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mercoledì 22 gennaio 2014

Francesco di Giorgio Martini. Il "Vitruvio Magliabechiano", Gonnelli editore, 1985

Francesco di Giorgio,
Uomo Vitruviano (Trattato di architettura)

English Version

Francesco di Giorgio Martini
Il "Vitruvio Magliabechiano"

A cura di Gustina Scaglia

Gonnelli editore, 1985

[Su Francesco di Giorgio Martini si veda in questo blog anche: Francesco di Giorgio Martini, La traduzione del De Architectura di Vitruvio. Scuola Normale Superiore di Pisa, 2002 Parte prima e parte seconda; Francesco di Giorgio Martini. Trattati di architettura ingegneria e arte militare. Il Polifilo, 1967]



[1] Oltre che dal presente volume, queste note sono ricavate dal n. 8 (sett. 1978) degli Studi e documenti di Architettura, periodico diretto da Luigi Vagnetti.

[2] Francesco di Giorgio Martini “fu tra i primi a raccogliere le sollecitazioni che indicavano l’esigenza diffusa di una traduzione in volgare del testo di Vitruvio; egli affrontò tale impegno già probabilmente verso il 1470, avvalendosi forse anche di un collaboratore non ancora identificato...” (in Studi e Documenti..., op.cit., p. 27).

[3] La traduzione in volgare del De Architectura di Vitruvio figura nella seconda parte del ms. magliabechiano II.1.141 della Biblioteca Nazionale di Firenze. Purtroppo la traduzione non è integrale: in sostanza, il Martini e il suo eventuale collaboratore non tradussero in italiano l’intero trattato di Vitruvio.

[4] La traduzione in italiano del De Architectura nella lezione di Francesco di Giorgio Martini era inedita fino alla presente pubblicazione. Pubblicazione, peraltro, che è venuta alla luce dopo una lunga e faticosa gestazione. Luigi Vagnetti, nella sua presentazione del numero monografico dedicato all’opera vitruviana di Studi e documenti... (op.cit.) ci aiuta a far luce su questo aspetto: il Comitato Vitruviano aveva deliberato la pubblicazione della traduzione del Martini nel 1973. Il testo era stato trascritto, studiato e commentato dalla studiosa italo-americana Gustina Scaglia. “E poiché il saggio compilato da costei era scritto in inglese, ... [n.d.r. il Comitato] ne commetteva la traduzione italiana ad uno studioso specialista, il prof. Alessandro Gambuti membro del Comitato stesso e suo segretario, che assolveva egregiamente il suo compito in pieno accordo con l’autrice del suddetto lavoro critico” (p. 6). Tuttavia, per difficoltà di ordine finanziario tutto il progetto, nell’autunno del 1976, andò in fumo.

[5] Solo dopo alcuni anni si trovò il modo di far stampare il lavoro, nel volume ora in esame. L’opera è del 1985. Appare subito evidente che, rispetto al precedente stato dei lavori, c’è qualcosa di diverso: il commento della curatrice, ovvero della Scaglia è quello in lingua inglese (e non la traduzione in italiano di Gambuti), sintomo che qualche dissapore fra la studiosa italo-americana e il Comitato ci deve essere stato (e che forse le difficoltà alla pubblicazione non erano solo di ordine finanziario). Nell’edizione Gonnelli, dunque, gli interventi della Scaglia sono in inglese: l’italiano è riservato alla traduzione effettuata più di cinquecento anni fa dal Martini.

[6] Una seconda edizione critica della traduzione martiniana del capolavoro vitruviano è stata pubblicata a cura di Marco Biffi nel 2002. Si tratta di Francesco di Giorgio Martini, La traduzione del De Architectura di Vitruvio (Pisa, Scuola Normale Superiore di Pisa).

[7] Testo della bandella:

“Gli studiosi di storia dell’architettura rinascimentale non ignorano l’esistenza del “Vitruvio Magliabechiano”, cioè la traduzione del De architectura di Vitruvio scritta di suo pugno da Francesco di Giorgio Martini e conservata nella seconda parte del codice Magliabechiano II I 141. Ma chi può dire di averla potuto utilizzare integralmente per un confronto coi passi dei trattati rinascimentali che ad essa sicuramente hanno attinto? Anzi, chi può dire di averla letta per intero? Sarebbe stato impossibile senza una trascrizione e un’edizione critica di quel testo, irto di molte difficoltà, che tuttavia fu presente nello scrittoio dei maggiori architetti trattatisti al passaggio tra Quattro e Cinquecento.

Ora la consultazione del “Vitruvio Magliabechiano” sarà facile grazie all’edizione apprestata con somma cura e scrupolo filologico, ricco commento e completo glossario, dalla Professoressa Gustina Scaglia, ai cui studi si deve l’indagine più approfondita sulla diffusione dell’opera di Vitruvio nel primo Rinascimento. Ne viene singolarmente illuminata la figura del Martini, che oltre ai meriti riconosciutigli come architetto, scultore, pittore e trattatista, si colloca con quest’opera in primo piano quale umanista e studioso dell’Antichità.

[8] L’edizione non è presentata in copie numerate. L’opera è però uscita “a tiratura assai limitata” (vedi ultima pagina del volume) e ciò contribuisce a spiegarne il prezzo alquanto sostenuto (200.000 lire del 1985).

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