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| Goethe - Cerchio cromatico |
Goethe
La teoria dei colori
Lineamenti di una Teoria dei colori: parte didattica
A cura di Renato Troncon
Il Saggiatore, 1979
[1] Il titolo originale è stato desunto da Goethe scienziato, Einaudi, 1998, p. 125 n. 2. L’opera di Goethe, in realtà, era composta da due volumi. Il primo è quello pubblicato in quest’occasione; il secondo (La storia dei colori ) è stato edito da Luni nel 1997, sempre a cura di Renato Troncon.
[2] Testo della quarta di copertina:
“Con la Teoria dei colori Goethe realizzò quello che egli considerava il suo progetto scientifico più impegnativo. La polemica che lo separò da Newton mantiene un suo preciso interesse storico: ma, al di là di essa, il lavoro di Goethe ha agito su un più ampio piano culturale come un classico la cui vitalità è attestata dalla significativa ripresa di spunti e temi fino ai tempi più recenti in diverse direzioni e contesti. Basti rammentare l’interesse nei confronti della posizione di Goethe da parte degli psicologi della forma; di un filosofo come Wittgenstein; di pittori come Kandinsky, Klee e Albers.
Questa edizione presenta in versione integrale la Parte didattica della Teoria dei colori, che costituisce il nucleo teorico della ricerca di Goethe. Essa si articola in tre sezioni nelle quali Goethe, trattando delle immagini successive, dei colori atmosferici e dei colori delle superfici, si sofferma sulla natura materiale del colore. Ad esse seguono altre tre sezioni dedicate al «cerchio dei colori» e agli aspetti psicologici, estetici e simbolici.
Il lettore della Teoria dei colori troverà uniti il rigore dell’analisi filosofica con la bellezza della parola; e soprattutto sarà stimolato a mettere in pratica l’invito di Albers a «vedere agire il colore». L’analisi di Goethe è animata da una adesione al proprio oggetto che è profondamente radicata in una concezione del mondo nella quale il colore partecipa all’unità dinamica del cosmo. Le considerazioni particolari rimandano così di continuo a una visione dell’uomo nella quale si situa la stessa istanza della scienza.”
[3] Si riporta il testo di un articolo pubblicato da Gillo Dorfles sul Corriere della Sera del 19 settembre 1982. L’originale dell’articolo è custodito all’interno del volume:
A proposito di un numero del «Verri»
I colori secondo Goethe
di Gillo Dorfles
Spesso, nel nostro paese, le mode culturali seguono imprevedibili oscillazioni, dovute soprattutto alla tempestività o meno delle singole traduzioni. Alcune volte queste si verificano con una tale rapidità che i testi stranieri arrivano nelle vetrine delle librerie quasi contemporaneamente – o addirittura prima – che in quelle del paese d’origine (basti citare i casi di Barthes, Derrida, Baudrillard ecc.). Altre volte arrivano con parecchi decenni di ritardo (è il caso di un Benjamin, di un Mukarovsky). Altre volte ancora il ritardo è addirittura di più d’un secolo; ed è il recente caso della «Farbenlehre» - della Dottrina dei Colori – di Goethe.
Le straordinarie qualità estetiche, psicologiche, scientifiche, di quest’opera mi erano note da lunghi anni.
Avevo persino dedicato alla stessa un capitolo del mio «Discorso tecnico delle arti» nel lontano 1952. E già allora scrivevo (scusandomi per l’autocitazione): «Nella sua Dottrina dei colori Goethe ha posto le basi d’una rinnovata interpretazione psicologica delle percezioni umane, ha precorso molte tappe delle odierne dottrine gestaltiste, behavioriste, ecc.». Non solo, ma consideravo come punto essenziale della teoria, la messa a punto del concetto di «Trübe» - torbido -: «La luce appare attraverso un mezzo torbido: gialla; l’oscurità attraverso un mezzo illuminato: azzurra», afferma Goethe e nei suoi «Sprüche in Reimen» aggiunge a dire: «Du aber halte dich mit Liebe, / An das Durchscheinende, das Trübe»; ossia: tu devi tenerti vicino, con amore, al trasparente, al torbido.
Il fatto, però, che non esistesse che una parzialissima traduzione (pubblicata a suo tempo su «Civiltà delle Macchine», la rivista di Leonardo Sinisgalli), rendeva quasi impossibile la divulgazione di questo fondamentale scritto. Recentemente è uscita anche in Italia una traduzione (J.W. von Goethe, «La teoria dei colori», a cura di R. Troncon, edizioni Il Saggiatore), che riguarda la parte più importante dell’opera e inoltre – a cura dello stesso Troncon – è stato ordinato l’ultimo fascicolo del «Verri» - la veterana ma sempre agile rivista di Luciano Anceschi – completamente dedicato appunto alle teorie goethiane, con ampi brani della stessa Teoria del colore corredata da annotazioni estremamente precise ed esaurienti del curatore.
L’interesse di questa pubblicazione – di cui non si possono che citare i principali argomenti – è dato non solo dai brevi testi goethiani, ma dalla presenza di due ampie citazioni di quella che è stata forse la prima esegesi moderna degli stessi, ad opera di Rudolf Steiner. Il quale, come è noto, nei suoi scritti e nel suo insegnamento antroposofico, ebbe a rifarsi più d’una volta alla personalità del grande poeta tedesco e anzi battezzò «Goetheanum» la scuola da lui fondata a Dornach in Svizzera. Steiner dedicò alcuni anni allo studio e alla pubblicazione delle opere scientifiche di Goethe ed ebbe così il grande merito di riscoprire alcune delle straordinarie intuizioni del poeta, per quanto riguarda la teoria dei colori nonché i settori della Morfologia, della Metamorfosi delle piante, della Meteorologia, ecc. Il concetto di «Gestaltung» - di formatività – di cui Goethe ragiona nella Metamorfosi delle piante e nella Morfologia, deve essere considerato un pensiero-guida, tanto per le sue opere «scientifiche» che per quelle letterarie e poetiche. Un pensiero che avrà importanti echi nell’estetica di Franz Brentano, e in seguito nelle ricerche degli psicologi della Gestalt.
Oltre ai due saggi di Steiner, il fascicolo del «Verri» riporta anche uno scritto di Hermann Glockner, e uno di Werner Heisenberg attorno alla polemica Goethe-Newton; nonché alcune pagine di Van Gogh, di Kandinskij, di Albers, di Klee, che si possono considerare, in qualche modo, derivate o ispirate ai principi goethiani attorno al colore.
Soprattutto il saggio di Glockner costruisce un utile approccio ai quesiti agitati dalla Teoria dei colori. Infatti – afferma l’autore - «qui Goethe ha compiuto le sue più acute osservazioni..., ricordo la teoria delle immagini successive oppostamente colorate, dei «colori richiamati», la teoria delle ombre colorate, i numerosi esperimenti che spiegano il reciproco rafforzamento dei colori opposti l’uno dopo l’altro». Rimane, invece, abbastanza incerto se, e fino a che punto, i principi goethiani si debbano considerare alla base dei molti recenti studi in questo settore. Degli scritti pubblicati sul «Verri» quelli di Van Gogh e Klee sono soltanto indirettamente «dipendenti» da Goethe, mentre solo Kandinskij mostra di aver attinto direttamente alle dottrine difese da Goethe nonché di essere stato, almeno in parte, sotto l’influsso di un pensatore come Steiner col quale ebbe notoriamente dei contatti durante il soggiorno berlinese.
Un autore, invece, che stranamente, non è incluso nell’antologia verriana, è Ludwig Wittgenstein, di cui di recente è stato pubblicato in Italia il saggio dedicato al colore (L. Wittgenstein, «Osservazioni sui colori», ed. Einaudi, pp. 110, L. 7000). Wittgenstein si rifà più e più volte alle osservazioni di Goethe, sia accennando alla lettera di Runge riportata nella Farbenlehre (a proposito di colori trasparenti e opachi), sia affermando salomonicamente, a proposito della nota disputa con Newton: «Tanto io posso capire: che una teoria fisica (come quella di Newton) non può risolvere i problemi che avevano stimolato Goethe, anche se poi neanche lui li ha risolti».
D’altro canto non si dimentichi che proprio da Goethe Wittgenstein ha desunto molte delle osservazioni presenti nel suo trattatello: così per quanto concerne il cerchio dei colori, l’esistenza di colori «anomali», come il bianco e il nero, il rapporto tra chiarezza e oscurità, e soprattutto il problema della trasparenza e dell’opacità che, come ho già detto, costituisce uno dei fondamenti della teoria goethiana, così tardivamente rivisitata.

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