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venerdì 30 settembre 2016

Carlo Francesco Marcheselli. Pitture delle Chiese di Rimini, 1754. A cura di Pier Giorgio Pasini


Recensione di Giovanni Mazzaferro
English Version

Carlo Francesco Marcheselli
Pitture delle Chiese di Rimini 1754
A cura di Pier Giorgio Pasini


Bologna, Edizioni ALFA, 1972

Rimini, Facciata del Tempio Malastestiano
Fonte: Wikimedia Commons

Si riporta il testo del risvolto di copertina:

“L’opera intitolata Pitture delle chiese di Rimino descritte dal signor Carlo Francesco Marcheselli patrizio della medesima città, prima e organica guida alla conoscenza del patrimonio artistico di Rimini, vide la luce nel 1754. Era stata compilata assai prima, fra il 1730 e il 1735, come segno d’amicizia e di stima per il giovane artista riminese Giovan Battista Costa; ma alla radice dell’opera ci sono anche altri motivi, che vanno individuati in una ripresa di interessi per la storia locale, in un rifiorire di curiosità letterarie ed erudite, nell’aprirsi dell’ambiente riminese a nuovi e più moderni interessi culturali. Il volumetto del Marcheselli, in mancanza di specifici esempi locali, tenne forse presente l’analoga guida del Malvasia (Le Pitture di Bologna, 1686), nel 1732 già edita per la terza volta; è basato peraltro su ricerche documentarie originali e sulla ricognizione diretta delle opere, scelte soprattutto fra quelle dei secoli XVII e XVIII. La redazione definitiva del volume è dovuta a Giovan Battista Costa, che è da considerare coautore dell’opera, avendola rimaneggiata, aggiornata ed ampliata considerevolmente.

Le Pitture di Rimino ebbero subito una notevole diffusione, grazie al loro dettato semplice e piano, ma soprattutto grazie alla precisione con cui indicano, più che descrivere, le opere d’arte riminesi; escluse quelle del Trecento, già rarissime nel XVII secolo, e del Quattrocento, poco considerate dagli autori (ad eccezione di quelle di Pietro [sic] della Francesca, del Bellini e del Ghirlandaio), il volume presentava per la prima volta dipinti ora ben noti di artisti come Vasari, Veronese, Tintoretto, Boscoli, Picchi, Cesi, Albani, Massari, Guercino, Franceschini, Creti; oltre quelli di artisti locali come Coda, Arrigoni, Cagnacci, Centino, Costa, e di una nutrita serie di minori, le cui opere sono ora quasi tutte disperse. Quindi il volume costituì subito un punto di riferimento importante non solo per i viaggiatori, ma anche per gli studiosi; la sua importanza ed utilità non sono del resto diminuite neanche oggi, perché costituisce il primo repertorio organico che ci informa sulla consistenza del patrimonio artistico riminese prima dei grandi rivolgimenti politici e militari alla fine del Settecento e delle dispersioni ad essi conseguenti. Dispersioni che, insieme alle gravi distruzioni dell’ultima guerra, hanno pressoché dimezzato questo patrimonio e reso difficile la comprensione della parte superstite di esso.”

Piero della Francesca, Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo (1451),
Rimini, Tempio Malatestiano
Fonte: Wikimedia Commons

Non solo Marcheselli

Ad essere precisi, il frontespizio riporta il seguente sottotitolo, che testimonia dello sforzo posto in essere dal curatore: “ristampa anastatica corredata da indici di ricerca, da un commentario di orientamento bibliografico e informativo, da un repertorio illustrato. In appendice, il manoscritto di Marcello Oretti sulle «Pitture nella città di Rimini» (1777)”. In particolare, dunque, oltre al testo di Marcheselli, Pasini aggiunge la trascrizione delle pagine dedicate a Rimini nel manoscritto di Marcello Oretti intitolato Notizie artistiche di diversi luoghi d’Italia conservato presso la biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna con segnatura B. 165II. Abbiamo già parlato di questo manoscritto con riferimento alla letteratura artistica imolese. Fra le varie località visitate da Oretti nel 1777 c’è appunto anche Rimini, e le carte da 190 a 201 del manoscritto sono ad essa relative. Il motivo per cui il curatore ritiene di aggiungere anche queste pagine è perché dalla guida del Marcheselli non esistono altre testimonianze sulla consistenza del patrimonio artistico riminese fino alla pubblicazione della Guida del forestiere nella città di Rimini di Luigi Tonini, nel 1864. Ad essere precisi – e qui naturalmente Pasini non poteva saperlo, e semmai solo augurarselo – successivamente alla stampa di questo lavoro (che – lo si ricorda – è del 1972) è stato scoperto un nuovo manoscritto, intitolato Delle cose notabili d’Arimino, risalente al 1755-1760 circa ed attribuito a Gianfrancesco Buonamici. Il manoscritto è stato pubblicato proprio in questi mesi a cura di Patrizia Alunni e sarà oggetto di un’apposita recensione.

Giovanni Bellini, Pietà, 1470 circa, Rimini, Museo della Città
Fonte: Wikimedia Commons

Domenico Ghirlandaio, Pala di San Giovanni Ferrer, Rimini, Museo della Città
Fonte: Sailko tramite Wikimedia Commons

Problemi di autografia

Come detto, le Pitture di Rimini furono scritte negli ultimi anni di vita di Carlo Francesco Marcheselli (1671-1735), esponente della nobiltà locale, uomo schivo ed erudito, con l’unico scopo (stando a quanto affermato nella Lettera introduttiva) di compiacere ed aiutare negli studi il pittore riminese Giovan Battista Costa (1697-1767), beneficiario a tal punto del mecenatismo e del favore di Marcheselli da non chiedersi (è una mia personalissima considerazione) se non fosse figlio naturale del nobile. Quello che è certo è che Costa aggiornò l’opera e la fece pubblicare nel 1754. Posto che gli aggiornamenti certi (ovvero quelli successivi al 1735, anno di morte del Marcheselli) riguardano almeno un terzo delle opere citate, sarebbe più corretto considerare i due in qualità di coautori. Il curatore, peraltro, fa presente che, mentre le aggiunte relative ai dipinti più recenti sono facilmente riscontrabili, non sappiamo certo se Costa provvide ad eliminare quadri citati dal Marcheselli, o a mutare in qualche modo l’impianto dello scritto.

Guercino, San Girolamo sorpreso dal suono della tromba finale, Rimini, Museo della Città
Fonte: http://archivio.comune.rimini.it/servizi/citta/archivio-storico/monumenti/pagina9-201.html

Una guida erudita

Le Pitture di Rimini si dimostrano comunque il tipico frutto di un mondo erudito che va maturando attenzione verso il patrimonio (soprattutto ecclesiastico) cittadino e che potrebbe essere stato ispirato (nel caso specifico) dalla lettura delle Pitture di Bologna del Malvasia (1686, ma terza edizione nel 1732). Si tratta in tutto e per tutto di una guida per il forestiero, declinata secondo un itinerario che – possiamo anticiparlo – non sarà replicato in maniera identica nelle Cose notabili d’Arimino, e in cui vengono citate opere d’arte soprattutto dal 1500 in poi. Il Trecento riminese (quel poco che doveva esserne rimasto) è assente; il Quattrocento scarsamente rappresentato. Non emerge nemmeno una particolare attenzione ai resti romani di cui Rimini è ricca, ma che in qualche modo esulano dallo scopo immediato dell’autore (o, meglio, degli autori) che è quello di rendere conto della ricchezza delle opere mobili. Siamo di fronte quasi esclusivamente a citazioni; i giudizi di valore sono praticamente assenti e limitati al massimo a qualche aggettivo di circostanza. Se proprio una tendenza si deve riscontrare, è quella del Costa ad autocelebrare le proprie opere, aspetto che è umanamente comprensibile. Non per questo la Guida del Marcheselli deve essere ritenuta un documento deludente. Il suo merito principale è proprio quello di esistere, e di dare testimonianza di un patrimonio che viene in buona parte disperso in occasioni delle soppressioni ecclesiastiche a cavallo fra ‘700 e ‘800, e che subisce duri colpi anche coi bombardamenti subiti dalla città nel corso della seconda guerra mondiale. Va detto, peraltro, che l’apparato iconografico che viene presentato nell’opera è (specie se si tiene conto che siamo nel 1972) assolutamente eccellente e permette una fruizione ideale dello scarno testo di Marcheselli e di Costa. 

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