Charlene Villaseñor Black
Pacheco, Velázquez and the Legacy of Leonardo in Spain
in
Re-Reading Leonardo. The Treatise on Painting across Europe, 1550-1900
Edited and introduced by Claire Farago
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| Diego Velazquez Autoritratto (particolare di Las meninas) |
[1] L’Arte de la Pintura di Francisco Pacheco è senza dubbio il trattato spagnolo che presenta maggiori riferimenti a Leonardo (sono 27 le citazioni di documentos leonardeschi) e la probabile fonte di Pacheco fu un manoscritto apografo di provenienza fiorentina. Lo scopo di questo saggio è capire che uso faccia Pacheco delle citazioni presenti nel suo volume; se cioè si limiti a riportare meramente le parole di Leonardo, avvalorando così la tesi di coloro che descrivono l’Arte de la Pintura come una grande antologia della letteratura artistica italiana e non solo, o se invece un esame più attento segnali degli scarti che siano in qualche modo indicativi di un approccio peculiare, oseremmo dire “spagnolo” alle cose dell’arte. La tesi dell’autrice è che ci si trovi proprio in questo secondo caso. In particolare Villaseñor Black ritiene non casuale che l’unico asserto di Leonardo su cui Pacheco mostra di dissentire sia quello relativo alla necessità di possedere solide basi teoriche e scientifiche prima di praticare la professione di pittore. Secondo Pacheco teoria e pratica sono egualmente importanti, e l’importanza che il pittore e teorico spagnolo attribuisce appunto alla pratica è un filo conduttore di tutta l’opera.
[2] Sappiamo che l’Arte de la Pintura si divide in tre Libri, i primi due di natura teorica ed il terzo invece di approccio assai più pratico, dedicato alle tecniche della professione. In realtà, dice l’autrice, questo particolare accento sulla pratica si coglie però anche nei primi due volumi. Un esempio su tutti è la definizione di ingenio fornita da Pacheco: “His interpretation of the concept of ingenio is especially important because it underscores the centrality of practical, one might even say artisanal or craft-oriented, values in El arte de la pintura. The term is difficult to define and, usually translated as “ingenuity” or “genius”, it also means inventiveness or creative talent, and carries the secondary meaning of mechanical apparatus or device... For Pacheco, it is clear that a painter’s ingenio is situated in his hand and brush. Thus, ingenio is not purely intellectual. Furthermore, he equates ingenio with practical invention and skill... Pacheco’s valorization of the brush and brushwork parallels ideas found in Spanish Golden Age literature” (p. 354), ma una corrispondenza è riscontrabile anche ad un esame visivo di celebri capolavori pittorici dell’epoca. Ci sono quadri, sostiene l’autrice, che possono essere considerati “metapictures, which take as their subject the status of the visual arts and artists” (p. 351): uno di questi è il celeberrimo Las meninas in cui non a caso Velázquez (non dimentichiamolo, genero di Pacheco) si ritrae col pennello in mano in quanto parte integrante del suo ingenio. La tesi di Villaseñor Black, insomma, è che l’apporto originale dell’Arte de la Pintura sia la particolare attenzione che essa attribuisce alla “praticità” della professione (viene condotta in merito un’ulteriore digressione confrontando il paragone fra le arti di Pacheco rispetto a quelli della letteratura artistica italiana), in consonanza con altre manifestazioni letterarie ed artistiche che vanno nella stessa direzione. Sotto questo punto di vista è significativo come Pacheco rilegga fedelmente Leonardo, ma non esiti a discostarsene quando esso non torni utile ad illustrare questa “peculiarità spagnola”.

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