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mercoledì 11 dicembre 2013

Francisco Calvo Serraller, Teoría de la Pintura del Siglo de Oro. Ediciones Cátedra, 1991

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Francisco Calvo Serraller 
Teoría de la Pintura del Siglo de Oro

Ediciones Cátedra, 1991 (2° edizione)
Isbn 84-376-0283-1


El Greco, Veduta di Toledo, 1596-1600 circa, New York, Metropolitan Museum of  Art
Fonte: Wikimedia Commons

[1] Fortunatissima antologia di letteratura artistica spagnola, edita nel 1981 a Madrid (la presente è la seconda edizione, pubblicata dieci anni dopo). Si tratta di un libro fortemente “partigiano”; l’autore parte da un breve excursus sulla storia della letteratura artistica come disciplina scientifica (e il riferimento allo Schlosser è d’obbligo) per poi spiegare come il caso spagnolo, e in particolare quello dei trattati di pittura del XVII secolo, ovvero del Secolo d’Oro della pittura iberica, sia ancora più particolare. Quasi tutti i testi scritti in quegli anni sono stati letti ed interpretati secondo una lente distorta, che li ha visti soggiacere a diversi luoghi comuni: innanzi tutto che, da un punto di vista teorico, essi siano la mera e stanca  riproposizione di trattati del manierismo italiano; che, come tali, essi siano estremamente distanti dalla grande pittura spagnola, che vede nel ‘600 (il secolo di Velázquez, Zurbarán, Alonso Cano e Ribera) il suo apogeo; che, cioè, esista una netta dicotomia fra il cieco idealismo a cui si attengono i trattatisti, autori di scritti paludati e ridondanti, ed il realismo pittorico dei grandi artefici; infine, e proprio partendo dal presupposto che nulla di nuovo questi scritti possano apportare da un punto di vista teorico, che siano stati studiati e ritenuti di una qualche utilità dalla critica positivista solo per i dati biografici o i problemi attributivi che essi permettono di risolvere. Calvo Serraller ripercorre in pagine molto dense l’origine di questa impalcatura di luoghi comuni (cfr. pp. 21-27), che fa risalire al gusto romantico del secondo Ottocento spagnolo, e in particolare alla figura di Marcelino Menéndez Pelayo (Historia de las ideas estéticas en España) e a quella di F. J. Sánchez Cantón (che pure con le sue monumentali Fuentes literarias para la Historia del Arte español, pubblicate in cinque volumi fra il 1923 ed il 1941, ha il merito di aver reso nuovamente accessibili al grande pubblico i testi di diversi trattati); e, ponendosi su una scia già aperta nel 1968 da Julián Gállego in Visión y símbolos en la pintura española del Siglo de Oro (secondo cui “la pintura española de aquel período no fue tan realista (adjetivo que hoy se le suele aplicar, pero inimaginable dentro del siglo XVII) come muchos repiten” (p. 31)), provvede a smantellare il castello di carte eretto dalla critica spagnola precedente nell’unico modo possibile: andandosi a rileggere i trattati e riproponendoli all’attenzione del grande pubblico. Il perpetuarsi di imbarazzanti luoghi comuni è, infatti, secondo l’autore, la causa di un fenomeno disdicevole: l’assenza pressoché totale di edizioni critiche dei trattati spagnoli del 1600. Dei tre principali di quel secolo (Carducho, Pacheco, Martínez) l’unico di cui esista un’edizione critica, nel momento in cui scrive Calvo Serraller, è quello di Carducho, a cura proprio dello stesso autore di questa antologia (1979). Non parliamo poi dei trattati cosiddetti “minori”. Calvo Serraller, dunque, presenta e commenta (a volte per la prima volta) estratti da diversi testi del seicento spagnolo con il preciso intento di dimostrare che la teoria della pittura dell’epoca è tutt’altro che anacronistica o priva di spunti di originalità. Posto che questo è il suo principale interesse, avverte che la scelta dei documenti antologizzati e delle pagine da essi tratte è fatta essenzialmente con quest’ottica; sono ad esempio tralasciati testi come la Descripción del Real Monasterio de San Lorenzo del Escorial (1681) di frate Francisco de los Santos, guida che segue il modello di padre Sigüenza o del Tratado de la pintura sabía di fray Juan Rizi, perché di carattere eccessivamente tecnico (cfr. p. 43). Allo stesso modo, dei trattati inclusi nell’antologia, si tralasciano tutte quelle pagine di sapore esclusivamente biografico dedicati agli artefici operanti in Spagna (non cercate quindi qui una biografia di Velázquez: non la troverete).


Jusepe de Ribera, Martirio di San Filippo, 1639, Madrid, Museo del Prado
Fonte: Wikimedia Commons


Francisco de Zurbaran, Agnus Dei, 1635-1640 circa, Madrid, Museo del Prado
Fonte: Wikimedia Commons


[2] Si riporta l’elenco delle opere antologizzate nel testo:

  • Gaspar Gutiérrez de los Ríos, Noticia general para la estimación de las artes... (1600) 
  • Pablo de Céspedes, Discurso de la comparación de la antigua y moderna pintura y escultura... (1604)
  • Pablo de Céspedes, Poema de la pintura 
  • Fray José de Sigüenza, Tercera parte de la historia de la Orden de San Gerónimo (1605);
  • Juan de Jáuregui, Diálogo entre la naturaleza y las dos artes, pintura y escultura... (1618) ;
  • Anónimo, Memorial de los pintores de la corte a Felipe III sobre la creación de una Academia o escuela de dibujo (1619?);
  • Francisco Pacheco, A los profesores del arte de la pintura (1622);
  • Juan de Butrón, Discursos apologéticos en que se defiende la ingenuidad del arte de la pintura (1626);
  • Juan de Butrón, Epístola dirigida al Rey suplicando protección para la Academia de los pintores ;
  • Francisco Cornejo y otros, Copia de los pareceres y censuras... sobre el abuso de las figuras, y pinturas lascivas y des honestas... (1632);
  • Vicente Carducho, Diálogos de la pintura... (1633);
  • Lope de Vega y otros, Memorial informatorio por los pintores en el pleito que tratan... (1629-1633);
  • Francisco Pacheco, Arte de la pintura... (1649);
  • Claudio Antonio de Cabrera (Diego de Saavedra Fajardo), Iuzio de artes, y sciencias (1655);
  • Lázaro Díaz del Valle, Origen yllustración del nobilísimo y real arte de la pintura con un epílogo y nomenclatura...... (1656);
  • Jusepe Martínez, Discursos practicables del nobilísimo arte de la pintura... (1673?) ;
  • Anónimo, Memorial dado por los profesores de la pintura... (1677?) ;
  • Pedro Calderón de la Barca, Deposición... en favor de los profesores de la pintura (1677) ;
  • Félix de Lucio Espinosa y Malo, El pincel... (1681) ;
  • Bosser, Jurídica demonstració de la noblesa de la art y professors de la pintura (1688) ;
  • Bosser, Privilegio fundacional del Real Colegio de Pintores de Barcelona (1688) ;
  • José García  Hidalgo, Principios para estudiar el nobilísimo, y real arte de la pintura (1693) ;
  • Antonio Palomino. El museo pictórico, y escala óptica (1715-1724).

Alonso Cano, Immacolata Concezione, 1648, Museo Provinciale di Vitoria
Fonte: Wikimedia Commons

Diego Velazquez, Venere allo specchio, 1650, Londra, National Gallery
Fonte: Wikimedia Commons

Bartolomé Esteban Murrillo, Due donne alla finestra, 1670, Washington, National Gallery
Fonte: Wikimedia Commons

[3] Rispetto alla carenza di edizioni critiche di trattati spagnoli denunciata da Calvo Serraller nella Teoría de la Pintura del Siglo de Oro va comunque detto che in trent’anni molte cose sono cambiate; altri studiosi si sono collocati sulla scia di Calvo Serraller (per quanto ci riguarda è il caso di citare Karin Hellwig, La literatura artística española del siglo XVII), e sono uscite le edizioni critiche sia di Pacheco (a cura di Bonaventura Bassegoda i Hugas, , nel 1990) e di Jusepe Martínez (una prima edizione è a cura di Julián Gállego, una seconda è opera di María Elena Manrique Ara). L’unico aspetto che sembra immutato è il sostanziale disinteresse della critica italiana nei confronti dei trattati spagnoli; non ci risulta che ad oggi nessuno fra i vari Carducho, Pacheco, Martínez o Palomino sia mai stato tradotto nella nostra lingua. 


Per un approfondimento sul libro clicca qui



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