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venerdì 6 maggio 2016

Storia delle antologie di letteratura artistica. Due antologie americane: Goldwater-Treves (1945) ed Elizabeth Gilmore Holt (1947). Parte I


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Storia delle antologie di letteratura artistica
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Francesco Mazzaferro
Dal Vecchio al Nuovo Continente: 

le antologie di Robert Goldwater e Marco Treves (1945) e di Elizabeth Gilmore Holt (1947) 
Parte Prima

Fig. 1) L’antologia “Artists on Art” di Goldwater e Treves nella prima edizione del 1945

La disponibilità di testi di letteratura artistica negli Stati Uniti compie un vero e proprio salto di qualità negli anni Quaranta, quando, quasi in parallelo, vengono pubblicate due antologie di scritti d’artisti. Nasce in quel momento un filone statunitense di letteratura artistica, con caratteristiche peculiari, su cui cercheremo di interrogarci prendendo spunto proprio da questi due testi.

La prima antologia, intitolata Artists on Art: from the XIV to the XX Century, compare nel 1945 [1] e copre l’arte da Cennino Cennini alla generazione di Edward Hopper. È la prima antologia di testi d’artisti pubblicata negli Stati Uniti [2]. Viene stampata dalla Pantheon Books di New York, una giovane casa editrice, creata nel 1942 da Kurt Wolff, uno dei grandi editori tedeschi che si era sottratto alla persecuzione razziale, fuggendo dalla Germania. Wolff era prima scappato in Italia (paese che conosceva benissimo, perché vi aveva già fondato a Firenze anni prima, nel 1924, la Casa Editrice Pantheon) e, dal 1941 in poi, negli Stati Uniti. Autori dell’antologia sono il critico d’arte moderna statunitense Robert Goldwater (1907-1973) e l’architetto e studioso d’estetica fiorentino Marco Treves (1902-1990), anch’egli fuoriuscito dall’Italia per motivi razziali.

Fig. 2) L’antologia di Goldwater e Treves nell’edizione spagnola del 1953

La loro opera viene ristampata regolarmente: nel 1947, 1958, 1966, 1972, 1976, 1987 e, da ultimo, nel 1990, dall’editore John Murray di Londra [3]). Nel 1953 ne viene pubblicata anche una traduzione spagnola [4].

La seconda antologia compare nel 1947; ne è autrice Elizabeth Gilmore Holt (1906-1987), ed esce a cura della Princeton University Press con il titolo “Literary Sources of Art History: An Anthology of Texts from Theophilus to Goethe” [5]. Il fatto che l’antologia non sia più ristampata con lo stesso nome non deve trarre in inganno: il testo viene, infatti, ampliato e rivisto e si trasforma, con il nuovo titolo “A Documentary History of Art”, in una serie di tre volumi ancor oggi considerata fondamentale per lo studio della storia dell’arte negli Stati Uniti. Il primo volume della Documentary History, dedicato a “The Middle Ages and the Renaissance” esce nel 1957 a Princeton in edizione rilegata e in edizione tascabile presso l’editore Doubleday di New York [6]; il secondo su “Michelangelo and the Mannerists, the Baroque and the Eighteenth century” l’anno seguente seguendo le medesime procedure [7]. La storica Alicia Faxon [8] spiega che la necessità di una pubblicazione contemporanea di un’edizione tascabile accessibile agli studenti fu uno dei punti su cui l’autrice non ebbe mai dubbi, in linea con la propria cultura politica progressista. Il terzo volume, con il titolo “From the Classicists to the Impressionists: Art and Architecture in the Nineteenth Century” è pubblicato nel 1966 a New York, a cura della New York University Press e della Doubleday, in edizione rilegata e tascabile [9]. Nel 1972 esce anche in Italia la “Storia documentaria dell'arte: dal Medioevo al XVIII secolo” per i tipi di Feltrinelli (ristampata nel 1977) [10]. Vi sono raccolti in un unico tomo i primi due volumi; a prova dell’interesse per la letteratura artistica in Italia, è l’unica traduzione in altra lingua. Quanto agli originali inglesi, vengono ancora ristampati negli anni Ottanta, a cura delle Università di Princeton e di Yale.

 
Fig. 3) La versione italiana dell’antologia della Gilmore Holt (1972)
  
Ci interrogheremo più avanti sulle ragioni del cambiamento di titolo tra Literary Sources e Documentary History, formulando alcune ipotesi in mancanza di un testo esplicativo della Gilmore Holt al proposito. Per il resto, se è vero che le dimensioni della raccolta antologica della Gilmore Holt aumentano, vi è un comunque un elevato livello di continuità tra il volume del 1947 e quelli del 1957 e 1958, che hanno la stessa introduzione originaria ed il medesimo impianto. Il volume del 1966 offre invece delle novità importanti: presenta infatti un’estensione cronologica rispetto al piano dell’opera del 1947, che non comprendeva l’Ottocento, e anche l’introduzione è nuova.


Stati Uniti ed Europa. Un incontro nel nome della letteratura artistica

Fig. 4) Un ricevimento al New York Institute of Fine Arts negli anni Quaranta. Fonte: https://www.nyu.edu/gsas/dept/fineart/about/history-bober.htm

Elizabeth Gilmore Holt e Robert Goldwater sono nomi importanti per la storia dell’arte negli Stati Uniti. È però sufficiente leggere l’introduzione alle rispettive opere del 1945 e 1947 per rendersi conto che alla base delle loro indagini originarie vi è anche l’incontro con la storiografia dell’arte europea e soprattutto l’impulso di due studiosi tedeschi, Walter Friedländer (1891-1984) ed il suo discepolo Erwin Panofsky (1892-1968), che erano fuggiti negli anni Trenta dalla Germania per sfuggire le persecuzioni razziali. Insegnarono entrambi al New York Institute of Fine Arts. Furono loro a portare il seme della letteratura artistica negli Stati Uniti, dove fu invece minore l’influsso di Julius von Schlosser – il cui manuale sulla Letteratura artistica non fu mai tradotto in inglese e dunque poté essere consultato solo da chi conosceva il tedesco (1924) o l’italiano (1931) [11]. Cercheremo di capire quali siano state le implicazioni specifiche del ruolo di Friedländer e Panofsky nella trasmissione della tradizione, prettamente (anche se non solo) tedesca [12], dello studio delle fonti della storia dell’arte nel nuovo continente.

Insomma, questa del passaggio delle antologie di letteratura artistica dall’una all’altra riva dell’Atlantico è un’altra conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, che i drammatici eventi in Europa furono fonte negli Stati Uniti di un innesto tra culture che rafforzerà stabilmente il Nuovo Mondo. Nella sua recente Storia delle storie dell’arte Orietta Rossi Pinelli dedica al tema alcune pagine molto suggestive nel capitolo intitolato “Stati Uniti: proficui innesti culturali tra profughi e studiosi locali” [13].

Stiamo parlando, peraltro, di un fenomeno che ha riscontri ben più ampi quando si esce dal ristretto ambito della letteratura artistica per prendere in considerazione più in generale i movimenti artistici. L’espressionismo astratto americano nasce dall’incontro degli americani Pollock e Rothko con l’olandese de Kooning, emigrato negli Stati Uniti nel 1926 alla ricerca di nuovi impulsi, e prende il testimone dell’avanguardia tedesca, quand’essa viene condannata come arte degenerata dal nazismo. Come nella pittura, anche per le antologie quello che nasce come un incontro tra le due sponde dell’Atlantico diviene subito un movimento specificamente americano. Friedländer e Panofsky portano in America la tradizione europea delle antologie di letteratura artistica, ma ben presto le nuove antologie americane diverranno sempre più esempi di testimonianza dello sviluppo dell’arte contemporanea, autonomi da quelli europei.


Da Firenze a New York: Marco Treves

Se le storie parallele delle due antologie testimoniano dalla comune frequentazione dei circoli artistici di New York da parte di studiosi tedeschi ed americani, è pur vero che le vicende personali della Gilmore Holt [14], dell’editore Wolff e soprattutto di Marco Treves rimandano a un'esperienza fiorentina. L’architetto e studioso d’estetica Marco Treves, ad esempio, nativo della città medicea, lasciò l’Italia nel 1938 subito dopo aver pubblicato a Firenze un Trattato d’estetica presso l’editore La Nuova Italia [15] e fu accolto a Nwe York come allievo di Friedländer [16].

Fig. 5) Il Trattato d’estetica di Marco Treves (1938)

Il Trattato di estetica di Treves è completamente dimenticato ai giorni nostri. L’uomo fu probabilmente travolto dagli avvenimenti. Il suo lavoro fu finito di stampare il 22 settembre 1938, mentre le leggi razziali furono annunciate in luglio ed entrarono in vigore nel novembre dello stesso anno. Una volta che egli fuoriuscì dall’Italia, il suo saggio appena pubblicato finì presto nell'oblio: non sono riuscito a trovare alcun saggio, articolo o citazione sul testo. Era un trattato teorico ambizioso, che illustrava in modo sistematico i temi dell’estetica (il bello, la fantasia, il fine dell’arte, il sentimento, l’arte e la morale, l’arte e la scienza), coprendo letteratura, poesia, e tutte le arti visive. Un secondo volume, sull’architettura (la materia di formazione professionale di Treves), fu annunciato, ma mai portato a termine. Quel che colpisce sfogliando il testo è la distanza dal neoidealismo italiano, allora dominante: non vi è nessuna citazione della Filosofia dell’Arte di Giovanni Gentile (1934) [17], che pur era anch’egli di base a Firenze, e i commenti sui saggi d’estetica di Benedetto Croce (con numerosi testi dal 1902 [18] in poi) sono tutti caustici. Molto frequenti le prese di distanza dai maggiori filosofi d’estetica tedesca, a partire da Kant. Il saggio è scritto nella prospettiva dell’estetica come scienza propria, indipendente dalla filosofia, dalla letteratura, dalla poesia e dall’arte; l’idea di base è quella positivista di trattare l’arte (intesa in senso ampio, di regno della fantasia) come scienza, anche come riflesso del pensiero empirico di John Locke. Sarebbe però un’illusione vedere nel testo di Treves un antesignano della critica di Karl Popper e della scuola di Vienna alla cultura idealista. Infatti, il volume è pieno di proclami nazionalistici sul primato della lingua italiana, della cultura estetica (Treves considera Vittorio Alfieri il padre dell’estetica moderna), della poesia e dell’arte del nostro paese. Insomma, fino al 1938 Treves è un nazionalista, con accenti che a volte ricordano i toni aspri del critico fiorentino Ugo Ojetti (1871-1946).

Tutto sommato, è chiara la discontinuità tra la formazione filosofica fiorentina e l’esperienza newyorkese [19]. Messo a confronto con la nuova realtà americana, lo studioso italiano cambia area d’interesse (dalla centralità estetica della poesia a quella dell’arte) e soprattutto si cimenta in un compito globale: contribuire alla scrittura di un’antologia dove il mondo italiano contribuisce, ma non domina lo sviluppo del pensiero estetico. L’unico collegamento è nell’uso delle fonti (applicato ai poeti nel Trattato), che Treves utilizza come fonte di conoscenza quando non è possibile organizzare ‘prove sperimentali’ di tipo scientifico per verificare le teorie estetiche. “Ma ci sono alcuni fatti che non è tanto facile sperimentare. Sono questi i fatti psicologici che avvengono dentro l’animo del poeta e dell’artista. Per tali, non avendo io la pretensione che altri mi creda poeta, non posso che riportare le confessioni di poeti di fama indiscussa, le quali veramente sono quasi sempre accurate, sincere, e degne di fede. Ed infatti ne ho raccolte ed esaminate molte.” [20]


Il filone dell'antologia nella letteratura artistica americana

Basta scrutare le bibliografie in materia per rendersi conto che le due antologie del 1945 e del 1947, come pure le successive revisioni del 1957-1958, fecero scuola negli Stati Uniti. Tutti o quasi tutti i titoli delle raccolte seguenti sono infatti ispirati al modello “artisti sugli artisti” di Goldwater e Treves o alla “storia documentaria” della Gilmore Holt.

Fig. 6) L’antologia di Eric Protter (1963)

Nel 1963, ad esempio, esce una nuova antologia, a cura di Eric Protter, intitolata Painters on Painting [21] chiaramente ispirata al titolo di Goldwater e Treves. La raccolta di Protter, pubblicata in nove edizioni dal 1963 al 1997, copre le fonti di storie dell’arte da Cennino fino all’espressionismo astratto e si concentra sullo studio di come gli artisti si siano sempre autorappresentati nei secoli come produttori di “arte nuova”.

Fig. 7) L’antologia di Eric Protter nell'edizione del 1997

Segue nel 1964 Modern artists on art: ten unabridged essays di Robert L. Herbert, edito da Prentice Hall, e centrato sugli scritti di dieci artisti moderni europei tra il 1910 ed il 1940, da Gleizes a Moore [22].

Fig. 8) L’antologia di Robert Herbert, ripubblicata nel 2000

Ancora più importante è l’iniziativa dell’editore Prentice-Hall che, fra 1965 e 1966, pubblica  quattordici volumetti nella collezione “Sources and documents in the history of art” [23] (dopo il lancio nel 1963 da parte dello stesso editore di un’antologia di testi di Michelangelo [24]). La collana è riproposta in versione tascabile dall’editore Doubleday, sempre negli stessi anni (e poi interamente ripubblicata fino ai giorni nostri dalla Northwestern University Press e dalla Cambridge University Press). Il successo è stato tale che le collezioni “Sources and documents” della Prentice-Hall saranno destinate ad allargarsi dall’arte a quasi ogni campo del sapere.

Fig. 9) Alcuni titoli della collezione Sources & Documents dell’editore Prentice Hall, 1965-1966

Per due decenni, il corpus antologico della Prentice-Hall domina il mercato americano, ma, contemporaneamente, l’interesse di quel mondo per l’arte contemporanea crea una domanda crescente di testi che offrano una descrizione ordinata dell’enorme produzione di scritti ed altre dichiarazioni di artisti del Ventesimo secolo. A partire dagli anni Settanta iniziano le pubblicazioni a cura degli Archives of American Art. Vorrei qui ricordare Archives of American art: a directory of resources: (18th through 20th century) di Garnett McCoy, pubblicato nel 1972 [25], l’uscita del Card catalogue of the oral history collections of the Archives of American Art nel 1984 [26] ed una serie di pubblicazioni specialistiche su quegli archivi: le fonti franco-americane (1992), italo-americane (1994), e latino-americane (1996). Oggi quelle risorse sono in parte disponibili elettronicamente consultando il sito web dello Smithsonian Institute: http://www.aaa.si.edu/.


L’arte contemporanea come tema quasi esclusivo a partire dagli anni Ottanta

La serie della Prentice Hall è ad oggi l’ultima grande iniziativa editoriale statunitense con l’ambizione di coprire l’intero percorso della letteratura artistica. Sono comparse poderose antologie anche recenti sulle fonti di storia dell’arte americana precedente il 1900 [27]; vi sono poi state, come ovvio, altre pubblicazioni antologiche concentrate su determinati periodi, con particolare attenzione al Rinascimento [28]. Ma negli ultimi decenni la letteratura artistica statunitense è divenuta in primo luogo studio delle manifestazioni del pensiero e delle altre testimonianze degli artisti moderni e soprattutto contemporanei. Così, ad esempio, è del 1982 la collana Documents of Twentieth Century Art della University of California Press, che comprende ad oggi quattordici titoli, a partire da una collezione degli scritti di Kandinsky [29]. Il focus sull’arte contemporanea si estende alla pubblicazione di antologie di fonti di storia dell’arte su temi molto specifici, come l’arte in Giappone tra 1949 e 1989 [30] e l’arte dell’Europa centro-orientale dal 1950 ad oggi [31].

Fig. 10) L’antologia di Ellen Johnson nel 1982
Fig. 11) L’edizione cinese dell’antologia di Ellen Johnson (1992)

Quando nel 1982 Ellen H. Johnson pubblica la sua antologia American Artists on Art from 1940 to 1980 [32], spende ancora qualche riga dell’introduzione a spiegare il ruolo cruciale delle due antologie del 1945 e del 1947 nello sviluppo della critica d’arte negli Stati Uniti e chiarisce di aver scelto il titolo per rendere omaggio al testo di Goldwater e Treves, cui doveva l’amore per la storia dell’arte. L'antologia della Johnson è così fortunata che nel 1992 ne viene pubblicata una versione in cinese [33].

Fig. 12) L’antologia di Dore Ashton nel 1985

Seguono, nel 1985, le due antologie Twentieth-century artists on art [34] di Dore Ashton e Twentieth-century artists on art: an index to artist's writings, statements, and interviews di Jack Robertson [35]. La prima è pubblicata dalla Pantheon Books (lo stesso editore della raccolta Goldwater-Treves) e contiene nell’introduzione una citazione del testo del 1945, assieme alla dichiarazione di volerlo continuare esattamente a partire da dove si era concluso. La seconda offre 14 mila citazioni di 5 mila artisti. Nel 1991 l’editore MIT Press dà vita alla collana intitolata “Writing Art”, per assicurare al pubblico i testi fondamentali degli artisti contemporanei, a cominciare dagli scritti teorici di Joseph Kosuth, il padre delle moderne ‘installazioni’. Vi vengono presentati anche gli scritti di Louise Bourgeois, moglie di Robert Goldwater.

Fig. 13) La collezione di scritti di Louise Bourgeois, curata da Marie-Laure Bernadac e Hans Ulrich Obrist

Ma è nel 1996 che la pubblicazione di Theories and Documents of Contemporary Art: A Sourcebook of Artists’ Writings [36], da parte dell’University of California Press, e a cura di Kristine Stiles e Peter Selz, crea il nuovo testo di riferimento globale per chiunque voglia occuparsi di letteratura artistica contemporanea. Tra le ultime pubblicazioni, ricordo infine l’antologia Art in America 1945 - 1970: writings from the age of Abstract Expressionism, Pop Art, and Minimalism, di Jed Perl, che ha visto la luce nel 2014.

Fig. 14) La seconda edizione dell’antologia di Kristine Stiles e Peter Selz del 2012

E la letteratura artistica dei periodi precedenti?

È ovvio che l’internet, la disponibilità del prestito tra biblioteche in tutto il mondo, le pubblicazioni dal resto del mondo anglofono e molti altri strumenti continuano a fornire agli studiosi ed agli studenti americani materiali in lingua inglese sulle fonti di storia dell’arte di periodi precedenti. E tuttavia colpisce che, a chi cerchi di acquistare su Amazon antologie inglesi sulla letteratura artistica non focalizzate sull’arte contemporanea, venga quasi immediatamente proposto di acquisire sul mercato antiquario i testi della Prentice Hall degli anni Sessanta. Per cinquant’anni la letteratura artistica americana è stata dunque monotematica, almeno per quel che riguarda le antologie, con la sola eccezione delle riedizioni delle tre antologie già esistenti (Goldwater e Treves del 1945 Gilmore Holt del 1947 e Protter del 1963).

E tuttavia la storia del gusto artistico è naturalmente ciclica. Prima o poi, quel che alle ultime generazioni è sembrato meno importante recupererà il suo fascino, e gli studiosi americani riscopriranno che dispongono anch’essi di una tradizione di antologie cui potranno fare riferimento. È per questo che nella seconda parte di questo post cercheremo di concentrare la nostra attenzione sulle caratteristiche specifiche delle due prime antologie americane del 1945 e del 1947.

Fine della Parte Prima


NOTE 

[1] Goldwater, Robert e Treves, Marco - Artists on art: from the XIV to the XX century, New York, Pantheon Books, 1945, 497 pagine. L’originale è disponibile su internet all’indirizzo https://archive.org/details/artistsonartfrom00gold

[2] Si noti la recensione molto positiva di Clement Greenberg, su The Nation del 20 aprile 1946 (Clement Greenberg, The Collected Essays and Criticism, Volume 2: Arrogant Purpose, 1945-1949, a cura di John O'Brian, Chicago, University of Chicago Press, 1986, 374 pagine. Citazione a pagina 75-76).

[3] Goldwater, Robert e Treves, Marco - Artists on art: from the 14th to the 20th century, London, John Murray, 1990, 499 pagine.

[4]Robert Goldwater; Marco Treves; Rafael Benet; Jorge Benet,  El Arte visto por los artistas: selección de textos de los siglos XIV a XX, Barcelona, Seix Barral, 1953, 503 pagine.

[5] Gilmore Holt, Elizabeth - Literary sources of art history: an anthology of texts from Theophilus to Goethe, Princeton, Princeton University Press, 1947, 555 pagine.

[6] Gilmore Holt, Elizabeth - A Documentary History of Art, Volume 1, New York, Doubleday, 1957, 380 pagine.

[7] Gilmore Holt, Elizabeth - A Documentary History of Art, Volume 2, New York, Doubleday, 1958, 386 pagine.

[8] Faxon, Alicia, Elizabeth Gilmore Holt: Art Historian and Maverick, in Woman’s Art Journal, Vol. 2 No 1 (Spring-Summer 1981), pp. 45-48.

[9] Gilmore Holt, Elizabeth - A Documentary History of Art, Volume 3, New York, Doubleday, 1958, 540 pagine.

[10] Gilmore Holt Elizabeth - Storia documentaria dell'arte: dal Medioevo al XVIII secolo, Milano, Feltrinelli, 1972, 523 pagine.

[11] Julius von Schlosser era morto a Vienna nel 1938, ed è dunque improbabile che via siano stati contatti diretti tra lui e gli autori delle antologie statunitensi. È comunque citato continuamente come fonte in entrambe. Goldwater e Treves citano l’edizione tedesca della Kunstliteratur del 1924, la Gilmore sia quella tedesca sia quella italiana del 1935.

[12] Tra gli storici dell’arte che ebbero un impatto sulla Gilmore vi fu anche Lionello Venturi, spesso citato nella sua antologia. Venturi, che visse tra il 1939 ed il 1944 a New York, aveva lasciato l’Italia per la Francia nel 1932 in dissenso con il fascismo. Durante gli anni di Parigi egli lavorò ad una storia della critica d’arte, che pubblicò nel 1936 negli Stati Uniti (nella traduzione di Charles Marriott), ancor prima che il suo testo uscisse in francese nel 1938 e solamente nel 1945 in italiano. Venturi, Lionello - History of Art Criticism, New York, E.P. Dutton and Co., 1936.

[13] Rossi Pinelli, Orietta, La storia delle storie dell’arte, Torino, Giulio Einaudi, 2014, 514 pagine

[14] Nella breve introduzione all’edizione italiana della Storia documentaria dell’arte, pubblicata nel 1972, la Gilmore Holt spiega di essere tornata a Firenze per preparare l’edizione italiana e ringrazia il direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze Ulrich Middeldorf e Paola Barocchi per i suggerimenti. Ulrich Middeldorf, che aveva lavorato a Firenze già dagli anni venti, è un altro caso di storico dell’arte tedesco che fuggì dalla città toscana negli Stati Uniti nel 1935, dove trovò un incarico universitario a Chicago grazie a Bernard Berenson. Tornò poi a Firenze, dove fu direttore del Kunsthistorisches Institut tra il 1953 ed il 1968.

[15] Treves, Marco – Trattato d’estetica, La Nuova Italia editrice, Firenze, 1938, 319 pagine.

[16] Treves pubblica a New York anche un saggio sul manierismo, in linea con il filone di studi che Walter Friedländer, il suo maestro tedesco e riscopritore del manierismo come movimento anti-classico, ha avviato a Friburgo negli anni venti. Treves, Marco - Maniera, the History of a Word, in: Marsyas, vol. 1, pages 69-84, 1941.

[17] Gentile, Giovanni - La filosofia dell'arte, Milano, Fratelli Treves, 1931, 377 pagine.

[18] Croce, Benedetto - Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, Milano; Palermo; Napoli, R. Sandron, 1902, 502 pagine.

[19] Dopo la seconda guerra mondiale Treves si occuperà soprattutto di esegesi biblica, abbandonando il campo dell’architettura e della storia dell’arte. Si veda:
http://marcotreves.blogspot.com/

[20] Treves, Marco – Trattato d’estetica … (citato), p. 9

[21] Protter Eric - Painters on painting, Mineola, Dover Publications, 1997. Si veda:
https://archive.org/stream/paintersonpainti00prot#page/n3/mode/2up

[22] Herbert, Robert L - Modern artists on art: ten unabridged essays, Englewood Cliffs, N.J, Prentice-Hall, 1964. 149 pagine.

[23] La collana comprende 14 titoli: American Art 1700-1960 a cura di John W. McCoubrey; Impressionism and post-impressionism, 1874-1904, a cura di Linda Nochlin; Realism and tradition in art, 1848-1900, a cura di Linda Nochlin; Neoclassicism and Romanticism 1750-1850 Volume I Enlightenment/Revolution, a cura di Lorenz Eitner; Neoclassicism and Romanticism, 1750-1850 Volume 2 Restoration / Twilight of Humanism a cura di Lorenz Eitner; Northern Renaissance Art 1400-1600 a cura di Wolfgang Stechow; Italian and Spanish Art, 1600-1750, a cura di Robert Enggass; Italian Art 1500-1600, a cura di Robert Klein; Italian Art 1400-1500, a cura di Creighton Gilbert; Gothic art 1140-c. 1450, a cura di Teresa Grace Frisch The Art of the Byzantine Empire 312-1453, a cura di Cyril Mango; Early medieval art, 300-1150, a cura di Caecilia Davis-Weyer; The Art of Rome c.753 B.C.-A.D. 337, a cura di J. J. Pollitt; The Art of Ancient Greece, a cura di J. J. Pollitt.

[24] Clements, Robert J - Michelangelo, a self-portrait: texts and sources. Englewood Cliffs, N.J., Prentice-Hall, 1963, pp. 183.

[25] McCoy, Garnett - Archives of American art; a directory of resources, New York, Bowker, 1972, 163 pagine.

[26] Archives of American Art, The card catalog of the oral history collections of the Archives of American Art, Wilmington, Scholarly Resources, 1984, 343 pagine

[27] Burns, Sarah e Davis John, American art to 1900: a documentary history, Berkeley, University of California Press, 2009, 1008 pagine.

[28] Kristeller, Paul Oskar e Mooney, Michael - Renaissance thought and its sources, New York : Columbia University Press, 1979, pp. 347 (ultima edizione nel 2010; anche pubblicato in spagnolo); Creighton, Gilbert - Italian art, 1400-1500: sources and documents, Englewood Cliffs, N.J., Prentice-Hall, 1980, 226 pagine; Manca, Joseph - Subject matter in Italian Renaissance art: a study of early sources, Tempe, Arizona : ACMRS, Arizona Center for Medieval and Renaissance Studies, 2015, 235 pagine.

[30] Chong, Doryun - From postwar to postmodern: art in Japan 1945-1989: primary documents, New York, Museum of Modern Art; Durham, N.C., Distributed by Duke Univ. Press, 2012, 440 pagine.

[31] Hoptman, Laura J; Pospiszyl, Tomáš - Primary documents: a sourcebook for Eastern and Central European art since the 1950s, New York, Museum of Modern Art, 2002, 375 pagine.

[32] Johnson, Ellen H - American artists on art from 1940 to 1980, New York : Harper and Row, 1982, 274 pagine.

[33] 当代美国艺术论艺术 , . H. 逊编 ; 姚宏翔, 飞译,上海人民美術出版社, 1992.

[34] Ashton, Dore - Twentieth-century artists on art. New York, Pantheon Books, 1985, 302 pagine.

[35] Robertson, Jack - Twentieth-century artists on art : an index to artists' writings, statements, and interview, Boston, Mass, G.K. Hall, 1985, 488 pagine.

[36] Stiles, Kristine e Selz, Peter - Theories and Documents of Contemporary Art. A Sourcebook of Artists’ Writings, An Ahmanson-Murphy Fine Arts Book, Berkeley, CA : University of California Press, 1996, 1003 pagine.

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