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venerdì 13 dicembre 2013

Jonathan Richardson sr. & jr. Traité de la peinture et de la sculpture. École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, 2008


ENGLISH VERSION

Jonathan Richardson sr, Jonathan Richardson jr,
Traité de la peinture et de la sculpture
A cura di Isabelle Baudino e Frédéric Ogée

École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, 2008
Isbn 978-2-840-56-232-0


Jonathan Richardson sr., Autoritratto, 1729, Londra, National Portrait Gallery
Fonte. Wikimedia Commons

[1] Testo della bandella:

“Quest'opera riunisce gli scritti teorici di Jonathan Richardson (1667-1745) e di suo figlio Jonathan Richardson (1694-1771) pubblicati a Londra tra il 1715 e il 1725, nella versione tradotta in francese da Antoine Rutgers e Lambert Ten Kate, pubblicata a Amsterdam nel 1728 sotto la supervisione dello stesso Richardson [senior].
Questi scritti estetici sono i primi del genere ad essere pubblicati in Inghilterra prima di Hogarth (Analisi della bellezza  – 1753) e dei Discorsi  di Reynolds (1769-1792). Sono parte integrante della formazione del gusto pittorico in Inghilterra, in un momento di passaggio fra una pittura ornamentale ad una espressiva che tenga conto anche della soggettività dello spettatore. Trattano dello status dell'artista e della funzione dell'arte, ben prima della nascita della Royal Academy nel 1768.
Richardson individua la nascita di un'arte nazionale conferendo al ritratto (il genere praticato in maniera dominante dagli artisti inglese e in particolare da lui medesimo) le qualità della grande arte moderna, comparabile a quella di storia (assente invece dal dibattito inglese). I saggi, aventi natura educativa, si rivolgono a un pubblico nuovo, proveniente dalla classe media, in cerca d'identità culturale e apparso nell'Inghilterra dei Lumi con l'avvento della nuova monarchia parlamentare. La loro pubblicazione appare oggi come frutto di una grande progettualità indispensabile da conoscere per capire questo periodo della storia dell'arte


Jonathan Richardson sr. (attribuito a), Ritratto di Alexander Pope, 1736 circa, Boston, Museum of Fine Arts
Fonte: Wikimedia Commons


[2] È necessario provare a fare chiarezza sulla cronologia degli scritti dei Richardson. Il padre pubblicò nel 1715 An Essay on the Theory of Painting; sono invece del 1719 (e sempre del padre) Two Discourses, i cui singoli titoli sono rispettivamente An Essay on the whole art of Criticism as it relates to Painting e An Argument in Behalf of the Science of a Connoisseur. Infine è del 1722, a quattro mani con il figlio, la pubblicazione di An Account of the Statues, Basreliefs, Drawings and Pictures in Italy, France etc with Remarks. Passano tre anni ed esce una seconda edizione rivista dei primi due titoli (quelli del 1715 e del 1719). Infine nel 1728 (curiosamente, si presume per un refuso, solo a p. 7 si parla del 1729) esce ad Amsterdam un’edizione in francese delle tre opere. La traduzione francese è operata da Antoine Rutgers e Lambert Ten Kate, con la supervisione di Richardson padre. L’insieme degli scritti dei Richardson (è evidente che il peso preponderante è comunque quello del genitore) prende il nome di Traité de la Peinture et de la Sculpture. Ne fanno parte:

  • Un Essai sur la Théorie de la peinture;
  • Un Essai sur l’Art de Critiquer en fait de Peinture, et un Discours sur la Science d’un Connaisseur;
  • Descriptions de Divers Tableaux, Dessins, Statues, Bustes, Bas-Reliefs etc. qui se trouvent en Italie, avec des Remarques.

La presente edizione riproduce appunto il testo della traduzione francese del 1728, anche se possiamo senz’altro dire che l’introduzione dei curatori è scritta con un occhio di particolare attenzione sul significato che gli scritti dei Richardson assunsero negli ambienti inglesi al momento della loro pubblicazione.

Jonathan Richardson sr., Ritratto di George Vertue, 1733, Londra, National Portrait Gallery
Fonte: Wikimedia Commons

[3] Sulla biografia di Richardson sr. si vedano le pp. 9-13; Richardson nasce pittore, allievo di John Riley (ritrattista di fama dell’epoca); è uno fra i fondatori dell’Accademia di Great Queen Street (1711), il primo luogo di formazione e di riflessione collettiva degli artisti inglesi (anche sul modo di presentarsi nei confronti del mercato). Ma sono soprattutto i suoi scritti teorici a segnare una cesura rispetto al passato. I primi anni del 1700 sono, per la neonata Gran Bretagna, particolarmente importanti: sta cominciando un lungo periodo di pace sociale interna, con inesplorati spazi di libertà individuale garantiti dalla monarchia parlamentare e un rapido sviluppo economico che vede l’affacciarsi sulla scena sociale dell’epoca di nuove classi, in particolare di una ricca borghesia alla ricerca di legittimazione, riconoscibilità ed identità, anche attraverso il rapporto con l’arte e con la pittura in particolare. Cambia, o comunque si amplia, la figura del committente a cui si relaziona l’artista: non più o non solo l’aristocratico di corte, ma anche il ricco borghese arricchitosi coi commerci; e lo stesso ricco borghese si trova a godere di disponibilità economiche che pensa di investire anche in oggetti d’arte. Gli mancano però sostanziali criteri di giudizio per farlo. D’altra parte latita in Inghilterra fino a quegli anni una riflessione sistematica sulla pittura (se non sotto aspetti assolutamente teorici sulla pittura di storia ad opera di Shaftesbury). Richardson sr. è il primo a cercare di colmare questo vuoto con i suoi scritti, che hanno tutti, fondamentalmente, una natura di carattere didascalico-formativo. I caratteri distintivi di questi scritti sono facilmente riconoscibili:

  • una riflessione rivolta espressamente alla nuova classe agiata, che ricorre  sistematicamente all’esempio e al commento di singole opere d’arte per risultare più comprensibile al lettore;
  • l’indicazione di criteri di massima secondo cui giudicare il valore della singola opera d’arte;
  • la sostanziale confutazione dell’incapacità dell’artista inglese a produrre opere di un qualche significato, condotta anche grazie al ridimensionamento dell’importanza della pittura di storia a favore soprattutto del genere del ritratto, tramite il quale è più facile comprendere la natura umana.
Intendiamoci: Richardson non è un rivoluzionario; si muove nel solco della letteratura artistica francese ed italiana del 1600 che dimostra di conoscere bene; ma si pone su un piano divulgativo e propositivo sostanzialmente inedito nel mondo inglese e che aprirà poi la strada a Hogarth e Reynolds.


Jonathan Richardson sr., Ritratto di Nathaniel Seymour, 1730-1735 circa, Yale Center for British Art
Fonte: Google Project


[4] Abbiamo parlato di letteratura artistica francese. I curatori ricordano (p. 18) come sostanzialmente Richardson “si rifaccia a una tradizione pedagogica ereditata da Fréart de Chambray (Idée de la perfection de la peinture, 1662, adattata in inglese nel 1668 da John Evelyn) e soprattutto dalle Conférences de l’Académie Royale de Peinture et de Sculpture che Félibien aveva pubblicato nel 1668” (p. 18). Ma l’influenza più evidente è quella di Roger de Piles e dei suoi L’idée du peintre parfait (1699), tradotto in inglese nel 1706, e Cours de peinture par principes. Richardson, ad esempio, cita la Balance des Peintres di de Piles (p. 131-134), facendo notare comunque come quella del francese non comprenda un numero di parametri sufficiente a ben valutare, ma soprattutto sostenendo la sostanziale impossibilità di poter giungere a risultati oggettivi, posto che l’elemento fondamentale su cui si basa tutta l’impalcatura critica di Richardson è la libertà di giudizio individuale.


Jonathan Richardson sr., Ritratto di Richard Mead, Londra, National Portrait Gallery
Fonte: Wikimedia Commons

[5] Abbiamo detto che gli scritti di Richardson sr. e jr. furono tradotti in francese nel 1728, sotto la supervisione dell’autore. Baudino e Ogée ritengono che la decisione di tradurli possa essere letta "sia come volontà di far percepire sul continente una risposta inglese, anche un po' provocatrice, ai numerosi testi teorici francesi su questi argomenti sia come il tentativo di partecipare a una forma di conversazione artistica internazionale al fine di far uscire il dibattito inglese da una semplice prospettiva nazionale" (p. 26). La trasposizione in inglese – avvisano i curatori - non è però letterale; se il primo saggio sulla teoria della pittura è riprodotto in maniera sostanzialmente integrale, altrettanto non si può dire dei due Discorsi del 1719, di cui non sono state tradotte diverse pagine. Le lacune sono soprattutto di due tipi: sono stati cassati da un lato i passaggi che affrontano la questione del rapporto con l’arte sotto un profilo squisitamente teologico, dove l’approccio è quello protestante inglese (estraneo se non potenzialmente inviso ai lettori francesi); mancano d’altro canto le pagine ispirate direttamente dal pensiero di John Locke, in cui “Richardson y pose le problème de l’expertise esthétique en rapport avec l’epistémologie lockienne en se demandant quelle connaissance doit déterminer l’appréciation des œuvres d’art” (p. 27). Il lavoro che sembra aver subito le modifiche più evidenti è poi quello finale, ovvero la Descriptions de Divers Tableaux, Dessins, Statues, Bustes, Bas-Reliefs etc. qui se trouvent en Italie, avec des Remarques: viene aggiunta una prefazione sul bello ideale di Lambert Ten Kate, sono di fatto tagliate le descrizioni di opere d’arte che non si trovino in Italia, mentre la sezione italiana è molto arricchita in termini quantitativi. Purtroppo non ci è possibile esprimere un parere più articolato su quest’ultima sezione perché i curatori della presente edizione avvisano che “il n’en proposé ici que quelques extraits représentatifs” (p. 25). Trattandosi tuttavia di ampi stralci dalla descrizione delle collezioni vaticane è facile notare la sproporzione  fra il grande spazio dedicato alla descrizione delle Stanze di Raffaello rispetto a quello  per la Cappella Sistina di Michelangelo.

[6] Schlosser (La letteratura artistica, p. 539) spende belle parole per i Richardson in riferimento a An Account of the Statues, Basreliefs, Drawings and Pictures in Italy, France etc with Remarks. “Essa ha goduto di una considerazione non comune: il Winckelmann la ritiene ancora in un certo senso il miglior libro sull’arte figurativa, pur stimando assai poco in genere tutta questa letteratura. L’opera del Richardson... costituisce una testimonianza molto considerevole e caratteristica in tutti i sensi per la nazione a cui appartiene. L’autore, pittore ed amatore ad un tempo (specialmente di disegni), persegue scopi puramente pratici accanto a quelli ideali: l’esposizione non è puramente informativa come negli Italiani, ma ragionata, e accanto a gravi sviste ed errori, si notano spesso con piacere buone osservazioni e vedute originali”. Sono invece semplicemente citati gli scritti precedenti di Richardson padre. Cicognara possiede nella sua biblioteca (Catalogo ragionato...) un esemplare della traduzione francese del 1728 e così si esprime: “Quest’Opera è fatta con molta critica, e qualunque siano i molti giudizj che in essa si danno, fu delle prime che enunciassero Opere degli Artisti, non colle sole aride notizie biografiche” (p. 32).

[7] Si veda anche (non presente in questa collezione): Carol Gibson Wood, Jonathan Richardson. Art Theorist of the English Enlightenment, Yale University Press, 2000.


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