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lunedì 13 aprile 2015

Marina Magrini, Giambattista Tiepolo e i suoi contemporanei


Marina Magrini
Giambattista Tiepolo e i suoi contemporanei

sta in 

Lettere artistiche del Settecento veneziano I (pp. 29-341)
A cura di Alessandro Bettagno e Marina Magrini

Fondazione Giorgio Cini / Neri Pozza, 2002


Giambattista Tiepolo, L'istituzione del Santo Rosario, Chiesa di S. Maria del Rosario, Venezia, 1737-1739
Fonte: Wikimedia Commons

[1] Scrive Marina Magrini a proposito di questa raccolta di lettere (pp. 29-30): “si è pensato... di riunire lettere sparse in varie raccolte italiane o straniere – alcune delle quali già pubblicate integralmente, altre parzialmente o solo citate, altre ancora inedite – scritte o ricevute dal Tiepolo. A questo primo nucleo si è affiancato un gruppo di fogli, scritti da vari autori, in cui vi sono accenni significativi al maestro o alle sue opere. Tutti i documenti sono stati quindi disposti cronologicamente, in modo da consentire l’osservazione dello sviluppo graduale di una delle personalità più vive e interessanti del XVIII secolo.”

Giambattista Tiepolo, Il banchetto di Cleopatra, National Gallery of Victoria (Melbourne), 1743-1745 ca.
Fonte: Google Art Project

Giambattista Tiepolo, Sant'Elena rinviene la Vera Croce, Gallerie dell'Accademia, Venezia, 1745
Fonte: Wikimedia Commons

[2] L’epistolario rivela una ricchissima messe di informazioni sulla vita privata dell’artista, sul suo stile di vita fondamentalmente riservato, ma anche sul suo straordinario successo, sin dalla giovinezza, presso le corti ed i ceti nobiliari di tutta Europa e sulla sua accorta politica di autopromozione presso gli stessi. Sono ricostruite le vicende relative a molte committenze, dalle prime opere eseguite a Verona alle straordinarie realizzazioni di Würzburg e all’ultimo, lungo soggiorno spagnolo che si concluse solo con la morte, giunta nel 1770. E, costante nei decenni coperti dall’epistolario (a parte l’iniziale richiesta inviata alla curia per sposare in segreto Cecilia Guardi, la prima lettera del Tiepolo è del 1731 e l’ultima del 1769), appare l’estrema difficoltà dell’artista veneto a tener fede ai propri impegni, oberato dalla mole degli accordi presi con i vari committenti; si può dire che il lavoro è la ragione di vita, ma anche la condanna di Giambattista e che i ritardi del pittore rischiano a volte di sfociare in incidenti diplomatici. Ad esempio, per ottenere che Tiepolo si trasferisca finalmente a Madrid per far fronte agli impegni assunti con la corona, Carlo III, all’epoca sovrano spagnolo, esercita tali pressioni da indurre l’ambasciatore di Venezia a scrivere in patria per pregare di liberare il pittore dagli altri impegni precedentemente assunti (cfr. p. 62).

Giambattista Tiepolo, Allegoria dell'Europa, Affreschi della residenza di Würzburg, 1752-1753
Fonte: Wikimedia Commons

Giambattista Tiepolo, Apoteosi della famiglia Pisani, Villa Pisani (Stra), 1761-1762
Fonte: Wikimedia Commons

[3] Dall’esame delle lettere emergono anche grandi amicizie. Una per tutte, quella con il veneziano Francesco Algarotti che si protrasse dal 1740 circa sino alla morte dell’Algarotti (sull’attività teorica del conte si vedano i Saggi editi a cura di Giovanni Da Pozzo nel 1963 e la nuova edizione del Saggio sopra l'Accademia di Francia del 2022): le lettere fra i due “sono scambi affettuosi tra amici legati da comunanza di affari: commissioni ufficiali e private per la raccolta dell’Algarotti di quadri interi, di figure... in composizioni paesaggistiche o architettoniche altrui, ridipinture e anche copie di dipinti antichi, da rivendere magari con il nome dell’originario autore” (p. 43). Di natura più ufficiale “sono le missive che il conte scambiava con altri connoisseurs del tempo, come Zanetti o Mariette, nelle quali troviamo interessanti riferimenti e commenti a lavori del Tiepolo” (ibidem), o, ancora, i giudizi espressi in relazioni e documenti.


Giambattista Tiepolo, Apoteosi della monarchia spagnola, Palazzo reale di Madrid, 1762-1766
Fonte: Wikimedia Commons

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