Runge, Philipp Otto
La sfera dei colori
e altri scritti sui colori e sull'arte
A cura di Carmen Flaim
Abscondita, 2008
Isbn 978-88-8416-176-5
[1] Da molti anni ormai le edizioni Abscondita pubblicano almeno un paio di collane (Carte d’artisti e Miniature) dedicate alla letteratura artistica. Si tratta, nella quasi totalità dei casi, della riproposizione di testi già pubblicati in anni precedenti da altri editori e che appunto Abscondita rimanda in libreria dopo averne acquisito i diritti. Fin qui nulla di male, anzi. In molte occasioni si dà al lettore la possibilità di recuperare testi sfuggiti o sottovalutati in anni precedenti. L’aspetto assolutamente più antipatico, tuttavia, è che Abscondita si guarda bene – nella maggioranza dei casi – di far presente che l’opera non è inedita e di fornire le (a nostro avviso dovute) indicazioni bibliografiche del caso. Sicché il lettore sprovveduto potrebbe pensare di leggere un’opera giunta inedita fino ai nostri giorni. È il caso ad esempio di questa raccolta antologica di scritti sul colore del pittore romantico tedesco Philipp Otto Runge; è solo leggendo le note e la bibliografia che ci si insospettisce, osservando come la citazione più recente risalga al 1983. E allora viene naturale collegarsi a Internet e cercare di capire se il sospetto che è nato spontaneo sia realtà. E così è. Nel 1984 è uscita una Sfera dei colori e altri scritti sul colore e sull’arte a cura di Carmen Flaim in coedizione fra le Edizioni universitarie di Verona e l’editore Il Segno; non abbiamo la certezza assoluta che si tratti della stessa opera (non avendola consultata); tuttavia è presumibile che l’introduzione di cui si parla nel volume del 1984 sia stata convertita nell’attuale postfazione all’antologia e che per questa sola operazione Abscondita abbia ritenuto di sostenere che siamo di fronte ad opera del tutto nuova, senza dover pertanto citare il precedente. Ad ulteriore riprova, basti pensare che nell’antologia non compare alcuna citazione de La sfera del colore e altri scritti sull’arte nuova del Runge pubblicata questa volta a cura di Renato Troncon da Il Saggiatore nel 1985; e altrimenti non potrebbe essere, posto che in realtà questo volume, pubblicato come nuovo nel 2008, è stato già edito nel 1984. In tutta franchezza, riteniamo che comportamenti di questo tipo siano non solo poco corretti, ma alla lunga anche controproducenti in termini di credibilità del marchio.
[2] Il testo della bandella è tratto dalla Postfazione della curatrice:
“La saggistica sul colore conosce nei primi decenni dell’Ottocento punte di interesse e di diffusione mai più raggiunte in seguito. Riferimenti alle valenze simboliche del colore, ai suoi significati ideologici e persino etici si ritrovano in Novalis, Wackenroder, Tieck, Brentano e Goethe; in filosofi o scienziati come Schelling, Schopenhauer, Steffens, Hegel; in musicisti come Berger e Beethoven; nella cerchia di pittori concettuali come i nazareni di Overbeck e Pforr. Se la Farbenlehre di Goethe è forse il testo più noto di questa stagione, La sfera dei colori (Farbenkugel, 1810) e gli scritti sull’«arte nuova» del pittore romantico Philipp Otto Runge (1777-1810) rappresenteranno ancor più di quelli di Goethe, come scriverà Paul Klee, «un insegnamento imprescindibile per tutta la pittura a venire», incidendo profondamente sulla elaborazione teorica delle avanguardie artistiche degli inizi del Novecento. Le sue pagine, sempre percorse da una fortissima tensione intellettuale e morale, restituiscono i trasporti, le passioni, le utopie del romanticismo tedesco e rivelano la natura essenzialmente letteraria di Runge, testimoniata, oltre che da tutta l’opera pittorica, anche dalle due splendide fiabe (Il ginepro e Il pescatore e sua moglie) da lui composte nel dialetto della Pomerania, che nel 1811 i fratelli Grimm proporranno nell’appello all’invio di Märchen per la loro raccolta come archetipo strutturale e linguistico cui attenersi con la massima aderenza.”
[3] La Sfera dei colori fu pubblicata per la prima volta nel 1810 ad Amburgo (pochi mesi prima della morte di Runge) col titolo originale Farbenkugel oder Konstruktion des Verhältinsses aller Mischungen der Farben zueinander und ihrer vollständigen Affinität; mit angehängtem Versuch einer Ableitung der Harmonie in den Zusammenstellungen der Farben. Il titolo completo viene così reso in italiano dalla curatrice: La sfera dei colori ovvero costruzione dei rapporti di tutte le mescolanze reciproche tra i colori e di tutte le loro affinità, con un tentativo di conseguire l’armonia nelle composizioni dei colori. In particolare “tra Sfera dei colori o Sfera cromatica, come possibili traduzioni, si è preferita la prima per sottolineare, in assonanza, la stretta contiguità con il saggio di Goethe” (p. 140 n. 1) . Sul rapporto non facile fra Goethe e Runge si vedano le pp. 158-166 della postfazione nonché i testi delle lettere che i due si scambiarono negli anni, qui pubblicati.
Sulla teoria del colore di Runge si veda il pregevole articolo di Enrico Giustacchini http://www.stilearte.it/il-pittore-che-scriveva-le-fiabe-dei-fratelli-grimm/
[4] “Nella scelta dei testi che accompagnano lo scritto della Farbenkugel abbiamo naturalmente privilegiato quegli spunti teorici di Runge che, pur indirizzati in modo più diretto al problema del colore, ci consentissero anche riflessioni di ordine più estesamente culturale o letterario. Alcuni di questi erano rimasti senza data già nell’edizione amburghese del 1840 [n.d.r. la prima edizione antologica degli scritti di Runge, a cura del fratello Daniel] e, nonostante le ricerche posteriori, tali sono rimasti... Considerate, dunque, sia la difficoltà di attenersi nella pubblicazione a una successione sicuramente attendibile, sia la preminenza di questo saggio rispetto a tutti gli altri, abbiamo pensato di costruire questa sezione testuale partendo dalla Farbenkugel stessa, anche se testo [n.d.r. cronologicamente] quasi ultimo di Runge, attorno alla quale sono stati riprodotti gli scritti più coerenti o più intimamente coinvolti con il suo discorso” (p. 10). Se ne riportano i titoli:
- Gli elementi dei colori;
- Frammento di saggio per una teoria dei colori;
- Sulla duplicità del colore;
- Dialoghi sull’analogia tra colori e suoni.
“Nella scelta delle lettere che accompagnano i saggi veri e propri è valso lo stesso principio e abbiamo dato la preferenza a quante contenessero osservazioni o ipotesi sul colore, preparatorie della Farbenkugel oppure confluitevi più tardi; ma non sono state trascurate anche quelle in grado di illuminare almeno un poco la cerchia delle relazioni intellettuali di Runge o di dar conto, al di fuori di ogni agiografia, degli anni dell’apprendistato giovanile (ad esempio, la lettera a Goethe del 23 agosto 1801).
Le difficoltà nel tradurre i testi di Runge sono notevoli. Per sua stessa ammissione, il pittore tedesco non padroneggiava bene la lingua, né se ne preoccupava troppo. Non sono bastati gli interventi, a volte decisi, del fratello Daniel ad alleggerire una scrittura notevolmente intricata e appesantita da un’interpunzione in seguito del tutto rivoluzionata. A ciò si aggiunga una padronanza incerta della terminologia tecnico-scientifica, cui Runge preferiva non di rado il vocabolario, a lui più consono, dei mistici. Dove questo portava a confusione o a imbarazzo, abbiamo provveduto sempre a segnalarlo in nota” (p. 10).
[5] Da ricordare infine che per una visione più complessiva della letteratura artistica romantica tedesca si può leggere (in lingua originale) il quarto volume della Bibliothek der Kunstliteratur, pubblicata da Deutscher Klassiker Verlag, ove compaiono anche un paio di lettere del Runge.


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