispetta l’ordine alfabetico e spesso l’autore, dopo aver analizzato le opere, le descrive una seconda volta riunendole per città... Benché il testo, come scrive lo stesso Giordani, sia datato 1826 [n.d.r. Giordani aveva 26 anni], si può affermare con certezza che sia stato riveduto e aggiornato almeno fino agli anni Sessanta dell’Ottocento: vi si trovavano infatti notizie relative alla vita degli artisti e citazioni bibliografiche di testi successivi al 1826 [nd.r. oltre a] numerosi spazi bianchi o parti trattate dopo l’elenco degli artisti che rivelano un approfondimento successivo” (p. 17).
Gaetano Giordani (1800-1873), ispettore prima (1838), direttore poi della Pinacoteca di Bologna (dal 1842 alla morte), fu personaggio di spicco dell’erudizione felsinea. Della sua consistente produzione a stampa, a volte criticata per eccessivi toni elogiastici, si ricorda soprattutto il Catalogo dei Quadri che si conservano nella Pinacoteca della Pontificia Accademia delle Belle Arti in Bologna (1826 e poi in diverse edizioni fino alla morte). A noi preme tuttavia segnalare che Giordani collaborò alla seconda edizione della Felsina Pittrice (1841-1844) e si occupò della pubblicazione della Graticola del Lamo (1844), fino ad allora nota solo in base a circolazione manoscritta. Vale inoltre la pena ricordare la sua amicizia con il barone pesarese Antaldo Antaldi, in virtù della quale, alla morte del nobile marchigiano (1847), entrò in possesso del manoscritto relativo alle Notizie di alcuni architetti, pittori, scultori di Urbino, Pesaro e de’ luoghi circonvicini.
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| Imola. Scalone monumentale di Palazzo Tozzoni (particolare) Foto Elena Bacchilega |
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| Imola. Scalone monumentale di Palazzo Tozzoni (particolare) Foto: Elena Bacchilega |
Memorie delli pittori, scultori, ed architetti della città, e diocesi d’Imola (manoscritto del 1834)
Appendice bio-bibliografica a
cura di Vittorio Canuti con la collaborazione di Liliana Vivoli e Claudia
Pedrini. Indice onomastico a cura di Giorgio Cassani. Indice toponomastico a
cura di Vittorio Canuti
Imola, Grafiche Galeati, 1992
Imola, Grafiche Galeati, 1992
Otto anni dopo quelle di Giordani,
nel 1834, il pittore imolese Pietro Antonio Meloni (1761-1835) è sul punto di
pubblicare le sue Memorie sugli
artisti imolesi, tanto da far stampare, come si usava a quei tempi, un
manifesto “di associazione e di prenotazione” (uno strumento per finanziare
l’uscita del libro, in poche parole). In realtà il manoscritto che testimonia
la fatica del Meloni presenta ancora alcune lacune. Mancano ad esempio alcune
biografie di artisti di cui sono ricordati solo i nomi. Di lì a poco il decesso
dell’autore porterà al fallimento del progetto. Lo spirito squisitamente
localistico del manoscritto (conservato presso l’Archivio parrocchiale di
Bagnara) è in realtà il suo punto di forza, fornendo indicazioni del tutto
inedite su autori e opere. L’opera si divide in quattro sezioni: la prima è
dedicata agli artefici imolesi, la seconda a coloro che si dimostrarono vicini
al mondo artistico della città per via dei loro studi o come committenti (e
quindi ha ampio spazio il ceto aristocratico), il terzo è dedicato a figure di
artisti giudicate minori e il quarto contiene un “discorso molto interessante”
che, a dire il vero, tale non è, soffermandosi su aspetti legati
all’insegnamento del disegno nei Collegi, francamente di scarsissimo rilievo
(si tratta in realtà di pagine legate ad esperienze personali. Meloni fu a
lungo insegnante di disegno).
Non vorrei che sembrasse che
l’opera di Meloni riveli una coscienza critica che francamente non ha. Fra le
biografie proposte cinque pagine sono dedicate a Innocenzo Francucci, ovvero
Innocenzo da Imola, a cui pure Pietro Giordani (all’epoca segretario
dell’Accademia di Belle Arti di Bologna) aveva consacrato anni di studio e la
redazione di una monografia di cui era uscita solo la prima parte (nel 1819);
sono nove invece quelle scritte per parlare di Michele Angelo Gottarelli, che
certo non ebbe una carriera scintillante. Ma, forse involontariamente (in fondo
sta parlando del suo maestro), Meloni coglie un aspetto inedito: ovvero che
Gottarelli fu colui che traghettò dall’Accademia di Bologna a Imola i metodi di
insegnamento accademici, istituendo una scuola del nudo; e ci permette anche di
avere un’idea della consistenza del fenomeno, delineando figure di artisti che
furono suoi allievi. Non mancano peraltro alcune pagine che contengono una sua
autobiografia. In sostanza, le memorie del Meloni si dimostrano preziose quando
si tratta di ricostruire un mondo altrimenti sommerso vissuto a cavallo fra
Sette ed Ottocento, mentre, quando rivolte ad artisti precedenti, recepiscono
di fatto dati già proposti da Villa. Sembrano invece essere sostanzialmente
indipendenti rispetto allo scritto di Gaetano Giordani, probabilmente non
conosciuto.
NOTE
[1] Si veda in questo blog, ad
esempio, la recensione a Innocenzo Ansaldi e Luigi Crespi, Descrizione
delle sculture, pitture et architetture della città, e sobborghi di Pescia
nella Toscana.











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