Giovanni Mazzaferro.
L'Archivio dei Possessori della Biblioteca Nazionale Marciana e un nuovo libro della biblioteca di Vincenzo Scamozzi
Ragionando da utente, tuttavia, il grande pregio dell’Archivio possessori è quello di essere (anche) un archivio di immagini, consentendo a un occhio allenato la visualizzazione delle marche di possesso. Naturalmente (e non c’è nulla di male in tutto questo) la voce più numerosa, fra gli estensori di firme, timbri e postille, è costituita dagli ‘anonimi’, ovvero da autori per i quali non è stata (ancora) possibile un’identificazione. Le immagini a corredo delle schede servono anche a questo: a stabilire confronti con altri testi o altri manoscritti fisicamente anche molti distanti.
E, ogni tanto, peraltro, le sorprese non mancano. È il caso, ad esempio, della recentissima scoperta di un nuovo esemplare appartenuto alla biblioteca di Vincenzo Scamozzi. Come noto, e come già sottolineato in questo blog recensendo Scamozzi e i libri, il numero monografico della rivista Annali di architettura dedicato agli atti del seminario omonimo tenutosi a Vicenza nel 2015, la biblioteca del celebre architetto vicentino, destinata (da volontà testamentarie) ad essere conservata integra, fu invece smembrata quasi immediatamente dagli eredi, per far fronte ai debiti che Scamozzi stesso aveva contratto per la pubblicazione della sua Idea dell’Architettura Universale.
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L'ex-libris di Vincenzo Scamozzi nell'esemplare 146 D 149.2 della Biblioteca Marciana di Venezia
Licenza https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/legalcode
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L’individuazione degli esemplari facenti parte della biblioteca è resa sufficientemente semplice dal fatto che il proprietario era solito scrivere sul frontespizio la dicitura Ex libris Vinc.(en)ti Scamotij. La comunità scientifica internazionale (in particolare Katherine Isard) lavora da tempo sulla ricostruzione virtuale della biblioteca dell’architetto per capirne l’intreccio degli interessi intellettuali. Fino ad oggi sono stati rintracciati una ventina di libri con l’ex-libris scamozziano e le fonti hanno testimoniato l’esistenza di altri quattro volumi ad oggi scomparsi. Molto recente (agosto 2016) è la segnalazione di Guido Beltramini su Il Sole 24Ore di un esemplare del De architectura di Vitruvio nella prima traduzione italiana di Cesare Cesariano (1521) postillato dall’architetto vicentino e in possesso di un notaio comasco.
Alla lista (consultabile su Scamozzi e i libri) va ora aggiunto un esemplare del De gentibus et familiis Romanorum Richardi Streinni baronis Schuuarzenauii, ovvero di un’edizione degli eredi di Manuzio del 1571 di cui fu autore Richard Strein (o Richard Strinius) von Schwartzenau, erudito tedesco di fede protestante, a lungo al servizio dell’imperatore e ispettore della Biblioteca imperiale. Secondo una prassi che risale almeno al secolo precedente, Strein faceva parte di una schiera di giuristi tedeschi che avevano coltivato la passione per l’umanesimo e, soprattutto, per l’antiquaria. Passione ampiamente condivisa – come noto – da Scamozzi, fra i cui testi sappiamo già essere presenti Le antichità della città di Roma di Lucio Fauno (1553), i Romanorum antiquitatum libri decem di Johannes Rosinus (1583), la Roma ristaurata di Flavio Biondo (1558) e la guida alle antichità di Roma del Marliani in un’edizione postuma del 1588; conosciamo bene, inoltre, una serie di indici (i Sommari) in cui sono elencati luoghi particolarmente importanti di opere antiche. Fra questi i passaggi relativi a Roma nelle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, probabilmente estratti da Li ultimi X Libri di Giosefo de le antichità giudaiche, stampati a Venezia nel 1544 (l’opera proponeva i libri dall’XI in poi; l’indice di Scamozzi comincia citando un brano dal XII libro).
Il volume di Richard Strein è conservato presso la Biblioteca Marciana con segnatura 146 D 149.2. Contiene anche una postilla manoscritta in corrispondenza di p. 32 (consultabile nell’Archivio Possessori). Strein, insomma, è l’ultimo arrivato, ma rientra pienamente negli interessi di Scamozzi e non costituisce certo una sorpresa per chi lo ha studiato a fondo. L’augurio è che, con l’ampliamento dell’Archivio online della Marciana, si giunga rapidamente a nuove scoperte.


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