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lunedì 17 febbraio 2014

Andreas Dobslaw, Die Wiener »Quellenschriften« und ihr Herausgeber Rudolf Eitelberger von Edelberg


English Version

Andreas Dobslaw
Die Wiener »Quellenschriften« und ihr Herausgeber Rudolf Eitelberger von Edelberg

Deuscher Kunstverlag, 2009
Isbn 978-3-422-06743-1

[1] Testo della quarta di copertina. Traduzione di Greta Ceratti:

“Nel 1871 Rudolf Eitelberger von Edelberg – primo titolare della cattedra di storia dell’arte dell’Università di Vienna e fondatore del museo austriaco di Arte e industria – iniziò la pubblicazione delle “Fonti di storia dell’arte e tecniche dell’arte del Medioevo e Rinascimento”. Si tratta della prima e finora più vasta edizione sistematica in collana di fonti significative dell’allora ancor giovane disciplina di storia dell’arte. Fino al 1882 apparvero 18 volumi, tra cui i testi di Leon Battista Alberti, Albrecht Dürer, Theophilus Presbyter e Leonardo da Vinci.

In questo volume le “Wiener Quellenschriften” di Eitelberger vengono esaminate scientificamente per la prima volta. Alla base vi sono estese ricerche d’archivio. L’analisi della corrispondenza – disponibile in appendice – tra curatori e redattori (tra cui Albert Ilg, Hubert Janitschek, Heinrich Ludwig, Hans Semper, Moriz Thausing, Alfred Woltmann) getta uno sguardo nella complessa genesi della collana. Un esame più attento sui singoli volumi e sulla collana per quanto riguarda contenuti, intenzioni disciplinari, scelta dei redattori, questioni editoriali, apre nuove prospettive su Eitelberger e il suo rapporto con la Scuola di Vienna di storia dell’arte."

[2] La lista dei diciotto volume pubblicati fra il 1871 e il 1882, nonché dei quindici stampati nella “nuova serie” è presentata alle pagine 171-174. È appena il caso di accennare al fatto che siamo di fronte alla più celebre collana di fonti di storia dell’arte che l’editoria ricordi. 

[3] Sul numero 7-8 della riviste Sehepunkte, Rezensionsjournal für die Geschichtswissenschaften, Ausgabe 10 (2010) è comparsa una recensione all'opera di Alexander Auf der Heyde. La recensione è consultabile (in tedesco) a questo indirizzo: http://www.sehepunkte.de/2010/07/13703.html). Ne proponiamo la traduzione in italiano (la traduzione è di Francesco Mazzaferro).

Le ‘Quellenschriften’ viennesi e il loro editore Rudolf Eitelberger von Edelberg 
di Alexander Auf der Heyde

Lo studio delle fonti, l’analisi dei testi e l'apprendimento in un’epoca di "iconic turns" e di nuovo orientamento della scienza dell'arte in direzione di una scienza storica dell’immagine non sono argomenti che attirino particolarmente il pubblico. Andreas Dobslaw mostra coraggio e una buona dose di spirito pionieristico, e affronta un capitolo molto importante e duraturo della formazione della storiografia specializzata: la pubblicazione a Vienna sin dal 1871 delle Quellenschriften für Kunstgeschichte und Kunsttechnik des Mittelalters und der Renaissance [n.d.t. I testi di fonti della storia dell'arte e della tecnica artistica nel Medioevo e nel Rinascimento]. Ai suoi lettori l'autore fornisce un volume ben documentato, che offre importanti contributi informativi principalmente da un punto di vista della storia dell’editoria e della sociologia della conoscenza. 

Egli dedica particolare attenzione alla figura e all'azione dell’ancora poco conosciuto padre fondatore della Scuola di Vienna di Storia dell'Arte, Rudolf Eitelberger von Edelberg. Come primo professore di Storia dell'Arte presso l'Università di Vienna (1852) e come fondatore del Museo Austriaco per l'arte e l'industria (1863), Eitelberger è il motore ideativo e istituzionale della vita artistica viennese. Attraverso un intenso lavoro sugli archivi Dobslaw può chiarire sia il ruolo organizzativo di Eitelberger sia la portata reale dell’edizione delle Quellenschriften, potendo comprendere in alcuni casi la complessa storia delle pubblicazioni, ma soprattutto in altri casi ricostruire i numerosi motivi per i quali diversi progetti editoriali furono abbandonati. Oltre al ruolo di Eitelberger come promotore e coordinatore della serie scopriamo così che Albert Ilg, nella sua veste di editore e redattore, è in realtà la "forza trainante" della serie e che, dopo la partenza di Ilg come curatore delle collezioni imperiali di Vienna (1876) questo ruolo sarà giocato da Eduard Chmelarz (p. 64) . 

Oltre a evidenziare la serie di pubblicazioni nei termini della creazione di un network tra studiosi di storia dell’arte, un altro aspetto meritevole di questo lavoro è di rilevare quanto le Quellenschriften siano, all’origine, connesse con il collezionismo e il programma di didattica dell'arte del Museo Austriaco di Arte e Industria. Si tratta, infatti, in diversi casi di letture che pongono al centro questioni pertinenti sia sulla tecnologia e materialità di arti e mestieri, sia sull’ economia del lavoro. Sono questioni che interessano sia storici dell'arte professionisti sia i profani, come ad esempio artisti e artigiani. 

Oltre all’edizione filologica delle fonti, il cui scopo è la ricostruzione ("recensio") e correzione ("emendatio") dei testi spesso conservati in vari manoscritti, Eitelberger cerca – con la traduzione dei testi – di raggiungere un pubblico più ampio e, quindi, di offrire un contributo alla vita artistica della generazione dell’epoca della Ringstraße [nota del traduttore: la circonvallazione monumentale di Vienna, attorno alla quale si costruirono tutti gli edifici pubblici della Vienna dell’Ottocento]. Egli lo sottolinea nel corso della riunione dell'edizione per il Leonardo di Heinrich Ludwig (1881): "Infatti la nostra arte, specialmente l’arte tedesca, ha soprattutto più bisogno di una padronanza più profonda delle basi scientifiche della pittura. Sia le teorie pedagogiche circa lo stile - una parola che non si trova in Leonardo – dell’accademia tradizionale [Nota del traduttore:‘schulmännisch’ deriva da Schulmann, un termine usato come espressione di una pedagogia attenta alle basi politiche, giuridiche ed amministrative dell’insegnamento] sia quelle schiette della nuova scuola pittorica tedesca [Nota del traduttore: i Nazareni] sono state gettate a mare. Oggi l'arte moderna della pittura cerca la propria salvezza nello studio e nella ricezione dei principi del Rinascimento, così come nello studio della natura." (citazione in Dobslaw, p. 33). Qui brilla dagli anni Quaranta del Diciannovesimo Secolo un progetto chiaramente definito di un revival dell'arte contemporanea: il progetto è tracciato nel "Kunstblatt" (Giornale dell’Arte), negli "Österreichischen Blättern für Literatur und Kunst” (Fogli Austriaci di Letteratura e Arte") e nel "Wiener Zeitung" [nota del traduttore: il principale quotidiano di Vienna]. Con pamphlet e con serie di conferenze sulla storia dell’arte per artisti e artigiani Eitelberger prova a tener lontana la gioventù da quelle che sono le teorie estetiche a lui avverse: la concezione dell’arte – tecnicamente immatura – della Cornelius Schule [nota del traduttore: una scuola che aveva le sue basi nell’Accademia delle arti figurative di Monaco di Baviera] e l’approccio radicalmente anti-scientifico alla formazione di pittore di Waldmuller [nota del traduttore: Ferdinand Georg Waldmüller (1793-1865) pittore austriaco]. 

La lettura di una versione del Trattato della Pittura di Leonardo, dedicata agli artisti e basata su concetti di divulgazione della scienza, deve essere intesa in questo senso come un'azione 'terapeutica ': artisti in erba e storici dell'arte dovrebbero familiarizzare con un vocabolario tecnico-materiale, che possa metterli direttamente in relazione con gli oggetti e la capacità creativa degli antichi maestri (p. 107-114). Queste concezioni sono di per sé non infrequenti nel diciannovesimo secolo e Dobslaw correttamente fa riferimento ad altre simili biblioteche di letteratura artistica. La vera differenza fra quello che avviene a Vienna grazie al lavoro di Eitelberger ed il resto d'Europa sta nella capacità organizzativa e nella coerenza della politica educativa, grazie alle quali in pochi decenni gli approcci artistico-teorici vengono implementati in un contesto istituzionale unico. 

Quel che manca in questi studi (eccetto nel caso di Leonardo) è un tentativo di catturare il trattamento delle fonti nel suo sviluppo storico. Inoltre, autori come Bottari, Rumohr, Eitelberger e Schlosser non hanno affatto le stesse priorità nelle loro introduzioni ai testi dei classici. Così Julius von Schlosser, per esempio, non si immedesima per nulla nell’ impegno educativo di Eitelberger per l’arte, e dunque ha una diversa interpretazione delle fonti. Come allievo di Sickel e Wickhoff vede nella filologia delle fonti di storia dell’arte un importante contributo al riavvicinamento della disciplina nascente alle norme filologico-storiche degli studi sull'antichità classica. Come studio delle fonti egli intende "le fonti scritte secondarie, indirette, soprattutto le testimonianze letterarie intese in termini di disciplina storico-globale, che si occupano della comprensione teorica dell'arte, dal loro punto di vista storico, estetico o tecnico, mentre le così dette testimonianze impersonali (le iscrizioni, i registri e gli inventari) appartengono ad altre discipline, e qui possono essere registrate solamente in allegato”(1). Il fatto che Schlosser, i cui scritti sulla storia delle collezioni sono stati possibili solamente leggendo inventari e fonti "impersonali", ometta questo tipo di prove nel suo studio delle fonti, si può ben spiegare se si pensa che era ispirato dall'approccio di Benedetto Croce e che si era allontanato dall’estetica positivista della sua giovinezza. Il fatto che gli inventari e cataloghi, e dunque fonti senza "coscienza teorica" possano essere forme significative della letteratura artistica, è provato da Francis Haskell a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, negli studi che pubblicò sulla storia del gusto. Anche le iscrizioni medievali citate da Schlosser e i "tituli" possono contenere notevoli giudizi critici, se spogliati dal loro guscio retorico: Roberto Longhi sottolinea questo nel suo Proposte Per Una Critica d' arte (1950), che a sua volta vuole essere una sorta di risposta a Lionello Venturi e agli argomenti estetici e di storia delle idee contenuti nel manuale di Storia della Critica d' arte (1948) (2 ). 

Questi esempi mostrano quanto la semplice scelta dei testi rifletta il concetto prevalente di letteratura artistica. Infine, dobbiamo tenere presente che Eitelberger, a differenza di Schlosser, in alcun modo vede l'arte come un fenomeno puramente storico. Si tratta, infatti, soprattutto di elaborare i "principi dell'arte stessa" (citazione in Dobslaw, p. 69), e questa convinzione dell'autonomia dell'arte ne fa il rappresentante dalla tradizione di pensiero creata da Winckelmann. Eitelberg - come prima di lui Carl Friedrich von Rumohr – ritiene però che il vocabolario estetico si sia esaurito e cerca nuovi modi per verbalizzare la creazione artistica attraverso la traduzione e l'edizione di testi antichi. 

Note:

[1] Julius von Schlosser: Die Kunstliteratur. Ein Handbuch zur Quellenkunde der neueren Kunstgeschichte, Vienna 1924, prima edizione. 
[2] Roberto Longhi: Proposte Per Una Critica d'arte, in: Paragone I ( 1950) , 7 e seguenti.

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