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domenica 1 dicembre 2013

Hieronymus Tetius, Aedes Barberinae ad Quirinalem descriptae; Edizioni della Normale, 2005




Hieronymus Tetius [Girolamo Tezi]
Aedes Barberinae ad Quirinalem descriptae
Descrizione di Palazzo Barberini al Quirinale. Il palazzo, gli affreschi, le collezioni, la corte

Edizioni della Normale, 2005

Facciata di Palazzo Barberini


[1] Testo del risvolto di copertina:

“Quest’opera di Girolamo Tezi costituisce una testimonianza di particolare importanza per lo studio di Palazzo Barberini alle Quattro Fontane e dei suoi affreschi, dipinti da Cortona, Sacchi e Camassei, oltre ad essere una fonte preziosa per la conoscenza della biblioteca, delle raccolte d’arte e di antichità e della vita di corte barberiniana. Curato da Lucia Faedo e Thomas Frangenberg, il volume comprende il testo dell’edizione del 1642 con l’apparato iconografico, la traduzione italiana e le note di commento, che si avvalgono di documentazione inedita e sono integrate da piante e illustrazioni. I due saggi introduttivi ricostruiscono la biografia dell’autore e la storia della formazione del volume; definiscono il contesto di genere in cui l’opera si inserisce con notevole originalità, mettono a fuoco il rapporto fra testo e immagini, presentando un’inedita testimonianza d’archivio che consente di identificare i disegnatori e gli incisori delle tavole non firmate”.

[2] I due saggi introduttivi di Lucia Faedo e Thomas Frangenberg si intitolano rispettivamente Girolamo Tezi e il suo edificio di parole (pp. 3-117) e La nascita di un libro (pp. 119-157).


Pietro da Cortona, Trionfo della Divina Provvidenza, Palazzo Barberini


[3] L’opera di Girolamo Tezi fu pubblicata a Roma, nel 1642, “per i tipi di Mascardi”. Per una ricostruzione della genesi del volume, principalmente attraverso l’esame di tre manoscritti che ne documentano diversi stadi di lavorazione, si vedano le pp. 133-138. L’autore cominciò a lavorare ad una seconda edizione sin dall’anno successivo, ma la morte lo sorprese nel 1645, a progetto non ancora ultimato, tanto che la nuova edizione fu pubblicata solo nel 1647 per merito di Filippo de Rossi. Da allora, la Descrizione di Palazzo Barberini, pur apprezzata per la bellezza delle incisioni e per le preziose informazioni in essa contenute, non è più stata ristampata.


Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza, Palazzo Barberini

[4] La Descrizione è scritta in latino ed in forma epistolare (sono sei le lettere, tutte indirizzate ad illustri perugini, concittadini dell’autore) avendo senza dubbio a modello l’esempio di Plinio il Giovane (si veda in merito la Lettera a Ianus Rascha di Paolo Giovio con commento di Sonia Maffei). “Alla visita della residenza, dei suoi annessi e dei giardini... non è dedicato che un quinto del volume; nel resto dell’opera Tezi infatti riserva tutta la sua attenzione all’osservazione e all’interpretazione di alcuni affreschi: l’eccezionale volta di Pietro da Cortona che si offre subito allo sguardo del visitatore nella Sala dei Palafrenieri al piano nobile..., i soffitti dipinti da Sacchi e da Camassei (La Divina Sapienza e La creazione degli Angeli) in due sale adiacenti dell’ala nordoccidentale dello stesso piano..., e la volta della Sala da musica del Cardinale, al piano terreno... dipinta anch’essa da Camassei con il Parnaso” (p. 19). La scelta del genere epistolare appare insolita: essa, infatti, “appare desueta tra le descrizioni di residenza papali per le quali la forma poetica è largamente predominante... Tezi, per cui la scelta della prosa non significa la rinuncia a una forma espressiva alta, come mostrano le numerose citazioni poetiche incastonate nelle pagine, dispiega nella sua opera un impegno tutto nuovo e peculiare nella descrizione estesa e attenta degli affreschi... La descrizione delle tele della quadreria ci mostra peraltro che nel giudicare le opere Tezi non dispone di strumenti critici personali ed esprime giudizi poco articolati che non rispecchiano l’autonoma capacità di valutazione di un “intendente dell’arte”, ma semplicemente le conoscenze basilari di un uomo dotato di buona cultura... L’accorto uso delle citazioni, esplicite e sottaciute, che... intarsiano la descrizione e gli excursus nelle pagine di Aedes Barberinae rivelano del resto che anche in quest’opera la dimensione letteraria conserva un ruolo primario nella percezione delle raffigurazioni” (pp. 108-109).


Scala elicoidale di Palazzo Barberini, opera di Francesco Borromini


[5] Si segnala il ricco apparato di indici (dei nomi, dei luoghi e delle cose notevoli, delle opere d’arte citate, degli ambienti di Palazzo Barberini citati, dei passi citati esplicitamente ed implicitamente, nonché delle iscrizioni).

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