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Carlo Francesco Marcheselli
Pitture delle Chiese di Rimini 1754
A cura di Pier Giorgio Pasini
Bologna, Edizioni ALFA, 1972
Una guida erudita
Carlo Francesco Marcheselli
Pitture delle Chiese di Rimini 1754
A cura di Pier Giorgio Pasini
Bologna, Edizioni ALFA, 1972
Si riporta il testo del risvolto
di copertina:
“L’opera intitolata Pitture delle chiese di Rimino descritte dal
signor Carlo Francesco Marcheselli patrizio della medesima città, prima e
organica guida alla conoscenza del patrimonio artistico di Rimini, vide la luce
nel 1754. Era stata compilata assai prima, fra il 1730 e il 1735, come segno
d’amicizia e di stima per il giovane artista riminese Giovan Battista Costa; ma
alla radice dell’opera ci sono anche altri motivi, che vanno individuati in una
ripresa di interessi per la storia locale, in un rifiorire di curiosità letterarie
ed erudite, nell’aprirsi dell’ambiente riminese a nuovi e più moderni interessi
culturali. Il volumetto del Marcheselli, in mancanza di specifici esempi
locali, tenne forse presente l’analoga guida del Malvasia (Le Pitture di Bologna, 1686), nel 1732 già edita per la terza
volta; è basato peraltro su ricerche documentarie originali e sulla
ricognizione diretta delle opere, scelte soprattutto fra quelle dei secoli XVII
e XVIII. La redazione definitiva del volume è dovuta a Giovan Battista Costa,
che è da considerare coautore dell’opera, avendola rimaneggiata, aggiornata ed
ampliata considerevolmente.
Le Pitture di Rimino ebbero subito una notevole diffusione, grazie al
loro dettato semplice e piano, ma soprattutto grazie alla precisione con cui
indicano, più che descrivere, le opere d’arte riminesi; escluse quelle del
Trecento, già rarissime nel XVII secolo, e del Quattrocento, poco considerate
dagli autori (ad eccezione di quelle di Pietro [sic] della Francesca, del
Bellini e del Ghirlandaio), il volume presentava per la prima volta dipinti ora
ben noti di artisti come Vasari, Veronese, Tintoretto, Boscoli, Picchi, Cesi,
Albani, Massari, Guercino, Franceschini, Creti; oltre quelli di artisti locali
come Coda, Arrigoni, Cagnacci, Centino, Costa, e di una nutrita serie di
minori, le cui opere sono ora quasi tutte disperse. Quindi il volume costituì
subito un punto di riferimento importante non solo per i viaggiatori, ma anche
per gli studiosi; la sua importanza ed utilità non sono del resto diminuite neanche
oggi, perché costituisce il primo repertorio organico che ci informa sulla
consistenza del patrimonio artistico riminese prima dei grandi rivolgimenti
politici e militari alla fine del Settecento e delle dispersioni ad essi
conseguenti. Dispersioni che, insieme alle gravi distruzioni dell’ultima
guerra, hanno pressoché dimezzato questo patrimonio e reso difficile la
comprensione della parte superstite di esso.”
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| Piero della Francesca, Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo (1451), Rimini, Tempio Malatestiano Fonte: Wikimedia Commons |
Non solo Marcheselli
Ad essere precisi, il
frontespizio riporta il seguente sottotitolo, che testimonia dello sforzo posto
in essere dal curatore: “ristampa
anastatica corredata da indici di ricerca, da un commentario di orientamento
bibliografico e informativo, da un repertorio illustrato. In appendice, il
manoscritto di Marcello Oretti sulle «Pitture
nella città di Rimini» (1777)”. In particolare, dunque, oltre al
testo di Marcheselli, Pasini aggiunge la trascrizione delle pagine dedicate a
Rimini nel manoscritto di Marcello Oretti intitolato Notizie artistiche di diversi luoghi d’Italia conservato presso la
biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna con segnatura B. 165II.
Abbiamo già parlato di questo manoscritto con riferimento alla letteratura
artistica imolese. Fra le varie località visitate da Oretti nel
1777 c’è appunto anche Rimini, e le carte da 190 a 201 del manoscritto sono ad
essa relative. Il motivo per cui il curatore ritiene di aggiungere anche queste
pagine è perché dalla guida del Marcheselli non esistono altre testimonianze
sulla consistenza del patrimonio artistico riminese fino alla pubblicazione
della Guida del forestiere nella città di
Rimini di Luigi Tonini, nel 1864. Ad essere precisi – e qui naturalmente
Pasini non poteva saperlo, e semmai solo augurarselo – successivamente alla
stampa di questo lavoro (che – lo si ricorda – è del 1972) è stato scoperto un
nuovo manoscritto, intitolato Delle cose notabili d’Arimino, risalente al 1755-1760 circa ed attribuito a Gianfrancesco
Buonamici. Il manoscritto è stato pubblicato proprio in questi mesi a cura di
Patrizia Alunni e sarà oggetto di un’apposita recensione.
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| Giovanni Bellini, Pietà, 1470 circa, Rimini, Museo della Città Fonte: Wikimedia Commons |
| Domenico Ghirlandaio, Pala di San Giovanni Ferrer, Rimini, Museo della Città Fonte: Sailko tramite Wikimedia Commons |
Problemi
di autografia
Come detto, le Pitture di Rimini furono scritte negli ultimi anni di vita di Carlo
Francesco Marcheselli (1671-1735), esponente della nobiltà locale, uomo schivo
ed erudito, con l’unico scopo (stando a quanto affermato nella Lettera
introduttiva) di compiacere ed aiutare negli studi il pittore riminese Giovan
Battista Costa (1697-1767), beneficiario a tal punto del mecenatismo e del
favore di Marcheselli da non chiedersi (è una mia personalissima
considerazione) se non fosse figlio naturale del nobile. Quello che è certo è
che Costa aggiornò l’opera e la fece pubblicare nel 1754. Posto che gli
aggiornamenti certi (ovvero quelli successivi al 1735, anno di morte del
Marcheselli) riguardano almeno un terzo delle opere citate, sarebbe più
corretto considerare i due in qualità di coautori. Il curatore, peraltro, fa
presente che, mentre le aggiunte relative ai dipinti più recenti sono
facilmente riscontrabili, non sappiamo certo se Costa provvide ad eliminare
quadri citati dal Marcheselli, o a mutare in qualche modo l’impianto dello
scritto.
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| Guercino, San Girolamo sorpreso dal suono della tromba finale, Rimini, Museo della Città Fonte: http://archivio.comune.rimini.it/servizi/citta/archivio-storico/monumenti/pagina9-201.html |
Una guida erudita
Le Pitture
di Rimini si dimostrano comunque il tipico frutto di un mondo erudito che
va maturando attenzione verso il patrimonio (soprattutto ecclesiastico) cittadino
e che potrebbe essere stato ispirato (nel caso specifico) dalla lettura delle Pitture di Bologna del Malvasia (1686,
ma terza edizione nel 1732). Si tratta in tutto e per tutto di una guida per il
forestiero, declinata secondo un itinerario che – possiamo anticiparlo – non
sarà replicato in maniera identica nelle Cose
notabili d’Arimino, e in cui vengono citate opere d’arte soprattutto dal
1500 in poi. Il Trecento riminese (quel poco che doveva esserne rimasto) è
assente; il Quattrocento scarsamente rappresentato. Non emerge nemmeno una
particolare attenzione ai resti romani di cui Rimini è ricca, ma che in qualche
modo esulano dallo scopo immediato dell’autore (o, meglio, degli autori) che è
quello di rendere conto della ricchezza delle opere mobili. Siamo di fronte
quasi esclusivamente a citazioni; i giudizi di valore sono praticamente assenti
e limitati al massimo a qualche aggettivo di circostanza. Se proprio una
tendenza si deve riscontrare, è quella del Costa ad autocelebrare le proprie
opere, aspetto che è umanamente comprensibile. Non per questo la Guida del Marcheselli deve essere
ritenuta un documento deludente. Il suo merito principale è proprio quello di
esistere, e di dare testimonianza di un patrimonio che viene in buona parte
disperso in occasioni delle soppressioni ecclesiastiche a cavallo fra ‘700 e
‘800, e che subisce duri colpi anche coi bombardamenti subiti dalla città nel
corso della seconda guerra mondiale. Va detto, peraltro, che l’apparato
iconografico che viene presentato nell’opera è (specie se si tiene conto che
siamo nel 1972) assolutamente eccellente e permette una fruizione ideale dello
scarno testo di Marcheselli e di Costa.



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