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lunedì 19 giugno 2017

[Scrivere la pittura. Da Diderot a Quignard. Antologia a cura di Pascal Dethurens]. Parte Prima


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Storia delle antologie di letteratura artistica
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Écrire la peinture. De Diderot à Quignard.
Une anthologie réunie par Pascal Dethurens.
[Scrivere la pittura. Da Diderot a Quignard. Antologia a cura di Pascal Dethurens]


Parigi, Citadelles et Mazenod, 2015, 496 pagine

Recensione di Francesco Mazzaferro. Parte Prima

[Versione originale: giugno 2017 - nuova versione: aprile 2019]

Fig. 1) Copertina dell’edizione del 2015 di Écrire la peinture, antologia curata da Pascal Dethurens

Il piacere di una bella lettura. Ecco la sensazione che mi ha catturato dalla prima all’ultima pagina di Écrire la peinture, un’antologia formidabile di Pascal Dethurens sugli scritti d’arte, e più specificamente su quelli che si riferiscono alla descrizione dei dipinti. Il volume è pensato per un’area linguistica ben definita, quella francese. L’autore propone, infatti, più di sessanta autori e 200 brani di letteratura francese, e tuttavia ci si deve chiedere come mai un’opera di tale qualità non sia stata ancora tradotta al di fuori della Francia. Un volume, fra l’altro, molto piacevole, sia per le ampie dimensioni (26 x 31 cm) sia per un apparato iconografico eccezionale, con 350 illustrazioni a colori, spesso a doppia pagina.

La scelta del titolo cela un messaggio implicito: Écrire la peinture va infatti tradotto “scrivere la pittura”, con un verbo all'infinito e con funzione transitiva. Il titolo più consueto sarebbe Écrire sur la peinture (scrivere sulla pittura) oppure Écrits sur la peinture (scritti sulla pittura). Invece Dethurens preferisce la forma transitiva del verbo écrire per esprimere l’idea che un uomo di lettere può ‘scrivere un dipinto’, e dunque produrlo attraverso lo strumento linguistico. Lo scrittore è dunque capace di quel che anche il pittore può fare.

L’editore parigino Citadelles et Mazenod ha pubblicato la prima edizione dell’antologia nel 2009 [1] (io ho letto la seconda edizione, parzialmente rivista, del 2015 [2]). Per ogni autore Dethurens propone un breve testo critico che pone il tema della pittura al centro dell’analisi della sua produzione letteraria; seguono le citazioni degli autori, sempre accompagnate dal quadro cui i testi si riferiscono. Il successo del volume ha chiaramente suggerito all’editore di estendere la stessa formula ad altri campi, creando una vera e propria collezione di antologie letterarie tematiche, sempre vaste e riccamente illustrate. Due anni dopo, nel 2011, segue infatti Écrire la sculpture di Sophie Mouquin e Claire Barbillon [3]. Nel 2014 è il turno di Écrire le Voyage, a cura di Sylvain Venayre [4]. È del 2015 l’antologia Écrire l'amour a cura di Daniel Bergez [5]. L’ultimo volume della serie ad oggi pubblicato è Écrire la mythologie, a cura di Emmanuelle Hénin, uscito nel 2016, ma vi è da pensare che ve ne saranno altri. Nel mondo francese l’antologia letteraria è ancora uno strumento privilegiato di conoscenza della realtà, e non intende semplicemente documentare l’evoluzione del romanzo e della poesia, ma anche offrire uno strumento per comprendere altri ambiti culturali.

Pascal Dethurens, professore di letteratura comparata all’Università di Strasburgo, ha studiato negli ultimi vent’anni il ruolo della letteratura come strumento di trasmissione della cultura, Fra i suoi saggi è il caso di ricordare Écriture et culture. Écrivains et philosophes face à l'Europe (1918-1950) [6] del 1997, Musique et litérature au XXe siècle [7] del 1998, De l'Europe en littérature. Création littéraire et culture européenne au temps de la crise de l'esprit (1918-1939) [8] nel 2002, e, infine, il volume Peinture et Littérature au XXe siècle [9] nel 2007.

Fig. 2) Il saggio di Pascal Dethurens ‘Pittura e letteratura nel XX secolo’, pubblicato nel 2007

L’eccezione culturale francese: la letteratura ed il gusto artistico

Quel che cercherò di fare in queste pagine è di recensire Écrire la peinture leggendo l’opera di Dethurens in una prospettiva che mi rendo conto non essere necessariamente la sua, quella della letteratura artistica. L’attenzione dell’autore è infatti tutta rivolta agli scrittori, e la pittura è ‘solamente’ l’oggetto della loro creazione letteraria: io cercherò invece nelle prossime parti di questo post di concentrare la mia attenzione sui pittori e sulle loro opere, per cercare di capire quanto la scrittura di poeti e romanzieri abbia contribuito non solamente alla loro fortuna di pubblico, ma anche al modo con cui il pubblico ha guardato all’arte. Ma prima è necessario chiarire quale sia il rapporto tra letteratura e gusto artistico nella cultura francese, tema di queste pagine.

Credo comunque – nonostante la mia sia una prospettiva diversa da quella di Dethurens – che sia legittimo tentare l’impresa: interpreto infatti le sue scelte cronologiche a proposito dell’antologia (che si limitano alla storia moderna della letteratura francese a partire dai saggi di Diderot sulle mostre dei Salons) non solo come modo per occuparsi dei temi più vasti dell’ecfrasi e dell’ut pictura poiesis e per documentare il parallelismo dei procedimenti creativi in pittura e letteratura (tema cui, pure, è dedicata gran parte dell’introduzione), ma anche per riflettere su come il mondo delle lettere abbia contribuito a formare la critica d’arte in Francia, plasmando il gusto estetico del pubblico e degli artisti stessi. Il vero protagonista dall’antologia (inteso in senso ideale) è l’uomo di lettere, che promuove l’arte presso l’opinione pubblica del proprio paese e diviene l’interprete collettivo di un’ intera società su temi estetici. Basti pensare ai fratelli Edmond (1822-1896) e Jules de Goncourt (1830- 1870), che hanno avuto un ruolo fondamentale sia nella produzione letteraria sia nella scrittura d’arte. I due non furono soltanto gli autori del famoso Journal [10] ed i pionieri di quella che in Francia viene chiamata “écriture artiste”, ovvero - come scrive Dethurens – di uno stile letterario “capace di riprodurre in tutta la loro complessità le sensazioni provate nei momenti più forti di una vita d’esteta” [11], ma scrissero a quattro mani L’Art du XVIII siecle, una serie di saggi critici redatti tra 1859 e 1875. poi pubblicati in tre volumi nel 1881-1882, che hanno forgiato lo stile della critica d’arte in Francia [12]. Va ricordato che il premio letterario più importante del paese è ancora oggi il Prix Goncourt, assegnato per la prima volta nel 1903, con cui si celebra “la migliore opera d'immaginazione in prosa pubblicata”. 

Fig. 3) Félix Nadar, Ritratto fotografico di Edmond (sinistra) e Jules (destra) de Goncourt, senza data
Fig. 4) La prima serie dell’Arte del XVIII secolo dei fratelli de Goncourt, pubblicata nel 1881

Va comunque detto che lo studio dei rapporti tra letteratura e pittura ha grande tradizione in Francia e ha prodotto ad oggi una bibliografia sterminata. Daniel Bergez nel 2007 ha provato a darne conto [13]. Non solamente a titolo di curiosità va notato che, nella sua selezione bibliografica, compaiono due recenti pubblicazioni con lo stesso titolo di quest’antologia, che si riferiscono ad atti di convegni tenutisi nel 1991 e nel 2003. Evidentemente, l’espressione Écrire la peinture – con l’impiego transitivo del verbo, spiegato all’inizio di questo post – è una categoria generale, con cui si esprime un legame tra pittura e letteratura che la cultura francese percepisce oggi collettivamente come fondamentale per la propria storia. Ma non si tratta di una percezione passeggera degli ultimi anni. Le stesse quattro antologie francesi di letteratura artistica già commentate in questo blog dimostrano come i loro autori, ovvero Paul Ratouis de Limay (1921), Florent Fels (1925), Pierre du Colombier (1946) e infine Paul Éluard (1952-1954), abbiano tutti concepito le loro raccolte di scritti – sia pur partendo da preferenze stilistiche diverse e studiando periodi differenti – come dialogo letterario tra artisti in senso largo, e dunque tra pittori, poeti e romanzieri. In realtà è la scrittura d’arte ad avere un ruolo specifico nel mondo francese nel corso dei secoli, imponendo da un lato all’artista di saper scrivere in modo elegante (si parla di artistes écrivaines o peintres écrivains), e dall’altro lato al letterato di saper vedere l’arte in modo critico. La contiguità tra arte e letteratura – basata su una scrittura artistica fondata sulla padronanza di tutti gli strumenti della lingua e della retorica – nasce infatti in Francia sin dall’epoca delle Conferenze dell’Accademia Reale di Pittura e Scultura, organizzate da Charles Le Brun nella seconda metà del Seicento [14].

Fig. 5) Charles Le Brun, L’ingresso d’Alessandro a Babilonia, 1661−1665

Diverso invece il caso delle antologie di letteratura artistica di lingua tedesca, che hanno la loro origine nelle Università di Berlino e Vienna durante la seconda metà dell’Ottocento e sono tutte contraddistinte dall’impostazione filosofica di chi le compone (positivismo e idealismo nelle sue diverse manifestazioni). Le differenze tra le antologie di letteratura artistica francesi e tedesche sembrano riflettere il fatto che i pittori francesi abbiano spesso cercato una sponda tra i poeti e quelli tedeschi soprattutto tra i filosofi. La letteratura artistica dei due paesi sembra dare indicazioni diverse sui vettori privilegiati per la trasmissione della cultura nelle due aree culturali: la letteratura nel mondo francofono, e la filosofia in quello tedesco.

Ovviamente vi furono molte eccezioni: Poussin era chiamato peintre philosophe; Rilke scrisse a Parigi nel primo decennio del XX secolo le sue Lettere su Cézanne, uscite postume nel 1952; Siegfried Lenz fece della pittura l’attività per eccellenza di ribellione dall’imposizione sociale in Lezione di tedesco, nel 1968; il filosofo Jean-François Liotard basò la sua tesi di un’economia subliminale partendo dalle opere del suo amico e pittore Jacques Monory negli anni Settanta ed Ottanta. Sin dall’inizio, vi furono anche importanti momenti di contatto tra mondo francese e tedesco dell’arte: Diderot, ad esempio, scrisse i suoi resoconti delle mostre dei Salons su incarico dell’amico tedesco Friedrich Melchior Grimm, editore della rivista francofona La Correspondance Littéraire, destinata alla nobiltà tedesca anche per motivi commerciali, in modo da favorire i loro acquisti.

Fig. 6) Pascal Quignard, Sesso e terrore, 1994

Nella sua introduzione, lo stesso Dethurens elenca opere di filosofi contemporanei francesi dedicate ad artisti e cita in particolare gli scritti di Michel Foucault (1926-1984) su Magritte [15], Jacques Derrida (1930-2004) su Atlan [16], Maurice Merleau-Ponty (1908-1961) su Cezanne [17], Gilles Deleuze (1925-1995) su Bacon [18] e Michel Serres (1930-) su Carpaccio [19]. Infine, tra i letterati francesi contenuti nella sua antologia ve ne sono alcuni che chiaramente hanno un’impostazione letterario-filosofica: si pensi al più recente scritto citato, il saggio su “sesso e terrore” (Le Sexe et l'Effroi), uno studio sulla diversa iconografia dell’arte erotica greca e romana, pubblicato nel 1994 dal romanziere contemporaneo Pascal Quignard, letterato e saggista ancora vivente (1948,-), vincitore del Prix Goncourt nel 2002 e uomo di grandissima erudizione filosofico-musicale.

Se dunque non mancano importanti pensatori francesi che si siano occupati d’arte, il peso dei letterati nelle discussioni d’arte è predominante. Dethurens sostiene che “la letteratura si offre come il modo migliore per parlare della pittura” [20]. La lettura delle opere da parte degli studiosi di estetica “non è infatti il modo migliore per avvicinarsi all’arte, ma al contrario per separarsi nel modo più sicuro dalla sua esperienza e dalla sua realtà. Che gli scrittori, almeno, non arrossiscano per aver sognato un accesso privilegiato all’opera, nonostante ad essi venga rimproverato di essere gravati dai loro affetti, imbarazzati dalla loro sensibilità, o infine completamente frenati dalla loro ignoranza dell’arte. E tuttavia non può essere un caso che i pittori che sono stati più spesso commentati, a volte con frequenza ossessiva (Ingres, Delacroix e Monet nel XIX secolo, Picasso, Matisse e Giacometti nel XX secolo), lo siano stati da scrittori: qualcosa dell’ordine di una parentela segreta, di una filiazione implicita, si è dunque fatta sentire, come un legame naturale, tra l’universo degli inventori di forme e quelli dei creatori del racconto” [21].

L’autore dell’antologia scrive inoltre che “la storia della critica d’arte sembra accreditare con insistenza l’idea (…) di un’eccezione francese” [22]. Essa si materializza nell’esistenza di coppie di letterati ed artisti, il cui abbinamento è “divenuto mitico (…): Aragon e Matisse, Saint-John Perse e Braque, Valéry e Degas, Char e Staël, Bonnefoy e Giacometti. Non si può che essere colpiti dal numero di scrittori che si sono creduti abilitati a parlare di un’arte di cui a volte non conoscevano la tecnica e che non praticavano” [23].

È Baudelaire a scrivere nel suo Salon del 1846: “Io credo sinceramente che la migliore critica d’arte sia quella che è divertente e poetica: non quella fredda ed algebrica che, sotto il pretesto di voler tutto spiegare, non ha né odio né amore, e si spoglia volontariamente di ogni specie di temperamento: un bel quadro è invece la natura riflessa da un artista, e l’interpretazione di quel quadro deve essere l’oggetto di riflessione di uno spirito intelligente e sensibile” [24]. Arte e critica d’arte devono dunque riflettere una qualità comune: il temperamento. Non a caso Zola diceva che un'opera d'arte è “un angolo della creazione visto attraverso un temperamento” [25].


Letteratura e pittura secondo Dethurens

Fig. 7) Una foto di Pascal Dethurens, 2017, @Les Dernières Nouvelles d'Alsace

Écrire la peinture copre i duecento anni che separano i resoconti sui Salons di Denis Diderot (1713-1784), pubblicati tra 1759 e 1781, ed il saggio Le Sexe et l'Effroi appena citato. E tuttavia nell’introduzione Dethurens si pone l’obiettivo di creare una connessione tra gli sviluppi in questi duecento anni e una tradizione di dialogo tra letteratura e pittura ben più lontana e vasta. La seconda di copertina offre una sintesi delle finalità dell’opera:

Le prime descrizioni delle opere d’arte in letteratura risalgono all’antichità, con l’Iliade e l’Eneide. Risale da lì il termine ecfrasi, utilizzato per qualificare un esercizio di stile e una sfida retorica: rendere visibile ciò che non si trova davanti agli occhi del lettore, riprodurre l’indicibile bellezza delle opere d’arte grazie alla magia della parola

Fig. 8) Francesco Furini, Le due Muse (Pittura e Poesia), prima metà del XVII secolo. Fonte: https://www.uffizi.it/opere/pittura-e-poesia 

All’epoca del Rinascimento, le due Muse, l'arte e la poesia, scoprono le loro affinità elettive. A partire da allora poeti e scrittori competono in audacia ed inventività per render conto dei quadri nelle loro opere. Con Diderot, il genere acquisisce i suoi galloni di nobiltà ed entra nella storia della letteratura. Nel corso di più di venti anni, tra 1759 e 1781, egli eccelle nel commentare i Saloni di pittura del Louvre dove espongono Chardin, Greuze, Vernet e Fragonard. In tal modo si stabilisce un riferimento, libero e dinamico, senza usare mezze parole nei giudizi di valore, che possono distruggere o portare in auge i pittori. È questa libertà che ispirerà i grandi momenti della critica d’arte del XIX secolo con Stendhal, Gautier, Baudelaire, Zola, Mirbeau... La loro prosa vibrante ed elevata avrà un ruolo importante nella ricezione dei pittori moderni, come gli impressionisti (in particolare Manet e Monet). Nel XX secolo le sfere della pittura e della letteratura si intersecano, o addirittura si confondono; pittori e scrittori condividono le stesse fonti d’ispirazione e difendono le stesse aspirazioni al rinnovamento estetico. Nascono così le grandi coppie «scrittore-artista»: Proust-Monet, Apollinaire-Picasso, Breton-Ernst, Genet-Giacometti, Beckett-Van Velde, Leiris-Bacon... Ancor più di quanto sia mai stato, in un’emulazione creatrice molto feconda, la piuma degli uni diviene il prolungamento del pennello degli altri.

L’introduzione all’antologia è intitolata “Les poètes de Zeuxis”. L’ovvio riferimento è a uno dei miti fondanti dell’idea dell’arte come riproduzione veritiera della natura, quello della competizione tra i pittori greci Zeusi e Parrasio, narrata da Plinio il Vecchio: Zeusi dipinge chicchi d’uva che ingannano gli uccelli e Parrasio, infastidito da tutti questi pennuti che lo attorniano e cercano invano di mangiare l'uva, dipinge sui chicchi una falsa tendina che, questa volta, inganna non solo gli animali ma Zeusi stesso: quest’ultimo cerca infatti di scostarla con una mano, per liberare l’immagine dei frutti. Dunque, un mito letterario antico ha dato origine ad un modo di pensare l’arte che è giunto fino a noi. “La leggenda originaria – scrive Dethurnes – è senza dubbio bella; ha nutrito per secoli fantasia ed interrogativi. Come storia, ha dato nascita alla fede in un ideale d’arte che si baserà sulla verosimiglianza tra la riproduzione pittorica ed il suo modello. Ha inoltre creato il mito del pittore di genio, al tempo stesso demiurgo e taumaturgo, creatore e mago, il cui sogno più grande è quello di seminare la confusione come se egli potesse cospargere paillettes sullo sguardo degli uomini per cullarli d’illusioni. Ma questa favola mostra soprattutto con quale prontezza gli uomini siano pronti a farsi spettatori, partecipi in tal modo del prodigio e commentatori del miracolo. L’immagine attira lo sguardo allo stesso modo in cui interpella il testo: chi non sarà tentato di descrivere i chicchi d’uva di Zeusi in modo tale da prolungarne l’effetto e perpetuarne la memoria? Una volta che i chicchi siano scomparsi, o nel caso siano comunque invisibili a coloro che non sono là ad ammirarli, almeno la scrittura ne manterrà la traccia per sempre, facendoli vivere in absentia di quella vita silenziosa ed irradiante degli esseri perduti e delle cose cancellate. L’apologo antico cela anche un senso allegorico: davanti al turbamento dell’opera d’arte, nessuno ha il potere di astenersi dal parlare. Gli scrittori sono tutti l’immagine di questi uccelli buongustai, ingannati dalla bellezza delle forme e dei colori del quadro, e desiderosi d’impossessarsi dei chicchi per il loro segreto diletto” [26].

Dethurens nota che è l’impiego di riferimenti alla letteratura (ut pictura poiesis) a giustificare sia gli argomenti degli artisti rinascimentali che pretendono e ottengono che si attribuisca alla pittura la dignità d’arte liberale sia la moltiplicazione, in quell’epoca, di quadri d’ispirazione mitologica, a fianco di quelli di tematica religiosa [27]. Nel Seicento sono Charles Perrault (1628-1703) e Molière (1622-1673) a celebrare in poesia rispettivamente l’arte di Charles le Brun (1619-1690) e Pierre Mignard (1612–1695). Nell’ode Alla gloria della chiesa di Val-de-Grâce [28] composta nel 1669, Molière esalta l’architettura barocca della chiesa progettata da François Mansart (1598–1666), loda le doti del pittore di scuola romana Mignard (suo amico), descrive l’affresco della cupola da parte di quest’ultimo e le sue qualità in termine di composizione e disegno, canta le lodi di Roma e il ruolo dell’affresco e conclude celebrando il ruolo che Luigi XIV e Colbert hanno per la promozione dell’arte a Parigi, esortando quest’ultimo a continuare il suo operato. La poesia si pone dunque un obiettivo più elevato della semplice descrizione delle immagini, ma inaugura una nuova poetica: la scrittura sulla pittura [29]. In termini stilistici Dethurens spiega – citando i primi versi dell’ode– che “l’iperbole lessicale e la nobiltà del metro alessandrino sono scelti per rispondere, sul piano stilistico e metrico, al carattere sontuoso della pittura oggetto d’elogio” [30].



Fig. 9) Pierre Mignard, Ritratto di Jean-Baptiste Poquelin alias Molière, 1658 circa. Fonte: Wikimedia Commons

Fig. 10) François Mansart e altri, Chiesa di Val-de-Grâce, Parigi, 1645-1667. Fonte: Wikimedia Commons

Fig. 11) Pierre Mignard, La gloria dei beati, affresco della chiesa di Val-de-Grâce, Parigi, 1663. Fonte: Wikimedia Commons



Moliere, La Gloire du Val-de-Grâce, 1669

Digne fruit de vingt ans de travaux somptueux,
Auguste bâtiment, temple majestueux,
Dont le dôme superbe, élevé dans la nue,
Pare du grand Paris la magnifique vue,
Et, parmi tant d'objets semés de toutes parts,
Du voyageur surpris prend les premiers regards,
Fais briller à jamais, dans ta noble richesse,
La splendeur du saint voeu d'une grande Princesse,
Et porte un témoignage à la postérité
De sa magnificence et de sa piété …

O frutto degno di vent’anni di lavori sontuoso,
Edificio augusto, tempio maestoso,
La cui cupola superba, elevata nel cielo,
Orna la magnifica vista della grande Parigi
E, fra tanti oggetti disseminati ovunque,
Cattura i primi sguardi del viaggiatore sorpreso,
Fa brillare per sempre, nella tua nobile ricchezza
Lo splendore del santo voto di una grande principessa
E porta testimonianza alla posteriorità
Della sua magnificenza e della sua pietà


Nel 1700 il peso della teoria estetica si impone sia nel quadro della letteratura sia in quello della poesia. Nel mondo tedesco - con Lessing, Baumgarten, Winckelmann, Kant, Schiller e molti altri - nasce il pensiero estetico. Contemporaneamente i Salons del Louvre – che si tengono ogni due anni sotto il patrocinio dell’Accademia reale di pittura e scultura, con l’obiettivo di consolidare una scuola francese indipendente, offrendo agli artisti occasioni di esporre e vendere le loro opere – moltiplicano le occasioni di rendiconto descrittivo delle mostre e delle opere che vengono presentate al pubblico per la prima volta. L’autore mette tuttavia in evidenza come – anche quando fa uso della descrizione – la scrittura sulla pittura si ponga sempre un obiettivo letterario, che va al di là della critica d’arte: anche quando il letterato presenta l’opera ai lettori, come farà per vent’anni Diderot, egli in realtà traduce il linguaggio della visibilità in quello della leggibilità, attuando scelte selettive che “esigono un vero e proprio sforzo d’invenzione e, obbligando l’autore a raffinare lo sguardo, impongono un dovere di creazione” [31].


Fig. 12) Jean-Honoré Fragonard, Ritratto di Denis Diderot, 1769 circa. Fonte: Wikimedia Commons

Si consolida, dunque, con Diderot un genere intermedio tra finzione letteraria e critica d’arte. “Rapidamente Grimm e Diderot s’accordano a che il filosofo, autore nel 1752 dell’articolo sul «Bello» nell’Encyclopédie, descriva ai prestigiosi abbonati [de La Correspondance Littéraire], ovvero ai principali sovrani di corte [tedeschi], i quadri che hanno meritato la sua ammirazione. Tutto deve accadere come se essi avessero potuto essere presenti a questi Saloni senza esservi stati: l’ecfrasi, l’arte della presenza nell’assenza, richiede dai lettori un minimo d’immaginazione e dal loro autore il genio della finzione. Ed è così che è nato, non a margine dell’opera di uno scrittore, ma al cuore della sua produzione e riflessione, un vero e proprio genere letterario. (…) Accettando la sfida, Diderot ha aperto un’era della letteratura (francese in un primo tempo, europea in un secondo) che a distanza di duecento anni non smette d’arricchirsi” [32].


Fig. 13) Henri Fantin-Latour, Omaggio a Delacroix, 1864. Da sinistra a destra, seduti: Louis Edmond Duranty, Henri Fantin-Latour, Jules Champfleury, Charles Baudelaire. In piedi: Louis Cordier, Alphonse Legros, James Whistler, Édouard Manet, Félix Bracquemond, Albert de Balleroy. Al centro, un autoritratto d' Eugène Delacroix. Fonte: Wikimedia Commons

Genere intermedio, si diceva: e tuttavia Dethurens stesso cita l’antologia “Écrire sur la peinture” [33] di Charlotte Maurisson e Agnès Verlet, per notare che, a partire da Diderot, l’uomo di lettere non si occupa più di descrivere quadri immaginari, ma – dedicandosi ad opere d’arti reali e nella maggior parte dei casi contemporanee – finisce per dare un impulso alla critica d’arte. E osserva – in linea con Walter Benjamin [34] - come, in assenza di strumenti di riproduzione di massa delle immagini, la scrittura rimanga per decenni lo strumento privilegiato per far conoscere l’arte al pubblico, offrendo agli scrittori ampi spazi d’incursione nella critica d’arte [35]. Il passo successivo si compie con Stendhal (1783-1842) e soprattutto con Charles Baudelaire (1821-1867). Con Baudelaire “si fondono in un solo scrittore la figura del poeta ed il ruolo di critico d’arte.  (…) Quel che egli insegna è che il discorso sulle arti comporta sempre una poetica: una teoria della poesia come ritmo, figura ed immagine” [36]. Lo seguono Théophile Gautier (1811-1872), Joris-Karl Huysmans (1848-1907) e Octave Mirbeau (1849-1917), i già citati fratelli Goncourt ed Émile Zola (1840-1902). Sono invece più episodiche le descrizioni d’arte di altri grandi come Honoré de Balzac (1799-1850), Victor Hugo (1802-1885) e Gustave Flaubert (1821-1880).

Fig. 14) Édouard Manet, Ritratto di Émile Zola, 1868. Fonte: Wikimedia Commons

Il XX secolo accentua questi motivi, portando al “trionfo degli scritti d’autore sulla pittura. (…) Tutti i grandi scrittori del XX secolo ci hanno consegnato, salvo alcune eccezioni notorie, una serie intera di descrizioni di quadri” [37]. Nella tradizione di Baudelaire (e dunque di scrittori o poeti che hanno fatto incursioni importanti nella critica d’arte) Dethurens cita i nomi di Guillaume Apollinaire (1880-1918), Paul Valéry (1871-1945), Marcel Proust (1871-1922), André Suarès (1868-1948), André Breton (1896-1966), Louis Aragon (1897-1982), Paul Éluard (1895-1952), Pierre Reverdy (1889-1960), Antonin Artaud (1896-1948), Paul Claudel (1868-1955) e Blaise Cendrars (1887-1961) per la prima parte del secolo, nonché Saint-John Perse (1887-1975), René Char (1907-1988), Georges Bataille (1897-1962), Roger Caillois (1913-1978), Henri Michaux (1899-1984), Francis Ponge (1899-1988), Samuel Beckett (1906-1989), Michel Leiris (1901-1990), André Malraux (1901-1976), Philippe Jaccottet (1925-), Jacques Dupin (1927-2012) e Yves Bonnefoy (1923-2016) per la seconda [38]. 


Letteratura e arte d'avanguardia

Si deve anche all’opera degli scrittori e poeti francesi che si cimentano – in alcuni casi a tempo pieno – con la critica d’arte lo straordinario successo dell’arte contemporanea in Francia nel XIX e XX secolo.

Fig. 15) Constantin Guys, Giovane spagnola, senza data. Fonte: Wikimedia Commons
Fig. 16) Odilon Redon, Nuvole fiorite, 1903 circa. Fonte: Wikimedia Commons

Scrive Dethurens: “Certamente, Baudelaire è a volte caduto in errore a proposito del suo tempo, mostrando casi di mancanza di chiaroveggenza in materia di profezia artistica, per esempio prevedendo che Constantin Guys [nota di redazione: che egli considerava l’emblema del pittore dell’età moderna] avrebbe conosciuto grande successo dopo la sua scomparsa. E certamente ancora Rimbaud, come pure Lautréamont, sono rimasti estranei al fascino dei poeti per la pittura. Ma pittori impressionisti come Manet, Monet, Sisley e Pissarro devono enormemente, a partire dal Secondo Impero, ad autori come Mirbeau e Zola; allo stesso modo, un po’ più tardi, Odilon Redon ha un considerevole debito di riconoscenza nei confronti di Huysmans. Il fenomeno non ha fatto che amplificarsi negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale e fra le due guerre, soprattutto grazie alla figura tutelare di Apollinaire. Il poeta (…) non ha solamente conosciuto bene i grandi pittori del suo tempo, ma ha lavorato con alcuni di loro (come Dufy) e ha inoltre soprattutto scritto molto su di loro, sia in numerose liriche (dedicate ad esempio a Delaunay o a Chagall) sia nelle sue critiche dei Saloni (consacrate a De Chirico, Gris e Picasso, ma anche a Marquet, Vlaminck e Matisse) e nei cataloghi delle esposizioni. Quanto all’epoca del surrealismo, è semplicemente impossibile ricordare i suoi poeti senza evocare al tempo stesso i suoi pittori, che si sono radunati sotto un solo stendardo prima dei tempi del dissenso. Tutta la storia del XX secolo non farà altro che accentuare quest’aspetto di fusione delle due arti, rinnovando il mito secolare delle affinità elettive tra la Muse” [39]. 

Fig. 17) Rousseau il Doganiere, La musa che ispira il poeta: ritratto della pittrice Marie Laurencin e del poeta Guillaume Apollinaire, 1909. Fonte: Wikimedia Commons
Fig. 18) Guillaume Apollinaire, Il poeta assassinato, con trentasei litografie di Raoul Dufy, 1926

Un legame così intenso tra letteratura e poesia non poteva non influire sulla stessa critica d’arte francese. È qui che Dethurens cita nell’introduzione alcuni fra i più famosi critici dell’arte contemporanei. Lo storico dell’arte medievale e critico d’arte Roland Recht (1941-), che come lui opera a Strasburgo, definisce la nozione di stile “come quella trama serrata che unisce la struttura alla superficie, ma anche la superficie al pensiero” e spiega che “contrariamente al formalismo di Riegl o all’iconologismo di Panofsky… bisogna cercare intuizioni utili dal lato della poetica”. Così facendo, Recht si ispira alle tesi di Paul Valéry e Yves Bonnefoy, e dunque di poeti che si sono intensamente occupati di critica d’arte [40]. Dethurens ricorda inoltre che Daniel Arasse (1944- 2003), storico dell’arte rinascimentale, riprende la dottrina del già citato filosofo Merleau-Ponty sulla “pittura come pensiero non verbale” e teorizza l’esistenza implicita in ogni opera d’arte di un testo senza parole che corrisponde a quello verbale di un’opera letteraria. Insomma, Dethurens sembra dire che, nel mondo francese, vi è non solamente ancora spazio affinché si consolidi anche nel futuro il dialogo tra letteratura e poesia, ma la critica d’arte più moderna si orienta ad inglobare quel rapporto tra i propri strumenti cognitivi.


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NOTE

[1] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Sollers, Parigi, Citadelles et Mazenod, 2009, 496 pagine.

[2] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, Parigi, Citadelles et Mazenod, 2015, 496 pagine.

[3] Sophie Mouquin et Claire Barbillon, Écrire la sculpture. De l'Antiquité à Louise Bourgeois, Parigi, Citadelles et Mazenod, 2011, 512 pagine.

[4] Sylvain Venayre, Écrire le Voyage. De Montaigne à Le Clézio, Parigi, Citadelles et Mazenod, 2014, 495 pagine.

[5] Daniel Bergez, Écrire l'amour. De l'Antiquité à Marguerite Duras, Parigi, Citadelles et Mazenod, 2015, 511 pagine.

[6] Dethurens, Pascal - Écriture et culture. Écrivains et philosophes face à l'Europe (1918-1950), Parigi e Ginevra, H. Champion, 481 pagine.

[7] Dethurens, Pascal - Musique et littérature au XXe siècle: actes du colloque des 28 et 29 mai 1997, Centre de recherche en littérature générale et comparée, Université des sciences humaines de Strasbourg, Strasburgo, Presses Universitaires de Strasbourg, 1998, 232 pagine.

[8] Dethurens, Pascal - De l'Europe en littérature. Création littéraire et culture européenne au temps de la crise de l'esprit (1918-1939), Ginevra, Droz, 2002, 488 pagine.

[9] Dethurens, Pascal - Peinture et Littérature au XXe siècle, Strasburgo, Presses Universitaires de Strasbourg, 2007, 480 pagine.

[10] De Goncourt, Edmond; de Goncourt, Jules - Journal des Goncourt: mémoires de la vie littéraire, Parigi, E. Fasquelle, 1891-1907.

[11] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 132.

[12] I tre volumi sono disponibili agli indirizzi 
http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6526174g (Primo volume: Watteau, Chardin, La Tour, Boucher), 
http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6526225b?rk=64378;0 (Secondo volume: Greuze, Les Saint-Aubin, Gravelot, Cochin
e http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k65261873?rk=42918;4 (Terzo volume: Eisen, Moreau, Ducourt, Fragonard e Prudhon).


[14] Jouin, Henry - Conférences de l'Académie royale de peinture et sculpture, recueillies, annotées et précédées d'une étude sur les artistes écrivain, Parigi, Quantin, 1883, 552 pagine. Il testo è disponibile su internet. Si veda: 

[15] Foucault, Michel - Ceci n'est par une pipe: deux lettres et quatre dessins de René Magritte, Montpellier, Fata Morgana, 1973, 91 pagine.

[16] Derrida Jacques, Atlan grand format. De la couleur à la lettre, Parigi, Gallimard, 2001, 158 pagine.

[17] Merleau-Ponty, Maurice - L'oeil et l'esprit, Parigi, Gallimard, 1964, 92 pagine.

[18] Deleuze, Gilles - Francis Bacon: logique de la sensation, Parigi, Editions de La différence, 1981, 112 pagine

[19] Serres, Michel - Esthétiques sur Carpaccio, Parigi, Hermann, 1975, 159 pagine.

[20] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 18.

[21] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 19.

[22] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 19.

[23 Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. pp. 19-20.

[24] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 20.

[25] Zola, Emile - Mes haines : causeries littéraires et artistiques; Mon salon; Manet, Parigi, Charpentier, 1893. Citazione a pagina 25. Si veda https://fr.wikisource.org/wiki/Page:Emile_Zola,_Mes_haines_-_Mon_salon_-_Edouard_Manet,_Ed._Charpentier,_1893.djvu/35.

[26] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 7.

[27] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 9.

[28] Il testo integrale in francese è disponibile all’indirizzo

[29] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 9.

[30] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 9.

[31] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 10.

[32] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 12.

[33] Maurisson, Charlotte - Écrire sur la peinture: anthologie et dossier, lecture d'images par Agnès Verlet, Parigi, Gallimard, 2006, 240 pagine.

[34] Benjamin, Walter - Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit (L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica), pubblicata in Tedesco a Parigi nel 1936. In italiano: Benjamin, Walter - L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Tre versioni (1936-1939), a cura di Fabrizio Desideri, Donzelli, Roma 2012.

[35] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 15.

[36] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 15.

[37] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 15.

[38] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 15.

[39] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. pp. 16-17.

[40] Dethurens, Pascal - Écrire la peinture. De Diderot à Quignard, (citato) …. p. 17.


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