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sabato 23 novembre 2013

Francesco Bocchi, Le bellezze della città di Firenze; Harvey Miller Publishers, 2006

ENGLISH VERSION


Francesco Bocchi
The Beauties of the City of Florence
[Le bellezze della città di Firenze]
A Guidebook of 1591
A cura di Thomas Frangenberg e Robert Williams


Harvey Miller Publishers, 2006


Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi, Firenze, Galleria degli Uffizi

[1] Dall’Introduzione degli autori (p. 3):

“The text presented here, Francesco Bocchi’s Le Bellezze della città di Firenze..., originally published in 1591, is one of the most remarkable of Renaissance writings on art and thus an especially valuable document of the culture within which and for which Renaissance art was made. It is not exactly the first guidebook, nor is it entirely an art guidebook in the modern sense of the word, but it marks an important step in the history of guidebook literature, perhaps the definitive step in the formation of the modern genre. It seeks to direct people’s attention to outstanding objects, but also to offer instruction in how to look, what to think, and what to say... But its deepest source of interest is the lively discursive engagement with art to which it attests, and the passionate and eloquent way in which it makes the case that such engagement is a matter of the greatest urgency and importance” (p. 3).

Domenico Ghirlandaio, Strage degli Innocenti. Firenze, Santa Maria Novella, Cappella Tornabuoni

[2] Le Bellezze della città di Firenze, di cui viene qui riportata la sola traduzione (annotata) inglese, furono pubblicate nel 1591. Non sappiamo in realtà quali motivi spinsero Francesco Bocchi, letterato di fama non vastissima al di fuori di Firenze, a concepirne la redazione; né sappiamo molto sui tempi di redazione dell’opera (da evidenze interne – cfr. p. 18 n. 27 – essa cominciò almeno nel 1589). Neppure si può dire che si tratti del primo tentativo di estensione di una “guida” della città: un precedente è costituito da un opuscolo di Francesco Albertini pubblicato nel 1510 e intitolato Memoriale di molte statue e pitture che sono nell’inclyta ciptà di Florentia, mentre è noto un progetto (mai concluso) di Anton Francesco Doni volto a raccogliere materiale per un grande libro su Firenze. Sicuramente si tratta di uno dei primissimi esempi di guida di una città con interessi fondamentalmente artistici. Non manca di sottolinearne l’importanza già lo Schlosser nella sua Letteratura artistica (p. 371): “è un libretto stampato con garbo, molto maneggevole, di una mole giusta per una guida, non troppo prolisso e neppure troppo conciso e sobrio. Con esso è determinato il tipo di tutti i lavori del genere che verranno poi; la disposizione è rigorosamente topografica secondo un itinerario fisso conforme all’aspetto della città [n.d.r. sono previsti cinque itinerari, ognuno dei quali si diparte da una delle Porte cittadine]. Naturalmente questo libro ha un grande e durevole valore per lo studioso come inventario del patrimonio artistico, pubblico e privato in uno dei centri più importanti dell’arte italiana alla fine del Cinquecento, nonostante tutte le indicazioni difettose od errate. Ma il suo valore storico sta anche nell’essere il primo di questo genere che rispecchi pienamente il giudizio dei letterati sull’arte figurativa, il mondo dei critici d’arte e degli amatori”.


Masaccio, Cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden. Firenze, Cappella Brancacci


[3] La visione dell’arte che sottende l’opera si riconduce, naturalmente, a quella proposta dalle Vite vasariane: Firenze, dunque, come centro di rinascita delle arti a partire da Cimabue e Giotto e di loro progressivo perfezionamento fino ad arrivare all’eccellenza assoluta incarnata da Michelangelo. Semmai una traccia di scostamento dal Vasari si può trovare nel particolare rilievo che Bocchi attribuisce all’opera di Andrea dal Sarto (cfr. p. 10), che egli equipara, in termini di qualità del fare artistico, alla figura di Michelangelo.


Andrea del Sarto, Madonna delle Arpie, Firenze, Galleria degli Uffizi


[4] Le Bellezze furono scritte quando Bocchi era all’incirca quarantenne. Bisogna tuttavia ricordare tre suoi scritti di ambito artistico estesi in giovinezza; si collocano nella categoria degli elogi, in cui, fra elementi di natura retorica, spuntano tuttavia momenti non banali di critica artistica. Il primo è un elogio a Michelangelo, composto in latino nel 1564, quando Bocchi aveva sedici anni ed il grande maestro si era appena spento. Si tratta probabilmente di un esercizio scolastico: “In many respects it is a standard funeral oration, the kind of speech any aspiring orator would have to try his hand at sooner or later, but it is carefully researched and structured, and already gives evidence of a distinctive approach to art and to the task of writing about it” (p. 11). L’elogio rimase inedito, come pure quello scritto tre anni dopo, in onore di Andrea del Sarto (quest’ultimo è stato pubblicato in anni moderni da Robert Williams col titolo A Treatise by Francesco Bocchi in Praise of Andrea del Sarto in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, LII, 1989, 111-39). L’elogio mette innanzi tutto in luce il particolare rispetto che Bocchi provava sin dalla giovane età per il pittore fiorentino e che troverà riscontro – come si diceva – all’interno della guida di Firenze del 1591. “The essay is actually a bold and intensive interrogation of one of the fundamental principles of Renaissance art theory – the one that to a humanist like Bocchi is by far the most important – the idea that painting is like poetry... Ancient rhetorical theorists are cited as well as a number of Renaissance writers; some of the ideas derive from Leonardo da Vinci [n.d.r. per l’influenza degli scritti di Leonardo su Francesco Bocchi si veda Robert Williams, Leonardo and the Florentine Academy in Re-Reading Leonardo. The Treatise on Painting across Europe, 1550-1900]. All this learning is necessary in order to provide what Bocchi considers to be an adequate analysis of Andrea’s greatness as a painter, of the way in which his work elevates painting to poetry, and beyond that, to philosophy” (p. 13). Nel 1571, infine, Bocchi riuscì a pubblicare un terzo trattatello intitolato Eccellenza del San Giorgio di Donatello: dove si tratta del costume, della vivacità e della bellezza di detta statua, che Paola Barocchi ha riproposto nel Tomo III dei suoi Trattati d’Arte del Cinquecento fra Manierismo e Controriforma.

Michelangelo, Tomba di Lorenzo il Magnifico. Chiesa di San Lorenzo, Cappelle medicee
Fonte: Wikimedia Commons

[5] Resta da parlare brevemente della fortuna dell’opera. Dando per scontato che l’intento ultimo dell’autore fosse quello di fornire una guida affidabile a coloro che visitavano la città, va detto che il successo editoriale delle Bellezze del 1591, a giudicare dal numero assai limitato di copie che oggi se ne conservano, non dovette essere strabiliante. Se le Bellezze inaugurano un genere, quindi, come un po’ tutti i commentatori moderni tendono a scrivere, l’esito iniziale non fu un successo clamoroso. E tuttavia, ottant’anni dopo, per la precisione nel 1677, le Bellezze furono ripubblicate in edizione notevolmente incrementata a cura di Giovanni Cinelli. “Cinelli treats Bocchi’s text with considerable respect; it is reprinted in full, and distinguished from Cinelli’s copious additions by a cursive typeface. Most of the newly written text contains information about art works post-dating the original publication. In some places, however, Cinelli takes issue with individual assertions made by Bocchi or with the way information is provided” (p. 18). La guida, nella versione Bocchi-Cinelli, conobbe un successo larghissimo. Eppure a tutt’oggi resta un po’ l’amaro in bocca, perché se è vero che sono state pubblicate diverse ristampe anastatiche dell’opera, a noi non risulta che sia mai stata allestita un’edizione critica in lingua italiana della medesima. Ci si deve dunque accontentare di questa (meritoria) traduzione annotata in lingua inglese.

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