Translation by Francesco Mazzaferro
Marco Boschini
La carta del navegar pittoresco [The map of pictorial navigating]
La carta del navegar pittoresco [The map of pictorial navigating]
A critical edition with the “Breve Instruzione”
as foreword to the “Ricche Minere della Pittura Veneziana”
[1] The most representative of the literature on arts of the Seventeenth
century Venetian art is definitely the Boschini . His book - states J.
Schlosser at p. 548 of his Letteratura Artistica is "a highly relevant testimony
of his time and of his environment." It is written in the Venetian
dialect. "Divided into the eight parts of the wing compass, it leads the
reader through the sea of Venetian painting, hence its strange title, however certainly
quite convenient to the location. It is essentially a rhymed guide through the
major things art of Venice, which takes place in a long dialogue between 'the
Excellency ' (a Venetian senator being an art lover) and his "Companion"
(a painter, i.e Boschini himself").
[2] The work was published in Venice in 1660 with the following title: "The map / of navigating / and painting; / Dialogue / between a Venetian layman and a / professor of painting/ hereafter respectively called his Excellency and his Companion / divided in eight winds / through which the Venetian ship is being brought in the high seas of painting / as an absolute dominating power of that sea, and to the detriment of anybody / who cannot use a sextant. / Work by / Marco Boschini / with the arguments of the Willing / Delphic Academic / Dedicated to his Imperial Height / Leopold Wilhelm, Archduke of Austria. "
[3] The curator, i.e. Anna Pallucchini, has "decided to publish ... also the text of the Brief Instruction, introduction to the valuable guide of Venice , published by Boschini in 1674 , with the title of ‘Rich Mines of Venetian Painting’, a work which has become very rare ... "(p. viii).
[4] As a courtesy of the Ragghianti Foundation, I am attaching hereafter the text of the review work, which appeared on February 22, 1967 at the signature of Carlo Ragghianti, in the newspaper La Stampa. The original article is conserved in ‘Collection of articles and other newspaper clippings which belonged to Luciano Mazzaferro’, preserved at the Biblioteca Comunale Giulio Cesare Croce in San Giovanni Persiceto, Bologna. [To preserve Ragghianti's text, by publishing here the text no element of the article shall be subject to any change, including by way of translation]
LA STAMPA
[2] The work was published in Venice in 1660 with the following title: "The map / of navigating / and painting; / Dialogue / between a Venetian layman and a / professor of painting/ hereafter respectively called his Excellency and his Companion / divided in eight winds / through which the Venetian ship is being brought in the high seas of painting / as an absolute dominating power of that sea, and to the detriment of anybody / who cannot use a sextant. / Work by / Marco Boschini / with the arguments of the Willing / Delphic Academic / Dedicated to his Imperial Height / Leopold Wilhelm, Archduke of Austria. "
[3] The curator, i.e. Anna Pallucchini, has "decided to publish ... also the text of the Brief Instruction, introduction to the valuable guide of Venice , published by Boschini in 1674 , with the title of ‘Rich Mines of Venetian Painting’, a work which has become very rare ... "(p. viii).
[4] As a courtesy of the Ragghianti Foundation, I am attaching hereafter the text of the review work, which appeared on February 22, 1967 at the signature of Carlo Ragghianti, in the newspaper La Stampa. The original article is conserved in ‘Collection of articles and other newspaper clippings which belonged to Luciano Mazzaferro’, preserved at the Biblioteca Comunale Giulio Cesare Croce in San Giovanni Persiceto, Bologna. [To preserve Ragghianti's text, by publishing here the text no element of the article shall be subject to any change, including by way of translation]
LA STAMPA
Marco Boschini, mercante e “profesor de pitura”
Un grande critico del ‘600 giudicava l’arte in versi
di Carlo L.
Ragghianti
"Tra il 1656 e il 1660
fu composta a Venezia una delle opere più singolari di letteratura artistica di
tutti i tempi, la Carta del Navegar Pitoresco di
Marco Boschini, alla quale dovevano seguirne altre: Le Miniere della
pittura veneziana del 1664 riedite come Ricche Miniere nel
1674, seguite da I gioielli
pittoreschi di Vicenza nel ’76, mentre La tartana
pittoresca non vide la luce.
Singolare anche la
figura dell’autore di questi titoli così tipicamente barocchi, che non ebbe
niente di aulico, dotto od accademico: mercante di perle false e conterie di
vetro, sensale di quadri, restauratore, incisore, disegnatore, miniatore,
pittore anzi profesor de pitura; tutt’altro, con questo, che privo
di educazione letteraria, anzi lettore attento di poeti e di scrittori, e
specialmente aggiornato sulla letteratura artistica precedente e coeva, dalla
biografia e dalla descrizione alla trattatistica, e in particolare vicino alle
esperienze dello spettacolo teatrale.
Nella sua vita
unicamente dedita all’arte e in queste condizioni ha radice l’indipendenza
dello scrittore, che è ben consapevole di configurare una funzione precisa
nella cultura. A lui si deve infatti, riprendendo precedenti però sporadici e
meno convinti, la nuova e netta distinzione tra dilettanti o «geniali di
pittura» e «intendenti» o competenti, con la coincidente esclusione dei puri
letterati visti come coloro che non avevano e non si erano formata la capacità
di penetrare nell’intrinseco carattere dell’elaborazione pittorica, intesa come
libera e personale manifestazione di un genio creativo.
Va da sé che il Boschini è,
per così dire, circondato dalla cultura prevalente nel suo tempo, e anche in
lui si trovano una tematica teorica e schemi mentali neoplatonici e
neoaristotelici, canoni e vincoli alla natura e all’imitazione, descrittiva
contenutistica e moralismi. Ma non è questa condivisione che conta. Conta
invece quel che del suo pensiero, o piuttosto del suo criterio, si apre sul
futuro e in varie forme lo anticipa, con lucide e appassionate intuizioni.
Spetta alla critica
moderna della storiografia, specie italiana (ma senza dimenticare l’antesignano
Schlosser), l’avere sempre meglio identificato l’originalità e l’interesse
peculiare del Boschini critico. Ora Anna Pallucchini pubblica (Venezia, Ist.
collaborazione culturale, 1966, pp. LXXX + pp. 810 con 43 tavv.) una poderosa
edizione critica della Carta e della «breve instruzione»
premessa alle Ricche Miniere, che è la prima, era da anni vivamente
attesa, e per l’amplissimo e spesso originale apparato (cui ha collaborato
Rodolfo Pallucchini), la restituzione filologica del testo, per l’acutezza
interpretativa, si pone come un’opera fondamentale per gli studi, di raro
paragone.
Si vorrebbe però
che quest’opera ormai accessibile e meglio leggibile uscisse dal chiuso mondo
degli specialisti, per più ragioni, e anzitutto per la sua bellezza letteraria,
ben rilevata dai critici, e in specie dal Flora al Dazzi. Un solo esempio:
«Un brilo
armonioso, un susureto
De fogie, che se
muove, e par che ‘l vento
tra i tanti di una
straordinaria vita evocativa, diffusi in questo poema dialogico di 8 «venti» di
5730 quartine di endecasillabi a schema nitido e rapido (ABBA) che consente
allo scrittore un’accumulazione incalzante, una mobilità e una coincidenza
immediata con ogni estro, umore, movenza, dal discorsivo all’entusiastico
all’eccitato al patetico (e perciò stupisce veder citato un grottesco
avvicinamento agli inni sacri del Manzoni!).
In un lontano
studio collocavo il Boschini, anche per la sua polemica antivasariana che non
significa solo rivendicazione della pittura non toscana secondo una posizione
comune ad altri scrittori d’arte secenteschi, ma reazione all’antica
trasposizione dell’arte in discorso verbale, sulla linea che dai critici in
termini figurativi, come i Carracci, portava alla «pura visibilità»; un
antesignano, dunque, della critica moderna, anche col sintomatico disinteresse
verso il giudizio normativo di «bellezza» e al contrario con l’interesse per
l’individuazione pittorica dei singoli temperamenti di artisti.
Volendo fissare in pochi
tratti i motivi fecondi della sua eredità, prima viene la persuasione, derivata
da Leonardo tramite il Lomazzo, della pienezza esauriente della pittura
rispetto alla relatività, precarietà e mediatezza della parola e del discorso.
«Maschio è el penelo e femena la pena». La parola è secondaria, di
servizio, compresa la poesia. La pittura ferma il
tempo, la sua velocità e vanità, è universale e perenne. Posizione polemica,
dato il tempo (anche odierno, del resto), ma rivendicazione necessaria della
totalità umana dell’arte, quale si trasferisce nella pittura.
Ciò che, quindi,
osserva o ricostruisce il Boschini è l’atto, il fare pittorico nella
singolarità delle attuazioni personali, si chiamino Tiziano, Tintoretto, Paolo;
non si può più parlare di «descrizione» esterna, ma di vera e propria
reviviscenza di processi formali (impossibile citare il flusso continuo di
stupende notazioni, ancora attuali e spesso insuperate, ma basti ricordare come
il Boschini incorpora le architetture nello stile, da quelle palladianamente
svelte, di spettacolo solare, a quelle che «camminano» del Tintoretto).
La base è il
riconoscimento, esplicito, dell’autonomia dell’arte, per cui non la natura, ma
la pittura «l’è de tute le cose el vero esempio», nella «forma difforme»
che ogni artista esprime. Da ciò l’intuizione più luminosa e pregnante, anche
se trova limite nell’esperienza del Boschini, della critica come
immedesimazione o comprensione: «Se mi podesse... andarme in ogni genio
trasformando».
Spesso aforismi, nel più
ruscellante dialetto veneziano che si conosca, ma che trovano una forte
estensione problematica nel rapporto che il Boschini mostra di saper porre con
nitida coscienza tra l’autenticità e il
carattere esauriente del fare pittorico e la sua riproduzione verbale, di cui
in sostanza non necessita. Egli intende limitarsi a una «restituzione», non
vuole sostituire, sopraffare o deviare, il suo discorso è una comunicazione al
«deletante» ignaro o non coltivato, ciò che importa è il saper rivivere in sé
ogni «formalità in apparenza», come per la musica che non esige mediazioni. Incontrando
questo problema e schiarendolo, il Boschini offriva al futuro del pensiero
estetico e critico un tema tuttora attuale."
[5]
Recently a discussion erupted on Marco Boschini’s year of birth (which now it
is seemingly ascertained to be frontloaded to 1602). See at this link below the
terms of the problem:
http://storiedellarte.com/2013/12/date-e-centenari-marco-boschini-1602-1681.html

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