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giovedì 28 novembre 2013

Consiglia Giugliano, Le biografie del Canova nell'Ottocento. Loffredo editore, 2003

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Consiglia Giugliano
Le biografie del Canova nell'Ottocento

Loffredo editore, 2003


[1] Le biografie scritte sulla figura e l’opera di Antonio Canova sono decine, specie negli anni immediatamente successivi alla sua morte, sopraggiunta nel 1822. In anni recenti sono state riscoperte ed oggetto di varie iniziative editoriali. L’Istituto di ricerca per gli studi su Canova e il Neoclassicismo, ad esempio, ha pubblicato una collana ristampandone anastaticamente una all’anno (si vedano le note apposte a Faustino Tadini, Le sculture e le pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795). Quando abbiamo acquistato il volume di Consiglia Giugliano pensavamo ad un’interessante rassegna critica delle stesse. Siamo rimasti delusi. Si tratta in realtà di un lavoro frettoloso e modesto, con veste grafica e progetto editoriale sciatti e la manifesta mancanza di una rilettura delle bozze. Insomma, probabilmente uno di quei libri che escono per arricchire il curriculum di chi li scrive in vista di un qualche concorso pubblico per cattedra di scuola secondaria superiore. E non ci sarebbe nulla di male, intendiamoci. Se non ci fosse un però che non si può tacere...

[2] Ci ha colpito in particolare la varietà degli stili con cui le varie biografie venivano presentate, e abbiamo così condotto alcune ricerche. Basta un po’ di pazienza per arrivare ad accorgersi, ad esempio, che il testo relativo agli Studi romani di C.L. Fernow è, nel migliore dei casi, la trascrizione con la semplice sostituzione di qualche sostantivo del saggio Le obiezioni della critica tedesca: il Saggio su Canova di C.L. Fernow, pubblicato nel 1973 da Gianna Piantoni in Studi canoviani nn. 1-2. Quando le cose vanno male, ci sono poi intere pagine copiate parola per parola, virgola per virgola. Un esempio: le pagine da 47 ultimo capoverso a fine 49 (escluso in parte l’ultimo capoverso) del “lavoro” della Giugliano sono copiate pari pari dal saggio sopra indicato (pp. 22 penultimo capoverso – p. 25 seconda riga). Discorso più o meno analogo per quanto riguarda la trattazione delle Opere di scultura e plastica di Antonio Canova, scritte da Isabella Teotochi Albrizzi. Si tratta per buona parte di parafrasi più o meno letterale di analogo scritto di Francesca Romana Fratini, pubblicato sempre sul numero 1-2 di Studi canoviani. Qui, almeno, c’è uno sforzo di fantasia: frasi citate in nota dalla Fratini entrano a far parte del testo della Giugliano, e viceversa, fermo restando che sono comunque identiche. Naturalmente in entrambi i casi non compare la citazione dei testi originari. Insomma, alla fine, ci siamo convinti che con un po’ di pazienza avremmo potuto rintracciare tutte le “fonti” utilizzate dalla Giugliano anche per le altre biografie. Abbiamo valutato che non ne valesse la pena.

[3] Eppure l'argomento, di sicuro interesse, ha fatto sì che l'opera abbia avuto una sua circolazione anche internazionale. Cliccando sul link si può vedere la lista delle prestigiose biblioteche internazionali in cui è presente: http://www.worldcat.org/title/biografie-del-canova-nellottocento/oclc/54957016

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