LE EDIZIONI DAL 1900 AL 1950
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Agnolo Gaddi. La Leggenda della Vera Croce (part, Basilica di Santa Croce a Firenze (1380-1390 circa) |
Anno 1911
Seconda edizione in lingua
francese
LE LIVRE DE L’ART OU TRAITÉ DE LA PEINTURE PAR CENNINO CENNINI
Nouvelle édition augmentée de dix-sept chapitres nouvellement traduits, précédés d’une lettre d’A. Renoir
A cura di Victor Mottez e Henry
Mottez
Luogo di pubblicazione: Parigi
Stampatore: Bibliothèque de
l’Occident
Altre edizioni: 1922 (L. Rouart
et J. Watelin), 1982 (de Nobele)
Condotta sul manoscritto VO, con
integrazioni da ML e R
Consultabile su Internet: no
Nel 1911 Henry Mottez si occupa di curare la seconda edizione francese del Libro dell’arte cenniniano. Al contrario di quanto avvenuto altrove, però, le cose si dipanano in questa maniera: viene mantenuto inalterato il testo tradotto da Victor Mottez, ricavato dal manoscritto Ottoboniano da Tambroni nel 1821. Sono poi aggiunti a cura di Henry 17 capitoli provenienti da ML e R (nella sostanza: tradotti dall’edizione Milanesi). È appena evidente che si tratta di una soluzione pasticciata, eppure l’edizione del 1922 è particolarmente fortunata, resiste con varie riedizioni fino al 1995, e viene tradotta (come vedremo) anche fuori dalla Francia. Probabilmente il suo successo è dovuto al fatto che contiene una prefazione di Auguste Renoir in forma di lettera ad Henry Mottez. La prefazione in realtà avrà anche una sua vita autonoma e comparirà in diverse antologie (anche italiane) di scritti di Renoir.
| Edizione Victor ed Henry Mottez con prefazione di Renoir (1911) |
Anno 1913
Terza edizione in lingua
italiana
CENNINO CENNINI
IL LIBRO DELL’ARTE
Edizione riveduta e corretta sui codici
A cura di Renzo Simi
Luogo di pubblicazione: Lanciano
Editore: R. Carabba
Altre edizioni: 1933 (R.
Carabba), 1943 (Marzocco)
Condotta sul manoscritto ML
interpolato con R
Consultabile su Internet: no

L’edizione del Libro dell’Arte del 1933, a cura di Renzo Simi
L’edizione Simi fa parte della collana “Scrittori nostri” della storica casa editrice Carabba. Nell’ambito della collana l’editore (Rocco Carabba) si propone di riportare all’attenzione del grande pubblico, a prezzi abbordabili, opere di difficile reperibilità o di prezzo molto elevato. Renzo Simi, che si occupò di curare il volume su Cennini, era figlio del pittore Filadelfo Simi, e pittore a sua volta. Quella su Cennini era in origine la sua tesi di laurea. Simi si avvale ancora una volta dei manoscritti MR e L; in uno sforzo di semplificazione, tuttavia, da un lato sfronda moltissime delle note erudite di Tambroni e soprattutto di Milanesi e dall’altro cerca di semplificare la leggibilità del testo: “Sono stato più esatto dei precedenti editori nell’ortografia, mutando solo ciò che avrebbe reso tediosa e men chiara la lettura… Ho cercato un’interpunzione più semplice; ho sanato qualche passo inteso male” (p. 8 della Prefazione). È chiaro che l’interesse è tutto rivolto alla fruibilità del testo in un’ottica didattica: l’attenzione è alla tecnica e alla trasmissione alla nuove generazioni della medesima. Per il prezzo contenuto e per la chiarezza dell’esposizione, l’edizione Simi sarà assai fortunata. Verrà ristampata nel 1933, sempre da Carabba, e poi in piena guerra (nel 1943) dalla casa editrice Marzocco di Firenze. Sono anni difficili e probabilmente si cerca di risparmiare su tutto. La ristampa del 1943 compare senza prefazione e note. Nel frontespizio non c’è la datazione in anni romani dell’era fascista: è passato il 25 luglio: “questo volume è stato impresso nel mese di agosto dell’anno 1943 presso le Officine Grafiche Veronesi dell’editore Arnoldo Mondadori”. Probabilmente la mia è solo una suggestione, ma non posso far a meno di notare che l’agile, ma elegante ristampa del Libro dell’Arte cade nello stesso anno della morte di Renzo Simi (1943, appunto). Pura coincidenza?
Anno 1916
Seconda edizione in lingua
tedesca
A cura di Willibrord Verkade
Luogo di pubblicazione:
Strasburgo
Editore: Heitz
Condotta sul manoscritto ML
interpolato con R
Consultabile su Internet: no
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| La seconda traduzione di Cennino in tedesco a cura di Jan (Padre Willibrord) Verkade (1916) |
Con la seconda edizione tedesca, del 1916, ci si propone una figura particolare, quella del monaco-pittore Willibrod Verkade. Jan Verkade è un giovane pittore olandese che scopre il cattolicesimo, vi si converte e sente la vocazione alla vita monastica nel corso di un viaggio italiano prima del finire del secolo. Jan si fa monaco nel 1897, cambia il suo nome in Willibrod e va a vivere nel monastero benedettino di Beuron (in Germania). Beuron all’epoca è famosa perché esprime una scuola pittorica del tutto particolare, dai contenuti spirituali particolarmente accentuati. I componenti della scuola (Verkade è uno di essi) utilizzano intensivamente la tecnica dell’affresco. Si può capire, dunque, che a spingere Willibrod a tradurre Cennino non sia solo lo “scopo pratico” di permettere ai contemporanei di accedere e di adottare i segreti degli antichi maestri della pittura su muro, ma anche una profonda adesione spirituale al mondo “monastico” di Cennino. Con una buona dose di idealizzazione, Cennino viene considerato un monaco e il mondo della bottega, l’insegnamento da maestro ad allievo delle tecniche, i consigli ai più giovani, vengono ricondotti alle predicazioni del francescanesimo. Riporta Margherita d’Ayala Valva che la traduzione del Libro dell’Arte sarebbe stata pronta sin da Pasqua del 1914. Verkade l’avrebbe condotta senza conoscere l’edizione Simi, e quindi – presumiamo – sul testo stabilito dai Milanesi. Fatto sta che la pubblicazione del libro avverrà solo nel 1916, in piena guerra mondiale.
Si veda: Francesco Mazzaferro, Jan Verkade, Cennino Cennini e la ricerca dell'arte spirituale durante la Prima guerra mondiale.
Anno 1932
Quarta edizione in lingua
italiana
CENNINO CENNINI
IL LIBRO DELL’ARTE
A cura di Daniel V. Thompson
jr.
Luogo di pubblicazione: New Haven
Editore: Yale University Press
Condotta sul manoscritto ML
interpolato con R
Consultabile su Internet: no
La quarta edizione in italiano
del Libro dell’Arte in realtà esce in
America, per mano di Daniel V. Thompson, autorità suprema nel campo dei
ricettari medievali e, all’epoca, giovane (aveva 30 anni) docente di storia
dell’arte e di pittura a tempera all’Università di Yale. Con Thompson si
inaugura un nuovo genere di commentatore: Thompson è infatti sorretto
nell’analisi del testo da specifiche conoscenze della chimica, che può
utilizzare nello studio dei pigmenti. L’edizione italiana, ad essere onesti –
ed è ovvio che sia così – non conosce particolare fortuna, ma discorso
completamente diverso vale per la traduzione inglese, pubblicata un anno dopo.
Anno 1933
Terza edizione in lingua inglese
CENNINO D’ANDREA CENNINI
THE CRAFTSMAN’S HANDBOOK. THE ITALIAN “IL LIBRO DELL’ARTE”
A cura di Daniel V. Thompson
jr.
Luogo di pubblicazione: New Haven
Editore: Yale University Press
Altre edizioni: 1954 (Dover
Publications), 1960 (Dover Publications), 2000 (Dover Publications)
Condotta sul manoscritto ML
interpolato con R
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo Internet: http://www.noteaccess.com/Texts/Cennini/
Vedi anche: Mark Clarke. Pentimenti: riflessioni di D.V. Thompson sulla sua traduzione di Cennini
Vedi anche: Mark Clarke. Pentimenti: riflessioni di D.V. Thompson sulla sua traduzione di Cennini
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| Cennino Cennini. Edizione Thompson 1933 (ristampa 1954) |
Dopo aver curato la quarta
edizione italiana, Daniel V. Thompson pubblica l’anno successivo, sempre con
Yale, la terza in inglese (nonché la prima statunitense). Nella prefazione
segnala come la versione Herringham presentasse difetti nella comprensione del
testo e nella traduzione in inglese dello stesso. La versione Thompson è un
grande successo, specie dopo che inizia a stamparla un editore come Dover.
Viene ristampata in numerose occasioni (sicuramente ce ne è sfuggita qualcuna),
e tuttora rappresenta l’edizione a stampa più recente negli Stati Uniti, dove
la si considera edizione “definitiva”
Anno 1933
Prima edizione in lingua russa
Cennino Cennini
Cennino Cennini
Книга об искусстве, или Трактат о живописи /
Kniga ob iskusstve, ili Traktat o zhivopisi
Luogo di pubblicazione: Mosca
Editore: Ogiz-Izogiz
Condotta sul manoscritto ML
interpolato con R
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo Internet:
Citata da Schlosser (p. 93) su
indicazione di Daniel V. Thompson, l’edizione russa effettivamente esiste
(mancavano gli estremi bibliografici; oggi con Internet è tutto più facile). Se
ve la cavate col cirillico, potete pure leggerla su internet; altrimenti non vi
resta, come me, di accontentarvi del traduttore automatico di Google, di cui
tanto male si parla sempre, ma che mi ha permesso di capire alcune cose: la
traduzione è condotta sull’edizione Milanesi; la prefazione (ed è un aspetto
che non potevamo non aspettarci in anni stalinisti) indugia sul recupero della
“purezza” delle vecchie modalità di lavoro smarrite a causa dello sviluppo dei
modi di produzione capitalistici. In generale va comunque detto che il mondo
ortodosso (è quindi anche il caso dell’edizione rumena di Belisare) dimostra
una particolare sensibilità nei confronti del libro di Cennino perché lo trova
utile per indagare meglio le tecniche della locale produzione artistica, molto
legata alle icone e agli affreschi.
Si veda anche Francesco Mazzaferro. Cennino and Stalin's 'Neo-renaissance': the Russian Translation of the "Book of the Art" (1933)
Anno 1933
Prima edizione in lingua polacca
CENNINO CENNINI
Con una lettera di presentazione
di Adolfo Venturi e un’introduzione di Mary Pittaluga
A cura di Samuel Tyszkiewicz
Luogo di pubblicazione: Firenze
Editore: Samuel Tyszkiewicz
Condotta sul manoscritto ML
interpolato con R
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo Internet: http://polona.pl/item/8379277/6/
La prima edizione polacca del Libro dell’Arte è anche quella che ci ha
posto maggiori problemi nel fare combaciare le informazioni. Che esistesse
un’edizione polacca era noto, ma le poche citazioni in merito erano
contraddittorie: chi diceva che il luogo di stampa fosse Firenze (nell’anno
1933) e chi invece sosteneva fosse Varsavia nel 1934 (fra questi Schlosser, e,
come noto, difficilmente Schlosser sbaglia). Fino a quando, grazie a Internet,
abbiamo capito l’arcano: le edizioni sono due: una, fiorentina, del 1933 e una
edita a Varsavia l’anno dopo. Tuttavia non tutto ci è ancora chiaro. Vedremo
meglio. Può sembrare strano che un’edizione polacca venga stampata a Firenze,
fra l’altro con una lettera di presentazione (su carta intestata del Senato del
Regno) di Adolfo Venturi (in italiano) e un’introduzione in polacco di Mary
Pittaluga. Non so come siano andate le cose, ma è chiaro che in tutta questa
vicenda ha un ruolo preponderante la figura di Samuel Tyszkiewicz, ovvero uno
dei più celebri tipografi allora operanti in Italia (e, probabilmente, in tutta
Europa). Tyszkiewicz, pur mantenendo contatti con Varsavia, aprì a Firenze una
stamperia privata nel 1925 e si specializzò nella pubblicazione di testi di
livello qualitativo altissimo. Fra questi, appunto, il Libro dell’Arte di Cennino Cennini, con tavole incise dal celebre
xilografo Pietro Parigi. Non sappiamo, in tutta onestà, chi abbia condotto la
traduzione, posto che non compare alcuna indicazione. Peraltro, l’edizione
viene citata normalmente come curata dallo stesso Tyszkiewiz e noi ci
uniformiamo a questa indicazione.
ADDENDA: pochi minuti prima di licenziare questo testo apprendo da Adam Pawlikowski (che ringrazio vivamente) che maggiori informazioni sono contenute a p. 142. La traduzione dell'opera è stata condotta dal pittore Jan Zamoysky nel luglio del 1931. Dell'edizione fiorentina del 1933 sono state stampate solo 200 copie. La traduzione è condotta fondamentalmente sull'edizione Simi, tenendo d'occhio anche Tambroni e Milanesi. Riassumendo: la traduzione è del 1931; la prima edizione polacca è stampata a Firenze nel 1933 con i testi di Venturi e Pittaluga e poi ristampata con diverso frontespizio nel 1934 a Varsavia.
Anno 1934
Seconda edizione in lingua
polacca
CENNINO CENNINI
rękopis z Roku Pańskiego MCCCCXXXVII przechowany w Bibljotece
Laurencjańskiej we Florencji, opracowany na podstawie trzech wydań włoskich, na
język polski przełożony oraz przypisami opatrzony przez typografa, wydawcę, a w
stownictwie fachowem sumiennie sprawdzony dzięki współpracy malarza imć. Jana
Zamoyskiego członka Bractwa św. Łukasza A.D. 1931
Con una lettera di presentazione
di Adolfo Venturi e un’introduzione di Mary Pittaluga
A cura di Samuel Tyszkiewicz
(?)
Luogo di pubblicazione: Varsavia
Editore: Samuel Tyszkiewicz e
Società per la Promozione delle Arti
Condotta sul manoscritto ML
interpolato con R
Consultabile su Internet: sì
L’anno successivo esce a Varsavia
una nuova edizione, con un frontespizio completamente diverso in cui compaiono
come editori i nomi del famoso tipografo polacco vivente in Italia, ma anche
della Società per la Promozione delle Arti. Il lungo sottotitolo che compare
nel frontespizio chiarisce alcune cose: l’edizione è stata approntata su tre
diverse edizioni italiane (presumo Tambroni, Milanesi e Simi); la curatela è di
Tyszkiewicz. Viene citata la collaborazione con il pittore Jan Zamoyski,
accademico di San Luca (ma non riesco onestamente a capire in cosa consista
tale collaborazione). Soprattutto viene segnalato un anno (il 1931) che non è
coerente con quello di stampa. Naturalmente un’analisi accurata delle
differenze fra le due edizioni sarebbe auspicabile (e non mi è possibile, vista
l’ignoranza della lingua).
1936 (?)
Prima edizione in lingua rumena
tradus si comparat cu textele germane si franceze
A cura di Dimitrie Belisare
Luogo di pubblicazione: Bucarest
Editore: Tipografia Fantana Darurilor
Condotta sul manoscritto ML interpolato con R
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo Internet:
18 dicembre 2013: Non citata in nessuna delle altre edizioni che ho avuto modo di consultare, ma fortunatamente reperita e consultabile in rete. Gli interrogativi sono tantissimi: chi era Dimitrie Belisare? Su che edizioni è stata condotta la traduzione? Quando è stata pubblicata? Non a tutti so dare risposta. Nel frontespizio, Dimitrie Belisare, originario di Campulung Muscel, fa sfoggio delle sue credenziali. Veniamo così a sapere che è “pittore esperto” del Patriarcato di Romania e Vice-Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Bucarest. Di lui non so nulla di più, se non che – altro dato reperito in rete – era vivo fra il 1940 e il 1942, periodo in cui eseguì alcuni affreschi in luoghi di culto di Orastie, in Transilvania. Purtroppo la pubblicazione non è datata, e qui non possiamo che procedere per approssimazioni successive: l’Accademia di Belle Arti di Bucarest fu fondata nel 1921; il Patriarcato di Romania nel 1925. Il 1925 è dunque il termine post-quem per la stampa del trattato. Nel frontespizio compare l’indicazione che l’opera è stata tradotta e comparata con le relative edizioni francese e tedesca. Certo, se conoscessimo il rumeno probabilmente potremmo dare informazioni più precise, tuttavia dall’esame della prefazione risultano alcuni aspetti essenziali: Belisare conosce tutte le edizioni precedenti, e, fatta eccezione per un errore nell’anno di pubblicazione della versione Ilg, cita tutto correttamente. Riconosce che l’edizione Tambroni è scorretta e quella Milanesi e Simi sono senz’altro migliori, ma pare provare maggior simpatia per le versioni di Mottez padre e figlio e Verkade, che è quella che considera “spiritualmente” più vicina all’origine dello scritto. Decide di fornirsi di entrambe per la traduzione, ma non capiamo bene come. Sicuramente compare l’introduzione di Tambroni nella versione mutila di Mottez padre. A noi pare probabile che abbia seguito l’edizione parigina del 1911. A piè di pagina compaiono note sia di Tambroni, sia di Mottez, sia di Verkade e infine dello stesso Belisare. Sicuramente – si torni alla prefazione – l’interesse del curatore è per la tecnica a fresco. Siamo senza dubbio ancora nell’ambito di quegli “scopi pratici” di cui parla Margherita d’Ayala Valva nel suo contributo pubblicato nel 2005 su Paragone. Di un’altra cosa ci siamo convinti: Belisare parla dell’edizione Verkade come di edizione recente, e non ne cita altre successive. In particolare non cita la versione Thompson del 1932. Per questo motivo la nostra personalissima opinione è che la traduzione risalga agli anni ’20 o ai primissimi del decennio successivo.
5 gennaio 2014: in un primo momento avevo individuato come termine post quem il 1925. Credo di avere qualche elemento in più che deriva da una (faticosa) lettura dell'introduzione in rumeno. Nell'introduzione compaiono due foto: una a pagina VII con l'immagine della chiesa principale del Monastero di Caderusani in cui Belisare (sempre nell'introduzione) dice di aver dipinto nel 1907, all'età di 19 anni; una seconda a pagina X con l'immagine di una classe della Scuola di Belle arti (non so dire di dove). La foto è datata 1903. Fra i vari alunni è citato anche Dimitrie Belisare. Se ne desume che Belisare era del 1888. A pagina VI l'autore dice di avere in campo artistico un'esperienza di più di trent'anni. Ora, non so se tutte le affermazioni di Belisare possano essere prese per buone, ma se ne desume che la traduzione deve essere successiva al 1933. In un'edizione dell'Ermeneutica della Pittura di Dionisio da Furnà che ho consultato su Internet ho peraltro trovato la seguente citazione bibliografica, che colloca la pubblicazione nel 1936: "Cennini, Tratatul de picturd, trad, de D. Belisare, Bucuresti ( 1936)". Questo è l'indirizzo Internet di riferimento:
Anno 1942
Prima edizione in lingua norvegese
CENNINO CENNINI
Traduzione di Tryggve Norum
Luogo di pubblicazione: Oslo
Editore: Johan Grund Tanum
Condotta sul manoscritto ?
Consultabile su Internet: no
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| L'edizione norvegese del 1942 a cura di Tryggve Norum. L'illustrazione in copertina è di Terje Strand |
L'edizione è citata in Simona Rinaldi, Memoria della tempera dei Primitivi nelle testimonianze tecniche del Novecento in OPD Restauro 21/2009. La circostanza mi è stata segnalata da Margherita D'Ayala Valva, che ringrazio. Non mi sarei mai aspettato un'edizione norvegese di Cennino in pieno tempo di guerra. Non conosco l'opera, ma credo che alcuni interrogativi sorgano spontanei. All'epoca in Norvegia era al potere un governo fantoccio imposto dai nazisti, dopo l'invasione del 1940. Ad Oslo, fra l'aprile e il maggio del 1942 si tenne una mostra intitolata "Kunst og ukunst" che, sulla scia della celeberrima esposizione nazista di Monaco 1937, proponeva esempi di arte cosiddetta "degenerata" accanto ad esempi di arte virtuosa. Sarebbe importante capire se la pubblicazione di Cennino sia stata intrapresa appunto nell'ambito di questa campagna di propaganda culturale. Su Tryggve Norum (1911-1987) non possiamo far altro che ricondurre a quanto reperito su Wikipedia: fu insegnante e critico teatrale, ma svolse anche incessantemente attività di traduzione dall'italiano e dal francese: quella di Cennino sembra essere la sua prima di un certo livello, ma poi la lista diventa lunghissima e spazia da Benvenuto Cellini a Balzac, ma anche a Guareschi. Non pare comunque che Norum avesse specifiche conoscenze tecniche in ambito artistico.
Anno 1946
Prima edizione in lingua ceca
CENNINO CENNINI
Traduzione di F. Topinka
Luogo di pubblicazione: Praga
Editore: VLADIMÍR ŽIKEŠ
Condotta sul manoscritto ?
Consultabile su Internet: no
La prima edizione di Cennino dopo la seconda guerra mondiale compare in lingua ceca e viene stampata a Praga. Dell'edizione non sappiamo nulla.
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| Edizione in lingua ceca del 1946 |
La prima edizione di Cennino dopo la seconda guerra mondiale compare in lingua ceca e viene stampata a Praga. Dell'edizione non sappiamo nulla.
Aggiornamento: si veda Francesco Mazzaferro, La strana storia di Cennino Cennini a Praga
I misteri della traduzione ceca del Libro dell'Arte nel 1946.
Anno 1947
Prima edizione in lingua spagnola
CENNINO CENNINI
Prefazione di Aldo Mieli.
Traduzione di Ricardo Resta
Luogo di pubblicazione: Buenos
Aires
Editore: Argos
Altre edizioni: 2008 (Editorial
Maxtor)
Condotta sul manoscritto ?
Consultabile su Internet: no
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| Prima edizione in lingua spagnola: Buenos Aires, 1947 |
La prima edizione in lingua
spagnola del Libro dell’Arte in
realtà è argentina. Si deve alla traduzione di Ricardo Resta. Non sappiamo su
quale edizione italiana sia stata condotta. Nulla sappiamo peraltro circa la
figura del traduttore. Qualche parola va spesa invece su Aldo Mieli. Mieli fu
un chimico italiano di una certa notorietà che nel 1928 (ebreo e socialista) si
trasferì in Francia per motivi politici. Da qui passò in Argentina nel 1939,
temendo l’invasione della Francia da parte dei nazisti. Investì la maggior
parte della sua vita in iniziative culturali ed editoriali al servizio della
storia della scienza, e qui molto probabilmente interviene non solo in quanto
figura conosciuta a Buenos Aires, ma anche in quanto chimico.
Anno 1947
Prima edizione in lingua svedese
CENNINO CENNINI
A cura di Sigurd Möller
Luogo di pubblicazione: Goteborg
Editore: Vinga Press
Altre edizioni: 1986 (Vinga Press; ristampa segnalata da Mark Clarke); 2000 (Stoccolma,
Till & från förl)
Condotta sul manoscritto VO, con
integrazioni da ML e R
Consultabile su Internet: no
La prima edizione in lingua
svedese del Libro dell’Arte è opera
di Sigurd Möller. Ci pare ragionevole pensare che si tratti del pittore Sigurd
Möller (1895-1984), e ci troveremmo dunque di fronte ancora una volta (anche se
cronologicamente si tratterebbe di uno degli ultimi esempi) al caso di una
traduzione operata da un artista. C’è una particolarità: la traduzione è
operata dal francese, ed in particolare dall’edizione Victor e Henry Mottez del
1911. Evidentemente Möller non padroneggiava sufficientemente bene l’italiano.
Per avere la prima traduzione in svedese dall’italiano bisognerà invece
attendere il 2011.
Aggiornamenti: si vedano, sull'edizione del 1947, Francesco Mazzaferro, Sigurd Möller pittore e traduttore di Cennino Cennini in svedese e, su quella del 2011, la presentazione che Karin Forsberg (curatrice della pubblicazione) ha scritto appositamente per questo blog: Cennino Cennini – Boken om målarkonsten; Il libro dell'arte, una traduzione svedese di Karin Forsberg e Bo Ossian Lindberg (2011). Una presentazione.
Anno 1950
Seconda edizione in lingua
spagnola
CENNINO CENNINI
TRATADO DE LA PITURA
El Libro del Arte
A cura di Francisco Pérez Dolz
Luogo di pubblicazione:
Barcellona
Editore: Meseguer
Altre edizioni: 2° ed 1956
(Sucesor de E. Meseguer), 3° ed 1968, 4° ed 1979 (Sucesor de E. Meseguer), 5°
ed 1988
Condotta sul manoscritto ?
Consultabile su Internet: no
Passano solo tre anni e compare
la seconda edizione in lingua spagnola, questa volta stampata nella penisola
iberica. Traduzione, prologo e note sono di Francisco Pérez Dolz. Non sappiamo
altro, se non che l’aspetto dimesso della pubblicazione, il prezzo contenuto,
la pubblicazione nella collana “Manuales Meseguer” e le frequenti ristampe
fanno pensare ad un’edizione approntata con scopi fondamentalmente pratici e/o
didattici.
Anno 1950
Prima edizione in serbo-croato
Čenina Čeninija
TRAKTAT O SLIKARSTVU
Anno 1950
Prima edizione in serbo-croato
Čenina Čeninija
TRAKTAT O SLIKARSTVU
A cura di Dragoljub Nažić
Luogo di pubblicazione: Belgrado
Editore: 1950
Condotta sul manoscritto: ?
Disponibile in rete: no
Edizione rintracciata da Francesco Mazzaferro. Ne so pochissimo. Innanzi tutto, è in due piccolissimi volumi. Il primo risulta essere di 51 pagine e l'altro di 46. Sulla copertina del primo volume compaiono i nomi di Cennino Cennini, Eugène Fromentin e Rembrandt; su quella del secondo solo il nome di Cennino. Ora, vale la pena aprire un piccolo inciso: il capolavoro di Fromentin è senza dubbio Les Maitres d’autrefois, pubblicato nel 1875 e in Italia nel 1943 con il titolo I maestri d'un tempo (De Silva editore, Torino, con prefazione di Mary Pittaluga). Fromentin è considerato il riscopritore della pittura primitiva fiamminga e neerlandese. Nell'ambito dei Maestri d'un tempo scrive anche di Rembrandt (che primitivo non era). Supponiamo che la scelta del curatore sia stata quella di riprodurre le pagine scritte da Fromèntin appunto su Rembrandt. Due testi complementari, dunque, quello di Cennino, con la tradizione italiana, e quello su Rembrandt e la pittura del Nord Europa. Sembrerebbe esprimere una sensibilità diversa rispetto ad altre scelte manifestatesi nel mondo ortodosso, in cui l'attenzione semmai era alla parentela fra Cennino e il mondo delle icone di derivazione bizantina. Sono incerto persino sulla lingua in cui è scritta l'opera: tecnicamente, nella Jugoslavia di Tito, era in uso una lingua mista denominata Serbo-croata. Mi attengo quindi a questa indicazione.
Aggiornamento: si veda Francesco Mazzaferro, Cennino Cennini, l’Accademia di Belle Arti di Belgrado e i due diversi mondi delle traduzioni serbe nel 1950 e nel 1999.












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