Traité de la peinture et de la sculpture
A cura di Isabelle Baudino e Frédéric Ogée
École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, 2008
Isbn 978-2-840-56-232-0
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| Jonathan Richardson sr., Autoritratto, 1729, Londra, National Portrait Gallery Fonte. Wikimedia Commons |
[1]
Testo della bandella:
“Quest'opera riunisce gli scritti teorici di Jonathan Richardson (1667-1745) e di suo figlio Jonathan Richardson (1694-1771) pubblicati a Londra tra il 1715 e il 1725, nella versione tradotta in francese da Antoine Rutgers e Lambert Ten Kate, pubblicata a Amsterdam nel 1728 sotto la supervisione dello stesso Richardson [senior].
Questi scritti estetici sono i primi del genere ad essere pubblicati in Inghilterra prima di Hogarth (Analisi della bellezza – 1753) e dei Discorsi di Reynolds
(1769-1792). Sono parte integrante della formazione del gusto pittorico in Inghilterra, in un momento di passaggio fra una pittura ornamentale ad una espressiva che tenga conto anche della soggettività dello spettatore. Trattano dello status dell'artista e della funzione dell'arte, ben prima della nascita della Royal Academy nel 1768.
Richardson individua la nascita di un'arte nazionale conferendo al ritratto (il genere praticato in maniera dominante dagli artisti inglese e in particolare da lui medesimo) le qualità della grande arte moderna, comparabile a quella di storia (assente invece dal dibattito inglese). I saggi, aventi natura educativa, si rivolgono a un pubblico nuovo, proveniente dalla classe media, in cerca d'identità culturale e apparso nell'Inghilterra dei Lumi con l'avvento della nuova monarchia parlamentare. La loro pubblicazione appare oggi come frutto di una grande progettualità indispensabile da conoscere per capire questo periodo della storia dell'arte”
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| Jonathan Richardson sr. (attribuito a), Ritratto di Alexander Pope, 1736 circa, Boston, Museum of Fine Arts Fonte: Wikimedia Commons |
[2]
È necessario provare a fare chiarezza sulla cronologia degli scritti dei
Richardson. Il padre pubblicò nel 1715 An Essay on the Theory
of Painting; sono invece del 1719 (e sempre del padre) Two Discourses,
i cui singoli titoli sono rispettivamente An Essay on the whole art of
Criticism as it relates to Painting e An Argument in Behalf of the
Science of a Connoisseur. Infine è del 1722, a quattro mani con il figlio,
la pubblicazione di An Account of the Statues, Basreliefs, Drawings and
Pictures in Italy, France etc with Remarks. Passano tre anni ed esce una seconda edizione rivista
dei primi due titoli (quelli del 1715 e del 1719). Infine nel 1728
(curiosamente, si presume per un refuso, solo a p. 7 si parla del 1729) esce ad
Amsterdam un’edizione in francese delle tre opere. La traduzione francese è
operata da Antoine Rutgers e Lambert Ten Kate, con la supervisione di
Richardson padre. L’insieme degli scritti dei Richardson (è evidente che il
peso preponderante è comunque quello del genitore) prende il nome di Traité
de la Peinture et de la Sculpture. Ne fanno parte:
- Un Essai sur la Théorie de la peinture;
- Un Essai sur l’Art de Critiquer en fait de Peinture,
et un Discours sur la Science d’un Connaisseur;
- Descriptions de Divers Tableaux, Dessins, Statues,
Bustes, Bas-Reliefs etc. qui se trouvent en Italie, avec des Remarques.
La
presente edizione riproduce appunto il testo della traduzione francese del
1728, anche se possiamo senz’altro dire che l’introduzione dei curatori è
scritta con un occhio di particolare attenzione sul significato che gli scritti
dei Richardson assunsero negli ambienti inglesi al momento della loro
pubblicazione.
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| Jonathan Richardson sr., Ritratto di George Vertue, 1733, Londra, National Portrait Gallery Fonte: Wikimedia Commons |
[3] Sulla biografia di Richardson sr. si vedano le pp. 9-13; Richardson nasce pittore, allievo di John Riley (ritrattista di fama dell’epoca); è uno fra i fondatori dell’Accademia di Great Queen Street (1711), il primo luogo di formazione e di riflessione collettiva degli artisti inglesi (anche sul modo di presentarsi nei confronti del mercato). Ma sono soprattutto i suoi scritti teorici a segnare una cesura rispetto al passato. I primi anni del 1700 sono, per la neonata Gran Bretagna, particolarmente importanti: sta cominciando un lungo periodo di pace sociale interna, con inesplorati spazi di libertà individuale garantiti dalla monarchia parlamentare e un rapido sviluppo economico che vede l’affacciarsi sulla scena sociale dell’epoca di nuove classi, in particolare di una ricca borghesia alla ricerca di legittimazione, riconoscibilità ed identità, anche attraverso il rapporto con l’arte e con la pittura in particolare. Cambia, o comunque si amplia, la figura del committente a cui si relaziona l’artista: non più o non solo l’aristocratico di corte, ma anche il ricco borghese arricchitosi coi commerci; e lo stesso ricco borghese si trova a godere di disponibilità economiche che pensa di investire anche in oggetti d’arte. Gli mancano però sostanziali criteri di giudizio per farlo. D’altra parte latita in Inghilterra fino a quegli anni una riflessione sistematica sulla pittura (se non sotto aspetti assolutamente teorici sulla pittura di storia ad opera di Shaftesbury). Richardson sr. è il primo a cercare di colmare questo vuoto con i suoi scritti, che hanno tutti, fondamentalmente, una natura di carattere didascalico-formativo. I caratteri distintivi di questi scritti sono facilmente riconoscibili:
- una
riflessione rivolta espressamente alla nuova classe agiata, che
ricorre sistematicamente
all’esempio e al commento di singole opere d’arte per risultare più
comprensibile al lettore;
- l’indicazione
di criteri di massima secondo cui giudicare il valore della singola opera
d’arte;
- la
sostanziale confutazione dell’incapacità dell’artista inglese a produrre
opere di un qualche significato, condotta anche grazie al
ridimensionamento dell’importanza della pittura di storia a favore
soprattutto del genere del ritratto, tramite il quale è più facile
comprendere la natura umana.
Intendiamoci: Richardson non è un rivoluzionario; si muove
nel solco della letteratura artistica francese ed italiana del 1600 che
dimostra di conoscere bene; ma si pone su un piano divulgativo e propositivo
sostanzialmente inedito nel mondo inglese e che aprirà poi la strada a Hogarth
e Reynolds.
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| Jonathan Richardson sr., Ritratto di Nathaniel Seymour, 1730-1735 circa, Yale Center for British Art Fonte: Google Project |
[4] Abbiamo parlato di letteratura artistica francese. I curatori ricordano (p. 18) come
sostanzialmente Richardson “si rifaccia a una tradizione pedagogica ereditata da Fréart de Chambray (Idée de la perfection de la peinture, 1662, adattata in inglese nel 1668 da John Evelyn) e soprattutto dalle Conférences de
l’Académie Royale de Peinture et de Sculpture che Félibien aveva pubblicato nel 1668” (p. 18). Ma l’influenza più evidente è quella di Roger
de Piles e dei suoi L’idée du peintre parfait (1699), tradotto
in inglese nel 1706, e Cours de peinture par principes.
Richardson, ad esempio, cita la Balance des Peintres di de Piles (p. 131-134),
facendo notare comunque come quella del francese non comprenda un numero di
parametri sufficiente a ben valutare, ma soprattutto sostenendo la sostanziale
impossibilità di poter giungere a risultati oggettivi, posto che l’elemento
fondamentale su cui si basa tutta l’impalcatura critica di Richardson è la
libertà di giudizio individuale.
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| Jonathan Richardson sr., Ritratto di Richard Mead, Londra, National Portrait Gallery Fonte: Wikimedia Commons |
[5] Abbiamo detto che gli scritti di Richardson sr. e jr.
furono tradotti in francese nel 1728, sotto la supervisione dell’autore. Baudino e Ogée ritengono che la decisione
di tradurli possa essere letta "sia come volontà di far percepire sul continente una risposta inglese, anche un po' provocatrice, ai numerosi testi teorici francesi su questi argomenti sia come il tentativo di partecipare a una forma di conversazione artistica internazionale al fine di far uscire il dibattito inglese da una semplice prospettiva nazionale" (p. 26). La trasposizione in
inglese – avvisano i curatori - non è però letterale; se il primo saggio sulla
teoria della pittura è riprodotto in maniera sostanzialmente integrale,
altrettanto non si può dire dei due Discorsi del 1719, di cui non sono
state tradotte diverse pagine. Le lacune sono soprattutto di due tipi: sono
stati cassati da un lato i passaggi che affrontano la questione del rapporto
con l’arte sotto un profilo squisitamente teologico, dove l’approccio è quello
protestante inglese (estraneo se non potenzialmente inviso ai lettori
francesi); mancano d’altro canto le pagine ispirate direttamente dal pensiero
di John Locke, in cui “Richardson y pose le problème de l’expertise esthétique
en rapport avec l’epistémologie lockienne en se demandant quelle connaissance
doit déterminer l’appréciation des œuvres d’art” (p. 27). Il lavoro che sembra
aver subito le modifiche più evidenti è poi quello finale, ovvero la Descriptions
de Divers Tableaux, Dessins, Statues, Bustes, Bas-Reliefs etc. qui se trouvent
en Italie, avec des Remarques: viene aggiunta una prefazione sul bello
ideale di Lambert Ten Kate, sono di fatto tagliate le descrizioni di opere
d’arte che non si trovino in Italia, mentre la sezione italiana è molto
arricchita in termini quantitativi. Purtroppo non ci è possibile esprimere un
parere più articolato su quest’ultima sezione perché i curatori della presente
edizione avvisano che “il n’en proposé ici que quelques extraits
représentatifs” (p. 25). Trattandosi tuttavia di ampi stralci dalla descrizione
delle collezioni vaticane è facile notare la sproporzione fra il grande spazio dedicato alla descrizione
delle Stanze di Raffaello rispetto a quello
per la Cappella Sistina di Michelangelo.
[6]
Schlosser (La letteratura artistica, p. 539) spende belle parole
per i Richardson in riferimento a An Account of the Statues, Basreliefs,
Drawings and Pictures in Italy, France etc with Remarks. “Essa ha
goduto di una considerazione non comune: il Winckelmann la ritiene ancora in un
certo senso il miglior libro sull’arte figurativa, pur stimando assai poco in
genere tutta questa letteratura. L’opera del Richardson... costituisce una testimonianza
molto considerevole e caratteristica in tutti i sensi per la nazione a cui
appartiene. L’autore, pittore ed amatore ad un tempo (specialmente di disegni),
persegue scopi puramente pratici accanto a quelli ideali: l’esposizione non è
puramente informativa come negli Italiani, ma ragionata, e accanto a gravi
sviste ed errori, si notano spesso con piacere buone osservazioni e vedute
originali”. Sono invece semplicemente citati gli scritti precedenti di
Richardson padre. Cicognara possiede nella sua biblioteca (Catalogo
ragionato...) un esemplare della traduzione francese del 1728 e
così si esprime: “Quest’Opera è fatta con molta critica, e qualunque siano i
molti giudizj che in essa si danno, fu delle prime che enunciassero Opere degli
Artisti, non colle sole aride notizie biografiche” (p. 32).
[7] Si veda anche (non
presente in questa collezione): Carol Gibson Wood, Jonathan Richardson. Art
Theorist of the English Enlightenment, Yale University Press,
2000.





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