Vite (Le) de’ pittori, scultori et architetti
dal Pontificato di Gregorio XIII del 1572 in fino a’ tempi di Papa Urbano Ottavo nel 1642
A cura di Jacob Hess e Herwarth Röttgen
Biblioteca Apostolica Vaticana, 1995
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| Ottavio Leoni, Ritratto di Giovanni Baglione Fonte: https://www.maremagnum.com/stampe/ritratto-di-giovanni-baglione/131166704 |
AGGIORNAMENTO 2024: a fine dicembre 2023 è stata pubblicata la prima edizione commentata integrale, a cura di Barbara Agosti e Patrizia Tosini. Per consultare la recensione, cliccare qui.
[1] Opera in tre volumi. I dati relativi ad ogni volume sono i seguenti:
Volume I. Ristampa anastatica;
Volume II. Varianti – Postille – Commenti. Prima e Seconda Giornata;.
Volume III. Varianti – Postille – Commenti. Terza Giornata.
[2] Dall’Introduzione di Herwarth Röttgen (Vol. II, p. 40): “Questa nuova edizione, con il reprint dell’edizione del 1642 e l’apparato critico comprendente i pontificati di Gregorio XIII, Sisto V e Clemente VIII, è l’ottava edizione del Baglione, ma è la prima commentata. L’editio princeps – stampata... in due tirature – uscì a Roma, presso Andrea Fei nel 1642; la seconda edizione ancora a Roma da Manelfi [n.d.r. 1649]. La terza uscì a Napoli nel 1733... Essa fu pubblicata di nuovo nel 1739 e nel 1743, sempre a Napoli. Nuove edizioni videro la luce solo nel XX secolo: nel 1924 uscì, senza reprint, un indice dell’edizione del 1649, curato da C. Gradara Pesci (Velletri 1924). Nel 1935 seguì un reprint dell’edizione del 1642 con indice curato da Valerio Mariani. Infine, nel 1975/76 uscì a Bologna, presso Arnaldo Forni, il reprint dell’edizione del 1649 con il reprint dell’indice del 1924 in un secondo volume.
[3] L’edizione critica delle Vite del Baglione è il frutto (straordinario, ma incompleto) di un lavoro durato sessant’anni (cfr. infra nota 4 e il volume II, pp. 3 – 13). I volumi secondo e terzo raccolgono infatti varianti, postille e commenti relativamente alle prime tre delle cinque giornate in cui è organizzata l’opera. Ci pare onestamente improbabile che i commenti alle ultime due giornate possano ormai vedere la luce, ed è realmente un peccato.
[4] Si riporta la recensione a firma Giovanni Morello apparsa sul Domenicale del Sole 24 ORE in data 30.6.1996 (l’articolo è tratto da Biblioteca Multimediale del Sole 24 ORE – Cd Rom Domenica 1983-2003 Vent’anni di idee):
DOMENICA – Vite de’ pittori
Baglione commentato e annotato
di Giovanni Morello
Rispetto alle più celebri Vite del Vasari, vero e proprio trattato sulla evoluzione dell’arte italiana da Giotto a Michelangelo, quelle di Giovanni Baglione sono più semplicemente una compilazione annalistica, dove più che delle biografie vi si trovano delle scarne, ma complete, liste di opere dei singoli artisti, con delle brevi notizie di inquadramento e semplici cenni biografici. Anche se il Baglione nella sua prefazione “al virtuoso lettore” dichiara di volersi riallacciare all’opera del Vasari, affermando esplicitamente che “ciò che manca a Giorgio Vasari, e a Raffaello Borghini nelle Vite de’ lor Pittori, Scultori, ed Architetti, hora è suplimento di questa mia fatica”, tuttavia le differenze tra loro sono notevoli, e non solo nel contenuto, ma nell’impostazione stessa dell’opera.
Se la visione del Vasari è centrata su Firenze, Baglione invece focalizza l’interesse su Roma, che la munifica committenza dei Papi aveva costituito come il primo centro artistico del mondo, verso cui erano attratti pittori, scultori ed architetti, interessati sì allo studio dell’antico, ma anche più concretamente alla realizzazione di opere degne di sfidare i secoli.
Nato a Roma nel 1566, come si ricava da alcuni documenti, Giovanni Baglione compì tutta la sua carriera di pittore (giovanissimo era stato impegnato tra gli altri nella decorazione del Salone Sistino della Biblioteca Vaticana) nella città dei Papi, dove morì nel 1643, dopo una carriera ricca di soddisfazioni e riconoscimenti (Paolo V gli concesse il titolo di Cavaliere dell’Ordine di Cristo dopo la realizzazione del quadro raffigurante la Resurrezione di Tabila per uno dei pilastri della cupola di San Pietro, opera ora purtroppo perduta, e per molti anni fu Principe dell’Accademia di San Luca).
Il Baglione pubblicò nel 1642, poco prima della sua morte Le Vite de’ pittori, scultori ed architetti. Dal pontificato di Gregorio XIII del 1572 in fino a’ tempi di Papa Urbano VIII nel 1642; ma già in precedenza aveva dato alle stampe, nel 1639, un’altra opera: Le Nove chiese di Roma... Nelle quali si contengono le historie, pitture, sculture, architetture di esse.
Informatissimo sulla vita artistica della Roma del suo tempo, Baglione con la sua opera, divisa in cinque giornate e seguendo la cronologia dei pontefici che si sono succeduti da Gregorio XIII ad Urbano VIII, tramanda notizie precise ed in gran parte attendibili sulla produzione artistica a Roma, dando inizio ad un genere che, seppur criticato, troverà innumerevoli imitatori e continuatori nelle varie guide artistiche che si succederanno dopo di lui. Nonostante ciò sin’ora non esisteva un’edizione critica delle Vite del Baglione né tanto meno un’edizione commentata, né nessuno aveva mai pubblicato le postille e le aggiunte manoscritte, che si trovano in alcuni esemplari del volume di Baglione, conservati in diverse biblioteche.
L’impresa fu assunta oltre sessant’anni fa da Jacob Hess, uno studioso tedesco, riparato in Italia dopo la presa del potere da parte di Hitler e assunto come “collaboratore” alla Biblioteca Vaticana, proprio per preparare l’edizione critica del Baglione, sulla scorta di un esemplare postillato, l’Ottob. Let. 2977, e che solo ora vede la luce.
Nella celebre collana “Studi e Testi” della Biblioteca Apostolica Vaticana, è infatti apparsa, in tre volumi (I. Ristampa anastatica; II. Varianti, Postille, Commenti alla Prima e Seconda Giornata; III. Varianti, Postille, Commenti alla Terza Giornata) l’opera Le Vite de’ Pittori, Scultori et Architetti... scritte da Giovanni Baglione, a cura di J. Hess e H. H. Röttgen.
“L’edizione nacque tra mille difficoltà ed ebbe un’esistenza particolarmente difficile”, come attesta padre Leonard Boyle, prefetto della Biblioteca Vaticana, in una documentata ricostruzione delle sue fasi lunghe e complicate, pubblicata in apertura del secondo volume della presente edizione.
Con lo scoppio della guerra, Hess dovette riparare a Londra, dove proseguì tra molte difficoltà, anche economiche, il suo lavoro il quale diventava sempre più complesso, anche per il ritrovamento di altri importanti documenti, come il rinvenimento, nella stessa Biblioteca Vaticana, di un codice contenente una stesura in gran parte autografa delle Vite (Chig. G. VIII 22).
Nel frattempo, dopo la fine delle ostilità, Hess era tornato a Roma e di nuovo alla Vaticana, con un contratto di collaboratore editoriale per la realizzazione dell’opera, che però non riusciva a decollare. Nel 1969 Hess moriva, ma già in precedenza, proprio per aiutarlo nella realizzazione della sua opera, la Biblioteca Hertziana gli aveva affiancato Herwarth Röttgen, che ora licenzia i primi due volumi di commento rispettivamente alla Prima e Seconda Giornata del volume di Baglione ed alla Terza. Nonostante infatti il tanto tempo trascorso, l’opera non è finita e si attendono gli altri due, o più volumi, di commento alla Quarta ed alla Quinta, che formano tra l’altro la parte più consistente delle Vite.
Ma già i primi due volumi di commento, ora pubblicati, danno il senso dell’importanza di quest’opera per gli studi sul manierismo romano e la nascita del barocco; le cento pagine che contengono l’indice dei nomi e l’indice toponomastico ne forniscono una concreta testimonianza.
Non ci addentriamo nel vasto mare di notizie e ghiotte informazioni (una summa, non solo bibliografica, sull’arte a Roma tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento che i due volumi del commento alle Vite del Baglione forniscono non solo agli storici e ai conoscitori d’arte, ma anche ai semplici appassionati e uomini di cultura) anche se una certa difficoltà di consultazione, dovuta alla complessità dell’opera stessa, potrebbe scoraggiare a prima vista la lettura.
Ma una pubblicazione che ha richiesto oltre sessant’anni di fatica merita qualche momento in più di attenzione.
[5] L’edizione critica dell’opera ha, fra i molti suoi pregi, quello di basarsi sul confronto dell’edizione a stampa con il manoscritto classificato come Codex Vaticanus Chigianus G. VIII 22, custodito nel Fondo Chigiano della Biblioteca Vaticana; dal confronto risultano utili indicazioni sulla genesi dell’opera; risulta addirittura che in non poche occasioni Baglione aveva preparato una doppia versione delle biografie degli artefici da lui presi in esame. Tutte le varianti sono contrassegnate nei volumi II e III con la lettera V. La disamina delle postille merita poi qualche ulteriore delucidazione: nella sua Prefazione (volume II, p. XII) Jacob Hess elenca gli esemplari del 1642 provvisti di note manoscritte e presi in esame: “Biblioteca Vaticana, Ottob. 2977 (autori delle postille: Bellori, Resta, Bottari); Roma, Accademia dei Lincei, Corsinianus 31 E 15 (Bellori, Bottari); ibidem, Corsinianus 31 E 14 (Resta, Bottari); Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Marcianus It. IV, 125; vecchia collocazione 5574 (Resta); ibidem, Marcianus 56 D 62 (Malvasia); Firenze, Biblioteca Nazionale, Pal. (11) C. 10.6.14 (Spada). Altri esemplari con note ai margini [n.d.r. non presi in esame] si trovano alla Biblioteca Vaticana, Cicognara IV 2190 (scritto forse da Cicognara), ibidem, Capponi IV 622 (ed. 1649) e alla Biblioteca Nazionale di Milano (Brera), 25/16 P 6. Non ho visto l’esemplare della Bibliothèque Nationale di Paris... (solo la seconda edizione con la segnatura K 3885 è corredata di note marginali).” Le postille si trovano indicate nei volumi II e III con la lettera maiuscola P e una successiva lettera che identifica il volume di provenienza (cfr. Introduzione Röttgen Volume II, p. 39). Infine i commenti sono segnalati con la lettera C. Di fatto (segnala Röttgen Volume II, p. 39) i commenti di Hess sono fermi al 1954 e sono stati aggiornati da Röttgen grosso modo sino al 1988. Quando le opinioni di Röttgen divergono in qualche modo da quelle di Hess, i commenti appaiono chiusi in parentesi quadre e marcati con una R.
[6] Fra i tanti esemplari postillati non vi è dubbio che il più celebre sia il Corsinianus 31 E 15, poiché vi compaiono le velenose considerazioni del Bellori sul lavoro del Baglione. Bellori aveva scritto in età giovanile una canzone elogiativa delle Vite del Baglione che era stata pubblicata nella princeps del 1642. Dopo oltre vent’anni Bellori scrive di essersi pentito di quella canzone, se ne scusa e si abbandona ad una serie di malevolenze, che ci restituiscono il quadro desolante di un mondo artistico romano in preda alle gelosie ed ai dispetti di bassa lega (a quest’ambiente Bellori non è certo estraneo): Baglione avrebbe scritto le Vite solo per vendetta nei confronti di Gaspare Celio, che nelle sue Chiese di Roma non aveva ritenuto di doverlo citare; e in realtà nemmeno le avrebbe scritte lui, ma Ottavio Tronsarelli, poeta e letterato romano. Se, a proposito delle motivazioni che indussero Baglione a scrivere le Vite sia Hess sia Röttgen concordano nell’escludere lo spirito di vendetta nei confronti del Celio, Hess ritiene di dover attribuire al Tronsarelli un ruolo assai più importante nella redazione dell’opera rispetto a quanto non faccia Röttgen. Hess sostiene che Tronsarelli abbia redatto egli stesso una parte delle biografie e sia intervenuto stilisticamente sulle altre; Röttgen limita il contributo di Tronsarelli a ritocchi di tipo stilistico o ad aggiunte di tenore erudito.
[7] Resta da capire quali siano state e quali possano essere valenze e significato delle Vite nel quadro della letteratura artistica italiana. Il giudizio di Schlosser nella Letteratura artistica è ben noto: “Il suo libro [n.d.r. del Baglione]... è unicamente un lavoro annalistico costretto nella cornice di una delle solite guide locali; si apre con un dialogo tra un «forestiere» e un «gentiluomo romano»; la narrazione si divide in cinque giornate. Non meno formalistica è la disposizione cronologica, assai caratteristica e conveniente per l’ambiente romano” (pp. 460-461). A nostro avviso Röttgen esprime una valutazione assai più equilibrata e convincente (Introduzione, Volume II, pp. 23-24): “Che cosa sono, dunque, le Vite di Baglione? Sono i ricordi di un pittore romano, vissuto come membro fedele dell’Accademia di San Luca, nel mezzo della produzione artistica della sua città, ricordi che si cristallizzano nelle figure degli artisti suoi contemporanei. Egli era legato a questa Accademia, cosa che si avverte sempre con chiarezza. Certamente vi si dedicò spinto da un bisogno personale e non rimase estraneo alla consueta esperienza di dispute e di offese. All’epoca in cui scriveva la sua opera, cioè fra il 1635 e il 1640, Baglione era già indietro di trent’anni sui suoi contemporanei. Anche per questo motivo non gli fu più possibile descrivere il percorso di una evoluzione che ormai aveva scavalcato la sua generazione. Intorno al 1640 Raffaello era tornato ad essere, già da molto tempo, la norma suprema e si tendeva a considerare sempre più come una fase di decadenza quel tardo XVI secolo, cui Baglione apparteneva. Le Vite non sono perciò né storia [n.d.r. Röttgen intende Vasari] né idealizzazione teorico-artistica di una norma [n.d.r. ci si riferisce a Bellori]; esse sono, piuttosto, memorie dedicate agli artisti, già morti [n.d.r. oltre duecento] della stessa generazione dell’autore; sono la giustificazione di un’epoca, nella quale alcuni artisti già correvano il pericolo di cadere in dimenticanza.”
[8] Qualsiasi sia il giudizio che si voglia esprimere sulle Vite, non si può negare la grande capacità attributiva di Baglione: a volte attingendo da altre fonti, allora inedite (ad esempio il Mancini), a volte facendo riferimento alla sua memoria, alle conoscenze, a quanto riferito da terzi, Baglione fornisce una serie di notizie estremamente attendibili, che faranno la felicità degli autori delle guide romane negli anni successivi (e, naturalmente, degli storici dell’arte in epoca contemporanea).
[9] E' consultabile online la recensione all’opera pubblicata da Joseph Connors col titolo Review of editions of Baglione, Passeri, Pascoli in Journal of the Society of Architectural Historians, 57, 1998.
http://www.jstor.org/discover/10.2307/991466?uid=3738032&uid=2&uid=4&sid=21103506126193https://letteraturaartistica.blogspot.com/2019/02/giovanni-gaetano-bottari.html
http://www.jstor.org/discover/10.2307/991466?uid=3738032&uid=2&uid=4&sid=21103506126193https://letteraturaartistica.blogspot.com/2019/02/giovanni-gaetano-bottari.html

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