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Scritti di artisti tedeschi del XX secolo - 13
Max Liebermann
Briefe [Lettere]
Raccolte, commentate ed edite da Ernst Braun
Volume Terzo (1902-1906)
2013, 651 pagine, Baden-Baden, Deutscher Wissenschaftlicher-Verlag (DWV)
Recensione di Francesco Mazzaferro. Parte Prima
Recensione di Francesco Mazzaferro. Parte Prima
[Versione originale: marzo 2017 - nuova versione aprile 2019]
Continuiamo la recensione dei volumi del carteggio di Max Liebermann (1847–1935), curato da Ernst Braun e pubblicato dal Deutscher Wissenschafts-Verlag a partire dal 2011. Questa recensione è dedicata al terzo volume, che copre gli anni 1902-1906.
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| Fig. 1 - Il terzo volume di lettere di Max Liebermann |
Non c'è pace tra gli artisti
Nella giovane Germania (unificata solo nel 1871) la polemica
sull’arte è una componente della discussione politica, ancor prima di essere
espressione di un discorso collettivo su ciò che sia bello e ciò che sia
brutto. È l’imperatore Guglielmo II, nel dicembre 1901, a tenere un discorso di
fuoco su “La vera arte” in occasione
del completamento del fregio della Siegessäule
(Colonna della Vittoria) a Berlino. La vera arte, dice l’imperatore nel suo
discorso, con un attacco frontale alle Secessioni, non si basa sulle creazioni
di gruppi e gruppuscoli di artisti che danno vita a comitati separati per
assicurarsi che loro opere siano più facilmente selezionate per le mostre, ma
sul contatto diretto tra il committente (in questo caso, l’imperatore) e gli
artisti, cui deve essere lasciata piena libertà di esecuzione, ma nel rispetto
di direttive su bellezza, armonia e decoro. “Un’arte che si opponga alle leggi ed ai limiti da me posti, non è più
arte: è lavoro di fabbrica, è attività commerciale, ma non si potrà mai far di
essa un’arte“ [1]. La vera arte deve avere un compito educativo e celebrativo, ed
addirittura spetta ad essa “dare la
possibilità alle classi di chi lavora e si affatica di innalzarsi al bello ed
affrancarsi e superare le consuete preoccupazioni” [2].
È ovvio come fra i destinatari principali dell’attacco ci
siano la Secessione di Berlino, costituitasi nel 1898, e Max Liebermann, suo
presidente. Del resto le memorie di un altro protagonista di quei tempi a
Berlino, il pittore Arthur Kampf, ricordano che nel 1906, quando visitò la Grosse Berliner Kunstausstellung (la
Grande mostra d’arte berlinese), l’unica occasione nella capitale in cui
accanto agli accademici esponevano anche dei secessionisti, l’Imperatore si rifiutò
di visitare la stanza a loro riservata. “Lei
ha ragione a mostrare quell’arte, ma io non voglio vederla” [3].
Tre mesi dopo il discorso dell’Imperatore su “La vera arte”, Liebermann accusa il
colpo ed osserva, rivolgendosi al pubblicista Maximilian Harden il 7 marzo
1902: “Il discorso sull’arte
dell’imperatore è risuonato come una romanza di violino alle orecchie di 44
milioni di tedeschi, e questo è quel che è più triste” [4]. Il pittore sa
di rappresentare una minoranza della popolazione. Ma crede al tempo stesso che
questa sia la sua vera forza: “Dobbiamo
correre avanti e distaccare il buon borghese, distanziandolo almeno di due
lunghezze di naso (e noi ebrei siamo ben adatti a tal scopo)” [5].
Dopo la formazione della Lega, ovvero di un’iniziativa
nazionale, il tema dell’arte verrà ad animare la politica tedesca, con una
discussione parlamentare di due giorni al Reichstag il 15 e 16 febbraio 1904.
Sarà l’occasione per le forze politiche per esprimere una condanna delle
opinioni imperiali, mostrando che in Germania vi sono istituzioni capaci di
contrastare Guglielmo II. In preparazione del dibattito, Liebermann, von
Kalckreuth, il conte Kessler e Leistikow (oggi si direbbe: i lobbisti della
Secessione) incontrano alcuni parlamentari (sono politici dello schieramento politico
conservatore [6], ovvero dell’area politica che potrebbe più facilmente avere,
almeno in teoria, riserve sull’arte contemporanea) per convincerli dei loro
argomenti. È anche possibile che la scelta dei parlamentari sia un riflesso
delle stesse preferenze politiche dei quattro, nessuno dei quali deve essere
socialdemocratico.
Il maggiore studioso della Secessione di Berlino,
l’accademico americano Peter Paret (1924-), ci ha fornito un’analisi
dettagliata del dibattito parlamentare nella sua monografia “The Berlin Secession. Modernism and its
enemies in Imperial Germany” (La Secessione di Berlino. Il modernismo e i
suoi nemici nella Germania imperiale) pubblicata nel 1980 [7]. Il governo è
sulla difensiva: il segretario di stato agli affari interni (al cui ministero
spetta la competenza sull’arte) si limita a dire che non si può impedire
all’Imperatore di avere un’opinione. Wilhelm von Kardorff (1828-1907) –
politico di lungo corso e seguace di Bismarck, ma anche padre di Konrad von
Kardorff (1877-1945), uno dei pittori minori della Secessione – sorprende tutti
ed afferma: “Non siamo in uno stato
assoluto e neppure in Prussia, ma in uno stato federale, nell’Impero tedesco [nota
dell’editore: la Germania unita], e qui
la volontà di una sola persona non può dettare la linea. E quanto il gusto
anche del più geniale dei monarchi possa essere errato in alcune circostanze è
dimostrato dal giudizio di Federico il Grande su Shakespeare” [8]. Von
Kardorff è un politico della maggioranza. Tra i parlamentari vicini al governo
si schiera a favore delle Secessioni anche il nazional liberale Waldemar von
Oriola (1854- 1910). È meno sorprendente che il Presidente dei
Socialdemocratici, Paul Singer (1844-1911) ed il giovane parlamentare
socialdemocratico Albert Südekum (1871-1944) prendano la medesima posizione.
Oltre a sostenere la libertà d’espressione artistica, i parlamentari discutono
di realismo ed impressionismo, manifestando opinioni estetiche differenti.
Singer è il capo dell’opposizione di sinistra, e sostiene in parlamento che
l’imperatore vuol sopprimere la Secessione perché ha paura di un’arte che
rappresenti la realtà con i suoi problemi; Südekum interviene invece a favore
di Manet e dell’impressionismo francese da un punto di vista stilistico; il
conte von Oriola, infine, esprime molte riserve sulla pittura secessionista, il
che non gli impedisce, comunque, di rifiutare l'interferenza dell’Imperatore in
linea di principio. La discussione parlamentare è uno dei rari casi
parlamentari dell’epoca in cui maggioranza (nazional-liberali e conservatori) e
minoranza (socialisti e radicali) esprimono posizioni comuni. Sul dibattito
scrivono articoli sia il Times di Londra sia il New York Times.
Le mostre della
Secessione di Berlino tra 1902 e 1906
Paret ha definito il successo estetico della Secessione
soprattutto come frutto dell’ingresso nel consiglio direttivo della stessa di
Lovis Corinth e Max Slevogt [13]. Secondo Paret, la prima Secessione del 1899,
basata sulla collaborazione tra Max Liebermann - in realtà un conservatore in
termini estetici - e Walter Leistikow – un grande animatore culturale, ma non
un grande artista - non aveva le potenzialità per produrre un impatto duraturo.
Sempre secondo Paret, il maggior merito di Liebermann (in una prospettiva
storica), sarebbe stato quello di vincere le resistenze dei colleghi (che, all’inizio della Secessione, intendevano organizzare una mostra di soli artisti tedeschi, meglio ancora se berlinesi) ed aprire all’arte del resto
d’Europa [14]. Per il resto, Liebermann sarebbe stato un attore secondario
nello sviluppo dell’arte moderna tedesca.
In realtà, il terzo volume della raccolta delle Lettere mostra che Liebermann si occupa
a tempo pieno dell’allestimento delle esibizioni della Secessione, che si
susseguono al ritmo di due eventi all’anno: uno per la pittura e la
scultura (primavera-estate) ed uno per grafica (inverno). Qui si deve
brevemente spiegare quali erano i meccanismi per giungere ad esporre quadri, sculture o
grafica in una delle sale della Secessione: o si partecipava a una competizione e si veniva scelti dalla giuria oppure si era invitati dal Presidente (e non si era sottoposti
al meccanismo della giuria). La stessa regola valeva per artisti tedeschi e
stranieri. Liebermann – come Presidente – aveva dunque la possibilità di
influire e correggere la direzione delle esibizioni grazie al suo potere
d’invito. Non si tratta di un compito formale e burocratico: è lui, molto
spesso, a sollecitare le iniziative, scegliendo gli interlocutori. In molti
casi Liebermann scrive personalmente agli artisti, in altri si rivolge a
collezionisti ed operatori di mercato, alla ricerca di nuove opere che mai
siano state esposte a Berlino (è quella la regola della Secessione).
Certamente, Liebermann non è l’unico attore, e l’evoluzione del gusto artistico
nella capitale non si deve solamente a lui; e tuttavia le Lettere dimostrano che il suo non è mai stato un ruolo secondario.
Nella precedente recensione ci siamo occupati delle prime quattro
mostre. Il terzo volume delle Lettere
ne copre altre otto, dalla quinta alla dodicesima. Abbiamo letto il carteggio
soprattutto stando attenti a cercare testimonianze su come il presidente abbia
orientato le mostre, e dunque il gusto del pubblico a Berlino. Almeno a nostra
conoscenza, non esiste una descrizione così accurata del ruolo di Liebermann
nell’organizzazione delle mostre organizzate dalla Secessione.
La quinta mostra
(aprile-ottobre 1902)
La quinta esibizione della Secessione di Berlino si tiene
tra il 26 aprile ed il 5 ottobre 1902. Con essa – Liebermann nota – si ha un
ulteriore salto di qualità [15].
La sesta mostra si apre il 29 novembre
1902 come esposizione di grafica (cui si aggiungono, come sempre per le mostre
invernali, anche piccole sculture). È la seconda mostra di grafica, dopo quella del dicembre 1901, già commentata. Il pezzo forte è rappresentato da una sessantina di opere di Otto Greiner (1869-1916),
l’allievo preferito di Max Klinger.
La settima mostra (da aprile ad agosto 1903)
La settima mostra [36] si tiene nel momento di massimo
scontro dei secessionisti berlinesi con quelli monacensi. Proprio perché
rischia l’isolamento all’interno della Germania, Liebermann vuole produrre un
evento che vada al di là del mondo berlinese. È questa la ragione per la quale,
nel marzo 1903, scrive al secessionista monacense Hermann Schlittgen
(1859-1930), con cui ha ancora buoni rapporti, chiedendo consigli su chi altri
poter invitare dalla Germania meridionale [37]. Prega von Kalckreuth, pittore
di Stoccarda, di inviare molti lavori [38]. Accentua poi la sua apertura a
tutte le avanguardie che siano in aperta contestazione con il leader monacense
von Lenbach, confermando Kandinskij [39] ed imponendo la presenza di nuovi
gruppi che apportano accenti nuovi, come il gruppo simbolista della “Zolla” (Die Scholle) [40] di Monaco. La
recensione di Hans Rosenhagen [41] sull’esibizione parla di “spirito rivoluzionario” e di una mostra
che si rivolge soprattutto “ad un
pubblico di conoscitori”.
L'ottava mostra (novembre 1903)
La mostra di grafica e piccola scultura si tiene nei giorni
in cui Liebermann è completamente assorbito dal lancio della “Lega tedesca
degli artisti” (Deutscher Kunstlerbund),
l’associazione che raccoglie tutti i gruppi di artisti tedeschi ostili al mondo
accademico. Il catalogo [49] rivela che si tratta di un’esibizione impegnativa,
di più di mille pezzi, trecento dei quali sono disegni, acquarelli e litografie
di Rodin (sono esposti a rotazione, dal momento che non vi è sufficiente spazio
per tutti [50]); vi è anche un’importante collezione di disegni di Aubrey
Beardsley.
La nona mostra (dal 3 maggio al 15 settembre 1904)
I preparativi per la nona mostra della Secessione si erano
già avviati l’anno precedente con la corrispondenza già menzionata con il
danese Krøyer e lo svedese Zorn; ne è diretta conseguenza la presenza di una
sezione speciale di opere scandinave [56]. Ancora una volta Liebermann si
affida a Rodin, con una lettera del 14 febbraio. Liebermann lo vuole
assolutamente avere a proprio fianco nella battaglia berlinese: “Lei non ignora le difficoltà e gli ostacoli
che ci vengono dall’imperatore. Il caso von Tschudi ne è la prova. Solamente
Lei può vincere la resistenza, il Suo genio è l’arma più forte nel
combattimento contro i pregiudizi antiquati” [57]. La stessa settimana si
rivolge, come di solito, a Jan Veth per raccogliere opere di olandesi [58].
La decima mostra
della Secessione di Berlino (e seconda mostra nazionale della Lega tedesca
degli artisti) (dal 19 maggio al 31 ottobre 1905)
Va detto che – nonostante lo sforzo profuso – la mostra non
raccoglie il successo sperato. Mettere insieme le Secessioni dei vari centri
d’arte e gli altri gruppi anti-accademici tedeschi equivale a creare un
pot-pourri senza una direzione chiara. Liebermann viene a sapere che von Bode,
direttore generale delle collezioni d’arte berlinese, sta preparando una
stroncatura e lo scongiura da Amsterdam (è il 27 agosto) di rinunciare a
pubblicare l’articolo. “Non vorrei che
sia compreso in modo sbagliato, come se Lei fosse nostro nemico. Anch’io trovo
che molto di quello che noi appendiamo nella nostra mostra non sia affatto
bello e devo a volte chiudere entrambi gli occhi (Non lo fa anche Lei? E non
succede ad ognuno di noi che si trovi in una posizione direttiva e dipenda da
altri?) Anche io non sono così stupido da pregarLa di magnificare la nostra
esibizione. Lei stesso non lo farebbe mai, perché sarebbe contro le Sue
convenzioni. E ringrazio iddio di non essere costretto a chiederLe di fare quel
passo, altrimenti sarei costretto a dimettermi domani dalla presidenza della
Secessione” [72].
L'undicesima mostra (dal 21 aprile al 7 ottobre 1906)
Nel 1905 non viene organizzata la
consueta mostra grafica invernale, e dunque l’undicesima mostra della
Secessione di Berlino si tiene tra aprile ed ottobre 1906 [73]. È un anno
cruciale per l’arte tedesca: nel 1906 si costituisce a Dresda il Ponte (Brücke), ovvero il primo gruppo
espressionista. La Secessione non lo prende in considerazione, anche se il
catalogo include per la prima volta un quadro di Emil Nolde (1867-1956), ovvero
Il giorno della raccolta (tela
peraltro ancora di gusto impressionista). È la prima volta che il destino dei
due pittori, Nolde e Liebermann, che diverranno in seguito mortali nemici,
s’incontra. Le Lettere non includono alcun riferimento all’opera, ma Ernst
Braun ha allegato in appendice un passaggio del diario del giudice Gustav
Schiefler (uno dei promotori sia dell’arte di Liebermann sia di quella di
Nolde), in cui il primo esprime un giudizio molto negativo sul secondo: “È un mezzo pazzo. (…) Ha molto sofferto. Chi
lo aiuta a vendere qualcosa, fa un’opera buona (…). Le sue incisioni sono troppo
capricciose” [74].
Nelle lettere del 1906, vi è una sola breve citazione della
mostra grafica di quel mese [91].
Fine della Parte Prima
NOTE
[1] Per il testo del discorso dell’Imperatore, si veda:
[2] Ibidem.
[3] Kampf, Arthur - Aus meinem Leben (Dalla mia vita), introduzione di August Gotzes, Aquisgrana, Verlag Museumsverein Aachen, 1950, 64 pagine di testo e 16 pagine di illustrazioni in bianco e nero. Citazione a pagina 30.
[4] Liebermann, Max – Briefe, zusammengetragen, kommentiert und herausgegeben von Ernst Braun. (Lettere, Raccolte, commentate ed edite da Ernst Braun), Baden-Baden, Deutscher Wissenschaftlicher-Verlag (DWV), Terzo volume - (1902-1906), 2013, 651 pagine, citazione a pagina 32.
[5] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 76.
[6] Si tratta del monacense Ernst Müller-Meiningen (p. 172) e del prussiano Arthur von Posadowsky-Wehner (p. 172 e p. 180).
[7] Paret, Peter, The Berlin Secession. Modernism and Its Enemies in Imperial Germany, Harvard University Press, 1980, 269 pages. Consultato nell’edizione tedesca del 1981: Paret, Peter - Die Berliner Secession : moderne Kunst und ihre Feinde im Kaiserlichen Deutschland, Berlin, Severin und Siedler, 1981, 351 pagine, citazione alle pagine 204-212.
[8] Paret, Peter - Die Berliner Secession (citato), p. 204.
[9] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 181.
[10] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 240.
[11] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 208.
[12] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 58.
[13] Paret, Peter - Die Berliner Secession (citato), p. 139.
[14] Paret, Peter - Die Berliner Secession (citato), p. 137.
[15] Si veda l’ottima recensione di Hans Rosenhagen per “Die Kunst für alle”
[16] Paret, Peter - Die Berliner Secession (citato), p. 138.
[17] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 44.
[18] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 47.
[19] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 48.
[20] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 75.
[21] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 49. Il quadro suscita l’interesse di Tschudi per la Nationalgalerie, ma la commissione che deve approvare l’acquisto rifiuta.
[22] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 150.
[23] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 39.
[24] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), pp. 43 e 46.
[25] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 19.
[26] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 41.
[27] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), pp 42 e 44.
[28] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 24.
[29] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), pp. 503-504.
[30] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 241.
[31] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 80.
[32] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 77.
[33] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 72.
[34] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 79.
[35] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 79-80.
[36] Il catalogo è disponibile a https://archive.org/details/katalogderausste07berl.
[37] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 106.
[38] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 95.
[39] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 106.
[40] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 106.
[41] La recensione di Hans Rosenhagen su Die Kunst für alle è disponibile all’indirizzo:
[42] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 111.
[43] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 111.
[44] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 111.
[45] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 107.
[46] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 112.
[47] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 113.
[48] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 115
[49] Il catalogo è disponibile sull’internet:
[50] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 140.
[51] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 136.
[52] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 139.
[53] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 140.
[54] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 142.
[55] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 159.
[56] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 114.
[57] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 178.
[58] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 181.
[59] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 182
[60] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 184
[61] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 175
[62] Il catalogo è disponibile all’indirizzo
Una recensione di Hans Rosenhagen è disponibile all’indirizzo
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/kfa1904_1905/0526?sid=ba60c8699814ce2209b12da61685e063 (prima parte) e
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/kfa1904_1905/0550?sid=ba60c8699814ce2209b12da61685e063 (seconda parte).
[63] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 249.
[64] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 249.
[65] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 282. Si veda anche
[66] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), pp. 271 e 273.
[67] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 308.
[68] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 249.
[69] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 287.
[70] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 299.
[71] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 301.
[72] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 342.
[73] Il catalogo è disponibile all’indirizzo https://archive.org/details/katalogderausste11berl.
[74] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 537.
[75] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 383.
[76] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 384.
[77] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 382.
[78] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 393.
[79] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 392.
[80] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 393.
[81] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 393.
[82] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 390.
[83] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 417.
[84] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 433.
[85] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 388.
[86] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 404.
[87] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 408.
[88] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 418.
[89] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 418.
[90] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 403.
[91] Liebermann, Max – Briefe, (…), Terzo volume - (1902-1906), p. 477.

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