Orfeo Boselli
Osservazioni della scoltura antica
dai manoscritti Corsini e Doria
e altri scritti
A cura di Phoebe Dent Weil
S.P.E.S Studio per Edizioni Scelte, 1978
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| Orfeo Boselli, Busto del Cardinal Girolamo Colonna, Roma, Collezione privata Fonte: http://www.adsi.it/capolavori-da-scoprire-colonna-pallavicini-patrizi-montoro-2007/ |
[1] Nel paratesto:
“Nel
momento in cui si fa più viva l’esigenza di una interpretazione storica della
tecnica le «Osservazioni della scoltura antica» di Orfeo Boselli, allievo di
François Du Quesnoy, s’impongono all’interesse degli studiosi della scultura
antica e seicentesca. Essi vi trovano le norme per modellare e lavorare il
marmo, fare i ritratti e le statue intere, panneggiare e porre in simmetria,
che, desunte dalle testimonianze figurative e letterarie dell’antichità, furono
particolarmente accette a molti scultori del Seicento.
Il
trattato ancora inedito del Boselli è qui riprodotto in anastatica dal
manoscritto della Corsiniana, le cui lacune sono state colmate dalla
trascrizione di una copia esistente nell’Archivio Doria Pamphili, sinora
sconosciuta. Ai due testi è stata conservata, nella presente edizione, la
numerazione originale per fogli. Ad essa, evidenziata a piè di pagina, fanno
riferimento le copiose note, l’indice e l’utilissimo elenco delle collezioni e
dei collezionisti di scoltura antica, arricchito da copiosi riferimenti
bibliografici.
Nell’appendice
sono pubblicati in anastatica altri scritti inediti del Boselli, conservati
nella Vaticana: «La nobiltà della scoltura», lezione recitata
nell’Accademia di S. Luca il 30 dicembre 1663, seguita dalla «Apologia» della
stessa lezione. Chiude l’appendice un saggio sul valore del
bozzetto-modello di Phoebe Dent Weil della Università di Washington (Center of
Archaeometry), nota per le sue ricerche sul restauro delle statue antiche, alle
cui cure si deve questa edizione.”
[2]
Le Osservazioni della scoltura antica
non furono mai pubblicate. Come detto, la presente è la ristampa anastatica del
manoscritto che le contiene (del manoscritto, si badi bene, e non di un’opera a
stampa; di qui qualche difficoltà nella lettura del testo; meglio sarebbe stato
avere una trascrizione moderna, ma ci si rende conto che ben altro impegno
economico avrebbe comportato l’impresa). Il manoscritto di riferimento è
conservato nella Biblioteca Corsiniana, fondo Corsinia Vetus n. 1391, collocaz.
36-F-27. Il testo, che sicuramente è quello su cui Boselli preparò una
pubblicazione mai avvenuta, presenta tre lacune, in corrispondenza dei fogli
25-27, del foglio 57 e dei fogli 63-66. Le lacune dei fogli 25-27 e 63-66 sono
state colmate integrando con un secondo manoscritto, conservato presso la Biblioteca
Doria-Pamphili (n. 115), che costituisce una copia
settecentesca del trattato. La mancanza del foglio 57 è dunque l’unica a
permanere. La curatrice conosce un terzo esemplare del trattato, conservato
presso la Biblioteca Nazionale
Centrale di Firenze (Palatino 833), a cui non fa riferimento perché largamente
incompleto (mancano due dei cinque Libri che compongono l’opera). Non conosce
invece un’ulteriore copia, anch’essa ampiamente mutila, presente nella
Biblioteca ariostea di Ferrara (Nuove Accessioni 61). Tutte queste precisazioni
per segnalare che, nel 1994, Antonio P. Torresi ha curato l’edizione del
trattato basandosi proprio sugli esemplari della Centrale di Firenze e
dell’Ariostea di Ferrara (Orfeo Boselli, Osservazioni
sulla scultura. I manoscritti di Firenze e di Ferrara §00223§, Ferrara,
Liberty house, 1994), ovvero su quelli più incompleti. Di fatto, la critica ha
continuato a citare la versione annotata dalla Dent Weil come quella di
riferimento.
[3]
Sul frontespizio settecentesco del manoscritto Doria-Pamphili compare indicata
la data 1650. Da evidenze interne risulta probabile, invece, che quanto meno la
maggior parte del trattato sia stata scritta nel 1657.
[4]
Nella sua introduzione, la curatrice sottolinea alcuni aspetti che brevemente
richiamiamo. Il trattato si inserisce in una lunga tradizione che risale a Leon Battista Alberti e che mira da un lato all’inserimento del fare artistico nel
novero delle arti liberali, dall’altro allo sforzo di fornire basi teoriche ma
anche pratiche volte all’insegnamento della materia per le giovani generazioni;
nel titolo del trattato si parla di “scultura”, ma in realtà Boselli si occupa
solo di un certo tipo di scultura: “Boselli, following Michelangelo, defines
true sculpture as marble carving, unlike Pliny and Pomponius Gauricus for whom true sculpture is that cast in bronze” (pp. XIII-XIV). Non sappiamo
moltissimo della vita di Boselli (anzi). In questo senso le informazioni più
attendibili sono quelle fornite da Fioravante Martinelli nel suo Roma ornata dall’Architettura, Pittura e
Scoltura; Boselli comunque frequentò gli ambienti dell’Accademia di
San Luca, in cui entrò a pieno titolo nel 1650 e di cui divenne Principe nel
1667, pochi mesi prima della morte. Il suo pensiero teorico si inserisce nel
grande filone del classicismo seicentesco ed in questo senso è assai lontano
dalla figura dominante nella scultura romana dell’epoca, ossia quella di Gian Lorenzo Bernini. Il trattato di Boselli ricopre anche particolare importanza ai
fini di una migliore ricostruzione del fenomeno del collezionismo di statue
antiche: “Boselli’s lifetime spans the period of formation and growth of the
great Roman collections of antiquities during the first half of the seventeenth
century. The Osservazioni
reflects the passionate antiquarian fever that so pervaded the time and
that was to have such a persistant influence in future years. By midcentury the
quality and quantity of antique sculpture assembled in Roman collections was to
remain unparalleled. Boselli’s familiarity with the major and minor Roman
collections as student, restorer, dealer and friend of collectors provides us
with some extremely rare and important information. Boselli provides as well a
rare insight into aesthetic judgement of the period, telling us which
sculptural works he considers important and why… Boselli mentions over thirty
collections and collectors, including himself, and over one-hundred-fifty
specific sculptural works plus monuments and excavations. Given the sparse and
scattered information on Roman collections of antiquities during this period,
an effort is made here in the «Index of Collections» to combine Boselli’s
information with that contained in the various guide books, travel diaries,
notices, memorie, catalogues, and
books of engravings in the hope of paving the way toward a more thorough study
of this fascinating subject” (p. XVIII).
[5]
La ristampa anastatica del manoscritto è seguita a) da una bibliografia
generale; b) da una bibliografia boselliana, ovvero dei testi citati nel
trattato di Boselli; c) dalle note al manoscritto; d) da un indice generale che
richiama molto la presenza di Paola Barocchi (ringraziata nella prefazione),
ovvero con fitta trama di “grandi voci” e sottovoci; e) da un indice delle
collezioni e dei collezionisti di sculture antiche; f) da un indice delle
sculture e dei monumenti antichi. Tutti questi materiali, così come le pagine
introduttive e il saggio in appendice sul rapporto bozzetto-modello sono in
lingua inglese. Sempre in appendice, come ricordato all’inizio, compaiono le
ristampe anastatiche de La nobiltà de la
scoltura. Lezione recitata ne l’Academia del Disegno in S.Luca… il Di 30
Decembre anno 1663 e la successiva Apologia
della lezione, in risposta alle critiche di un “censore francese” non meglio
identificato.


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