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lunedì 16 dicembre 2013

Orfeo Boselli. Osservazioni della scoltura antica. Ed. S.P.E.S., 1978

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Orfeo Boselli
Osservazioni della scoltura antica
dai manoscritti Corsini e Doria
e altri scritti

A cura di Phoebe Dent Weil

S.P.E.S Studio per Edizioni Scelte, 1978



Orfeo Boselli, Busto del Cardinal Girolamo Colonna, Roma, Collezione privata
Fonte: http://www.adsi.it/capolavori-da-scoprire-colonna-pallavicini-patrizi-montoro-2007/


[1] Nel paratesto:

“Nel momento in cui si fa più viva l’esigenza di una interpretazione storica della tecnica le «Osservazioni della scoltura antica» di Orfeo Boselli, allievo di François Du Quesnoy, s’impongono all’interesse degli studiosi della scultura antica e seicentesca. Essi vi trovano le norme per modellare e lavorare il marmo, fare i ritratti e le statue intere, panneggiare e porre in simmetria, che, desunte dalle testimonianze figurative e letterarie dell’antichità, furono particolarmente accette a molti scultori del Seicento.
Il trattato ancora inedito del Boselli è qui riprodotto in anastatica dal manoscritto della Corsiniana, le cui lacune sono state colmate dalla trascrizione di una copia esistente nell’Archivio Doria Pamphili, sinora sconosciuta. Ai due testi è stata conservata, nella presente edizione, la numerazione originale per fogli. Ad essa, evidenziata a piè di pagina, fanno riferimento le copiose note, l’indice e l’utilissimo elenco delle collezioni e dei collezionisti di scoltura antica, arricchito da copiosi riferimenti bibliografici.
Nell’appendice sono pubblicati in anastatica altri scritti inediti del Boselli, conservati nella Vaticana: «La nobiltà della scoltura», lezione recitata nell’Accademia di S. Luca il 30 dicembre 1663, seguita dalla «Apologia» della stessa lezione. Chiude l’appendice un saggio sul valore del bozzetto-modello di Phoebe Dent Weil della Università di Washington (Center of Archaeometry), nota per le sue ricerche sul restauro delle statue antiche, alle cui cure si deve questa edizione.”



Orfeo Boselli, Statua di San Benedetto, Cappella di San Benedetto, Chiesa di Sant'Ambrogio della Massima, Roma
Fonte: http://www.poloromano.beniculturali.it/index.php?it/377/3-cappella-di-san-benedetto


[2] Le Osservazioni della scoltura antica non furono mai pubblicate. Come detto, la presente è la ristampa anastatica del manoscritto che le contiene (del manoscritto, si badi bene, e non di un’opera a stampa; di qui qualche difficoltà nella lettura del testo; meglio sarebbe stato avere una trascrizione moderna, ma ci si rende conto che ben altro impegno economico avrebbe comportato l’impresa). Il manoscritto di riferimento è conservato nella Biblioteca Corsiniana, fondo Corsinia Vetus n. 1391, collocaz. 36-F-27. Il testo, che sicuramente è quello su cui Boselli preparò una pubblicazione mai avvenuta, presenta tre lacune, in corrispondenza dei fogli 25-27, del foglio 57 e dei fogli 63-66. Le lacune dei fogli 25-27 e 63-66 sono state colmate integrando con un secondo manoscritto, conservato presso la Biblioteca Doria-Pamphili (n. 115), che costituisce una copia settecentesca del trattato. La mancanza del foglio 57 è dunque l’unica a permanere. La curatrice conosce un terzo esemplare del trattato, conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Palatino 833), a cui non fa riferimento perché largamente incompleto (mancano due dei cinque Libri che compongono l’opera). Non conosce invece un’ulteriore copia, anch’essa ampiamente mutila, presente nella Biblioteca ariostea di Ferrara (Nuove Accessioni 61). Tutte queste precisazioni per segnalare che, nel 1994, Antonio P. Torresi ha curato l’edizione del trattato basandosi proprio sugli esemplari della Centrale di Firenze e dell’Ariostea di Ferrara (Orfeo Boselli, Osservazioni sulla scultura. I manoscritti di Firenze e di Ferrara §00223§, Ferrara, Liberty house, 1994), ovvero su quelli più incompleti. Di fatto, la critica ha continuato a citare la versione annotata dalla Dent Weil come quella di riferimento.

[3] Sul frontespizio settecentesco del manoscritto Doria-Pamphili compare indicata la data 1650. Da evidenze interne risulta probabile, invece, che quanto meno la maggior parte del trattato sia stata scritta nel 1657.

[4] Nella sua introduzione, la curatrice sottolinea alcuni aspetti che brevemente richiamiamo. Il trattato si inserisce in una lunga tradizione che risale a Leon Battista Alberti e che mira da un lato all’inserimento del fare artistico nel novero delle arti liberali, dall’altro allo sforzo di fornire basi teoriche ma anche pratiche volte all’insegnamento della materia per le giovani generazioni; nel titolo del trattato si parla di “scultura”, ma in realtà Boselli si occupa solo di un certo tipo di scultura: “Boselli, following Michelangelo, defines true sculpture as marble carving, unlike Pliny and Pomponius Gauricus for whom true sculpture is that cast in bronze” (pp. XIII-XIV). Non sappiamo moltissimo della vita di Boselli (anzi). In questo senso le informazioni più attendibili sono quelle fornite da Fioravante Martinelli nel suo Roma ornata dall’Architettura, Pittura e Scoltura; Boselli comunque frequentò gli ambienti dell’Accademia di San Luca, in cui entrò a pieno titolo nel 1650 e di cui divenne Principe nel 1667, pochi mesi prima della morte. Il suo pensiero teorico si inserisce nel grande filone del classicismo seicentesco ed in questo senso è assai lontano dalla figura dominante nella scultura romana dell’epoca, ossia quella di Gian Lorenzo Bernini. Il trattato di Boselli ricopre anche particolare importanza ai fini di una migliore ricostruzione del fenomeno del collezionismo di statue antiche: “Boselli’s lifetime spans the period of formation and growth of the great Roman collections of antiquities during the first half of the seventeenth century. The Osservazioni reflects the passionate antiquarian fever that so pervaded the time and that was to have such a persistant influence in future years. By midcentury the quality and quantity of antique sculpture assembled in Roman collections was to remain unparalleled. Boselli’s familiarity with the major and minor Roman collections as student, restorer, dealer and friend of collectors provides us with some extremely rare and important information. Boselli provides as well a rare insight into aesthetic judgement of the period, telling us which sculptural works he considers important and why… Boselli mentions over thirty collections and collectors, including himself, and over one-hundred-fifty specific sculptural works plus monuments and excavations. Given the sparse and scattered information on Roman collections of antiquities during this period, an effort is made here in the «Index of Collections» to combine Boselli’s information with that contained in the various guide books, travel diaries, notices, memorie, catalogues, and books of engravings in the hope of paving the way toward a more thorough study of this fascinating subject” (p. XVIII).

[5] La ristampa anastatica del manoscritto è seguita a) da una bibliografia generale; b) da una bibliografia boselliana, ovvero dei testi citati nel trattato di Boselli; c) dalle note al manoscritto; d) da un indice generale che richiama molto la presenza di Paola Barocchi (ringraziata nella prefazione), ovvero con fitta trama di “grandi voci” e sottovoci; e) da un indice delle collezioni e dei collezionisti di sculture antiche; f) da un indice delle sculture e dei monumenti antichi. Tutti questi materiali, così come le pagine introduttive e il saggio in appendice sul rapporto bozzetto-modello sono in lingua inglese. Sempre in appendice, come ricordato all’inizio, compaiono le ristampe anastatiche de La nobiltà de la scoltura. Lezione recitata ne l’Academia del Disegno in S.Luca… il Di 30 Decembre anno 1663 e la successiva Apologia della lezione, in risposta alle critiche di un “censore francese” non meglio identificato.

[6] Si veda anche Elisabetta Di Stefano, Orfeo Boselli e la “nobiltà” della scultura (Palermo, Aesthetica, 2002)

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