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Storia delle antologie di letteratura artistica
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Francesco Mazzaferro
Dal Vecchio al Nuovo Continente:
le antologie di Robert Goldwater e Marco Treves (1945) e di Elizabeth Gilmore Holt (1947)
Parte Prima
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| Fig. 1) L’antologia “Artists on Art” di Goldwater e Treves nella prima edizione del 1945 |
La disponibilità di testi di
letteratura artistica negli Stati Uniti compie un vero e proprio salto di
qualità negli anni Quaranta, quando, quasi in parallelo, vengono pubblicate due
antologie di scritti d’artisti. Nasce in quel momento un filone statunitense di
letteratura artistica, con caratteristiche peculiari, su cui cercheremo di
interrogarci prendendo spunto proprio da questi due testi.
La prima antologia, intitolata Artists on Art: from the XIV to the XX
Century, compare nel 1945 [1] e copre l’arte da Cennino Cennini alla
generazione di Edward Hopper. È la prima antologia di testi d’artisti
pubblicata negli Stati Uniti [2]. Viene stampata dalla Pantheon Books di New York, una giovane casa editrice, creata nel
1942 da Kurt Wolff, uno dei grandi editori tedeschi che si era sottratto alla
persecuzione razziale, fuggendo dalla Germania. Wolff era prima scappato in
Italia (paese che conosceva benissimo, perché vi aveva già fondato a Firenze
anni prima, nel 1924, la Casa Editrice
Pantheon) e, dal 1941 in poi, negli Stati Uniti. Autori dell’antologia sono
il critico d’arte moderna statunitense Robert Goldwater (1907-1973) e
l’architetto e studioso d’estetica fiorentino Marco Treves (1902-1990),
anch’egli fuoriuscito dall’Italia per motivi razziali.
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| Fig. 2) L’antologia di Goldwater e Treves nell’edizione spagnola del 1953 |
La loro opera viene ristampata
regolarmente: nel 1947, 1958, 1966, 1972, 1976, 1987 e, da ultimo, nel 1990,
dall’editore John Murray di Londra [3]). Nel 1953 ne viene pubblicata anche una
traduzione spagnola [4].
La seconda antologia compare nel
1947; ne è autrice Elizabeth Gilmore Holt (1906-1987), ed esce a cura della
Princeton University Press con il titolo “Literary
Sources of Art History: An Anthology of Texts from Theophilus to Goethe”
[5]. Il fatto che l’antologia non sia più ristampata con lo stesso nome non
deve trarre in inganno: il testo viene, infatti, ampliato e rivisto e si
trasforma, con il nuovo titolo “A Documentary
History of Art”, in una serie di tre volumi ancor oggi considerata
fondamentale per lo studio della storia dell’arte negli Stati Uniti. Il primo
volume della Documentary History,
dedicato a “The Middle Ages and the
Renaissance” esce nel 1957 a Princeton in edizione rilegata e in edizione tascabile presso l’editore Doubleday di New York [6]; il secondo su
“Michelangelo and the Mannerists, the
Baroque and the Eighteenth century” l’anno seguente seguendo le medesime
procedure [7]. La storica Alicia Faxon [8] spiega che la necessità di una pubblicazione
contemporanea di un’edizione tascabile accessibile agli studenti fu uno dei
punti su cui l’autrice non ebbe mai dubbi, in linea con la propria cultura politica
progressista. Il terzo volume, con il titolo “From the Classicists to the Impressionists: Art and Architecture in the
Nineteenth Century” è pubblicato nel 1966 a New York, a cura della New York University Press e della Doubleday, in
edizione rilegata e tascabile [9]. Nel 1972 esce anche in Italia la “Storia documentaria dell'arte: dal Medioevo
al XVIII secolo” per i tipi di Feltrinelli (ristampata nel 1977) [10]. Vi
sono raccolti in un unico tomo i primi due volumi; a prova dell’interesse per la
letteratura artistica in Italia, è l’unica traduzione in altra lingua. Quanto
agli originali inglesi, vengono ancora ristampati negli anni Ottanta, a cura
delle Università di Princeton e di Yale.
Ci interrogheremo più avanti sulle ragioni
del cambiamento di titolo tra Literary
Sources e Documentary History, formulando
alcune ipotesi in mancanza di un testo esplicativo della Gilmore Holt al
proposito. Per il resto, se è vero che le dimensioni della raccolta antologica
della Gilmore Holt aumentano, vi è un comunque un elevato livello di continuità
tra il volume del 1947 e quelli del 1957 e 1958, che hanno la stessa
introduzione originaria ed il medesimo impianto. Il volume del 1966 offre
invece delle novità importanti: presenta infatti un’estensione cronologica
rispetto al piano dell’opera del 1947, che non comprendeva l’Ottocento, e anche
l’introduzione è nuova.
Stati Uniti ed Europa. Un incontro nel nome della letteratura artistica
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| Fig. 4) Un ricevimento al New York Institute of Fine Arts negli anni Quaranta. Fonte: https://www.nyu.edu/gsas/dept/fineart/about/history-bober.htm |
Elizabeth Gilmore Holt e Robert
Goldwater sono nomi importanti per la storia dell’arte negli Stati Uniti. È
però sufficiente leggere l’introduzione alle rispettive opere del 1945 e 1947
per rendersi conto che alla base delle loro indagini originarie vi è anche
l’incontro con la storiografia dell’arte europea e soprattutto l’impulso di due
studiosi tedeschi, Walter Friedländer (1891-1984) ed il suo discepolo Erwin
Panofsky (1892-1968), che erano fuggiti negli anni Trenta dalla Germania per
sfuggire le persecuzioni razziali. Insegnarono entrambi al New York Institute of Fine Arts. Furono loro a portare il seme
della letteratura artistica negli Stati Uniti, dove fu invece minore l’influsso
di Julius von Schlosser – il cui manuale sulla Letteratura artistica non fu mai tradotto in inglese e dunque poté
essere consultato solo da chi conosceva il tedesco (1924) o l’italiano (1931)
[11]. Cercheremo di capire quali siano state le implicazioni specifiche del
ruolo di Friedländer e Panofsky nella trasmissione della tradizione,
prettamente (anche se non solo) tedesca [12], dello studio delle fonti della
storia dell’arte nel nuovo continente.
Insomma, questa del passaggio
delle antologie di letteratura artistica dall’una all’altra riva dell’Atlantico
è un’altra conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, che i drammatici eventi
in Europa furono fonte negli Stati Uniti di un innesto tra culture che
rafforzerà stabilmente il Nuovo Mondo. Nella sua recente Storia delle storie dell’arte Orietta Rossi Pinelli dedica al tema
alcune pagine molto suggestive nel capitolo intitolato “Stati Uniti: proficui innesti culturali tra profughi e studiosi locali”
[13].
Stiamo parlando, peraltro, di un
fenomeno che ha riscontri ben più ampi quando si esce dal ristretto ambito
della letteratura artistica per prendere in considerazione più in generale i
movimenti artistici. L’espressionismo astratto americano nasce dall’incontro
degli americani Pollock e Rothko con l’olandese de Kooning, emigrato negli
Stati Uniti nel 1926 alla ricerca di nuovi impulsi, e prende il testimone
dell’avanguardia tedesca, quand’essa viene condannata come arte degenerata dal
nazismo. Come nella pittura, anche per le antologie quello che nasce come un
incontro tra le due sponde dell’Atlantico diviene subito un movimento
specificamente americano. Friedländer e Panofsky portano in America la
tradizione europea delle antologie di letteratura artistica, ma ben presto le
nuove antologie americane diverranno sempre più esempi di testimonianza dello
sviluppo dell’arte contemporanea, autonomi da quelli europei.
Da Firenze a New York: Marco Treves
Se le storie parallele delle due
antologie testimoniano dalla comune frequentazione dei circoli artistici di New
York da parte di studiosi tedeschi ed americani, è pur vero che le vicende
personali della Gilmore Holt [14], dell’editore Wolff e soprattutto di Marco
Treves rimandano a un'esperienza fiorentina. L’architetto e studioso
d’estetica Marco Treves, ad esempio, nativo della città medicea, lasciò
l’Italia nel 1938 subito dopo aver pubblicato a Firenze un Trattato d’estetica presso l’editore La Nuova Italia [15] e fu
accolto a Nwe York come allievo di Friedländer [16].
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| Fig. 5) Il Trattato d’estetica di Marco Treves (1938) |
Il Trattato di estetica di Treves è completamente dimenticato ai
giorni nostri. L’uomo fu probabilmente travolto dagli avvenimenti. Il suo
lavoro fu finito di stampare il 22 settembre 1938, mentre le leggi razziali
furono annunciate in luglio ed entrarono in vigore nel novembre dello stesso
anno. Una volta che egli fuoriuscì dall’Italia, il suo saggio appena pubblicato
finì presto nell'oblio: non sono riuscito a trovare alcun saggio,
articolo o citazione sul testo. Era un trattato teorico ambizioso, che
illustrava in modo sistematico i temi dell’estetica (il bello, la fantasia, il
fine dell’arte, il sentimento, l’arte e la morale, l’arte e la scienza),
coprendo letteratura, poesia, e tutte le arti visive. Un secondo volume, sull’architettura
(la materia di formazione professionale di Treves), fu annunciato, ma mai portato a
termine. Quel che colpisce sfogliando il testo è la distanza dal neoidealismo
italiano, allora dominante: non vi è nessuna citazione della Filosofia dell’Arte di Giovanni Gentile
(1934) [17], che pur era anch’egli di base a Firenze, e i commenti sui saggi
d’estetica di Benedetto Croce (con numerosi testi dal 1902 [18] in poi) sono
tutti caustici. Molto frequenti le prese di distanza dai maggiori filosofi
d’estetica tedesca, a partire da Kant. Il saggio è scritto nella prospettiva
dell’estetica come scienza propria, indipendente dalla filosofia, dalla
letteratura, dalla poesia e dall’arte; l’idea di base è quella positivista di
trattare l’arte (intesa in senso ampio, di regno della fantasia) come scienza,
anche come riflesso del pensiero empirico di John Locke. Sarebbe però
un’illusione vedere nel testo di Treves un antesignano della critica di Karl
Popper e della scuola di Vienna alla cultura idealista. Infatti, il volume è
pieno di proclami nazionalistici sul primato della lingua italiana, della
cultura estetica (Treves considera Vittorio Alfieri il padre dell’estetica
moderna), della poesia e dell’arte del nostro paese. Insomma, fino al 1938
Treves è un nazionalista, con accenti che a volte ricordano i toni aspri del
critico fiorentino Ugo Ojetti (1871-1946).
Tutto sommato, è chiara la
discontinuità tra la formazione filosofica fiorentina e l’esperienza newyorkese
[19]. Messo a confronto con la nuova realtà americana, lo studioso italiano
cambia area d’interesse (dalla centralità estetica della poesia a quella
dell’arte) e soprattutto si cimenta in un compito globale: contribuire
alla scrittura di un’antologia dove il mondo italiano contribuisce, ma non
domina lo sviluppo del pensiero estetico. L’unico collegamento è nell’uso delle
fonti (applicato ai poeti nel Trattato), che Treves utilizza come
fonte di conoscenza quando non è possibile organizzare ‘prove sperimentali’ di
tipo scientifico per verificare le teorie estetiche. “Ma ci sono alcuni fatti che non è tanto facile sperimentare. Sono
questi i fatti psicologici che avvengono dentro l’animo del poeta e
dell’artista. Per tali, non avendo io la pretensione che altri mi creda poeta,
non posso che riportare le confessioni di poeti di fama indiscussa, le quali
veramente sono quasi sempre accurate, sincere, e degne di fede. Ed infatti ne
ho raccolte ed esaminate molte.” [20]
Il filone dell'antologia nella letteratura artistica americana
Basta scrutare le bibliografie in
materia per rendersi conto che le due antologie del 1945 e del 1947, come pure
le successive revisioni del 1957-1958, fecero scuola negli Stati Uniti. Tutti o
quasi tutti i titoli delle raccolte seguenti sono infatti ispirati al modello
“artisti sugli artisti” di Goldwater e Treves o alla “storia documentaria”
della Gilmore Holt.
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| Fig. 6) L’antologia di Eric Protter (1963) |
Nel 1963, ad esempio, esce una
nuova antologia, a cura di Eric Protter, intitolata Painters on Painting [21] chiaramente ispirata al titolo di
Goldwater e Treves. La raccolta di Protter, pubblicata in nove edizioni dal
1963 al 1997, copre le fonti di storie dell’arte da Cennino fino
all’espressionismo astratto e si concentra sullo studio di come gli artisti si
siano sempre autorappresentati nei secoli come produttori di “arte nuova”.
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| Fig. 7) L’antologia di Eric Protter nell'edizione del 1997 |
Segue nel 1964 Modern artists on art: ten unabridged essays
di Robert L. Herbert, edito da Prentice Hall, e centrato sugli scritti di dieci
artisti moderni europei tra il 1910 ed il 1940, da Gleizes a Moore [22].
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| Fig. 8) L’antologia di Robert Herbert, ripubblicata nel 2000 |
Ancora più importante è
l’iniziativa dell’editore Prentice-Hall che, fra 1965 e 1966, pubblica quattordici volumetti nella collezione “Sources and documents in the history of art”
[23] (dopo il lancio nel 1963 da parte dello stesso editore di un’antologia di
testi di Michelangelo [24]). La collana è riproposta in versione tascabile
dall’editore Doubleday, sempre negli stessi anni (e poi interamente ripubblicata
fino ai giorni nostri dalla Northwestern University Press e dalla Cambridge
University Press). Il successo è stato tale che le collezioni “Sources and documents” della Prentice-Hall
saranno destinate ad allargarsi dall’arte a quasi ogni campo del sapere.
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| Fig. 9) Alcuni titoli della collezione Sources & Documents dell’editore Prentice Hall, 1965-1966 |
Per due decenni, il corpus antologico della Prentice-Hall
domina il mercato americano, ma, contemporaneamente, l’interesse di quel mondo
per l’arte contemporanea crea una domanda crescente di testi che offrano una
descrizione ordinata dell’enorme produzione di scritti ed altre dichiarazioni
di artisti del Ventesimo secolo. A partire dagli anni Settanta iniziano le
pubblicazioni a cura degli Archives of
American Art. Vorrei qui ricordare Archives
of American art: a directory of resources: (18th through 20th century) di Garnett McCoy, pubblicato nel 1972 [25],
l’uscita del Card catalogue of the oral
history collections of the Archives of American Art nel 1984 [26] ed una
serie di pubblicazioni specialistiche su quegli archivi: le fonti
franco-americane (1992), italo-americane (1994), e latino-americane (1996).
Oggi quelle risorse sono in parte disponibili elettronicamente consultando il
sito web dello Smithsonian Institute:
http://www.aaa.si.edu/.
L’arte contemporanea come tema quasi esclusivo a partire dagli anni
Ottanta
La serie della Prentice Hall è ad
oggi l’ultima grande iniziativa editoriale statunitense con l’ambizione di
coprire l’intero percorso della letteratura artistica. Sono comparse poderose
antologie anche recenti sulle fonti di storia dell’arte americana precedente il
1900 [27]; vi sono poi state, come ovvio, altre pubblicazioni antologiche
concentrate su determinati periodi, con particolare attenzione al Rinascimento
[28]. Ma negli ultimi decenni la letteratura artistica statunitense
è divenuta in primo luogo studio delle manifestazioni del pensiero e delle
altre testimonianze degli artisti moderni e soprattutto contemporanei. Così, ad
esempio, è del 1982 la collana Documents
of Twentieth Century Art della University of California Press, che comprende
ad oggi quattordici titoli, a partire da una collezione degli scritti di
Kandinsky [29]. Il focus sull’arte contemporanea si estende alla pubblicazione
di antologie di fonti di storia dell’arte su temi molto specifici, come l’arte
in Giappone tra 1949 e 1989 [30] e l’arte dell’Europa centro-orientale dal 1950
ad oggi [31].
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| Fig. 10) L’antologia di Ellen Johnson nel 1982 |
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| Fig. 11) L’edizione cinese dell’antologia di Ellen Johnson (1992) |
Quando nel 1982 Ellen H. Johnson
pubblica la sua antologia American
Artists on Art from 1940 to 1980 [32], spende ancora qualche riga
dell’introduzione a spiegare il ruolo cruciale delle due antologie del 1945 e
del 1947 nello sviluppo della critica d’arte negli Stati Uniti e chiarisce di
aver scelto il titolo per rendere omaggio al testo di Goldwater e Treves, cui
doveva l’amore per la storia dell’arte. L'antologia della Johnson è così fortunata che nel 1992 ne viene pubblicata una
versione in cinese [33].
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| Fig. 12) L’antologia di Dore Ashton nel 1985 |
Seguono, nel 1985, le due antologie Twentieth-century artists on art [34] di Dore Ashton e Twentieth-century artists
on art: an index to artist's writings, statements, and interviews di Jack
Robertson [35]. La prima è pubblicata dalla Pantheon Books (lo stesso
editore della raccolta Goldwater-Treves) e contiene nell’introduzione una
citazione del testo del 1945, assieme alla dichiarazione di volerlo continuare
esattamente a partire da dove si era concluso. La seconda offre 14 mila
citazioni di 5 mila artisti. Nel 1991 l’editore MIT Press dà vita alla collana
intitolata “Writing Art”, per
assicurare al pubblico i testi fondamentali degli artisti contemporanei, a
cominciare dagli scritti teorici di Joseph Kosuth, il padre delle moderne
‘installazioni’. Vi vengono presentati anche gli scritti di Louise Bourgeois,
moglie di Robert Goldwater.
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| Fig. 13) La collezione di scritti di Louise Bourgeois, curata da Marie-Laure Bernadac e Hans Ulrich Obrist |
Ma è nel 1996 che la
pubblicazione di Theories and Documents
of Contemporary Art: A Sourcebook of Artists’ Writings [36], da parte dell’University
of California Press, e a cura di Kristine Stiles e Peter Selz, crea il nuovo
testo di riferimento globale per chiunque voglia occuparsi di letteratura
artistica contemporanea. Tra le ultime pubblicazioni, ricordo infine
l’antologia Art in America 1945 - 1970:
writings from the age of Abstract Expressionism, Pop Art, and Minimalism, di
Jed Perl, che ha visto la luce nel 2014.
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| Fig. 14) La seconda edizione dell’antologia di Kristine Stiles e Peter Selz del 2012 |
E la letteratura artistica dei periodi precedenti?
È ovvio che l’internet, la
disponibilità del prestito tra biblioteche in tutto il mondo, le pubblicazioni
dal resto del mondo anglofono e molti altri strumenti continuano a fornire agli
studiosi ed agli studenti americani materiali in lingua inglese sulle fonti di
storia dell’arte di periodi precedenti. E tuttavia colpisce che, a chi cerchi di
acquistare su Amazon antologie inglesi sulla letteratura artistica non
focalizzate sull’arte contemporanea, venga quasi immediatamente proposto di
acquisire sul mercato antiquario i testi della Prentice Hall degli anni
Sessanta. Per cinquant’anni la letteratura artistica americana è stata dunque
monotematica, almeno per quel che riguarda le antologie, con la sola eccezione
delle riedizioni delle tre antologie già esistenti (Goldwater e Treves del 1945
Gilmore Holt del 1947 e Protter del 1963).
E tuttavia la storia del gusto
artistico è naturalmente ciclica. Prima o poi, quel che alle ultime generazioni
è sembrato meno importante recupererà il suo fascino, e gli studiosi americani
riscopriranno che dispongono anch’essi di una tradizione di antologie cui
potranno fare riferimento. È per questo che nella seconda parte di questo post
cercheremo di concentrare la nostra attenzione sulle caratteristiche specifiche
delle due prime antologie americane del 1945 e del 1947.
Fine della Parte Prima
NOTE
[1] Goldwater,
Robert e Treves, Marco - Artists on art: from the XIV to the XX century, New
York, Pantheon Books, 1945, 497 pagine. L’originale è disponibile su
internet all’indirizzo https://archive.org/details/artistsonartfrom00gold
[2] Si noti la recensione molto positiva di Clement
Greenberg, su The Nation del 20 aprile 1946 (Clement Greenberg, The Collected
Essays and Criticism, Volume 2: Arrogant Purpose, 1945-1949, a cura di John
O'Brian, Chicago, University of Chicago Press, 1986, 374 pagine. Citazione a pagina 75-76).
[3] Goldwater,
Robert e Treves, Marco - Artists on art: from the 14th to the 20th century,
London, John Murray, 1990, 499 pagine.
[4]Robert
Goldwater; Marco Treves; Rafael Benet; Jorge Benet, El Arte visto por los artistas: selección de textos de los siglos XIV a XX,
Barcelona, Seix Barral, 1953, 503 pagine.
[5] Gilmore
Holt, Elizabeth - Literary sources of art history: an anthology of texts from
Theophilus to Goethe, Princeton, Princeton University Press, 1947, 555 pagine.
[6] Gilmore
Holt, Elizabeth - A Documentary History of Art, Volume 1, New York, Doubleday,
1957, 380 pagine.
[7] Gilmore
Holt, Elizabeth - A Documentary History of Art, Volume 2, New York, Doubleday,
1958, 386 pagine.
[8] Faxon,
Alicia, Elizabeth Gilmore Holt: Art Historian and Maverick, in Woman’s Art
Journal, Vol. 2 No 1 (Spring-Summer 1981), pp. 45-48.
[9] Gilmore
Holt, Elizabeth - A Documentary History of Art, Volume 3, New York, Doubleday,
1958, 540 pagine.
[10] Gilmore Holt Elizabeth - Storia documentaria
dell'arte: dal Medioevo al XVIII secolo, Milano, Feltrinelli, 1972, 523 pagine.
[11] Julius von Schlosser era morto a Vienna nel 1938,
ed è dunque improbabile che via siano stati contatti diretti tra lui e gli
autori delle antologie statunitensi. È comunque citato continuamente come fonte
in entrambe. Goldwater e Treves citano l’edizione tedesca della Kunstliteratur del 1924, la Gilmore sia
quella tedesca sia quella italiana del 1935.
[12] Tra gli storici dell’arte che ebbero un impatto
sulla Gilmore vi fu anche Lionello Venturi, spesso citato nella sua antologia.
Venturi, che visse tra il 1939 ed il 1944 a New York, aveva lasciato l’Italia
per la Francia nel 1932 in dissenso con il fascismo. Durante gli anni di Parigi
egli lavorò ad una storia della critica d’arte, che pubblicò nel 1936 negli
Stati Uniti (nella traduzione di Charles Marriott), ancor prima che il suo
testo uscisse in francese nel 1938 e solamente nel 1945 in italiano. Venturi, Lionello - History of Art Criticism, New York, E.P.
Dutton and Co., 1936.
[13] Rossi Pinelli, Orietta, La storia delle storie
dell’arte, Torino, Giulio Einaudi, 2014, 514 pagine
[14] Nella breve introduzione all’edizione italiana
della Storia documentaria dell’arte, pubblicata nel 1972, la Gilmore Holt
spiega di essere tornata a Firenze per preparare l’edizione italiana e
ringrazia il direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze Ulrich Middeldorf e Paola Barocchi per i
suggerimenti. Ulrich Middeldorf, che aveva lavorato a Firenze già dagli anni
venti, è un altro caso di storico dell’arte tedesco che fuggì dalla città
toscana negli Stati Uniti nel 1935, dove trovò un incarico universitario a
Chicago grazie a Bernard Berenson. Tornò poi a Firenze, dove fu direttore del Kunsthistorisches
Institut tra il 1953 ed
il 1968.
[15] Treves, Marco – Trattato d’estetica, La Nuova
Italia editrice, Firenze, 1938, 319 pagine.
[16] Treves pubblica a New York anche un saggio sul
manierismo, in linea con il filone di studi che Walter Friedländer, il suo
maestro tedesco e riscopritore del manierismo come movimento anti-classico, ha
avviato a Friburgo negli anni venti. Treves, Marco - Maniera, the
History of a Word, in: Marsyas, vol. 1, pages 69-84, 1941.
[17] Gentile, Giovanni - La filosofia dell'arte,
Milano, Fratelli Treves, 1931, 377 pagine.
[18] Croce, Benedetto - Estetica come scienza
dell'espressione e linguistica generale, Milano; Palermo; Napoli, R. Sandron,
1902, 502 pagine.
[19] Dopo la seconda guerra mondiale Treves si occuperà
soprattutto di esegesi biblica, abbandonando il campo dell’architettura e della
storia dell’arte. Si veda:
http://marcotreves.blogspot.com/
http://marcotreves.blogspot.com/
[20] Treves, Marco – Trattato d’estetica … (citato), p. 9
[21] Protter
Eric - Painters on painting, Mineola, Dover Publications, 1997. Si veda:
https://archive.org/stream/paintersonpainti00prot#page/n3/mode/2up
https://archive.org/stream/paintersonpainti00prot#page/n3/mode/2up
[22] Herbert,
Robert L - Modern artists on art: ten unabridged essays, Englewood Cliffs, N.J,
Prentice-Hall, 1964. 149 pagine.
[23] La
collana comprende 14 titoli: American
Art 1700-1960 a cura di John W. McCoubrey; Impressionism and post-impressionism, 1874-1904, a cura di Linda
Nochlin; Realism and tradition in art,
1848-1900, a cura di Linda Nochlin;
Neoclassicism and Romanticism 1750-1850 Volume I Enlightenment/Revolution,
a cura di Lorenz Eitner; Neoclassicism
and Romanticism, 1750-1850 Volume 2 Restoration / Twilight of Humanism a
cura di Lorenz Eitner; Northern
Renaissance Art 1400-1600 a cura di Wolfgang Stechow; Italian and Spanish Art, 1600-1750, a cura di Robert Enggass; Italian Art 1500-1600, a cura di Robert
Klein; Italian Art 1400-1500, a cura di
Creighton Gilbert; Gothic art 1140-c. 1450,
a cura di Teresa Grace Frisch The Art of
the Byzantine Empire 312-1453, a cura di Cyril Mango; Early medieval art, 300-1150, a cura di Caecilia Davis-Weyer; The Art of Rome c.753 B.C.-A.D. 337, a
cura di J. J. Pollitt; The Art of Ancient
Greece, a cura di J. J. Pollitt.
[24] Clements,
Robert J - Michelangelo, a self-portrait: texts and sources. Englewood Cliffs,
N.J., Prentice-Hall, 1963, pp. 183.
[25] McCoy,
Garnett - Archives of American art; a directory of resources, New York, Bowker,
1972, 163 pagine.
[26] Archives
of American Art, The card catalog of the oral history collections of the
Archives of American Art, Wilmington, Scholarly Resources, 1984, 343 pagine
[27] Burns, Sarah e
Davis John, American art to 1900: a documentary history, Berkeley, University
of California Press, 2009, 1008 pagine.
[28] Kristeller,
Paul Oskar e Mooney, Michael - Renaissance thought and its sources, New York :
Columbia University Press, 1979, pp. 347 (ultima edizione nel 2010; anche
pubblicato in spagnolo); Creighton, Gilbert - Italian art, 1400-1500: sources
and documents, Englewood Cliffs, N.J., Prentice-Hall, 1980, 226 pagine; Manca,
Joseph - Subject matter in Italian Renaissance art: a study of early sources,
Tempe, Arizona : ACMRS, Arizona Center for Medieval and Renaissance Studies,
2015, 235 pagine.
[30] Chong,
Doryun - From postwar to postmodern: art in Japan 1945-1989: primary documents,
New York, Museum of Modern Art; Durham, N.C., Distributed by Duke Univ. Press,
2012, 440 pagine.
[31] Hoptman,
Laura J; Pospiszyl, Tomáš - Primary documents: a sourcebook for Eastern and
Central European art since the 1950s, New York, Museum of Modern Art, 2002, 375
pagine.
[32] Johnson,
Ellen H - American artists on art from 1940 to 1980, New York : Harper and Row, 1982, 274 pagine.
[33] 当代美国艺术家论艺术 , 埃伦. H. 约翰逊编 ; 姚宏翔, 泓飞译,上海人民美術出版社, 1992.
[34] Ashton,
Dore - Twentieth-century artists on art. New York, Pantheon Books, 1985, 302
pagine.
[35] Robertson,
Jack - Twentieth-century artists on art : an index to artists' writings,
statements, and interview, Boston,
Mass, G.K. Hall, 1985, 488 pagine.
[36] Stiles,
Kristine e Selz, Peter - Theories and Documents of Contemporary Art. A
Sourcebook of Artists’ Writings, An Ahmanson-Murphy Fine Arts Book, Berkeley,
CA : University of California Press, 1996, 1003 pagine.














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