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lunedì 18 luglio 2016

Giovanni Mazzaferro. Ancora un nuovo esemplare postillato delle 'Vite' vasariane: l'Anonimo della Biblioteca Marciana di Venezia


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Giovanni Mazzaferro
Ancora un nuovo esemplare postillato delle Vite vasariane: l’Anonimo della Biblioteca Marciana di Venezia



Biblioteca Marciana di Venezia, Vite del Vasari in edizione Giuntina (1568)
Postilla a 45 D44, c. b1v
Fonte: http://marciana.venezia.sbn.it/immagini-possessori/963-non-identificati
Prosegue l’individuazione di nuovi esemplari postillati delle Vite vasariane, dopo la pubblicazione del Censimento dei medesimi avvenuta su questo blog il mese scorso. Questa volta ad essere presa in esame sarà una copia della Giuntina conservata presso la Biblioteca Marciana di Venezia. In proposito, non posso che ringraziare la Dr.ssa Elisabetta Sciarra, Responsabile per il Libro Antico del Dipartimento Catalogazione e Sviluppo delle Collezioni in Marciana, la quale, semplicemente spinta da curiosità dopo aver letto il censimento, non solo ha provveduto ad individuare l’esemplare annotato, ma ha anche fatto pubblicare sul sito della Marciana gran parte delle postille, che potrete così vedere cliccando qui sopra.

Tutte le informazioni riferite all’esemplare vengono inserite; come al solito, nel Censimento generale, questa volta col numero 19. Il Censimento è consultabile cliccando qui sopra.

[Esemplare 19]
Anonimo della Biblioteca Marciana

Edizione commentata: Giuntina
Conservato presso: Biblioteca Marciana di Venezia, segnatura 45-D44
Riferimenti bibliografici: http://marciana.venezia.sbn.it/immagini-possessori/963-non-identificati

Note:
I tre volumi delle Vite vasariane in ediione giuntina conservati in Marciana con segnature che vanno da 45-D42 a D44 sono appartenuti alla biblioteca dell’erudito veneziano Apostolo Zeno (1668-1750) e ne riportano il relativo crittogramma. È tuttavia certo che le postille, che riguardano il solo terzo volume, ovvero quello marcato D44, non sono sue. Appaiono infatti come sostanzialmente coeve con la pubblicazione del testo, e comunque non riconducibili a fine ‘600/inizio ‘700. Appare peraltro molto probabile che l’anonimo annotatore non sia veneto, per almeno tre motivi: in nessuna delle note compare la vena polemica nei confronti di Vasari che è tipica del mondo veneto nella contrapposizione fra “colore” e “disegno”; non risultano venetismi di sorta; gli interessi dell’annotatore si concentrano (oltre che sull’ “antico” contenuto nella lettera di Giovan Battista Adriani) sugli artisti della maniera tosco-romana (con sconfinamenti su artisti ‘lombardi’). Nessuna nota riguarda artefici veneti.

Dico subito che quelle dell’anonimo della Marciana sono chiaramente note di studio. Rarissimi (li vedremo) sono i casi in cui si apportano informazioni ulteriori rispetto al testo. Sono note ad inchiostro rosso, in alcuni casi abbastanza slavato a causa del tempo, e sono belle, eleganti, visivamente piacevoli specie perché accompagnate da segni grafici e disegni di particolare fascino. È difficile ad esempio non citare un bellissimo quarto di luna dal cui vertice inferiore si diparte una linea serpentinata che segnala di fatto tutta la pagina 996. Non si tratta naturalmente di un caso. Questa (che è la nota più bella) evidenzia uno dei passi più celebri dell’opera, quello in cui Vasari spiega la genesi dell’opera, la cui idea sarebbe sorta durante una cena a Palazzo Farnese con vari commensali fra cui Paolo Giovio, che lo avrebbe spinto a intraprendere il progetto (nel 1546). 

Biblioteca Marciana di Venezia, Vite del Vasari in edizione Giuntina (1568)
Postilla a 45 D44, p. 996
Fonte: http://marciana.venezia.sbn.it/immagini-possessori/963-non-identificati

Le postille servono quasi esclusivamente da promemoria. Difficile dire se per chi le ha scritte e disegnate (e davvero le capacità di disegno deliziano gli occhi) o se per lettori futuri (verrebbe da pensare a un ruolo di istitutore di qualche giovane nobile dell’epoca). Purtroppo devo anche segnalare che una rilegatura posteriore (come capita spesso) ha fatto sì che le note venissero mutilate ai margini esterni in maniera tale da renderle di difficile lettura.

Grazie alle postille si coglie, ad esempio, il particolare interesse dell’annotatore per il programma iconografico della villa farnesiana di Caprarola realizzato da Annibal Caro e descritto dal medesimo in una lettera che Vasari inserisce nella vita di Taddeo Zuccari. Tutto il testo della lettera del Caro è sistematicamente postillato. Più avanti la biografia di Michelangelo è ricchissima di segnalazioni grafiche. Nell’impossibilità, per motivi di spazio, di illustrarle per esteso, segnalo che cliccando qui sopra è possibile vedere gran parte delle postille sul sito della Biblioteca Marciana.

Biblioteca Marciana di Venezia, Vite del Vasari in edizione Giuntina (1568)
Postilla a 45 D44, p. 707
Fonte: http://marciana.venezia.sbn.it/immagini-possessori/963-non-identificati

Sono tre le postille in cui l’autore sembra aggiungere un apporto personale. Vediamole singolarmente:
  • a p. 557 (nella vita dedicata a Benvenuto Garofalo, ma dedicata anche ad artefici emiliani e lombardi) Vasari scrive a proposito di Prospero Clementi che era uno scultore modenese. L’annotatore corregge dicendo (correttamente) che era di Reggio Emilia;
  • a p. 558, sempre nell’ambito dello stesso biografia, ma questa volta parlando degli artefici mantovani, Vasari cita un Giovan Battista Mantovano, intagliatore di stampe, che ebbe tre figli, di cui una femmina, chiamata Diana che “intaglia anch’ella tanto bene, che è cosa maravigliosa”. Il postillatore annota nel margine destro “Notta di una donna che intaglia chiamata Diana dela quale ne ho [n.d.r ma potrebbe essere anche un “ha”] una certa carta a Roma”. Diana Mantovana, in effetti, si spostò a Roma nel 1575 circa dopo le nozze con Francesco da Volterra e qui godette di buona notorietà;
  • a p. 564, ancora una volta nella biografia “collettiva” del Garofalo, Vasari cita Lattanzio Gambaro (o Gambara, come è chiamato oggi) come il miglior pittore bresciano contemporaneo. L’annotatore aggiunge: “Di questo Latantio sono di molte bele opere nel Duomo di parma. La vita di Cristo et passione”, segnalando quindi la presenza degli affreschi dell’artista eseguiti a Parma fra 1567 e 1573, che ovviamente non compaiono nella Giuntina (pubblicata nel 1568 e aggiornata per Parma al 1566).

Senza svelarne il nome, le tre postille in questione ci rivelano però il profilo di un uomo molto aggiornato sul mondo farnesiano, sia per quanto riguarda il giovane ducato di Parma sia per ciò che concerne la corte romana della potente famiglia. Da qui l’attenzione alla Villa di Caprarola e, di fatto, a tutta quella schiera di artisti che ebbero modo di frequentare le stanze di Palazzo Farnese e di fruire del mecenatismo della famiglia. Probabile che in questo entourage vada cercato il nome dell’anonimo postillatore. Mi auguro che la pubblicazione delle postille su Internet possa portare rapidamente al riconoscimento della sua calligrafia.


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