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lunedì 3 ottobre 2016

Gianfrancesco Buonamici. Delle Cose Notabili d'Arimino. A cura di Patrizia Alunni


Recensione di Giovanni Mazzaferro
English Version

Gianfrancesco Buonamici
Delle Cose Notabili d’Arimino
Edizione critica e note di Patrizia Alunni
Fotografie di Gilberto Urbinati


Rimini, NFC edizioni Guaraldi, 2016


Rimini, Arco di Augusto.
© 2015 Gilberto Urbinati. Per gentile concessione dell'autore

La Biblioteca Gambalunga di Rimini conserva, con segnatura Sc-Ms 1321, un manoscritto anonimo intitolato Delle Cose Notabili d’Arimino. Il manoscritto, facente parte un tempo di una miscellanea posseduta dal canonico Zeffirino Gambetti, è stato riscoperto solo alla fine dello scorso secolo ed attribuito all’architetto riminese Gianfrancesco Buonamici (1692-1759). Destinato alla stampa, è sfortunatamente rimasto incompleto, molto probabilmente per la morte del suo autore; testimonianza di questa incompletezza sono gli spazi bianchi lasciati nel testo, che dovevano essere completati con dati tecnici evidentemente da recuperare in un secondo momento (date, misure etc), ma soprattutto la dolorosa assenza della descrizione del Tempio Malatestiano (all’epoca Chiesa di San Francesco, ma oggi cattedrale di Santa Colomba). Il manoscritto viene oggi pubblicato per la prima volta, a cura di Patrizia Alunni, e con un ricco apparato fotografico realizzato per l’occasione per merito di Gilberto Urbinati, grazie al quale è possibile vedere a colori tutte le opere superstiti citate dal Buonamici.

Rimini, Ponte di Augusto e Tiberio.
© 2015 Gilberto Urbinati.Per gentile concessione dell'autore
 

I perché di una guida storico-artistica

Subito ci si pone una domanda: nel 1754 (vale a dire al massimo cinque anni prima) Giovan Battista Costa aveva dato alle stampe la guida di Carlo Francesco Marcheselli intitolata Pitture delle chiese di Rimino. Si trattava della prima guida della città. Buonamici doveva conoscerla senza dubbio alcuno. Lo dimostra anche il fatto che in molte occasioni si limita a parafrasarla. Perché, dunque, scriverne una nuova? La si deve ritenere una reazione alla pubblicazione del 1754? Sembrerebbe di cogliere un accento polemico in tal senso, leggendo all’inizio del Libro secondo:

Arimino di tali ornamenti non è arricchita al pari delle primarie città d’italia, non è ella però totalmente priva; e tuttavia in lei sì riguardevoli cose s’osservano, che ben degne sono delle studiose ricerche degli eruditi. In fatti noi veggiamo tutto di passaggieri girsene per questa città attenti osservando e ricercando ansiosi di rinvenire ciò, che la fama di lei ha promulgato, lo che certamente fanno con grave loro incomodo e proveduti soventi di tali guide, le quali più nocamento loro recano, che vantaggio”.

Si può cioè pensare che Buonamici ritenesse fatta male la guida di Marcheselli-Costa e necessario proporne un’altra più completa? E tuttavia, l’analisi comparata fra i due scritti dimostra che molto spesso le attribuzioni dell’una sono quelle dell’altra, né il livello di lettura critica delle opere (sostanzialmente riferito a un gusto classicista) si discosta in maniera significativa.


Benedetto Coda, Lo sposalizio di San Giuseppe e della Vergine, Rimini, Museo della Città
© 2015 Gilberto Urbinati. Per gentile concessione dell'autore

In realtà, molto probabilmente, Buonamici pensa alla realizzazione di un’opera diversa rispetto a quella del Marcheselli. Perché davvero ad opere diverse siamo di fronte. In particolare le Cose Notabili d’Arimino si compongono di due libri: nel libro viene presentata la storia della città, dagli antichi romani in poi, con particolare attenzione ad aspetti (come la presenza di reliquie nei centri di culto) che derivano da una tradizione annalistica precedente. Nella seconda, invece, si presenta il vero e proprio percorso attraverso le chiese e gli oratori cittadini (e nelle immediate vicinanze) con un tragitto diverso rispetto a quello proposto dal Marcheselli. Buonamici punta dunque alla realizzazione di una guida storico-artistica, più complessa e variegata rispetto a quella già pubblicata cinque anni prima. Impossibile, poi, non notare la differenza evidente che viene dimostrata nell’attenzione conferita ai principali monumenti riminesi di epoca romana, vale a dire l’Arco di Augusto e il ponte di Tiberio, semplicemente menzionati da Marcheselli e invece oggetto di una trattazione di diverse pagine da parte di Buonamici. Credo sia molto giusto quanto scritto nella quarta di copertina del volume: quella dell’autore, nel caso specifico, si dimostra essere un' "attenzione professionale rivolta all’architettura degli edifici e alla trattazione dei monumenti", un’attenzione che si sostanzia anche nell’utilizzo di un lessico architettonico maneggiato con sicurezza, che non può essere quello di un puro dilettante.

In realtà, poi, è probabile che le Cose Notabili fossero destinate ad essere parte di un progetto ancor più ambizioso di cui Patrizia Alunni parla nell’introduzione (p. 9), ovvero quello di stampare tre tomi che rappresentassero la summa della sua esperienza artistica ed erudita. I primi due avrebbero dovuto contenere la descrizione e i disegni della Cattedrale di Ravenna (da lui ricostruita nel 1734), con un’appendice epigrafica, mentre il terzo doveva riguardare le fabbriche più importanti di Rimini (Arco di Augusto e Ponte di Tiberio). È possibile che questo terzo tomo fosse in realtà le Cose notabili di Rimini, spingendosi quindi ad illustrare anche il patrimonio artistico cittadino e non solo i due monumenti romani in questione.

Paolo Caliari detto il Veronese, La Madonna tra i Santi Pietro e Paolo e il martirio di San Giuliano,
Rimini, Chiesa di San Giuliano
© 2015 Gilberto Urbinati. Per gentile concessione dell'autore

Giorgio Picchi, La morte della falsa moglie sulla piazza di Rimini,
Rimini, Chiesa dei Santi Bartolomeo e Marino
© 2015 Gilberto Urbinati. Per gentile concessione dell'autore

Chi ne è il vero autore?

Ad onor del vero, è qui necessario dar conto di alcune perplessità della curatrice in merito all’autografia dell’opera, che è stata assegnata da altro studioso al Buonamici sulla base di evidenze interne e di un confronto calligrafico con altro manoscritto (anch’esso anonimo) ritenuto del Buonamici. Patrizia Alunni non ne è così certa. In particolare non può fare a meno di ricordare la stretta collaborazione tra l’architetto e il dottor Paolo Andrea Draghi, medico facente parte dei circoli eruditi riminesi. La curatrice segnala l’esistenza di un manoscritto intitolato Ragionamento apologetico d’Andronico Flaminio a Filalete per il Cavaliere Gianfrancesco Buonamici, opera del Draghi (Andronico Flaminio è il soprannome accademico di Draghi). Bene, questo manoscritto risulta essere praticamente identico a un volumetto a stampa intitolato invece Ragionamento apologetico di Aceste Italico a Filalete in risposta alle riflessioni sopra un disegno del Cavalier Gianfrancesco Buonamici, che è da attribuirsi a quest’ultimo, posto che Aceste Italico era il suo soprannome. La cosa sembra difficile, ma in realtà si può così riassumere: Buonamici avrebbe stampato a suo nome (e probabilmente d’accordo con Draghi) un’opera scritta da quest’ultimo. Se si confronta poi il manoscritto di Draghi con quello delle Cose Notabili conservato alla Biblioteca Gambalunga, se ne ricava facilmente che la calligrafia è identica e che la maniera in cui sono state strutturate le pagine (testo diviso su due colonne, quella di destra usata per le note aggiunte) è la medesima. Cosa se ne deve desumere? Che in realtà le Cose Notabili sono di Draghi? La curatrice non si spinge così oltre, e secondo me fa bene, proprio per quella proprietà lessicale mostrata dall’autore nel manoscritto in corrispondenza delle descrizioni dell’Arco di Augusto e del Ponte di Tiberio, tipica di un architetto (e non di un dilettante erudito). Preferisce invece parlare del frutto di una collaborazione a quattro mani. Resta il fatto (curioso) che delle due guide artistiche prodotte a Rimini a metà del ‘700, la prima è di Marcheselli, ma con interventi consistenti di Costa, e la seconda vede l’autografia suddivisa fra Buonamici e Draghi.


Guido Cagnacci, La transverberazione di Santa Teresa, l'estasi di Santa Maddalena de' Pazzi
e la visione di Sant'Andrea Corsini
, Rimini, Chiesa di San Giovanni Battista
© 2015 Gilberto Urbinati. Per gentile concessione dell'autore

Il gusto del Settecento


Chiunque sia stato il reale autore delle Cose Notabili non sfugge – come detto – a un gusto che è quello del tempo. Grande apprezzamento per i maestri del Seicento e del Settecento; pochi riferimenti al Quattrocento (che, nella sostanza, si limitano alla citazione del Ghirlandaio, il cui principale merito è essere maestro di Michelangelo). Le opere dei primitivi sono ricordate in via del tutto incidentale e più che altro per corroborare tradizioni popolari. Cito un solo caso, quello della Chiesa di San Giuliano, dove, sotto una pala del Veronese, è ricordata una “grand’arca di marmo entro cui riposano le reliquie del santo martire Giuliano”. Di quest’arca si dice che sia giunta miracolosamente dal mare e ne fa fede “una tavola dipinta già quattrocento quarant’anni addietro… divisata ancora in molti spartimenti ed in essi partitamente vedesi espressa la storia della miracolosa venuta” (p. 131). Non è il caso di censurare l’incapacità di lettura stilistica (tutto quello che è antico viene genericamente indicato come opera di Giotto). Buonamici è figlio dei suoi tempi, e ce lo dimostra ampiamente. 

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