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mercoledì 18 dicembre 2013

Giovanni Mazzaferro. Cennino Cennini e il "Libro dell'arte": censimento delle edizioni a stampa. Parte prima: dal 1821 al 1900. Bologna, dicembre 2013

CENNINO CENNINI E IL “LIBRO DELL’ARTE”: CENSIMENTO DELLE EDIZIONI A STAMPA
Parte prima: dal 1821 al 1900


Agnolo Gaddi. La leggenda della Vera Croce (part.)
Basilica di Santa Croce a Firenze
(1380-1390 circa)
Scopo di questo scritto è di operare un censimento delle edizioni a stampa del Libro dell’Arte di Cennino Cennini. Il Libro dell’Arte è probabilmente, dopo le Vite di Vasari, il Trattato della Pittura di Leonardo e il De pictura di Leon Battista Alberti, il libro più noto della letteratura artistica italiana nel mondo. Tuttavia non si ha bene un’idea di quali siano stati i Paesi in cui è stato pubblicato e soprattutto di quali siano stati i motivi che abbiano portato persone di formazione culturale anche molto diversa ad intraprenderne la traduzione. Nelle normali liste bibliografiche sono citate al massimo una quindicina di edizioni. In questo censimento ne risultano 33 (54 se si contano anche le ristampe), escludendo le moderne ristampe digitali. Emergono situazioni insospettate, che riguardano anche nazioni considerate tradizionalmente molto chiuse rispetto al mondo esterno (il caso di scuola è senza dubbio il Giappone, dove già prima del 1924 viene messo in atto un tentativo di arrivare a un’edizione in lingua, che sarà poi coronato solo quarant’anni dopo; ma nella stessa Unione Sovietica stalinista del 1933 esce un’edizione di Cennino). 

Mi è parso, dunque, che fosse venuto il momento di fare uno sforzo e di provare a censire tutte le edizioni. Sono stato indubbiamente agevolato dalle moderne tecnologie. Su Internet, ormai, si trova di tutto (ma bisogna saper cercare).

Naturalmente non pretendo di aver individuato tutte le pubblicazioni. Questo lavoro è, per sua natura, aperto. Se conoscete altre edizioni, se avete maggiori informazioni sui molti punti rimasti oscuri, o se ancora pensate che vi siano inesattezze, vi prego di contattarmi. Provvederò ad integrare o correggere, citando la fonte.

NOTA DELL'AUTORE (5 gennaio 2014): mi è bastato pubblicare le tre puntate del Censimento di Cennini per ricevere diverse segnalazioni di altre edizioni. Le ho aggiunte segnalando la provenienza dell'indicazione. Complessivamente sono arrivato a 45 edizioni (71 se si tiene conto anche delle ristampe). Non esitate davvero a contattarmi se ve ne risultassero altre. Questo è, di fatto, un esempio di crowdsourcing.


IL LIBRO DELL’ARTE

Sugli aspetti contenutistici dell’opera rimando direttamente all’ottimo Cennino Cennini, Il Libro dell’arte, a cura di Fabio Frezzato (Neri Pozza editore, 2003, poi 2009), di facile reperibilità in tutte le librerie.


I MANOSCRITTI

Prima di elencare le varie edizioni in ordine cronologico, penso sia il caso di fornire alcune sommarie indicazioni sui manoscritti che sono giunti fino ai giorni nostri e che ci testimoniano la fatica di Cennino (risalente agli ultimissimi anni del 1300).

Il manoscritto originale di Cennino è ad oggi perduto. Esistono quattro codici su cui è possibile fare riferimento. Li elenchiamo:

  • Codice Mediceo Laurenziano P.78.23 (sigla ML) 
  • Codice Riccardiano 2190 (sigla R) 
  • Codice Vaticano Ottoboniano 2974 (sigla VO) 
  • Codice Palatino 818 della Biblioteca Nazionale di Firenze (sigla BNF). 

Secondo i più (cfr. Frezzato p. 33), solo i primi due sono testimoni affidabili del testo originale. Il terzo ed il quarto sono copie settecentesche del Codice Mediceo Laurenziano. 

Il Codice Mediceo Laurenziano è senza dubbio il più antico; vi sono riconoscibili due differenti mani. Alla fine della sua fatica il primo copista ha apposto una data che sembra sostanzialmente credibile: 31 luglio 1437. Il codice presenta però grosse lacune; parte del testo è andata perduta.

Il Codice Riccardiano 2190 è senz’altro successivo, anche se una datazione precisa non compare; si è soliti pensare ad una copia del XVI secolo, anche se c’è chi è propenso ad anticipare tale indicazione verso i primissimi anni del secolo e chi addirittura parla di copia del primo XVII secolo. È di grande importanza perché, almeno in apparenza, contiene l’intero testo dell’opera del Cennini ed in particolare la parte assente nel Codice Mediceo Laurenziano. Tuttavia va segnalato che il copista spesso e volentieri (la cosa si nota proprio da un confronto con il codice Mediceo Laurenziano) si dimentica di riportare parole o interi passi (naturalmente potrebbe aver copiato da manoscritto a sua volta mutilo). In ogni caso, Mediceo Laurenziano e Riccardiano provengono sicuramente da due testimoni diversi e, fortunatamente, si completano a vicenda

È invece del 1700 il Codice Ottoboniano 2974. Si tratta di copia del Mediceo Laurenziano; vi mancano le stesse parti che vi mancano in quest’ultimo. Inoltre il copista ha trascritto la stessa data (31 luglio 1437) che compare nel manoscritto più antico. L’autore della copia appone un’ulteriore data (1737) che è l’anno a cui si fa risalire appunto il suo lavoro ed una sigla (P.A.W.) che porta a ritenere che non si trattasse di italiano.

Altra copia del Codice Mediceo Laurenziano è il Codice 818 della Biblioteca Nazionale di Firenze. È databile grosso modo a fine Settecento.


LE EDIZIONI DEL XIX SECOLO


Anno 1821
Prima edizione in lingua italiana
DI CENNINO CENNINI TRATTATO DELLA PITTURA
Messo in luce la prima volta con annotazioni
A cura di Giuseppe Tambroni 
Luogo di pubblicazione: Roma
Stampatore: Paolo Salviucci
Altre edizioni: 1963 (Stabilimento Tipografico Julia, Roma)
Condotta sul manoscritto VO
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo internet:


Frontespizio dell'edizione Tambroni (1821)

La princeps del Trattato è di Giuseppe Tambroni. L’edizione è condotta sul manoscritto Ottoboniano. La pubblicazione ebbe grande successo. Assieme al successo arrivarono anche le critiche. Sul numero di giugno 1821 di Antologia Vieusseux, Antonio Benci critica aspramente Tambroni per aver usato VO invece di ML e segnala per la prima volta l’esistenza di R e di BNF. Seguono, sempre su Antologia, la replica di Tambroni con controreplica di Benci (agosto 1821) e l’intervento di Leopoldo Cicognara (ottobre 1822). La princeps è inoltre recensita in settembre 1821 sul Journal des Savans da Quatrèmere de Quincy.


Anno 1844 
Prima edizione in lingua inglese 
A TREATISE ON PAINTING WRITTEN BY CENNINO CENNINI
In the year 1437; and first published in Italian in 1821, with an introduction and notes, by Signor Tambroni; containing practical directions for painting in fresco, secco, oil, and distemper with the art of gilding and illuminating manuscripts adopted by the Old Masters
A cura di Mary P. Merrifield 
Luogo di pubblicazione: Londra
Stampatore: Edward Lumley
Condotta sul manoscritto VO
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo Internet: 

Nonostante l’auspicio di Benci che si giunga presto a una nuova lezione di Cennino, solo nel 1844 viene pubblicata una nuova edizione, in lingua inglese, ad opera di Mary P. Merrifield. La traduzione è condotta sul testo di Tambroni, e quindi sul manoscritto VO. Merrifield completa l’opera con un’ampia introduzione e diverse note finali. Non fa cenno alla querelle Tambroni-Benci. Lo scopo della traduzione è chiarito sin dalle prime righe dell’introduzione: “The Translator [n.d.r Merrifield sta parlando di lei stessa] was induced to attempt making an English version of the work of Cennino in consequence of the estimation in which it appears to have been held by the Commissioners on the Fine Arts… The translation of the work is also recommended in a letter which appeared in the Art-Union (October 1841), suggesting the expediency of procuring translations of several works on painting, in order to obtain practical information on the subject generally; and in particular, to discover, if possible, the whole process observed by the painters of the fourteenth and fifteenth centuries in painting those pictures, the colouring and execution of which excite our surprise and admiration even after a lapse of four centuries… Some extracts from the work have appeared in the Report of the Commissioners on the Fine Arts; but the Translator believes the entire treatise is but little known in England”. La Commission on the Fine Arts era l’organo statale demandato allo sviluppo e al patrocinio dell’arte inglese contemporanea. Buckhingam Palace era andato completamente a fuoco nel 1834. Al momento di ricostruirlo si decise di costituire una commissione, di cui fu segretario Charles Lock Eastlake, che cogliesse l’occasione per promuovere e innalzare il livello qualitativo della pittura locale (specie nella tecnica dell’affresco). Da qui la spasmodica ricerca di ricettari e testimonianze del passato, con uno scopo meramente pratico. Nell’operazione si distinse Mary P. Merrifield (il cui capolavoro insuperato sono gli Original Treatises On The Arts Of Painting).


Anno 1858
Prima edizione in francese 
TRAITÉ DE LA PEINTURE DE CENNINO CENNINI
mis en lumière pour la première fois avec des notes par le Chevalier G. Tambroni
A cura di Victor Mottez 
Luogo di pubblicazione: Paris / Lille
Stampatore: Jules Renouard (libraire) / L. Lefort (imprimeur-libraire)
Condotta sul manoscritto VO
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo internet:


Copertina dell'edizione Mottez (1858)

La prima edizione francese è anche la prima che sia approntata da un pittore “professionista”. Mottez (allievo di Ingres) traduce dall’edizione Tambroni del 1821 (parte dell’introduzione originale del curatore italiano viene però tagliata). L’iniziativa di Mottez è da spiegare con il grande interesse che il francese nutriva per la tecnica dell’affresco e, più in generale, per la passione purista per gli antichi maestri che gli derivò dalla sua permanenza italiana. Scrive il curatore (in nota) a p. 71: “Avec Cennino Cennini seul, sans autre guide, j’ai pu faire à Paris de la peinture à fresque. C’est ci qui m’engagé à traduire ce livre”. Mottez si sente in dovere di segnalare che Cennino scriveva quando la tecnica dell’affresco era cosa quotidiana, e che quindi dà molte cose per scontate. Si fa dunque carico di aggiungere alcune note sulle condizioni dei muri e sulla loro preparazione in vista dell’affrescatura (pp. 72-75). Non pare in tutta onestà che Mottez abbia tecnicamente tratto grandi benefici dalla lezione di Cennino, posto che buona parte degli affreschi che eseguì in chiese francesi era già completamente rovinata a fine 1800.


Anno 1859
Seconda edizione in lingua italiana 
IL LIBRO DELL’ARTE, O TRATTATO DELLA PITTURA DI CENNINO CENNINI DA COLLE DI VALDELSA
di nuovo pubblicato, con molte correzioni e coll’aggiunta di più capitoli tratti dai codici fiorentini 
Luogo di pubblicazione: Firenze
Editore: Le Monnier
Condotta sul manoscritto ML interpolato con R
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo Internet:

La seconda edizione italiana è curata dai fratelli Gaetano e Carlo Milanesi. La fondamentale differenza rispetto all’edizione Tambroni risulta già dal frontespizio: l’edizione è condotta sui manoscritti fiorentini, in particolare su ML interpolato con R. La prefazione è, ancor oggi, un modello di chiarezza. Sulla figura di Gaetano Milanesi (autore di un fondamentale commento alle Vite vasariane) credo di non poter dire nulla di nuovo, e soprattutto nulla di meglio di quanto non abbia fatto Piergiacomo Petrioli in Gaetano Milanesi. Erudizione e storia dell’arte in Italia e nell’Ottocento. Profilo e carteggio artistico, Siena, 2004. Cito da p. 116: “I due studiosi senesi… procedono con uno stringato metodo filologico facendo ricerche documentarie precise e contattando anche studiosi come Ulisse Forni… onde approfondire la biografia del Cennini e indagare sulle peculiarità lessicali del testo… L’edizione del ricettario medioevale da parte di Carlo e Gaetano Milanesi si pone con l’intento di una precisa e diretta esortazione per i pittori contemporanei a fondarsi sui precetti dell’alta tradizione italiana, a seguire, romanticamente e in base alle direttive puriste, l’orme dei grandi. Non a caso il volume è significativamente dedicato a Luigi Mussini.” Petrioli segnala anche la presenza in BCS (Biblioteca Comunale di Siena), ms. P.III.45, cc.105-106 di Gaetano Milanesi, Cose da notarsi nel ‘Trattato della Pittura’ di Cennino Cennini.


Anno 1871
Prima edizione in lingua tedesca 
DAS BUCH VON DER KUNST ODER TRACTAT DER MALEREI DES CENNINO CENNINI DA COLLE DI VALDELSA
A cura di Albert Ilg 
Luogo di pubblicazione: Vienna
Editore: Wilhelm Braumüller
Altre edizioni: 1888 (Wilhelm Braumüller); 1970 (Otto Zeller Verlag), 2012 (Wagener Edition)
Condotta sul manoscritto ML interpolato con R
Disponibile su Internet: sì
Indirizzo internet:

La prima edizione tedesca è esemplata sul testo dell’edizione Milanesi ed è opera dello storico dell’arte Albert Ilg. L’opera inaugura peraltro la più famosa collana di fonti di storia dell’arte mai pubblicata, ovvero le “Quellenschriften für Kunstgeschichte und Kunsttechink des Mittalalters und der Renaissance” di cui fu curatore fu Rudolf Eitelberger von Edelberg e che sono la massima espressione della cosiddetta “Scuola di Vienna”. Non viene tradotta l’introduzione dei Milanesi, ma al termine della traduzione è posto un ricchissimo apparato di note e un preziosissimo indice analitico.


Anno 1899
Seconda edizione in lingua inglese 
THE BOOK OF THE ART OF CENNINO CENNINI
A Contemporary Practical Treatise on Quattrocento Painting
Translated from the Italian, with Notes on Mediaeval Art Methods
Luogo di pubblicazione: Londra 
Stampatore: George Allen (Ruskin House)
Altre edizioni: II ed. 1922 (Allen & Unwin), III ed. 1930 (Allen & Unwin)
Condotta sul manoscritto ML interpolato con R
Consultabile su Internet: sì
Indirizzo Internet: 



Edizione Herringham (1899)

Una premessa doverosa: per la compilazione delle note di questa edizione, così come di quelle di Henry Mottez, Renzo Simi e Willibrord Verkade mi sono ampiamente avvalso del preziosissimo saggio di Margherita d’Ayala Valva, Gli “scopi pratici moderni” del Libro dell’Arte di Cennino Cennini: le edizioni primonovecentesche di Herringham, Renoir, Simi e Verkade in Paragone/Arte Anno LVI Terza serie N. 64 (669) Novembre 2005, consultabile anche online all’indirizzo: https://www.academia.edu/2969766/Gli_scopi_pratici_moderni_del_Libro_dellarte_di_Cennino_Cennini_le_edizioni_primonovecentesche_di_Herringham_Renoir_Simi_e_Verkade_in_Paragone_Arte_a._LVI_terza_serie_n._64_669_novembre_2005_pp._71-91
La seconda edizione inglese del libro di Cennino arriva proprio sul finire del 1800, ad opera di Lady Herringham. La prima (quella della Merrifield) è condotta sull’edizione Tambroni; questa sulla versione Milanesi. Anche Lady Herringham, come Victor Mottez – autore dell’edizione francese – è artista, ed anch’ella giunge alla decisione di tradurre in inglese il testo per diffondere l’uso della pittura a tempera dei Primitivi italiani (Mottez era invece interessato alla tecnica dell’affresco). Non a caso la Herringham (di stretta fede ruskiniana) fondò solo due anni più tardi la Society of Painters in Tempera. Da notare che la Herringham non solo traduce Cennino, ma presenta anche un ampio excursus sulle tecniche della pittura a tempera negli altri principali trattati medievali allora conosciuti La vita di Lady Herringham, peraltro, è piena di avventura. Cofondatrice della India Society, vi visse fra il 1906 e il 1911 per copiare pitture rupestri buddhiste in grave stato di abbandono. La sua vita fu raccontata da una biografa (Mary Lago); a tale vita si ispirò Edgard Morris Forster per il suo romanzo A Passage to India (1924), da cui nel 1984 è stato tratto l’omonimo e celeberrimo film. A noi, comunque, importa sapere che l’edizione Herringham fu largamente adottata per decenni nel mondo anglosassone, tanto che ne uscirono una seconda e terza edizione (rispettivamente nel 1922 e nel 1930).












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