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| Fig. 1) Ludovico Cardi detto il Cigoli (particolare da Immacolata Concezione con Apostoli e Santi, Cappella Paolina, Santa Maria Maggiore, Roma) La luna galileiana |
Il carteggio Cigoli Galileo 1609-1613
a cura di Federico
Tognoni,
Edizioni ETS, 2009
Macchie solari e pittura: carteggio L. Cigoli – G. Galilei
(1609-1613)
a cura di Anna Matteoli,
Bollettino dell’Accademia degli Euteleti,
1959
[1] Gli interessi artistici di Galileo Galilei sono stati oggetto di studio approfondito da parte di Erwin Panofsky, che nel 1954 ha pubblicato Galileo as a Critic of the Arts (la prima edizione italiana, a cura di Maria Cecilia Mazzi, è del 1985: Erwin Panofsky, Galileo critico delle Arti). Panofsky, nel suo famosissimo saggio, prende in considerazione soprattutto (ma non solo) una lettera spedita dallo scienziato pisano a Ludovico Cigoli il 26 giugno 1612, in cui viene affrontato uno dei temi più cari (e più consueti) alla letteratura artistica: il dibattito sulla supremazia delle arti (nel caso specifico, la superiorità della pittura sulla scultura).
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| Fig. 2) Galileo Galilei Fasi lunari, 1609 Bibl. Nazionale Centrale, Ms. Gali. 48, c. 28r |
Quella fra Galileo e il Cigoli è,
semplicemente, l’amicizia di una vita. Ce ne resta la testimonianza attraverso
29 lettere di Cigoli a Galileo e solo due dello scienziato al pittore perché
gli eredi dell’artista, con eccessivo zelo, ritennero di dover distruggere
tutte le prove di un sodalizio compromettente dopo la condanna papale. I due si
conobbero a Firenze, da giovani, praticando gli stessi studi e condividendo due
grandi passioni: la scienza e l’arte. Se Galileo si interessava d’arte (e
ovviamente aveva grande considerazione del Cigoli, il quale – sia detto per
inciso – ebbe una fortunata carriera professionale soprattutto a Roma), il
Cigoli si interessava di scienza, geometria, matematica. In particolare era
esperto di prospettiva, tanto da scrivere un trattato in merito (cfr. [2]).
Cigoli si trasferisce da Firenze
a Roma nel 1604; Galileo all’epoca è ancora a Padova. Tornerà a Firenze nel
1610. L’epistolario (quello che ci è giunto) comincia dal 1609 e si interrompe
bruscamente nel 1613, con la morte improvvisa di Cigoli per ‘febbre maligna’. È
sicuramente solo una piccola parte del carteggio complessivo, non solo per via
della distruzione operata dagli eredi del pittore, ma perché fra i due si
respira un’aria di confidenza e amicizia che lascia presagire decenni di
ininterrotti scambi epistolari. Sono, quelli giunti fino a noi, anni
straordinari: Galileo ha perfezionato il suo cannocchiale e nel 1610 pubblica
il Sidereus Nuncius, in cui illustra
la scoperta delle ‘imperfezioni’ lunari e dei satelliti di Giove. L’eco è
enorme. Subito dopo il Sidereus Nuncius,
Galileo s’immerge nello studio delle macchie solari.
Cigoli, da par suo, è entusiasta.
Con la sua scrittura diretta ed incisiva che gli è propria, tiene informato
l’amico di ogni reazione romana alla sua scoperta: amici, nemici, fautori,
detrattori: ogni lettera è un resoconto e un invito ad andare avanti, non
dandosi eccessiva cura dei malevoli, degli invidiosi e degli ignoranti. Per
Cigoli sono gli anni del successo professionale. Nell’ottobre del 1610 Cigoli
riceve da Papa Paolo V l’incarico di affrescare la cupola della Cappella Paolina di Santa Maggiore
Maggiore con l’Immacolata Concezione, Apostoli e Santi. La fatica è resa da
questo passo nella lettera del 1° luglio 1611: “Nel resto, io attendo a salire
150 scalini a Santa Maria Maggiore et a tirare a fine allegramente, a questi
caldi estivi che disfanno altrui; et ivi, senza esalare vento né punto di
motivo di aria, tra il caldo e l’umido che contende, me la passerò tutta questa
state”. Ma sui ponteggi e sulla cupola di Santa Maria Maggiore succedono cose
bellissime. Succede, ad esempio (lettera del 23 marzo 2612), che Cigoli usi un
cannocchiale galileiano per osservare le macchie solari: 26 osservazioni,
disegnate appositamente per Galileo (fig. 3);
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| Fig. 3) Ludovico Cardi detto il Cigoli Ventisei osservazioni di macchie solari Lettera a Galileo Galilei 23 marzo 1612 |
ed avanza anche delle ipotesi: “che siano
nel sole, come bruscholi dentro una carraffa, che vagando per quella si
accostino ora alla circunferenza et si faccino visibili, et ora si incentrino
et così si vadino spegniendo, non lo conoscho; ma mi pare più verisimile che
sian stelle che passando si interponghino fra noi e ’l sole, se bene anche in
questo ci ò qualche dubbio”. Succede poi che nell’ottobre del 1612, dopo oltre
due anni di lavoro, l’affresco sia completato, e che l’Immacolata Concezione
sia strutturata secondo un’iconografia del tutto nuova: una Madonna in piedi su
una luna perfettamente galileiana (fig. 4) , la stessa luna (fig. 1) le cui fasi Galileo aveva dipinto all’acquerello in uno
dei suoi studi (fig. 2). La testimonianza commovente di un amico fedele.
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| Fig. 4) Ludovico Cardi detto il Cigoli Immacolata Concezione Cappella Paolina Santa Maria Maggiore, Roma |
Su Cigoli si può contare, e
Galileo non esita a chiederne l’aiuto in vista della pubblicazione dell’Istoria
e dimostrazioni intorno alle macchie solari, a cura dell’Accademia dei Lincei.
Ad occuparsi della pubblicazione è direttamente Federico Cesi, il Principe
dell’Accademia; ma per scegliere l’incisore che dovrà occuparsi della parte
iconografica dell’opera sia Cesi sia Galileo concordano nel rivolgersi a Cigoli
. Fu scelto poi l’incisore lussemburghese Matthias Greüter.
L’epistolario Cigoli- Galileo si
interrompe poi bruscamente; l’ultima lettera di Cigoli è del maggio 1613. Ai
primi di giugno Cigoli si ammala di ‘febbre maligna’. Il pittore muore l’8
giugno 1613. Non ci resta alcuna testimonianza scritta di Galileo sul tragico
episodio. Ma la lettera che Federico Cesi invia allo scienziato il 29 giugno
non sembra essere colma solo di parole di circostanza; e possiamo facilmente
immaginare come Galileo abbia pianto prima la scomparsa dell’amico e poi quella
dell’artista.
[2] Abbiamo detto come Cigoli
fosse esperto di prospettiva. Va ricordato brevemente che la sua morte
improvvisa gli impedì di pubblicare il trattato che stava redigendo in merito.
Il manoscritto è rimasto inedito fino in età moderna. La prima edizione a
stampa è del 1992, a cura di Rodolfo Profumo: Trattato pratico di prospettiva di Ludovico Cardi detto il Cigoli
Manoscritto. Ms 2660° del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi,
Bonsignori editore, 1992. Del 2010 è l’edizione (in inglese) a cura di Filippo
Camerota: Linear Perspective in the Age of Galileo. Ludovico
Cigoli's Prospettiva pratica, Olschki, 2010.




Si é spenta Anna Matteoli, proprio il giorno dell'Immacolata
RispondiEliminaUna segnalazione che onestamente non avrei mai voluto ricevere. Coincidenza incredibile
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