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venerdì 1 settembre 2017

Giovanni Mazzaferro. Libri rari e belle scoperte: il 'De Architectura' di Vitruvio postillato da Cosimo Bartoli


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Giovanni Mazzaferro
Libri rari e belle scoperte: il De Architectura di Vitruvio postillato da Cosimo Bartoli


Il frontespizio dell'opera



Umberto Pregliasco, titolare dell’omonima Libreria Antiquaria a Torino e della PrPh Rare Books di New York fa di me un uomo felice e mi permette di segnalare che, presso la sua libreria americana, si trova un esemplare del De Architectura di Vitruvio postillato da Cosimo Bartoli, scoperto di recente. 
 
L’edizione è quella in 8° del 1513, stampata da Filippo Giunta. Come classificata da Laura Marcucci nel suo celebre Regesto cronologico e critico delle edizioni vitruviane, si tratta di una Giocondina seconda [1]. È appena evidente, tuttavia, che la straordinaria importanza di questo specifico esemplare è che interamente annotato da Cosimo Bartoli (1503-1572), i cui interessi architettonici sono a noi già noti grazie alla traduzione giovanile delle Institutiones Geometricae di Albrecht Dürer [2] e, soprattutto, alla celebre traduzione del De re aedificatoria di Leon Battista Alberti (1550) [3].

Qui di seguito provvedo a fornire le informazioni fornitemi dal Dr. Pregliasco, che gentilmente mi ha anche inviato un’immagine del frontespizio dell’opera. Seguiranno alcune mie brevi considerazioni.


Note sull’esemplare

L’autografia delle note del Bartoli è identificata con certezza dal confronto con la ponderosa traduzione autografa del Bartoli conservata a San Pietroburgo (cfr. Fara, G.M Dürer, Institutiones geometricae – Bartoli, I Geometrici Elementi di A. Durero, Torino, Nino Aragno 2008) e con varie parti del lungo manoscritto conservato ad Arezzo, Casa Vasari, Carte Vasari, 31. Ad esempio a c. 105rv: «documento autografo del Bartoli, è da riferire alla decorazione pittorica della Sala di Giove in Palazzo Vecchio a Firenze, per la quale il Bartoli stesso, in un altro suo scritto contenuto in 31, cc. 25r.-26v., si era impegnato a fornire al Vasari il relativo soggetto iconografico».

Si tratta di un esemplare dell’edizione di ottobre 1513, tutta annotata dal matematico, umanista e diplomatico fiorentino Cosimo Bartoli (1503-1572), ben noto traduttore in italiano del De re aedificatoria di Alberti. Ai margini di quasi cento fogli Bartoli ha annotato parole che indicano passaggi particolari o definizioni, ha scritto brevi commenti, ha aggiunto correzioni, modifiche testuali e chiarimenti. È il caso, ad esempio, della lunga nota sul margine inferiore del fol. C1, in cui Bartoli corresse il testo curato da Giocondo basandosi sul De asse, il trattato su monete e misure antiche di Guillaume Budé [4]. Una nota in italiano sul foglio di guardia posteriore è relativa agli strumenti usati per risolvere misurazioni geometriche e fisiche. Argomenti simili sono discussi da Leon Battista Alberti nei Ludi mathematici, la cui traduzione fu inclusa negli Opuscoli morali (1568) [5].

Il volume presenta sul frontespizio [n.d.r. vedi foto in alto] la dicitura ‘Di M. Cos: Bartolj n° 164’, un’altra iscrizione di possesso cancellata ad inchiostro [n.d.r. probabilmente appartenente al precedente proprietario] e un piccolo timbro illeggibile [n.d.r. segnalo tuttavia che nel frontespizio compare anche uno stemma disegnato a penna con avambraccio destro vestito, uscente da destra e afferrante un albero fiorito].  Si tratta di un bell’esemplare, senza particolari mende e solo qualche fioritura, con rilegatura in carta pergamenata flessibile del XVI secolo, dorso liscio con titolazione in inchiostro.


Alcune considerazioni su Cosimo Bartoli esperto di architettura e traduttore

Premetto, doverosamente, che non ho avuto modo di osservare direttamente l’esemplare in questione né di vederne le postille, salvo per quanto riguarda il frontespizio dell’opera, e che tuttavia gli indizi sulla paternità delle postille mi sembrano assolutamente fondati.

Il ruolo di Cosimo Bartoli nella creazione di un lessico tecnico architettonico in Italia è stato oggetto di studi pionieristici sin dai tempi di Giovanni Nencioni nel 1995 [6]; approfondimenti ulteriori si devono a Giovanni Maria Fara, in occasione della pubblicazione della traduzione di Bartoli delle Institutiones geometricae dureriane [7] e a Marco Biffi, all’interno degli atti del convegno internazionale tenutosi fra Mantova e Firenze nel novembre 2009 [8].

L’operato di Bartoli è stato giustamente inserito nell’ambito della nascita nel 1541 della cosiddetta Accademia Fiorentina (erede dell’Accademia degli Umidi), il cui programma fu direttamente controllato dal Duca di Firenze (poi Granduca di Toscana dal 1569) Cosimo I de’ Medici. Si trattava di promuovere la traduzione di testi scientifici della classicità come modo per imporre uno standard fiorentino a un settore del lessico ancora ampiamente in fase di definizione. Bartoli prende parte in maniera entusiastica all’impresa. L’aspetto su cui la comunità scientifica si interroga, sin dai tempi di Nencioni, è in che misura ispiri l'iniziativa o ne sia ispirato. La scoperta della traduzione giovanile delle Institutiones geometricae (1537), che nel loro terzo libro contengono una sezione dedicata ai corpi solidi che rappresenta un vero e proprio trattato di architettura in nuce, ha spinto Giovanni Maria Fara a sostenere che l’impostazione linguistica di Bartoli sia sorta prima della creazione dell’Accademia Fiorentina, e possa quindi esserne stata in qualche modo ispiratrice. La tesi di Fara ha conosciuto ampia fortuna.

In questo contesto, sino ad oggi, lo studio diretto del De Architectura di Vitruvio da parte di Bartoli è rimasto, in qualche modo, sullo sfondo. Credo che la grande sfida che attenderà gli studiosi nei prossimi anni sia focalizzarne le circostanze, cercando anche gli elementi per una datazione del postillato. In questo senso mi pare di individuare a priori almeno un paio di possibilità: a) che Bartoli abbia letto e studiato Vitruvio in gioventù, fors’anche prima della sua traduzione dureriana, il che ovviamente testimonierebbe innanzi tutto la solidità della sua formazione culturale; b) che abbia avvertito l’esigenza di leggere Vitruvio in prossimità della traduzione del De re aedificatoria di Alberti, non tanto e non solo per chiarire eventuali punti oscuri nel testo albertiano, ma per capire i meccanismi della “traduzione” di Leon Battista, in un’operazione dall’affascinante sapore filologico.

In entrambi i casi è evidente come la scoperta dell’esemplare oggi conservato a New York sia fondamentale.


I destini di un esemplare

A questo punto spetterà alla comunità scientifica prendere in esame il postillato bartoliano e confrontarlo con la sua traduzione del De re aedificatoria albertiano. Da parte mia, e da semplice appassionato, non posso che augurarmi alcune cose: innanzi tutto che l’esemplare non finisca sepolto in una qualche anonima collezione privata, togliendo agli storici della lingua e dell’architettura la possibilità di prenderlo in esame; in secondo luogo che possa trovare la sua giusta collocazione nell’ambito di una biblioteca pubblica italiana, magari nei luoghi in cui Bartoli visse e operò, ossia a Firenze e (qualche anno più tardi) a Venezia.


NOTE

[1] Laura Marcucci, Regesto cronologico e critico in Studi di architettura, settembre 1978, n. 8. Riporto qui di seguito le parole della Marcucci: “Oltre all’aggiunta del testo di Frontino ed al formato molto differente [n.d.r. rispetto alla Giocondina prima, edita in folio a cura di Fra’ Giocondo per i tipi di Giovanni de Tridino alias Tacuino nel 1511], verosimilmente suggerito da ragioni di maneggevolezza, questa seconda edizione giocondina non comporta altre sostanziali varianti salvo quella piuttosto notevole relativa alle illustrazioni silografiche, che sono derivate dalla precedente, ma più rozze di quelle; è probabile che lo stampatore veneziano non abbia ceduto i suoi legni al fiorentino, ma è anche evidente che il formato differente tra le due edizioni ha determinato la variazione. L’opera è dedicata a Giuliano de’ Medici” (p. 35).

[2] Dürer, Institutiones geometricae – Bartoli, I Geometrici Elementi di A. Durero, a cura di Giovanni Maria Fara, Torino, Nino Aragno 2008.

[3] L’architettura di Leonbatista Alberti tradotta in lingua fiorentina da Cosimo Bartoli, Firenze, Lorenzo Torrentino, 1550. Per una traduzione moderna del manoscritto latino si veda: Leon Battista Alberti, L’architettura [De re aedificatoria], Testo latino e traduzione a cura di Giovanni Orlandi. Introduzione e note di Paolo Portoghesi. 2 voll. Milano, Il Polifilo, 1966

[4] Guillaume Budé, De asse et partibus ejus Libri quinque…, Venezia, Eredi di Aldo Manuzio e Andrea Torresano, 1522.

[5] Opuscoli morali di Leon Batista Alberti… tradotti e parte corretti da Cosimo Bartoli, Venezia, Francesco Franceschi, 1568.

[6] Giovanni Nencioni, Sulla formazione di un lessico nazionale dell’architettura in Bollettino d’Informazioni del Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali, Scuola Normale Superiore di Pisa, V.2 (1995), pp. 7-33.

[7] Dürer, Institutiones geometricae – Bartoli, I Geometrici Elementi di A. Durero cit., pp. 114-122.


[8] Marco Biffi, Il lessico tecnico di Cosimo Bartoli in Cosimo Bartoli (1503-1572). Atti del Convegno internazionale Mantova, 18-19 novembre – Firenze, 20 novembre 2009. A cura di Francesco Paolo Fiore e Daniela Lamberini, Firenze, Leo S. Olschki, 2011.

2 commenti:

  1. Gentile Mazzaferro, per sua informazione e di tutti gli studiosi, le segnalo che la copia era in asta a Roma da Minerva Auctions l'8 luglio del 2016 (lotto 644), venduta a € 5000. Mi fa molto piacere che quella che era stata una mia felice intuizione sia ora confermata e che il volume possa debitamente essere studiato da seri ricercatori. Pregliasco sarà di sicuro disponibile, conoscendolo.
    Una buona serata

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    1. Gentilissimo, grazie per l'informazione, che in tutta onestà ignoravo. Per un qualche motivo tecnico che non conosco, la sua nota risulta proveniente da utente anonimo. Mi farebbe piacere poter indicare il suo nome. Se vuole mi scriva pure a letteraturaartistica@hotmail.com e provvederò a inserirlo.
      Giovanni Mazzaferro

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