Daniela Del Pesco
Bernini in Francia.
Paul de Chantelou e il Journal de voyage du Cavalier Bernin en France
Electa Napoli, 2007
[1] Testo della quarta di copertina:
“Nell’estate del 1665 Gian Lorenzo Bernini parte per Parigi, mentre a Roma sono in piena attività i cantieri delle sue opere più monumentali. Il soggiorno in Francia è un affare di Stato, impresso negli annali del regno di Luigi XIV, negli epistolari e nelle corrispondenze degli ambasciatori. Protagonisti il re più potente d’Europa, cortigiani e curiali, artisti e architetti. Il Journal de voyage du Cavalier Bernin en France, diario minuzioso di Paul Fréart de Chantelou, “maestro di casa” del re, esperto d’arte e appassionato collezionista, registra giorno per giorno questo intreccio di relazioni straordinarie. Insieme alle iniziative cruciali e alle opinioni del Cavaliere, ripercorre la vita politica della corte e i programmi artistici del ministro Colbert, le collezioni d’arte e di antichità più rinomate, le residenze reali, i palazzi dell’aristocrazia e della nuova borghesia, tratteggiati con la passione e la sapienza del conoscitore. Per la prima volta integralmente tradotta in italiano, una fonte essenziale nel panorama della letteratura artistica, straordinariamente ricca di informazioni di prima mano, di riferimenti teorici, di valutazioni ponderate su opere d’arte e di architettura, artisti, istituzioni: una sorta di autobiografia collettiva dei fermenti più vitali di una civiltà raffinata.”
| Gian Lorenzo Bernini, Busto del Cardinal Richelieu, 1641 |
[2] “Per la prima volta viene pubblicata la traduzione completa del Journal, realizzata sul confronto dei due manoscritti pervenuti: il manoscritto 2015 della Biblioteca dell’Institut de France e quello dell’Institut Néerlandais di Parigi, rintracciato nel 1969 (Fondation Custodia, Collection Frits Lugt, ms. 9170).
Il primo manoscritto è stato pubblicato in Francia nel 1877-1884 da Ludovic Lalanne; su questa edizione nel 1946 Stefano Bottari ha tradotto in italiano solo le parti strettamente attinenti alla personalità di Bernini, circa metà dello scritto di Chantelou." (pp. 7-8).
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| Gian Lorenzo Bernini, Primo progetto per il palazzo del Louvre. Facciata principale, 1664 Fonte http://www.pileface.com/sollers/spip.php?article1572 |
[3] Sono dunque due le sostanziali novità rispetto all’edizione Bottari: la traduzione è integrale ed è condotta in base al confronto fra il “manoscritto Lalanne-Bottari” ed un nuovo esemplare, scoperto solo nel 1969. L’immagine del Journal ne risulta sostanzialmente modificata: non più un testo che trova la sua esclusiva ragion d’essere nello scopo annalistico, ma anche un’opera fondamentale per la letteratura artistica francese dell’epoca, che non esita ad affrontare i fondamenti teorici dell’attività artistica, dall’arte come imitazione della natura al dibattito sulla superiorità delle arti sorelle, dal giudizio sul classicismo al dibattito su Michelangelo e sulla Maniera: “Di fronte a missioni politiche come quelle... di Bernini [n.d.r. si vedano in particolare le pp. 11-17] non stupisce che Chantelou, incaricato di stare al fianco degli ospiti italiani, abbia avuto il compito di produrre dei testi che avevano almeno due scopi: in primo luogo essere dei «rapporti» per informare le autorità, il Re e il Surintendant Colbert del comportamento degli ospiti italiani e, in secondo luogo, essere dei «verbali» destinati agli annali ufficiali degli eventi che si verificavano nello Stato... Ciò premesso, bisogna affermare con forza che il Journal di Paul de Chantelou non si esaurisce nei limiti di un mémoire” (pp. 186-187). L’ipotesi è che Chantelou sia intervenuto sui resoconti originariamente destinati a Colbert ed al re, aggiungendo considerazioni che lo fanno intervenire su molte tematiche discusse in quei tempi nell’ambito della letteratura artistica francese. In questo senso “il Journal non risulta un testo esclusivamente berniniano come le biografie di [n.d.r. Domenico] Bernini e di Baldinucci, ma un testo ampiamente legato a realtà e a situazioni francesi” (p. 187). Appare peraltro evidente come la trasformazione del testo da resoconto di un viaggio a lavoro di più ampio respiro teorico avvenga “in stretto rapporto con suo fratello Roland [n.d.r. Fréart de Chambray]. In molti casi le parti teoriche sono citazioni pressoché letterali degli scritti di Roland anche se Paul manifesta una visione meno radicalmente classicistica” (p. 192). Di Roland Fréart de Chambray sono infatti ampiamente note le posizioni rigorosamente classicistiche, che, nei suoi Parallèle de l’architecture antique avec la moderne (1650) e Idée de la perfection de la peinture (1662) lo portarono a sostenere la supremazia degli Antichi sui Moderni e ad esprimere giudizi anche molto pesanti su Michelangelo, a fronte del quale veniva esaltato Raffaello. L’ipotesi avanzata da Daniela del Pesco è che la rielaborazione del testo e la redazione dei due manoscritti su cui è condotta la presente edizione critica debbano essere fatte risalire al biennio 1671-1672 (p. 193).
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| Gian Lorenzo Bernini, Progetto per la facciata del Louvre sul lato delle Tuileries, 1665 |
[4] Da segnalare la presenza nelle pagine finali del volume di due appendici: la prima contiene cenni biografici sui personaggi citati all’interno del Journal; la seconda si riferisce alle opere d’arte e d’architettura anch’esse citate nell’opera di Chantelou.



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