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giovedì 5 dicembre 2013

Leopoldo Cicognara. Storia della scultura. Istituto di ricerca per gli studi su Canova e il neoclassicismo, 2007

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Leopoldo Cicognara
Storia della scultura 
dal suo risorgimento in Italia fino al secolo di Canova del conte Leopoldo Cicognara per servire di continuazione all’opere di Winckelmann e di d’Agincourt. Edizione seconda riveduta ed ampliata dall’autore
(ristampa anastatica dell'edizione di Prato 1823-1824)

A cura di Francesco Leone, Barbara Steindl, e Gianni Venturi
Istituto di ricerca per gli studi su Canova e il neoclassicismo, 2007
Isbn 978-88-902885-1-7




Ludovico Lipparini, Ritratto del Conte Leopoldo Cicognara, 1825
Fonte: Wikimedia Commons

[1] Opera in otto tomi (più un Cd-Rom). I dati relativi ad ogni tomo sono i seguenti:

Tomo I: saggi introduttivi di Gianni Venturi, Barbara Steindl e Francesco Leone + Note correttive ai manoscritti della Storia della Scultura stilate da Pietro Giordani tra il 1812 e il 1817 + Libro I (Considerazioni generali); pp. 178 + 324; 24 cm.
Tomo II: Libro II: Memorie storiche e critiche sopra alcuni principali templi italiani ov’ebbero luogo le prime sculture, pp. 290;
Tomo III: Libro III: Stato della scultura dal suo risorgimento in Italia sino a Donatello; pp. 492;
Tomo IV: Libro IV: Stato della scultura da Donatello al Bonarroti; pp. 452;
Tomo V: Libro V: Stato della scultura nel tempo del Bonarroti; pp. 550;
Tomo VI: Libro VI: Stato della scultura nel secolo del Bernini; pp. 440;
Tomo VII: Libro VII: Canova; pp. 448;
Tomo VIII: Tavole 185 + 1 Cd-Rom.


Frontespizio del primo volume della prima edizione (Venezia, 1813)
Fonte: http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/cicognara1813/0001?sid=f9fdcec4dee5cdb7f98e497198f9b81a

[2] La prima edizione della Storia della scultura del conte ferrarese Leopoldo Cicognara fu pubblicata a Venezia in tre volumi per i tipi dell’editore Picotti, fra il 1813 ed il 1818. La seconda edizione, di cui viene qui riproposta la ristampa anastatica, fu invece strutturata in otto volumi ed uscì fra il 1823 e il 1824 per i fratelli Giachetti di Prato. Le due edizioni si differenziano innanzi tutto per la veste grafica (assai più lussuosa e quindi anche molto più cara la prima rispetto alla seconda), per una diversa scansione delle tavole (nella prima edizione erano poste alla fine di ognuno dei tre volumi; nella seconda furono raccolte e concentrate tutte nell’ottavo tomo) e per una revisione ed aggiornamento di cui si parla nel frontespizio della versione pratese del 1823-1824 e che, di fatto, riguardò soprattutto il settimo tomo, quello dedicato a Canova, spirato nel 1822. Naturalmente la differenza più evidente, nelle titolazioni delle due edizioni, è quella legata al nome di Napoleone. Il primo volume della prima edizione, pubblicato nel 1813, giunge sino al secolo di Napoleone. La seconda edizione (stampata a restaurazione avvenuta) giunge "al secolo di Canova".



Nicola Pisano, Pulpito nel Battistero di Pisa, 1260
Fonte: Wikimedia Commons

[3] L’ambizioso progetto iniziale del conte ferrarese Leopoldo Cicognara, a lungo Presidente dell’Accademia di Belle Arti a Venezia era di delineare una storia della scultura (e non degli scultori) sulla base di “un modello storiografico che implicava l’abbandono dell’impostazione vasariana delle Vite vasariane a favore di una storia degli stili, fondato sullo studio delle fonti, sulla dettagliata autopsia delle opere d’arte e sul confronto fra queste – secondo i metodi sviluppati nell’ambito teorico e pratico della connoisseurship (cfr. Barbara Steindl, Per un inquadramento della Storia della scultura: impostazione storiografica e rapporto con Giordani, Libro I Sezione introduttiva, p. 21). Una storia della scultura in quanto arte di espressione squisitamente italiana (a differenza di architettura e pittura) fino a giungere alla massima espressione contemporanea nella figura di Antonio Canova, a cui Cicognara fu legato da fraterna amicizia (si vedano i carteggi Cicognara-Canova pubblicati nel 1973 da Gianni Venturi e nel 2000 da Paolo Mariuz). Ma un storia della scultura calata nel contesto di ogni diversa epoca, vista in rapporto agli avvenimenti storici e alle altre espressioni artistiche coeve. Non vi è dubbio che questa “contestualizzazione” della storia della scultura rappresenti uno degli aspetti più innovativi dell’opera, circostanza di cui Cicognara andava giustamente assai fiero. Questo l’inquadramento generale dell’opera, all’interno del quale il conte decise di muoversi. Una volta fissate le coordinate si trattava poi di esporre in maniera ordinata i contenuti. Per farlo, Cicognara predispose una griglia temporale, facendo partire la sua storia dal 1300 (ovvero da dove Seroux d’Agincourt aveva concluso la sua Histoire de l’Art par les monumens) e suddividendola in cinque epoche, ad ognuna delle quali fu abbinata la figura di un artefice che ne potesse riassumere le caratteristiche e le tendenze stilistiche. È così che si va dall’epoca del risorgimento (rappresentata da Nicola Pisano) al progresso (Donatello), dalla perfezione (Michelangelo) alla corruzione (Bernini), per giungere infine allo stato attuale e alla gloria di Canova.

Donatello, David (particolare), 1430 circa, Firenze, Museo del Bargello
Fonte: Wikimedia Commons

[4] È noto che sin dal momento del primo concepimento dell’opera (siamo all’inizio del 1809) Cicognara fu consigliato, spronato, sostenuto ed aiutato dal letterato piacentino Pietro Giordani, altro personaggio di spicco di quel milieu culturale che aveva a comun denominatore la stima e l’amicizia di Antonio Canova (si veda Pietro Giordani, Antonio Canova, Giovanni Battista Sartori, Carteggio, a cura di Matteo Ceppi e Claudio Giambonini, in cui i riferimenti alla redazione della grande opera sono assai frequenti). Per nostra fortuna, nei lunghi e faticosi anni di gestazione della Storia della scultura Cicognara e Giordani si incontrarono assai di rado e consegnarono ad un fittissimo rapporto epistolare le loro considerazioni sullo stato di avanzamento dei lavori. Se tutte le missive indirizzate da Cicognara a Giordani sono andate irrimediabilmente perse (Giordani era vittima di persecuzioni politiche e per consuetudine bruciava tutte le lettere ricevute dopo aver inviato risposta), ve ne sono tuttavia circa quattrocento di Giordani a Cicognara che sono giunte fino ai nostri giorni e che sono state studiate soprattutto da Francesca Fedi in La genesi della Storia della Scultura e le correzioni di Pietro Giordani (all’interno di Francesca Fedi. L’ideologia del Bello. Leopoldo Cicognara e il classicismo fra Settecento e Ottocento). Assieme a questa ristampa anastatica sono integralmente riproposte le note correttive ai manoscritti della Storia della scultura estese da Pietro Giordani fra il 1812 e il 1817. Le note sono oggi conservate all’interno del manoscritto Classe I 516 della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara.

[5] Assieme alle osservazioni di Pietro Giordani sono inoltre riportate “le note di Antonio Canova al capitolo della Storia della scultura riguardante il suo operato (Libro VII, Capitolo III), racchiuse nel cosiddetto “Cartolaro” steso per mano di Melchior Missirini e inviato a Cicognara con lettera accompagnatoria in data 8 agosto 1817. Il manoscritto del “Cartolaro” occupa le ultime carte (138r – 145r) del volume Classe I 516 della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara” (cfr. Tomo I Sezione introduttiva, p. 114).



Michelangelo, La Pietà, 1499, Roma, Basilica di San Pietro
Fonte: Wikimedia Commons

[6] È forse il caso di rifarsi a quanto scritto da Barbara Steindl (Per un inquadramento della Storia della scultura, cit., Tomo I Sezione introduttiva, p. 43) per meglio capire la ricchezza dei materiali manoscritti relativi alla Storia della scultura custoditi nella Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara: “Nel Ms. Classe I 516 sono reperibili le correzioni e le postille che i due più importanti suoi “collaboratori”, Giordani e Canova, apportarono ai singoli capitoli man mano che venivano sottoposti per la lettura... L’autografo ferrarese in tre volumi, Ms. Classe I 517, contiene un manoscritto completo della Storia, i cui capitoli rispecchiano diverse fasi nell’elaborazione del testo: alcuni capitoli sono glossati in margine, in altri le annotazioni di Giordani sono già state integrate nel testo. Infine, alcuni interventi poco significativi sono rintracciabili anche nel manoscritto Ms. Classe I 518... destinato alla stampa, nel quale solo gli indici ed alcune aggiunte sono di mano di Cicognara. Il Ms. Classe I 515 contiene, vagamente ordinati secondo i libri della Storia, i materiali da lui raccolti per la grande opera, mentre il Ms. Classe I 521 conserva la vasta corrispondenza che Cicognara intrattenne con altri eruditi su questioni particolari nonché le relative risposte, talvolta molto lunghe e dettagliate” (p. 43).


Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, 1622-1625, Roma, Galleria Borghese
Fonte: Wikimedia Commons

[7] Sull’accoglienza e la fortuna critica dell’opera rinviamo ancora una volta a Barbara Steindl (Per un inquadramento della Storia della scultura, cit., Tomo I Sezione introduttiva, pp. 58-62). Da un punto di vista economico, la pubblicazione dell’opera fu un vero e proprio disastro per le finanze del conte, che cercò sovvenzioni dapprima in ambienti napoleonici, poi in quelli austriaci, ricevendo di fatto solo briciole e dovendo accollarsi quindi la quasi totalità delle spese. Le finanze di Cicognara subirono un tale tracollo che, per riuscire a portare in porto l’impresa, il conte si vide costretto a vendere la sua celeberrima biblioteca, che è oggi fiore all’occhiello della Biblioteca Apostolica Vaticana. In vista della vendita Cicognara redasse l’altrettanto celebre Catalogo ragionato dei libri d’arte e d’antichità da lui posseduti, ancora oggi un testo di riferimento per gli studiosi. E, tuttavia, anche la vicenda della vendita si rivelò particolarmente tormentata. Ma questa è un’altra storia (e si veda in merito Francesca Fedi, Cicognara e la figura del conoscitore-collezionista tra Sette e Ottocento in Francesca Fedi, L’ideologia del Bello. Leopoldo Cicognara e il classicismo fra Settecento e Ottocento – in particolare le pp. 71-73).



Antonio Canova, Le tre Grazie, 1813-1816, San Pietroburgo, Museo dell'Ermitage
Fonte: Wikimedia Commons


[8] “La copia anastatica riproduce i volumi originali conservati presso il Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa (tomi I-VII) e la Biblioteca Bertoliana di Vicenza (tomo delle Tavole)” (Tomo I Sezione Introduttiva, p. 182).

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