Trattati di architettura ingegneria e arte militare
A cura di Corrado Maltese
Trascrizione di Lidia Maltese Degrassi
Trascrizione di Lidia Maltese Degrassi
Il Polifilo editore, 1967
Su Francesco di Giorgio Martini si veda in questo blog
anche: Francesco di Giorgio Martini, La traduzione del De Architectura di
Vitruvio. Scuola Normale Superiore di Pisa, 2002 Parte
prima e parte
seconda; Francesco
di Giorgio Martini. Il "Vitruvio Magliabechiano", Gonnelli editore,
1985
[1] Testo della bandella:
“Oltre ad essere uno dei maggiori artisti del Quattrocento italiano Francesco di Giorgio è un tipico «ingegnario», esponente di una cultura in cui interessi tecnologici e artistici si intrecciano costantemente, in modo altamente produttivo. In questo senso la sua cultura anticipa e prepara quella leonardiana. Il debito di Leonardo da Vinci nei suoi confronti è dimostrato sia dalle numerose derivazioni di dispositivi meccanici, sia dalle annotazioni apposte al codice Laurenziano Ashburnhamiano di uno dei due trattati martiniani, e dai documentati incontri del 1490, quando i due artisti si occuparono insieme del Duomo di Pavia.
Negli studi sul Rinascimento l’opera teorica di Francesco di Giorgio Martini ha sempre costituito un passo obbligato. Tuttavia la ricerca storica, nel tentativo di restituire questi testi in modo completo, si è scontrata ogni volta con il viluppo dei problemi prodotto dalla presenza di codici diversi e discordanti e dalla continua interferenza tra i problemi filologico-letterari e quelli relativi alle illustrazioni. Dopo il 1841, anno in cui Carlo Promis pubblicò di Francesco di Giorgio il testo di uno dei trattati ricavato dal solo codice Magliabechiano, non era mai più stata tentata un’edizione né integrale né critica dell’opera martiniana, e intanto si erano accumulati i reperti che modificavano profondamente il quadro delle cognizioni già acquisite. Si imponeva uno studio paziente di raffronto e di trascrizione dei codici fondamentali, un attento lavoro di interpretazione dei testi e infine la riproduzione integrale delle pagine figurate di almeno due di quei codici, cioè del Saluzziano e del Magliabechiano, che nell’insieme costituiscono un documento unico della cultura visiva e dei metodi di rappresentazione dell’architettura nel primo Rinascimento.
Questi problemi sono stati coraggiosamente affrontati da Corrado Maltese, noto tra l’altro per i suoi studi sull’arte del Rinascimento (in particolare su Leonardo architetto) e da Livia Maltese Degrassi. Ne è risultato un insieme di testi che si possono considerare un vero e proprio inedito, sia per il contenuto letterario sia per quello grafico. Il lettore vi troverà non solo precetti di architettura civile, non solo esempi e proposte tra i più suggestivi dell’architettura militare dell’epoca, ma indicazioni tecnologiche, di meccanica, di idraulica, di mineralogia, di geometria pratica e d’altro ancora, scritte con un linguaggio spesso irto di componenti dialettali curiosamente mescolate a velleitarismi umanistici, ma affascinante perché vi si avverte il riflesso immediato dell’operare pratico del suo tempo e dell’attività viva, insomma, di un «ingegnario» illetterato tra i più prestigiosi del Rinascimento.”
[2] Il lavoro di Maltese segna una pietra miliare nell’ambito dello studio dei testi martiniani: tali testi consistono in opere che possiamo definire di produzione originale dell’architetto senese da un lato e in altri lavori che testimoniano una sua prolungata ed assidua opera di traduzione del De architectura vitruviano. È merito di Maltese aver proposto una sistemazione di tale produzione che, ancor oggi, nonostante successive scoperte e quindi la fruibilità di nuovi manoscritti, sostanzialmente va ritenuta valida. Si può dire che l’intero lavoro di Francesco di Giorgio ruoti attorno a tre scritti fondamentali: il Trattato I, che Maltese pubblica nel primo tomo di quest’opera, il Trattato II, presentato nel secondo tomo, ed infine la traduzione del De Architectura. In ordine cronologico (presupposto dal Maltese):
Trattato I (Architettura ingegneria e arte militare)
È testimoniato da due codici manoscritti (si tratta sicuramente di copie) noti come Torinese Saluzziano 148 (conservato presso la Biblioteca Reale di Torino) e Laurenziano Ashburnhamiano 361 (Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze). Maltese colloca la composizione del Trattato I fra il 1478 ed il 1481; le copie sarebbero state realizzate fra il 1482 ed il 1486.
Traduzione del De Architectura
Già nel Trattato I Francesco di Giorgio propone passi tradotti dal De Architectura vitruviano. La traduzione vera e propria (anche se incompleta) è testimoniata nella seconda parte del Codice Magliabechiano II.I.141 (custodito presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze). Maltese colloca la traduzione fra il 1481 ed il 1489, comunque sicuramente fra la stesura del Trattato I e quella del Trattato II. La traduzione è indubbiamente autografa. Maltese tuttavia ritiene che, nella sostanza, non sia opera di Francesco di Giorgio, o, meglio, sia il frutto di una dettatura operata da un (anonimo) amico umanista del senese. La prima edizione critica della traduzione martiniana è stata proposta da Gustina Scaglia (Francesco di Giorgio Martini, Il “Vitruvio Magliabechiano” §00733§).
Trattato II (Architettura civile e militare)
Anche il cosiddetto Trattato II è testimoniato da due copie manoscritte, e precisamente dal Senese S.IV.4 (Biblioteca Comunale di Siena) ed ancora dal Codice Magliabechiano II.I.141 (per la precisione dalla prima parte del manoscritto). La stesura del Trattato II andrebbe fatta ricadere nel lasso di tempo compreso fra il 1487 ed il 1489. Le due copie a noi pervenute sarebbero state eseguite fra il 1489 ed il 1492.
Questa la sistemazione cronologica fornita da Maltese a proposito degli scritti martiniani. Come detto, ancor oggi, le tesi sopra esposte nella sostanza sono le più credibili e, comunque, quelle maggiormente condivise. Fa eccezione la datazione del Trattato II, che si tende a spostare più avanti negli anni. Un dato fondamentale va però fatto presente: è solo dopo la pubblicazione di quest’opera che sono stati scoperti nuovi testi martiniani, che hanno portato a rivedere (solo in parte) le tesi di Maltese. Si tratta dell’Opera di architectura (codice Spencer 129) e del cosiddetto Codice Zichy, conservato a Budapest. Per un aggiornamento a quanto sopra esposto si vedano le note relative a Francesco di Giorgio Martini, La traduzione del De Architectura di Vitruvio, a cura di Marco Biffi, pubblicato nel 2002 dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, nonché a Massimo Mussini, Francesco di Giorgio e Vitruvio. Le traduzioni del «De architectura» nei codici Zichy, Spencer 129 e Magliabechiano II.I.141 (Firenze, Leo S. Olschki, 2003).
[3] I contenuti dei due volumi:
TOMO I
ARCHITETTURA INGEGNERIA E ARTE MILITARE
Dai codici Torinese Saluzziano 148 e Laurenziano Ashburnhamiano 361
Fortezze
Ponti di fortezze e altri tipi di difese
Città
Opere di idraulica
Templi
Teatri
Colonne
Architettura antica e moderna e pratiche costruttive
Geometria e modi di misurare distanze altezze e profondità
Leve di ruote e mulini
Sorgenti e modi di elevare e condurre l’acqua
Metalli
Modi per elevare e condurre acqua, conche navigabili, argani, gru e verricelli
Arte militare e macchine belliche antiche e moderne
Conventi
Congegni e consigli pratici diversi
Campane, campanili, giardini
Dal «Libro dei fuochi» di Marco Greco
Codice Torinese Saluzziano 148
Catalogo delle pagine figurate – Tavole 1 – 186
TOMO II
ARCHITETTURA CIVILE E MILITARE
Dai codici Senese S.IV.4 e Magliabechiano II.I.141
Preambolo
Primo trattato. Principi e norme necessarie e comuni
Secondo trattato. Parti delle case e palazzi. Modi per trovare l’acqua
Terzo trattato. Castelli e città
Quarto trattato. I templi
Quinto trattato. Forme di rocche e fortezze
Sesto trattato. Parti e forme di porti
Settimo trattato. Macchine per muovere pesi e trarre acqua. Pistoni e mulini.
Conclusione
APPARATO DELLE VARIANTI
Codice Magliabechiano II.I.141
Catalogo delle pagine figurate – Tavole 187-331
[4] Marginalmente va citato un problema di carattere attributivo. Secondo una scuola di pensiero che fa sostanzialmente capo ad Alessandro Parronchi in realtà il Trattato II (in entrambe le versioni a noi note) non sarebbe di Francesco di Giorgio. Parronchi (si veda per tutti Baldassarre Peruzzi, Trattato di architettura militare, Firenze, Gonnelli, 1982) prende spunto dall’esame del codice E.2.I.28, conservato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, codice che presenta somiglianze sia col Senese S.IV.4 sia col Magliabechiano II.I.141, ma con varianti che consentono di datarlo al 1500; sostiene quindi che tale codice sia opera di Baldassarre Peruzzi e che i due manoscritti recanti testimonianza del Trattato II siano in realtà rielaborazioni cinquecentesche operate nella cerchia di Cosimo Bartoli (cfr. p. XXVI-XXVII). L’ipotesi Parronchi è stata rigettata dalla critica.

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