Pagine

martedì 18 febbraio 2014

Galileo e Ludovico Cigoli: la Luna e le macchie solari fra scienza ed arte

Fig. 1) Ludovico Cardi detto il Cigoli
(particolare da Immacolata Concezione con Apostoli e Santi,
Cappella Paolina, Santa Maria Maggiore, Roma)
La luna galileiana


Il carteggio Cigoli Galileo 1609-1613
a cura di Federico Tognoni, 
Edizioni ETS, 2009

Macchie solari e pittura: carteggio L. Cigoli – G. Galilei (1609-1613)
a cura di Anna Matteoli, 
Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, 1959




[1] Gli interessi artistici di Galileo Galilei sono stati oggetto di studio approfondito da parte di Erwin Panofsky, che nel 1954 ha pubblicato Galileo as a Critic of the Arts (la prima edizione italiana, a cura di Maria Cecilia Mazzi, è del 1985: Erwin Panofsky, Galileo critico delle Arti). Panofsky, nel suo famosissimo saggio, prende in considerazione soprattutto (ma non solo) una lettera spedita dallo scienziato pisano a Ludovico Cigoli il 26 giugno 1612, in cui viene affrontato uno dei temi più cari (e più consueti) alla letteratura artistica: il dibattito sulla supremazia delle arti (nel caso specifico, la superiorità della pittura sulla scultura).

Fig. 2) Galileo Galilei
Fasi lunari, 1609
Bibl. Nazionale Centrale, Ms. Gali. 48, c. 28r
La lettera è di attribuzione non certissima; Panofsky, e tutti gli altri dopo lui, ritengono che effettivamente sia di Galileo, ma che si tratti di una copia della seconda metà del Seicento, con possibili modifiche da parte del copista. Fatto sta che la famosa lettera di Galileo ha finito per oscurare il carteggio fra il pisano e Ludovico Cardi detto il Cigoli, pittore nato a San Miniato nel 1559 e morto a Roma nel 1613. Il carteggio è stato pubblicato una prima volta nel 1959 a cura di Anna Matteoli, e più di recente a cura di Federico Tognoni (con premessa di Mara Roani e introduzione di Lucia Tongiorgi Tomasi). Molto opportunamente il curatore della seconda edizione ha ritenuto di dover aggiungere anche tutte le lettere spedite a Galileo da terzi e riguardanti il Cigoli, dando così la possibilità di capire meglio il dipanarsi delle vicende.

Quella fra Galileo e il Cigoli è, semplicemente, l’amicizia di una vita. Ce ne resta la testimonianza attraverso 29 lettere di Cigoli a Galileo e solo due dello scienziato al pittore perché gli eredi dell’artista, con eccessivo zelo, ritennero di dover distruggere tutte le prove di un sodalizio compromettente dopo la condanna papale. I due si conobbero a Firenze, da giovani, praticando gli stessi studi e condividendo due grandi passioni: la scienza e l’arte. Se Galileo si interessava d’arte (e ovviamente aveva grande considerazione del Cigoli, il quale – sia detto per inciso – ebbe una fortunata carriera professionale soprattutto a Roma), il Cigoli si interessava di scienza, geometria, matematica. In particolare era esperto di prospettiva, tanto da scrivere un trattato in merito (cfr. [2]).

Cigoli si trasferisce da Firenze a Roma nel 1604; Galileo all’epoca è ancora a Padova. Tornerà a Firenze nel 1610. L’epistolario (quello che ci è giunto) comincia dal 1609 e si interrompe bruscamente nel 1613, con la morte improvvisa di Cigoli per ‘febbre maligna’. È sicuramente solo una piccola parte del carteggio complessivo, non solo per via della distruzione operata dagli eredi del pittore, ma perché fra i due si respira un’aria di confidenza e amicizia che lascia presagire decenni di ininterrotti scambi epistolari. Sono, quelli giunti fino a noi, anni straordinari: Galileo ha perfezionato il suo cannocchiale e nel 1610 pubblica il Sidereus Nuncius, in cui illustra la scoperta delle ‘imperfezioni’ lunari e dei satelliti di Giove. L’eco è enorme. Subito dopo il Sidereus Nuncius, Galileo s’immerge nello studio delle macchie solari.

Cigoli, da par suo, è entusiasta. Con la sua scrittura diretta ed incisiva che gli è propria, tiene informato l’amico di ogni reazione romana alla sua scoperta: amici, nemici, fautori, detrattori: ogni lettera è un resoconto e un invito ad andare avanti, non dandosi eccessiva cura dei malevoli, degli invidiosi e degli ignoranti. Per Cigoli sono gli anni del successo professionale. Nell’ottobre del 1610 Cigoli riceve da Papa Paolo V l’incarico di affrescare la cupola della Cappella Paolina di Santa Maggiore Maggiore con l’Immacolata Concezione, Apostoli e Santi. La fatica è resa da questo passo nella lettera del 1° luglio 1611: “Nel resto, io attendo a salire 150 scalini a Santa Maria Maggiore et a tirare a fine allegramente, a questi caldi estivi che disfanno altrui; et ivi, senza esalare vento né punto di motivo di aria, tra il caldo e l’umido che contende, me la passerò tutta questa state”. Ma sui ponteggi e sulla cupola di Santa Maria Maggiore succedono cose bellissime. Succede, ad esempio (lettera del 23 marzo 2612), che Cigoli usi un cannocchiale galileiano per osservare le macchie solari: 26 osservazioni, disegnate appositamente per Galileo (fig. 3); 

Fig. 3) Ludovico Cardi detto il Cigoli
Ventisei osservazioni di macchie solari
Lettera a Galileo Galilei 23 marzo 1612

ed avanza anche delle ipotesi: “che siano nel sole, come bruscholi dentro una carraffa, che vagando per quella si accostino ora alla circunferenza et si faccino visibili, et ora si incentrino et così si vadino spegniendo, non lo conoscho; ma mi pare più verisimile che sian stelle che passando si interponghino fra noi e ’l sole, se bene anche in questo ci ò qualche dubbio”. Succede poi che nell’ottobre del 1612, dopo oltre due anni di lavoro, l’affresco sia completato, e che l’Immacolata Concezione sia strutturata secondo un’iconografia del tutto nuova: una Madonna in piedi su una luna perfettamente galileiana (fig. 4) , la stessa luna (fig. 1)  le cui fasi  Galileo aveva dipinto all’acquerello in uno dei suoi studi (fig. 2). La testimonianza commovente di un amico fedele.

Fig. 4) Ludovico Cardi detto il Cigoli
Immacolata Concezione
Cappella Paolina
Santa Maria Maggiore, Roma
Su Cigoli si può contare, e Galileo non esita a chiederne l’aiuto in vista della pubblicazione dell’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari, a cura dell’Accademia dei Lincei. Ad occuparsi della pubblicazione è direttamente Federico Cesi, il Principe dell’Accademia; ma per scegliere l’incisore che dovrà occuparsi della parte iconografica dell’opera sia Cesi sia Galileo concordano nel rivolgersi a Cigoli . Fu scelto poi l’incisore lussemburghese Matthias Greüter.

L’epistolario Cigoli- Galileo si interrompe poi bruscamente; l’ultima lettera di Cigoli è del maggio 1613. Ai primi di giugno Cigoli si ammala di ‘febbre maligna’. Il pittore muore l’8 giugno 1613. Non ci resta alcuna testimonianza scritta di Galileo sul tragico episodio. Ma la lettera che Federico Cesi invia allo scienziato il 29 giugno non sembra essere colma solo di parole di circostanza; e possiamo facilmente immaginare come Galileo abbia pianto prima la scomparsa dell’amico e poi quella dell’artista.

[2] Abbiamo detto come Cigoli fosse esperto di prospettiva. Va ricordato brevemente che la sua morte improvvisa gli impedì di pubblicare il trattato che stava redigendo in merito. Il manoscritto è rimasto inedito fino in età moderna. La prima edizione a stampa è del 1992, a cura di Rodolfo Profumo: Trattato pratico di prospettiva di Ludovico Cardi detto il Cigoli Manoscritto. Ms 2660° del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, Bonsignori editore, 1992. Del 2010 è l’edizione (in inglese) a cura di Filippo Camerota: Linear Perspective in the Age of Galileo. Ludovico Cigoli's Prospettiva pratica, Olschki, 2010.


2 commenti:

  1. Si é spenta Anna Matteoli, proprio il giorno dell'Immacolata

    RispondiElimina
  2. Una segnalazione che onestamente non avrei mai voluto ricevere. Coincidenza incredibile

    RispondiElimina