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Giovanni Mazzaferro
Libri rari e belle scoperte: il De Architectura di Vitruvio postillato da Cosimo Bartoli
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| Il frontespizio dell'opera |
Umberto Pregliasco, titolare
dell’omonima Libreria Antiquaria a
Torino e della PrPh Rare Books di New York
fa di me un uomo felice e mi permette di segnalare che, presso la sua libreria
americana, si trova un esemplare del De
Architectura di Vitruvio postillato da Cosimo Bartoli, scoperto di recente.
L’edizione è quella in 8° del
1513, stampata da Filippo Giunta. Come classificata da Laura Marcucci nel suo
celebre Regesto cronologico e critico
delle edizioni vitruviane, si tratta di una Giocondina seconda [1]. È
appena evidente, tuttavia, che la straordinaria importanza di questo specifico
esemplare è che interamente annotato da Cosimo Bartoli (1503-1572), i cui
interessi architettonici sono a noi già noti grazie alla traduzione giovanile
delle Institutiones Geometricae di
Albrecht Dürer
[2] e, soprattutto, alla celebre traduzione del De re aedificatoria di Leon Battista Alberti (1550) [3].
Qui di seguito provvedo a fornire
le informazioni fornitemi dal Dr. Pregliasco, che gentilmente mi ha anche
inviato un’immagine del frontespizio dell’opera. Seguiranno alcune mie brevi
considerazioni.
Note sull’esemplare
“L’autografia delle note del Bartoli è identificata con certezza dal
confronto con la ponderosa traduzione autografa del Bartoli conservata a San
Pietroburgo (cfr. Fara, G.M Dürer, Institutiones geometricae –
Bartoli, I Geometrici Elementi di A. Durero,
Torino, Nino Aragno 2008) e con varie parti del lungo manoscritto conservato ad
Arezzo, Casa Vasari, Carte Vasari, 31. Ad esempio a c. 105rv: «documento
autografo del Bartoli, è da riferire alla decorazione pittorica della Sala di
Giove in Palazzo Vecchio a Firenze, per la quale il Bartoli stesso, in un altro
suo scritto contenuto in 31, cc. 25r.-26v., si era impegnato a fornire al
Vasari il relativo soggetto iconografico».
Si tratta di un esemplare dell’edizione di ottobre 1513, tutta annotata
dal matematico, umanista e diplomatico fiorentino Cosimo Bartoli (1503-1572),
ben noto traduttore in italiano del De re aedificatoria di Alberti. Ai margini di quasi cento fogli Bartoli ha annotato parole
che indicano passaggi particolari o definizioni, ha scritto brevi commenti, ha
aggiunto correzioni, modifiche testuali e chiarimenti. È
il caso, ad esempio, della lunga nota sul margine inferiore del fol. C1, in cui
Bartoli corresse il testo curato da Giocondo basandosi sul De asse, il trattato su monete e misure antiche di
Guillaume Budé [4]. Una nota in
italiano sul foglio di guardia posteriore è relativa agli strumenti usati per
risolvere misurazioni geometriche e fisiche. Argomenti simili sono discussi da
Leon Battista Alberti nei Ludi mathematici, la cui traduzione fu inclusa negli Opuscoli morali (1568) [5].
Il volume presenta sul frontespizio [n.d.r. vedi foto in alto] la dicitura ‘Di M. Cos: Bartolj n° 164’, un’altra iscrizione di possesso cancellata
ad inchiostro [n.d.r. probabilmente appartenente al precedente
proprietario] e un piccolo timbro
illeggibile [n.d.r. segnalo tuttavia che nel
frontespizio compare anche uno stemma disegnato a penna con avambraccio destro
vestito, uscente da destra e afferrante un albero fiorito]. Si
tratta di un bell’esemplare, senza particolari mende e solo qualche fioritura,
con rilegatura in carta pergamenata flessibile del XVI secolo, dorso liscio con
titolazione in inchiostro.”
Alcune considerazioni su Cosimo Bartoli esperto di architettura e traduttore
Premetto, doverosamente, che non
ho avuto modo di osservare direttamente l’esemplare in
questione né di vederne le postille, salvo per quanto riguarda il frontespizio
dell’opera, e che tuttavia gli indizi sulla paternità delle
postille mi sembrano assolutamente fondati.
Il ruolo di Cosimo Bartoli nella
creazione di un lessico tecnico architettonico in Italia è stato oggetto di
studi pionieristici sin dai tempi di Giovanni Nencioni nel 1995 [6];
approfondimenti ulteriori si devono a Giovanni Maria Fara, in occasione della
pubblicazione della traduzione di Bartoli delle Institutiones geometricae dureriane [7] e a Marco Biffi,
all’interno degli atti del convegno internazionale tenutosi fra Mantova e Firenze nel novembre 2009 [8].
L’operato di Bartoli è stato
giustamente inserito nell’ambito della nascita nel 1541 della cosiddetta
Accademia Fiorentina (erede dell’Accademia degli Umidi), il cui programma fu
direttamente controllato dal Duca di Firenze (poi Granduca di Toscana dal 1569)
Cosimo I de’ Medici. Si trattava di promuovere la traduzione di testi
scientifici della classicità come modo per imporre uno standard fiorentino a un
settore del lessico ancora ampiamente in fase di definizione. Bartoli prende
parte in maniera entusiastica all’impresa. L’aspetto su cui la comunità
scientifica si interroga, sin dai tempi di Nencioni, è in che misura ispiri l'iniziativa o ne sia ispirato. La scoperta della traduzione giovanile delle Institutiones geometricae (1537), che
nel loro terzo libro contengono una sezione dedicata ai corpi solidi che
rappresenta un vero e proprio trattato di architettura in nuce, ha spinto Giovanni Maria Fara a sostenere che
l’impostazione linguistica di Bartoli sia sorta prima della creazione
dell’Accademia Fiorentina, e possa quindi esserne stata in qualche modo
ispiratrice. La tesi di Fara ha conosciuto ampia fortuna.
In questo contesto, sino ad oggi,
lo studio diretto del De Architectura
di Vitruvio da parte di Bartoli è rimasto, in qualche modo, sullo sfondo. Credo
che la grande sfida che attenderà gli studiosi nei prossimi anni sia
focalizzarne le circostanze, cercando anche gli elementi per una datazione del
postillato. In questo senso mi pare di individuare a priori almeno un paio di
possibilità: a) che Bartoli abbia letto e studiato Vitruvio in gioventù,
fors’anche prima della sua traduzione dureriana, il che ovviamente
testimonierebbe innanzi tutto la solidità della sua formazione culturale; b)
che abbia avvertito l’esigenza di leggere Vitruvio in prossimità della
traduzione del De re aedificatoria di
Alberti, non tanto e non solo per chiarire eventuali punti oscuri nel testo
albertiano, ma per capire i meccanismi della “traduzione” di Leon Battista, in
un’operazione dall’affascinante sapore filologico.
In entrambi i casi è evidente
come la scoperta dell’esemplare oggi conservato a New York sia fondamentale.
I destini di un esemplare
A questo punto spetterà alla
comunità scientifica prendere in esame il postillato bartoliano e confrontarlo
con la sua traduzione del De re
aedificatoria albertiano. Da parte mia, e da semplice appassionato, non
posso che augurarmi alcune cose: innanzi tutto che l’esemplare non finisca
sepolto in una qualche anonima collezione privata, togliendo agli storici della
lingua e dell’architettura la possibilità di prenderlo in esame; in secondo
luogo che possa trovare la sua giusta collocazione nell’ambito di una
biblioteca pubblica italiana, magari nei luoghi in cui Bartoli visse e operò, ossia
a Firenze e (qualche anno più tardi) a Venezia.
NOTE
[1] Laura Marcucci, Regesto cronologico e critico in Studi di architettura, settembre 1978,
n. 8. Riporto qui di seguito le parole della Marcucci: “Oltre all’aggiunta del testo di Frontino ed al formato molto differente
[n.d.r. rispetto alla Giocondina prima, edita in folio a cura di Fra’ Giocondo
per i tipi di Giovanni de Tridino alias Tacuino nel 1511], verosimilmente suggerito da
ragioni di maneggevolezza, questa seconda edizione giocondina non comporta
altre sostanziali varianti salvo quella piuttosto notevole relativa alle
illustrazioni silografiche, che sono derivate dalla precedente, ma più rozze di
quelle; è probabile che lo stampatore veneziano non abbia ceduto i suoi legni
al fiorentino, ma è anche evidente che il formato differente tra le due
edizioni ha determinato la variazione. L’opera è dedicata a Giuliano de’ Medici”
(p. 35).
[2] Dürer, Institutiones geometricae
– Bartoli, I Geometrici Elementi di A. Durero, a cura di Giovanni Maria Fara,
Torino, Nino Aragno 2008.
[3] L’architettura di Leonbatista Alberti tradotta in lingua fiorentina da
Cosimo Bartoli, Firenze, Lorenzo Torrentino, 1550. Per una traduzione
moderna del manoscritto latino si veda: Leon Battista Alberti, L’architettura [De re aedificatoria],
Testo latino e traduzione a cura di Giovanni Orlandi. Introduzione e note di
Paolo Portoghesi. 2 voll. Milano, Il Polifilo, 1966
[4] Guillaume Budé, De asse et partibus ejus Libri quinque…,
Venezia, Eredi di Aldo Manuzio e Andrea Torresano, 1522.
[5] Opuscoli morali di Leon Batista Alberti… tradotti e parte corretti da
Cosimo Bartoli, Venezia, Francesco Franceschi, 1568.
[6] Giovanni Nencioni, Sulla formazione di un lessico nazionale
dell’architettura in Bollettino
d’Informazioni del Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali,
Scuola Normale Superiore di Pisa, V.2 (1995), pp. 7-33.
[7] Dürer, Institutiones geometricae
– Bartoli, I Geometrici Elementi di A. Durero cit., pp. 114-122.
[8] Marco Biffi, Il lessico tecnico di Cosimo Bartoli in Cosimo Bartoli (1503-1572). Atti del
Convegno internazionale Mantova, 18-19 novembre – Firenze, 20 novembre 2009.
A cura di Francesco Paolo Fiore e Daniela Lamberini, Firenze, Leo S. Olschki,
2011.

Gentile Mazzaferro, per sua informazione e di tutti gli studiosi, le segnalo che la copia era in asta a Roma da Minerva Auctions l'8 luglio del 2016 (lotto 644), venduta a € 5000. Mi fa molto piacere che quella che era stata una mia felice intuizione sia ora confermata e che il volume possa debitamente essere studiato da seri ricercatori. Pregliasco sarà di sicuro disponibile, conoscendolo.
RispondiEliminaUna buona serata
Gentilissimo, grazie per l'informazione, che in tutta onestà ignoravo. Per un qualche motivo tecnico che non conosco, la sua nota risulta proveniente da utente anonimo. Mi farebbe piacere poter indicare il suo nome. Se vuole mi scriva pure a letteraturaartistica@hotmail.com e provvederò a inserirlo.
EliminaGiovanni Mazzaferro