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martedì 10 dicembre 2013

ENGLISH VERSION Marco Boschini, La carta del navegar pitoresco (con una recensione del 1967 di Carlo Ludovico Ragghianti)

Translation by Francesco Mazzaferro

Marco Boschini
La carta del navegar pittoresco [The map of pictorial navigating]
A critical edition with the “Breve Instruzione” as foreword to the “Ricche Minere della Pittura Veneziana”
Edited byAnna Pallucchini

Istituto per la collaborazione culturale Venezia-Roma, 1966





[N.B. On Marco Boschini see in this blog also: Marco Boschini, The pictorial jewels. Virtuous ornamentation of the town of Vicenza; i.e. the index of all public paintings of the same town, Edited by Waldemar H. de Boer, Centro Di, 2008; Marco Boschini. The Epic of Venetian Painting in Baroque Europe. Edited by Enrico Maria Dal Pozzolo, with the cooperation by Paolo Bertelli. Treviso, ZeL edizioni, 2014]


[1] The most representative of the literature on arts of the Seventeenth century Venetian art is definitely the Boschini . His book - states J. Schlosser at p. 548 of his Letteratura Artistica is "a highly relevant testimony of his time and of his environment." It is written in the Venetian dialect. "Divided into the eight parts of the wing compass, it leads the reader through the sea of Venetian painting, hence its strange title, however certainly quite convenient to the location. It is essentially a rhymed guide through the major things art of Venice, which takes place in a long dialogue between 'the Excellency ' (a Venetian senator being an art lover) and his "Companion" (a painter, i.e Boschini himself").

[2] The work was published in Venice in 1660 with the following title: "The map / of navigating / and painting; / Dialogue / between a Venetian layman and a / professor of painting/ hereafter respectively called his Excellency and his Companion / divided in eight winds / through which the Venetian ship is being brought in the high seas of painting / as an absolute dominating power of that sea, and to the detriment of anybody / who cannot use a sextant. / Work by / Marco Boschini / with the arguments of the Willing / Delphic Academic / Dedicated to his Imperial Height / Leopold Wilhelm, Archduke of Austria. "

[3] The curator, i.e. Anna Pallucchini, has "decided to publish ... also the text of the Brief Instruction, introduction to the valuable guide of Venice , published by Boschini in 1674 , with the title of ‘Rich Mines of Venetian Painting’, a work which has become very rare ... "(p. viii).

[4] As a courtesy of the Ragghianti Foundation, I am attaching hereafter the text of the review work, which appeared on February 22, 1967 at the signature of Carlo Ragghianti, in the newspaper La Stampa. The original article is conserved in ‘Collection of articles and other newspaper clippings which belonged to Luciano Mazzaferro’, preserved at the Biblioteca Comunale Giulio Cesare Croce in San Giovanni Persiceto, Bologna. [To preserve Ragghianti's text, by publishing here the text no element of the article shall be subject to any change, including by way of translation]

LA STAMPA
Marco Boschini, mercante e “profesor de pitura”

Un grande critico del ‘600 giudicava l’arte in versi
di Carlo L. Ragghianti

"Tra il 1656 e il 1660 fu composta a Venezia una delle opere più singolari di letteratura artistica di tutti i tempi, la Carta del Navegar Pitoresco di Marco Boschini, alla quale dovevano seguirne altre: Le Miniere della pittura veneziana del 1664 riedite come Ricche Miniere nel 1674, seguite da gioielli pittoreschi di Vicenza nel ’76, mentre La tartana pittoresca non vide la luce.
Singolare anche la figura dell’autore di questi titoli così tipicamente barocchi, che non ebbe niente di aulico, dotto od accademico: mercante di perle false e conterie di vetro, sensale di quadri, restauratore, incisore, disegnatore, miniatore, pittore anzi profesor de pitura; tutt’altro, con questo, che privo di educazione letteraria, anzi lettore attento di poeti e di scrittori, e specialmente aggiornato sulla letteratura artistica precedente e coeva, dalla biografia e dalla descrizione alla trattatistica, e in particolare vicino alle esperienze dello spettacolo teatrale.
Nella sua vita unicamente dedita all’arte e in queste condizioni ha radice l’indipendenza dello scrittore, che è ben consapevole di configurare una funzione precisa nella cultura. A lui si deve infatti, riprendendo precedenti però sporadici e meno convinti, la nuova e netta distinzione tra dilettanti o «geniali di pittura» e «intendenti» o competenti, con la coincidente esclusione dei puri letterati visti come coloro che non avevano e non si erano formata la capacità di penetrare nell’intrinseco carattere dell’elaborazione pittorica, intesa come libera e personale manifestazione di un genio creativo.
Va da sé che il Boschini è, per così dire, circondato dalla cultura prevalente nel suo tempo, e anche in lui si trovano una tematica teorica e schemi mentali neoplatonici e neoaristotelici, canoni e vincoli alla natura e all’imitazione, descrittiva contenutistica e moralismi. Ma non è questa condivisione che conta. Conta invece quel che del suo pensiero, o piuttosto del suo criterio, si apre sul futuro e in varie forme lo anticipa, con lucide e appassionate intuizioni.
Spetta alla critica moderna della storiografia, specie italiana (ma senza dimenticare l’antesignano Schlosser), l’avere sempre meglio identificato l’originalità e l’interesse peculiare del Boschini critico. Ora Anna Pallucchini pubblica (Venezia, Ist. collaborazione culturale, 1966, pp. LXXX + pp. 810 con 43 tavv.) una poderosa edizione critica della Carta e della «breve instruzione» premessa alle Ricche Miniere, che è la prima, era da anni vivamente attesa, e per l’amplissimo e spesso originale apparato (cui ha collaborato Rodolfo Pallucchini), la restituzione filologica del testo, per l’acutezza interpretativa, si pone come un’opera fondamentale per gli studi, di raro paragone.
Si vorrebbe però che quest’opera ormai accessibile e meglio leggibile uscisse dal chiuso mondo degli specialisti, per più ragioni, e anzitutto per la sua bellezza letteraria, ben rilevata dai critici, e in specie dal Flora al Dazzi. Un solo esempio:
«Un brilo armonioso, un susureto
De fogie, che se muove, e par che ‘l vento
Naturalmente in quele supia drento...»
tra i tanti di una straordinaria vita evocativa, diffusi in questo poema dialogico di 8 «venti» di 5730 quartine di endecasillabi a schema nitido e rapido (ABBA) che consente allo scrittore un’accumulazione incalzante, una mobilità e una coincidenza immediata con ogni estro, umore, movenza, dal discorsivo all’entusiastico all’eccitato al patetico (e perciò stupisce veder citato un grottesco avvicinamento agli inni sacri del Manzoni!).
In un lontano studio collocavo il Boschini, anche per la sua polemica antivasariana che non significa solo rivendicazione della pittura non toscana secondo una posizione comune ad altri scrittori d’arte secenteschi, ma reazione all’antica trasposizione dell’arte in discorso verbale, sulla linea che dai critici in termini figurativi, come i Carracci, portava alla «pura visibilità»; un antesignano, dunque, della critica moderna, anche col sintomatico disinteresse verso il giudizio normativo di «bellezza» e al contrario con l’interesse per l’individuazione pittorica dei singoli temperamenti di artisti.
Volendo fissare in pochi tratti i motivi fecondi della sua eredità, prima viene la persuasione, derivata da Leonardo tramite il Lomazzo, della pienezza esauriente della pittura rispetto alla relatività, precarietà e mediatezza della parola e del discorso. «Maschio è el penelo e femena la pena». La parola è secondaria, di servizio, compresa la poesia. La pittura ferma il tempo, la sua velocità e vanità, è universale e perenne. Posizione polemica, dato il tempo (anche odierno, del resto), ma rivendicazione necessaria della totalità umana dell’arte, quale si trasferisce nella pittura.
Ciò che, quindi, osserva o ricostruisce il Boschini è l’atto, il fare pittorico nella singolarità delle attuazioni personali, si chiamino Tiziano, Tintoretto, Paolo; non si può più parlare di «descrizione» esterna, ma di vera e propria reviviscenza di processi formali (impossibile citare il flusso continuo di stupende notazioni, ancora attuali e spesso insuperate, ma basti ricordare come il Boschini incorpora le architetture nello stile, da quelle palladianamente svelte, di spettacolo solare, a quelle che «camminano» del Tintoretto).
La base è il riconoscimento, esplicito, dell’autonomia dell’arte, per cui non la natura, ma la pittura «l’è de tute le cose el vero esempio», nella «forma difforme» che ogni artista esprime. Da ciò l’intuizione più luminosa e pregnante, anche se trova limite nell’esperienza del Boschini, della critica come immedesimazione o comprensione: «Se mi podesse... andarme in ogni genio trasformando». 
Spesso aforismi, nel più ruscellante dialetto veneziano che si conosca, ma che trovano una forte estensione problematica nel rapporto che il Boschini mostra di saper porre con nitida coscienza tra l’autenticità e il carattere esauriente del fare pittorico e la sua riproduzione verbale, di cui in sostanza non necessita. Egli intende limitarsi a una «restituzione», non vuole sostituire, sopraffare o deviare, il suo discorso è una comunicazione al «deletante» ignaro o non coltivato, ciò che importa è il saper rivivere in sé ogni «formalità in apparenza», come per la musica che non esige mediazioni. Incontrando questo problema e schiarendolo, il Boschini offriva al futuro del pensiero estetico e critico un tema tuttora attuale."

[5] Recently a discussion erupted on Marco Boschini’s year of birth (which now it is seemingly ascertained to be frontloaded to 1602). See at this link below the terms of the problem: http://storiedellarte.com/2013/12/date-e-centenari-marco-boschini-1602-1681.html 

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